domenica, 31 Maggio 2026

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Il vero motivo per cui da Starbucks sbagliano il nome sulla tazza

Andare da Starbucks, ordinare una bevanda e uscire con un bicchiere che riporta sopra il proprio nome, scritto in maniera decisamente errata? Non si tratta di un caso, ma di una consuetudine. I baristi della famosa catena americana sbagliano praticamente sempre nel riportare il nome sulla tazza e i clienti, sbigottiti si pongono sempre la stessa domanda: perché sbagliano a scrivere proprio il mio nome? Non sapendo che in realtà non sono soli e Twitter lo dimostra. Sul social network impazzano infatti sotto l’hashtag #Starsbuckfail, centinaia di immagini di clienti divertiti, ma ache indignati, che arrivano a chiedersi: “Ma come è possibile che non riescano ad azzeccarne uno? Neanche lo spelling di un nome semplice come può essere Bob.” Alcuni attribuiscono questa svista alla negligenza o alla scarsa attenzione dei dipendenti della celeberrima catena americana. Ora però è arrivata finalmente anche la risposta, grazie all’attore Paul Gale che ha svelato il mistero che da anni si celava dietro il bancone del celebre bar.

In un video postato sul web Paul veste i panni di un barista e immagina che i dipendenti di Starbucks rispondan al dubbio dei clienti in questo modo: “Non ho sbagliato il tuo nome. Sto deliberatamente commettendo un errore ortografico per confonderti e infastidirti. È la parte migliore del mio lavoro e non potrò mai smettere”. Il comico continua dicendo che ama “scherzare con le emozioni dei clienti“, quasi traendo piacere dalla loro insoddisfazione nel vedere il loro nome storpiato sui bicchieri.

Un gioco, forse. Che però ha più volte inguaiato l’azienda. Nel mese di agosto del 2013, un uomo del Connecticut di origine cinese ha trovato la scritta “Cina” sulla sua tazza, invece di “David”, secondo FOXCT. Una trovata che non è piaciuta affatto al malcapitato e che ha costretto alle scuse i dirigenti di Starbucks.

Gli alimenti velenosi più insospettabili

Quando si conduce una dieta a base di frutta e verdura, difficilmente ci si immagina di poter incorrere in effetti collaterali. Eppure persino i cibi più sani hanno il loro dark side, potendo presentare delle parti non commestibili ed estremamente dannose per il nostro organismo: ecco quali sono i cibi velenosi più insospettabili, che incontriamo tutti i giorni sulle nostre tavole.

Le mele

Senz’altro ricche di vitamine e dotate di un notevole effetto antiossidante, le mele presentano dei semi a cui bisogna stare molto attenti: i semi della mela contengono infatti l’amigdalina, una sostanza tossica che se assunta in grandi quantità può rivelarsi mortale. In dosi minori e non pericolose, provoca difficoltà respiratorie, depressione e sbalzi d’umore.

I fagioli

Nutrienti e ricchi di proteine, i fagioli possono essere consumati solo da cotti: crudi sono infatti velenosi, contenendo una tossina, la fitoemoagglutinina, che porta nausea, vomito e diarrea. Prima di cuocerli è necessario lasciarli in ammollo per un paio d’ore a temperature elevate, e sbarazzarsi poi dell’acqua prima di iniziare a cuocerli .

Le mandorle

Frutta secca estremamente energetica, ma talvolta molto dannosa: le mandorle amare, infatti, contengono consistenti dosi di amigdalina, la stessa sostanza presente nelle patate, che stimola la produzione di acido cianidrico (da cui si ricava il cianuro). Una cinquantina di queste mandorle costituisce una dose letale per un essere umano: per fortuna, il loro sapore non è gradevole e spesso ci porta a scartarle.

Le patate

Tossine, come per esempio la solanina, sono presenti nella buccia e nei germogli delle patate: ecco perché vanno sbucciate prima della cottura, con grande attenzione nel rimuovere la parte verde (è qui che la solanina si concentra). Direttamente da bandire, invece, le patate verdi già con tutta la buccia: in esse la solanina può arrivare fino a 100 g e non viene eliminata con la cottura, perché degrada a più di 243 °C.

Le ciliegie

Non sono completamente tossiche, ma bisogna fare attenzione al nocciolo: anch’esso presenta la concentrazione di acido cianidrico, che, ingerito, impedisce il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Niente panico, però: quest’acido entra in azione soltanto se il nocciolo viene scalfito coi denti o se lo si inghiotte.

La noce moscata

Per quanto dia sapore alle pietanze, è bene non abbondare con le dosi di noce moscata: questa infatti contiene miristicina, una sostanza neurotossica che – in gran quantità – può portare ad avere allucinazioni e convulsioni e che risulta molto dannosa anche per il feto in gravidanza.

I funghi

Crudi anche quelli edibili presentano notoriamente tossine termolabili (che evaporano quando il cibo viene cotto a 80°) che possono procurare problemi di digestione: la chitina, di cui è composta la membrana cellulare dei funghi, è una sostanza difficile da digerire, soprattutto prima dei 14 anni, quando gli enzimi necessari alla sua metabolizzazione non sono presenti in quantità sufficienti.

Happy Meal salutari: i gusti non cambiano

Nonostante stiano promuovendo una nuova versione di Happy Meal, contenente una nutriente alternativa ad hamburger e patatine, le pubblicità di McDonald’s non otteggono effetti benefici: stando ai risultati di un recente studio dell’Università di Liverpool, queste reclame non solo non conducono i bambini a scegliere cibi più sani, ma addirittura li inducono a gradire il cibo spazzatura anche di più.

I ricercatori affermano che lo studio condotto mostra palesemente qual è il potere di McDonald’s, il colosso dei fast food accusato di aver aggirato con furbizia le regole relative alla pubblicità, cui spesso si attribuisce la responsabilità di incentivare l’obesità nei bambini.

Un Happy Meal contiene una portata principale (in genere un hamburger, un cheeseburger o una porzione piccola di McNuggets di pollo), una pietanza di accompagnamento (patatine fritte, fette di torta, insalata in alcune regioni) e una bevanda (latte, succo di frutta, un drink analcolico).

Nel corso della ricerca, a 59 ragazzini di età compresa tra i sette e i nove anni sono state mostrate diverse pubblicità di giocattoli. Gli è poi stato chiesto di scegliere un piatto principale, un contorno e una bevanda tra le opzioni disponibili per l’Happy Meal. Inoltre, gli è stato anche domandato quanto gli piacesse il cibo spazzatura. Lo stesso iter è stato ripetuto due settimane più tardi, sostituendo le pubblicità di giocattoli con quelle di McDonald’s stesso: davanti alle immagini di un Happy Meal con bastoncini di pesce, frutta e una bottiglia d’acqua, al momento dell’ordinazione i ragazzini continuavano ad accordare la loro preferenza ad hamburger e patatine.

Per di più, i bambini hanno ammesso di amare i fast food anche di più dopo aver visto le pubblicità degli Happy Meal. La ricercatrice Emma Boyland afferma che mostrare un contenuto a base di frutta e acqua piuttosto che di frappé e patatine non significa aver rispettato le regole pubblicitarie previste in ambito di pubblicità ai bambini, ma semplicemente averle aggirate con furbizia. Ciò vuol dire che i cibi ad alto contenuto di zuccheri e di grassi possono continuare a essere reclamizzati durante programmi molto popolari, guardati da milioni di bambini.

In un mondo ideale, le pubblicità per bambini sarebbero vietate” afferma la Dottoressa Boyland “Può sembrare una posizione estrema dire che non bisognerebbe pubblicizzare prodotti ai bambini ma sta di fatto che i bambini non contemplano le tecniche di persuasione e i pubblicitari non dovrebbero pilotarne le scelte“.

McDonald’s, dal canto suo, ha affermato di aderire ad alcune delle più rigide regole di marketing al mondo, di aver lavorato duro per migliorare i suoi menù e di non sponsorizzare cibi ad alto contenuto di grassi e zuccheri. Eppure un bambino su tre è comunque in sovrappeso. Le ricerche hanno inoltre mostrato che i bambini obesi sono fino a sei volte più a rischio di sviluppare problemi legati alla pressione alta – problematiche notoriamente coinvolte nelle patologie cardiache.

Diete, le donne ne sono esploratrici incostanti

Provano più diete che scarpe e non ne hanno mai abbastanza. Vivono nell’insoddisfazione data dalla ricerca di una forma migliore e la scarsa tenacia di fronte alle tentazioni. Sono donne.

E a ricordarglielo ci sono le statistiche di uno studio condotto dall’Università del Massachussets, su un campione di 450 donne americane, il cui 79% ha dichiarato di essere insoddisfatto del proprio corpo.

E cosa si fa in questo caso? Si cerca il sistema migliore e più indolore per raggiungere l’obiettivo che ci sei è poste. Così il 47% dei campioni afferma di aver passato dai tre ai cinque anni della vita, a cercare un regime alimentare adatto.

Diverso lo studio, pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences all’inizio del 2009, che ha evidenziato la natura effimera delle diete adottate dalle donne. Secondo la ricerca, 17 sono i regimi alimentare sperimentati dal gentil sesso durante l’arco della vita, con una durata media di dodici giorni l’uno, contro i quarantadue giorni dei maschietti.

Una differenza causata anche dall’influenza dei membri della famiglia sul regime alimentare, dalla difficoltà logistica del preparare tanti pasti differenti e dallo scarso sostegno di parenti e amici che coinvolgono in calorici convivi.

Nonostante numeri e statistiche, le donne sono testarde e riusciranno a raggiungere, in un modo o nell’altro, i propri obiettivi. O almeno lo speriamo.