martedì, 9 Agosto 2022

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Pasqua 2014: le mete più gettonate

Quest’anno Pasqua porta con sé buone notizie, soprattutto per il settore turistico e, più in generale, economico. Le vacanze saranno lunghe, comprendendo anche il ponte che termina il 4 Maggio. Secondo CartOrange, agenzia italiana di consulenti di viaggio, le prenotazioni per questo periodo sono aumentate di circa il 25% rispetto al 2013. Al top le capitali europee e le città ricche di storia e cultura. Il Mar Rosso, invece, perde il top classifica a favore delle Canarie.

Il 2014 sarà l’anno del “risparmio“. Ma come poter unire divertimento al low cost? In Italia in molti hanno pensato di passare intere giornate in Musei, ad eventi, e manifestazioni sparse per i capoluoghi di regione. Altri, invece, hanno scelto la montagna per godersi la neve e le belle giornate.

All’estero fa capolino la grande mela, grazie alla sua storia – recente -, a monumenti, alla movida e ai locali super glamour. Come rinunciare al mare? Le coste del nostro stivale accoglieranno migliaia di turisti, anche per pochi giorni, offrendo loro mare limpido, belle e calde temperature e spiagge da sogno.
C’è chi preferisce rimanere a casa per stare in famiglia con un occhio di riguardo al portafoglio, ma sempre all’erta per eventuali gite e scampagnate, picnic di pasquetta e grigliate all’aperto.

“Il lungo periodo di feste e ponti che si estende da Pasqua fino al 4 maggio ha indubbiamente invogliato gli italiani a concedersi quei viaggi sui quali prima tentennavano, questo ha fatto salire le prenotazioni, con una decisa crescita per le mete a lungo raggio, scelte dal 20% dei nostri viaggiatori, e la possibilità di unire relax al mare e itinerari culturali”, spiega Gianpaolo Romano, amministratore delegato dell’agenzia.

La spesa media per persona si aggira intorno ai mille euro, ma chi sceglierà le mete italiane spenderà in media 350 euro.
In Italia le destinazioni top sono Torino, Bologna e Roma, New York vince per l’estero, insieme alle Canarie che sostituiscono il successo del Mar Rosso degli scorsi anni.

Bene anche Firenze che attira per i monumenti e per le iniziative d’arte. Boom di prenotazioni anche per Parigi e Londra. L’ultima tendenza esotica è l’Oman, una delle più ambite mete del Medio Oriente.

Il miglior lavoro del mondo è lo specialista del divertimento

Quante volte abbiamo sentito la frase “è un lavoro duro, ma purtroppo qualcuno deve pur farlo”?
Questo, però, non è assolutamente il caso di un giovane ragazzo californiano che viene pagato 93 mila dollari per un dei lavori migliori in assoluto: promuovere il turismo Australiano, anche facendo paracadutismo.

Il giovane fortunato si chiama Andrew Smith, ed è stato scelto per il ruolo di Specialista del Divertimento nel Nuovo Galles del Sud. Studente di finanza all’università, ha scoperto che voleva passare la vita a vedere e soprattutto vivere il mondo, così si è trasferito in Corea del Sud, dove ha iniziato a lavorare come Social Media Manager per la serie dedicata ai viaggi Peeta Planet su Dubai One & YouTube. Ha prodotto più di 120 video sui social media ed è seguito da oltre 70.000 fan su Instagram, che amano seguirlo e ammirare – con non poca invidia – le sue foto del mondo.

Lo Specialista del Divertimento è di base a Sydney, e recensisce i migliori concerti, i party e gli eventi VIP di Sydney e del Nuovo Galles del Sud; contribuirà alla promozione di festival gastronomici, eventi tipici, sportivi, culturali, artistici e dello spettacolo in tutto lo Stato.

Sembra il racconto di fantasia di un lavoratore che guarda annoiato il suo computer e pensa “ora mollo tutto e vado a vivere su un’isola deserta”, ma queste opportunità di lavoro ci sono per davvero, e sono sponsorizzati dai Ministeri del Turismo, che cercano di farsi pubblicità preparando bandi da favola che attirino l’attenzione dei mass media.
L’intento è quello di mostrare ai viaggiatori, attraverso giovani come Andrew, quanto la zona sia bella, eccitante e piena di divertimenti.

“My schedule through to the end of June is jam-packed with great events and travel experiences – ha raccontato Andrew Smith – I’m going to be climbing the Sydney Harbour Bridge, swimming with dolphins in Port Stephens, attending the world premiere of Strictly Ballroom: The Musical, and being part of the much-anticipated Vivid Sydney Festival”.
Tranquilli, l’odio e l’invidia di chi lavora in uffici ameni, grigi, davanti allo schermo di un computer, o magari dietro la cassa di un supermercato o il vetro di una banca, è piuttosto comprensibile, ma per loro gioia i concorsi per il Best Jobs in the World, si tengono ogni anno.
Alla fine non è poi così male l’idea mollare tutto per andare in un’isola deserta o per vincere un lavoro così.

[Credit: DailyMail]

Paese che vai, gesti che eviti

Chi viaggia all’estero è spesso ignaro di quali siano i costumi abituali del Paese che visita: una leggerezza che può costare figuracce senza uguali. Un semplice “ok” può trasformarsi in un insulto vero e proprio: a Rio de Janeiro, per esempio, unire indice e pollice in segno d’approvazione è qualcosa di davvero offensivo e in Inghilterra mostrare indice e medio – all’apparenza la classica V pacifica – col dorso rivolto verso l’interlocutore è gesto analogo a sollevare il ben più offensivo dito medio.

Ad essere spesso frainteso è anche il contatto fisico, che in alcune nazioni diventa addirittura sinonimo di invadenza.
Così, se in Italia o in Francia mantenere il contatto sia visivo che fisico con l’interlocutore è di gran lunga preferibile allo starsene impalati con le mani in tasca, in Cina o in Germania un atteggiamento del genere sarà senz’altro fonte di disagio, per non parlare della Nigeria dove guardarsi negli occhi è pura sfacciataggine. Attenzione anche alle effusioni amorose, da evitare a meno che non si abbia la certezza che sbaciucchiarsi in pubblico sia una cosa all’ordine del giorno nel luogo in cui si soggiorna.

I modi da tenere a tavola rappresentano un altro aspetto molto variabile da cultura a cultura: il galateo dei paesi mediorientali, per esempio, prevede che non solo non si poggino i gomiti sul tavolo, ma che addirittura non si tocchi niente con la mano sinistra (perché indice di sozzura).
In Francia, è bene appoggiare la propria fetta di pane sul tavolo e non sul piatto. Sorseggiare rumorosamente la zuppa in Giappone è qualcosa per cui nessuno batterà ciglio, ma farlo in Cina ci renderà i peggiori commensali mai visti.

Non solo il mangiare, ma anche il bere può sottostare a etichette diverse: se un russo ci offre della vodka, non c’è altra scelta se non accettarla e scolarcela immediatamente.
Analogamente, anche in Giappone il sakè non va mai rifiutato. In alcuni Paesi, tra cui la Svizzera, non si può iniziare a bere se non si è formulato il brindisi. Ma ogni nazione può presentare rituali differenti a cui attenersi, rituali che regolamentano la direzione da seguire quando si serve da bere, l’ordine dei bicchieri da riempire e persino la mano (destra o sinistra) con cui sorreggere il proprio drink.

Anche la mancia è un costume piuttosto ambiguo: mentre in Italia, in Francia o in Germania non si tratta che di un’attenzione “extra” legata soltanto all’eccezionale qualità del servizio, in America non ci si alza mai da tavola senza aver lasciato al cameriere almeno il 15% del totale che si è speso.

Insomma, l’educazione è anche una questione di gesti: parlare con le mani in tasca è qualcosa di davvero sgarbato in Svizzera, incrociare le caviglie è assolutamente sconsigliabile in Perù, vietato accavallare le gambe o mostrare la pianta dei piedi nei Paesi arabi, e così all’infinito.
Eppure, destreggiarsi tra tutte queste diversità culturali (talvolta davvero incomprensibili) si può: ricordarsi di imparare le più semplici frasi d’interazione nella lingua del Paese visitato (da “salve” a “scusi” a “dov’è il bagno”) ci ingrazierà sempre gli autoctoni, che così non guarderanno a noi come a degli anonimi stranieri ma come a dei potenziali amici, qualsiasi sia la nostra provenienza.

Bristol: la migliore città inglese in cui vivere

La migliore città in Gran Bretagna in cui vivere? Bristol.
Il riconoscimento arriva da Sunday Times’ che nomina, appunto, Bristol come migliore città inglese in cui vivere, grazie soprattutto allo shopping, al paesaggio e ai luoghi.

Nella Rubrica “Best Place to Live List” il Sunday Times’ ha profilato per 64 città del continente, ma Bristol si è differenziata in positivo anche perché vanta “uno dei tassi di disoccupazione più bassi del paese, un vario e bellissimo patrimonio edilizio, scuole decenti, cultura frizzante e vita notturna, e la possibilità di vedere alcuni fantastici paesaggi”.

Bristol, una contea non metropolitana del Sud Ovest dell’Inghilterra, principale scenario della serie britannica Skins, con una storia tutta da raccontare passeggiando per le rive del suo fiume Avon.
Bristol, quella contea non metropolitana che più volte è uscita trionfante davanti a tutto il resto della Gran Bretagna, e l’ultimo e più recente esempio è proprio il fatto che sia stata nominata la “città più vivibile” nel Regno Unito, secondo una analisi dei fattori economici e di stile di vita.

Ha superato la capitale inglese, meta di moltissimi giovani speranzosi, che è stata nominata “Best Connected City”, e poi Cambridge, alla quale è stato assegnato il premio “UK’s Brainiest City”, per avere alcune delle migliori università del mondo.

Scendendo nella classifica si trovano: Belfast, nominata città più ottimistica del Regno Unito, sulla base di un’analisi del numero di emoticon smiley presenti nelle immagini non scattate dagli abitanti; Glasgow, nominata “Best for Sport”, anche in vista dei Giochi del Commonwealth di questa estate; mentre a Edimburgo è stato asseganto il premio come città avente la migliore City Views.

[Credit: TheIndipendent]