domenica, 28 Giugno 2026

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Le cose da non fare durante una grigliata (FOTO)

Soprattutto nelle giornate primaverili ed estive è usanza diffusa organizzare delle grigliate tra amici per divertirsi insieme e gustare una buona carne. Ma sono troppi gli errori comuni che neanche immaginate di fare e che inevitabilmente mettono a rischio la buona riuscita del pranzo o della cena. E in alcuni casi anche la nostra salute.

Anche frutta e verdura alla griglia hanno un gusto decisamente migliore, ma se non si hanno le accortezze giuste si rischia di combinare un disastro e magari ustionarsi anche. Ecco perché abbiamo cercato di raccogliere i consigli e gli errori più comuni che tutti facciamo quando ci mettiamo con il grembiulino alla griglia.

La griglia sporca

Le cose da non fare durante una grigliata (FOTO)

Una griglia condita è un conto, una sporca è tutt’altra cosa. Il primo passo per ottenere la griglia del barbecue sempre linda ed igienica, consiste nel sottoporla ad una pulizia periodica. Dopo ogni utilizzo, infatti, l’ideale è procedere con la sgrassatura completa, per evitare che si formino le incrostazioni di cibo e grasso, entrambe particolarmente ostinate da rimuovere in un secondo momento se lasciate a sedimentare nel tempo. Ovviamente, per non rischiare bruciature ed ustioni, la griglia del barbecue va fatta raffreddare bene prima di procedere con la sua pulizia.

Strumenti giusti

Le cose da non fare durante una grigliata (FOTO)

Non servono moltissimi strumenti per cucinare una bistecca o due verdure alla griglia, tuttavia è bene utilizzare degli accorgimenti. Per esempio conviene usare degli utensili con il manico lungo per evitare ustioni e bruciature. Per le verdure sono ottimi anche le pinze a punta, ma non altrettanto per la carne perché rischiereste di far fuoriuscire il succo che la rende succulenta.

Calore

Le cose da non fare durante una grigliata (FOTO)

La carne è un alimento succulento, come avevamo detto. Ovvero, ricco di succhi. Le temperature violente li fanno, fatalmente, disperdere in gran parte. Quando grigliate avete bisogno di due diversi tipi di calore: diretto e indiretto. Si crea calore diretto quando si cuoce direttamente sul fuoco, il calore indiretto invece grigliate vicino al fuoco. Un modo semplice per impostare due diverse zone di cottura è quello di diffondere le mattonelle di carbone incandescente in due pile distinte alle estremità opposte della griglia; le estremità della griglia forniranno calore diretto che è perfetto per cucinare piccoli pezzi di cibo (come gamberetti o pollo spiedini), in modo rapido e il centro della griglia fornirà calore indiretto che è meglio utilizzare per la cottura alimenti più grandi (come costolette) che hanno bisogno più tempo sulla griglia.

Lattosio e caseina, tutto quello che devi sapere sul latte (FOTO)

Noi siamo quel che mangiamo. E troppo spesso non ci si rende conto del peso e di tutta la verità nascosta in questa frase. Negli ultimi tempi si sta sempre più diffondendo una cultura, una fame di informazione che non può che farci bene, ma anche in questo caso ci sono fazioni contrapposte a riguardo.

Uno dei prodotti di cui si sta parlando negli ultimi anni è il latte, compreso di tutti i suoi derivati chiaramente. Da una parte vi è una ricca letteratura scientifica che esalta le proprietà nutrizionali e salutistiche di questi prodotti, ma è sempre più consistente anche quella che ne mette in risalto tutta una serie di controindicazioni.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di conoscere meglio quest’ingrediente così diffuso e amato dagli italiani.

Il lattosio

Uno dei punti di forza di chi ritiene che il latte non debba essere bevuto dopo l’infanzia è il fatto che sia un prodotto specifico per la prima nutrizione, e che la composizione nutrizionale di ciascun latte è propria della specie animale: quello della donna per il bimbo, quello della mucca per il vitello, quello della pecora per l’agnello. Già dopo i 2 anni la lattasi, ossia l’enzima che scinde lo zucchero presente nel latte, il lattosio, progressivamente perde la sua funzionalità. Se continuiamo a essere in grado di digerire il latte è solo perché non smettiamo di berlo, o ne consumiamo in modeste quantità.
Popolazioni come quelle asiatiche, che non bevono latte di mucca, sono completamente incapaci di digerire il latte, tuttavia sempre di più anche nel mondo occidentale si evidenziano intolleranze al latte in età adulta.

La caseina

Il lattosio e la lattasi non sono però gli unici due imputati per quanto riguarda l’insalubrità dei latticini; i problemi maggiori e le conseguenze più negative per la salute sono legati ad una proteina, la caseina.
Le proteine del latte vaccino sono costituite da caseina per l’80%, mentre nel latte materno la percentuale cala al 35%: una bella differenza, che non dovrebbe essere sottovalutata dal momento che nei preparati di latte in polvere sostitutivi di quello materno si usano miscele di latte di mucca.

La caseina contenuta nel latte che troviamo nel banco frigo è un potente narcotico, correlato a patologie pediatriche come autismo e dislessia. In numerosi studi si associa inoltre a nervosismo, ansia, malattie cognitive e mentali; addirittura è stato dimostrato che eliminando latte e latticini dalla dieta di pazienti affetti da schizofrenia se ne miglioravano i sintomi comportamentali.

Sulla caseina si è largamente e diffusamente espresso uno dei più grandi studiosi mondiali, Colin Campbell, famoso per essere il medico di Bill Clinton. Campbell ha portato avanti uno studio durato ben 40 anni, chiamato The China Project, in cui ha evidenziato e testato l’incidenza della caseina sul cancro.

Lattosio e caseina, tutto quello che devi sapere sul latte (FOTO)

Un esperimento condotto su topi ha rivelato che la caseina ha una relazione così stretta con il cancro da poter essere usata come interruttore per la crescita dei tumori. Campbell ha imposto un regime alimentare costituito al 20% di caseina nel primo gruppo di topi, e del 5% in un altro. L’esito di questi esperimenti è stato sorprendente: i topi che assumevano caseina al 5% mostravano tumori significativamente più piccoli di quelli appartenenti al primo gruppo. Successivi esperimenti hanno mostrato come, sostituendo la caseina con le proteine della soia e del frumento, non si evidenziasse più la stessa differenza in termini di crescita fra i due gruppi.

A sostegno della sua tesi egli riporta anche che c’è una diretta relazione tra il consumo di latticini, più alto in Paesi come l’Italia o la Francia, e il tumore al seno, molto più raro nei paesi che consumano meno latticini, come la Cina.

Sebbene altri medici e studiosi abbiano smentito questi studi, Campbell concluse che la caseina potesse essere “l’agente cancerogeno più potente mai scoperto”.

La caseina degradata

Quando si sottopone la caseina alla temperatura di pastorizzazione (circa 70°C), questa proteina coagula e decade, diventando una sostanza colloidale insolubile. In questa forma la caseina è utilizzata come collante a livello industriale: è quella sostanza che permette alle etichette di rimanere incollate alle bottiglie di vetro, ad esempio.
E nel nostro organismo la caseina degradata provoca una più o meno marcata alterazione della permeabilità intestinale: più il processo termico del latte è spinto, più la caseina sarà compromessa.
Per questo motivo è categorico evitare il latte a lunga conservazione: le condizioni termiche a cui è stato sottoposto sono davvero molto più violente rispetto al latte fresco da banco frigo.

L’alterata permeabilità intestinale predispone a molte patologie atopiche, infiammatorie e autoimmuni; l’elenco di malattie di cui la caseina degradata aumenterebbe il rischio è lungo, soprattutto per quelle pediatriche: dermatite, eczema, raffreddore da fieno, asma, otite, tonsillite, orticaria. Ovviamente esistono persone molto sensibili alla caseina e persone poco sensibili, quindi i sintomi a medio-lungo termine derivanti dal consumo di latte e latticini non sono uguali per tutti; quello che è curioso notare è che molto raramente si riesce a ricondurre con test medici affidabili malattie oro-laringo-faringee o dermiche all’intolleranza al latte.

Dal punto di vista etico

Dal punto di vista etico ci sarebbe molto da dire, e anche qui ci sono varie fazioni, ma la realtà è una ed è chiara. Ci sono tantissime persone che pensano che le mucche producano il latte sempre, come fosse una caratteristica della specie. Ovviamente, come tutti gli altri mammiferi, le mucche producono latte solo dopo il parto. Quindi, c’è solo un modo per rendere continua la produzione di latte: rendere continuamente gravide le mucche. Il vitello viene quasi subito tolto dalla madre, causando quindi un trauma a entrambi.
Questo ciclo infinito di gravidanze e parti, inoltre, non è per nulla salutare per la mucca, che viene munta per mesi dopo ogni parto, ovvero per molto più tempo di quanto ne richiederebbe l’allattamento di un vitello. A causa di questo sfruttamento, spesso le mammelle si infiammano per le mastiti.

Lattosio e caseina, tutto quello che devi sapere sul latte (FOTO)

Se la mucca “da latte” partorisce una vitella, questa viene avviata alla “carriera” della madre. Viene ingravidata artificialmente e, dopo 4-5 anni di gravidanze e parti, quando sarà del tutto esausta e non più abbastanza produttiva, sarà mandata al macello. Una mucca potrebbe vivere fino a 20 anni.
E i vitelli maschi? Inutili, non produttivi, vengono uccisi quasi subito dall’allevatore stesso o venduti a un macello.

Lattosio e caseina, tutto quello che devi sapere sul latte (FOTO)

Ma allora il latte fa male?

Sicuramente fa male alle povere mucche. Ma come è stato già sottolineato ci sono vari studi contro il latte ma altrettanti a favore che invece invitano ad un apporto notevole di questo alimento e di tutti i suoi derivati. Un’ottima alternativa, comunque è costituita da tutti i tipi di latte vegetale in circolazione, latte di soia, di avena, di riso, di mandorla che apportano grandi benefici al nostro organismo e non causano dolore e morte. Gli studi, confusi e contrapposti che siano, servono per tenerci informati e renderci coscienti e consapevoli di ciò che ingeriamo e diamo ai nostri bambini.

La scelta è nostra, informiamoci sempre.

Tutta la verità sull’olio di palma (INTERVISTA)

La ricerca degli ingredienti privi di olio di palma è sempre più ardua. Ormai questo grasso vegetale di pessima qualità lo troviamo in ogni prodotto industriale, di marche molto famose anche. La soluzione migliore è sempre quella di auto prodursi in casa il più possibile, ma nell’odierna società risulta decisamente irrealizzabile, dati i molti impegni lavorativi e familiari. Dunque spesso finiamo al supermercato all’orario di chiusura mettendo nel nostro carrello della spesa tutto ciò che ci capita sottomano. “Biscotti per la colazione presi, brioche prese, Nutella non può mancare, taralli, crackers. Alla cassa”. Non ci fermiamo neanche a guardare gli ingredienti che diamo ai nostri figli o con cui ci nutriamo noi. In tutti questi prodotti, e in molti molti molti altri, c’è olio di palma, altrimenti nascosto dietro la scritta “grasso vegetale”.

Ultimamente, forse, se ne parla un po’ di più e questo è un bene, perché l’informazione è l’unica arma a disposizione del consumatore per tutelarsi e tutelare la sua salute.
Ma noi abbiamo voluto far parlare chi ne sa di più, una nutrizionista, la dott.ssa Fernanda Scala, che ci ha esposto tutte le conseguenze e i danni che l’olio di palma provoca al nostro organismo, a lungo andare.

“Quando si parla di olio di palma bisogna prima di tutto identificare la tipologia di cui si sta parlando. Esistono infatti tre tipologie di olio di palma: grezzo, palmisto e raffinato. Per quanto riguarda la tipologia grezza, questo viene estratto dai frutti della pianta, presenta una tipica colorazione rossa, dovuta all’elevata concentrazione di antiossidanti, nonché ricco in acidi grassi saturi che lo rendono solido a temperatura ambiente.
La tipologia palmisto deriva invece dai semi del frutto, di colorazione bianca ed anch’esso ricco in acidi grassi saturi. Infine la versione raffinata, quella maggiormente impiegata a livello industriale, viene ottenuta mediante specifiche lavorazioni industriali che lo rendono estremamente fluido e quindi simili ad altri oli di semi. Tuttavia durante queste lavorazioni quest’olio perde completamente le sue interessanti proprietà antiossidanti e caratteristiche organolettiche. Sebbene presenti un consistente quantitativo di acidi grassi, circa il 47%, con un apporto calorico pari a 884kcal per 100mL, al suo stato grezzo l’olio di palma non fa certamente male. Il problema è invece la forma raffinata, impiegata in moltissimi prodotti dell’industria alimentare, che aiutano a conferire croccantezza e cremosità a molti alimenti, preservandone inoltre il deterioramento. Sicuramente un suo consumo eccessivo lo può rendere dannoso per la salute, come anche altri grassi quali lo strutto o l’olio di cocco. Tuttavia negli ultimi tempi sono tante le ricerche mediche e scientifiche che si stanno conducendo per investigare gli effetti dell’olio di palma sul nostro organismo. Ed è proprio di recente pubblicazione uno studio made in Italy condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Bari che mostrerebbe come questo grasso, ed altri grassi nocivi, potrebbe agire a livello delle cellule beta del pancreas, quelle deputate alla produzione di insulina, distruggendole e favorendo quindi l’insorgenza del diabete di tipo 2. Solo ulteriori e dettagliati studi potranno o meno confermare questo dato. Intanto il consiglio è quello di scegliere un’alimentazione povera in grassi, non solo limitato unicamente all’olio di palma, imparando a leggere le etichette per portare in tavola alimenti salutari.”

I problemi causati da questo grasso non si limiterebbero certo ai rischi della salute, perchè la grandissima richiesta del mercato, sta depauperando i territori con le monoculture e la deforestazione: un grande impatto per gli ecosistemi locali e la capacità di autogenerazione delle risorse del Pianeta.

Tutta la verità sull'olio di palma (INTERVISTA)

Il WWF, in particolare, sottolinea come l’olio di palma stia portando a veri e propri disastri ambientali in Indonesia e Malesia – due dei principali produttori mondiali – perché l’abbattimento delle foreste porta non solo alla perdita di numerose specie vegetali uniche sul globo, ma anche alla distruzione dell’habitat naturale di specie animali rare.
Non solo. Per recuperare terreno utile alla piantagione, le specie selvagge stesse vengono cacciate e uccise dalle popolazioni locali, in un conflitto ormai perenne tra uomo e animali: tigri, scimmie, oranghi, elefanti sono costretti – quando non uccisi – a sopravvivere in piccole aree non più idonee alle loro esigenze.

Ma i danni non finiscono qui. Per ogni tonnellata di olio di palma prodotto, 2,5 tonnellate di fluidi di scarico vengono generati. Questi fluidi – che comprendono sostanze chimiche come diserbanti ma anche prodotti di raffinazione dell’olio – vengono direttamente gettati nei corsi d’acqua naturali, inquinando così le fonti d’approvvigionamento per piante, animali e persone.

Inoltre questo grasso tanto amato dalle case produttrici incide anche sui costi civili. L’espansione della produzione di olio di palma genera conflitti sociali e vere e proprie lotte civili: le popolazioni rurali locali sono costrette con la forza ad abbandonare i loro villaggi per far spazio ai campi coltivati. Con l’agricoltura completamente azzerata, l’unica forma di sussistenza delle classi più povere è quella di impiegare la loro manodopera a basso costo nelle piantagioni, spesso con ritmi schiavisti e nessuna forma di tutela.

Ora l’unica cosa che ci chiediamo è: ma ne vale davvero la pena?

Torta Harry Potter, la ricetta originale (FOTO)

credits photo: Harry Potter e la pietra filosofale

“Allora, Harry – disse il gigante voltando le spalle ai Dursley – buon compleanno! Ho una cosetta per te… mi sa che mi ci sono seduto sopra, ma il sapore dovrebbe essere ancora buono.” Da una tasca interna del suo pastrano nero estrasse una scatoletta leggermente schiacciata. Harry l’aprì con dita tremanti. Dentro c’era una torta al cioccolato grossa e appiccicosa con su scritto, a lettere verdi di glassa: Buon Compleanno Harry.

Il momento in cui Harry compie 11 anni, quando incontra Hagrid, che insieme alla torta gli consegna la famosa lettera, è un passaggio essenziale per il piccolo Potter. Può finalmente andare ad Hogwarts, nonostante gli zii contrariati. Chi di noi non ha sognato di vedere un giorno Hagrid arrivare con la lettera e la torta?

credits photo: Harry Potter e la pietra filosofale
credits photo: Harry Potter e la pietra filosofale

Per la lettera possiamo farci ben poco, dovrete continuare ad aspettare il vostro gufo. Ma possiamo fornirvi la ricetta per la torta Harry Potter, proprio come quella che vediamo nei film. Una bella, e buona, idea per festeggiare il compleanno di un amico potterhead o per autocelebrarsi.

Ingredienti

200 gr di farina 00
50 gr di cacao amaro
180 gr di zucchero
5 uova
100 gr di cioccolato fondente
1 cucchiaio di liquore al cioccolato
1/2 bustina di lievito
50 ml di latte
200 gr di burro
nutella a volontà
500 ml di panna da montare
Gel per scrivere di colore verde
Una fiala di colorante rosa

Procedimento

Sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria e poi lasciatelo intiepidire. Tagliate a cubetti il burro, ponetelo in una ciotola e lasciatelo ammorbidire, dopodichè sbattetelo insieme allo zucchero. Quando si sarà formata una specie di crema aggiungete un uovo alla volta finchè non otterrete un composto omogeneo. A questo punto potrete unire il cioccolato fondente sciolto in precedenza.

In una terrina a parte unite la farina, il cacao e il lievito, mischiandoli bene. Aggiungeteli al composto alternando con il latte. Infine, aggiungete il cucchiaio di liquore al cioccolato. Infornate il tutto a 180° per circa un’ora. Controllate, inserendo uno stuzzicadenti, che la torta sia cotta prima di tirarla fuori dal forno.

Lasciate raffreddare la torta e cominciate a montare la panna. Mentre montate aggiungete 2-3 gocce di colorante rosa, finchè non otterrete il colore desiderato. A questo punto tagliate la torta e farcitela con la nutella e, se volete, anche un po’ di panna.

Una volta farcita la torta potrete passare alla decorazione. Con una spatola ricopritela interamente di panna rosa e ponetela in frigo. Scrivete sulla torta solo poco prima di servire. Sconsigliamo di fare questo passaggio con largo anticipo, poichè il gel tende a scolorirsi. Potete scrivere ‘Happee Birthdae Harry’ o sostituirlo con il nome del festeggiato. Ricordatevi, in ogni caso, che Hagrid era un po’ sgrammaticato. Infine con un coltello create una crepa che incida la torta, proprio come vediamo nel film Harry Potter e la pietra filosofale.

credits photo: Harry Potter e la pietra filosofale
credits photo: Harry Potter e la pietra filosofale

La vostra torta, a questo punto, accostata alla frase “Tu sei un mago, amico“, è pronta per rendere felice qualsiasi fan di Harry Potter.