mercoledì, 30 Settembre 2026

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Ilary Blasi si sposa con Bastian: nozze a Ravello, Totti fuori dalla lista e un dettaglio che fa discutere

Ilary Blasi si sposa con Bastian Müller il 13 settembre a Ravello, appena 69 giorni dopo il divorzio da Totti. Tutti i dettagli e i retroscena.

Ilary Blasi si sposa: stavolta il sì è davvero vicino

Dopo settimane di voci, smentite, sorrisi enigmatici e date ballerine, Ilary Blasi avrebbe finalmente deciso di mettere un punto fermo: il 13 settembre 2026 sposerà Bastian Müller a Ravello, sulla Costiera Amalfitana. E se il luogo sembra uscito da una cartolina, il calendario regala il vero colpo di scena: tra il divorzio definitivo da Francesco Totti e il nuovo matrimonio passeranno appena 69 giorni.

Il divorzio è diventato definitivo il 6 luglio 2026. Ilary, quindi, non ha esattamente perso tempo: archiviato legalmente il matrimonio con l’ex capitano della Roma, è pronta a indossare nuovamente l’abito bianco. E pensare che appena un mese prima, intervistata da Chi, aveva detto chiaramente che prima sarebbe stato necessario chiudere il capitolo Totti e poi si sarebbe potuto parlare di nozze con Bastian.

Villa Cimbrone, nozze blindatissime e pochi invitati

La cornice sarà Villa Cimbrone, una delle location più spettacolari di Ravello. La festa dovrebbe essere super riservata, con un numero ristretto di invitati e fornitori sottoposti alla massima riservatezza. Le partecipazioni sarebbero già state recapitate e sarebbero arrivate anche le pubblicazioni: insomma, questa volta il matrimonio sembra decisamente più concreto dei tanti rumor circolati durante l’estate.

Curiosità non da poco: il rito civile potrebbe svolgersi in un luogo diverso da Villa Cimbrone, visto che la struttura ospita cerimonie e matrimoni simbolici ma non celebra riti civili. Il luogo esatto del sì, dunque, resta ancora avvolto dal mistero.

E la luna di miele? Mini, anzi quasi lampo. Il 17 settembre, appena quattro giorni dopo le nozze, Ilary dovrebbe tornare al lavoro alla conduzione del Grande Fratello Vip. Romanticismo sì, ma con il telecomando di Canale 5 già puntato!

E Totti come l’ha presa?

Qui arriva il capitolo più succoso. Nei mesi scorsi alcune indiscrezioni avevano raccontato di un Francesco Totti tutt’altro che entusiasta all’idea delle nozze tra Ilary e Bastian. Secondo quanto riportato da Oggi e ripreso da Fanpage, l’ex capitano della Roma non avrebbe visto di buon occhio i fiori d’arancio, anche per i rapporti non sempre semplicissimi tra le rispettive nuove compagne.

Attenzione però: non esiste una dichiarazione pubblica di Totti in cui commenta direttamente il matrimonio. Quindi il suo presunto malumore resta, appunto, un’indiscrezione e non una reazione ufficiale.

Una cosa, invece, sembra molto più chiara: Totti non sarebbe tra gli invitati. Il nuovo matrimonio di Ilary si prepara dunque a essere l’esatto opposto di quello celebrato nel 2005: allora Roma intera sembrava invitata alla festa, oggi il motto è «pochi, pochissimi e possibilmente senza spoiler».

Dal matrimonio da favola al nuovo sì

Ilary e Totti si erano sposati il 19 giugno 2005 e avevano avuto tre figli, Cristian, Chanel e Isabel. La separazione era stata annunciata nel luglio 2022, dopo 17 anni di matrimonio.

Adesso Ilary riparte da Bastian, con una cerimonia privata e lontanissima dai fasti del primo matrimonio. E il dettaglio dei 69 giorni dal divorzio alle nuove nozze è destinato a far parlare parecchio.

Perché se c’è una cosa che Ilary Blasi sa fare benissimo, oltre a condurre la televisione, è lasciare il pubblico con una domanda sulla bocca: «Ma davvero si è già risposata?» Sì, sembra proprio di sì.

Eredità Maggie Smith, ecco a chi ha lasciato la sua fortuna: svelato il testamento dell’attrice

Eredità Maggie Smith, il testamento svela un patrimonio da quasi 16 milioni di sterline: ecco chi eredita la fortuna dell’indimenticabile attrice.

Eredità Maggie Smith, dopo la morte spunta il tesoro di famiglia

Maggie Smith ci ha lasciato nell’autunno del 2024, ma la sua storia continua a regalare qualche sorpresa. E questa volta non siamo sul set di Harry Potter né tra le stanze di Downton Abbey. A far parlare sono i documenti relativi alla sua eredità, che hanno svelato quanto valeva davvero il patrimonio della grande attrice britannica.

La cifra non è proprio da spiccioli: il patrimonio netto di Maggie Smith ammontava a circa 15,98 milioni di sterline. Una somma costruita in decenni di carriera, tra cinema, televisione e teatro, ma anche attraverso proprietà e diritti legati alla sua attività artistica.

Insomma, dietro la severissima Minerva McGranitt c’era anche una signora che sapeva decisamente come mettere da parte un bel gruzzolo.

Chi eredita la fortuna di Maggie Smith?

E qui arriva il capitolo familiare. I principali beneficiari dell’eredità di Maggie Smith sono i suoi due figli, Toby Stephens e Chris Larkin, entrambi attori.

Una scelta piuttosto naturale, considerando che anche loro hanno seguito le orme della madre nel mondo dello spettacolo. Toby Stephens è noto soprattutto per i suoi ruoli in produzioni televisive e cinematografiche internazionali, mentre Chris Larkin ha costruito una carriera tra cinema, televisione e teatro.

Ma il patrimonio non si limita certo a un conto in banca.

La fattoria nel Sussex e il dettaglio che non ti aspetti

Tra i beni più interessanti compare anche la Douglas Lake Farm, nel West Sussex, una proprietà con cinque camere da letto nella quale Maggie Smith ha vissuto per circa quarant’anni e dove ha cresciuto i suoi figli.

La fattoria è stata inserita in una struttura di family trust creata nel 2019. Un dettaglio che racconta molto bene quanto fosse importante per l’attrice quel luogo, lontano dai riflettori e dalla mondanità.

E poi ci sono i diritti legati al secondo marito, il drammaturgo Beverley Cross. Nel patrimonio figurano infatti anche copyright, royalties e opere inedite collegate alla sua attività. Questi beni dovrebbero essere condivisi tra i figli di Maggie Smith e i due figli avuti da Cross da una precedente relazione.

Una fortuna costruita lontano dai riflettori

La parte più curiosa è forse proprio questa: Maggie Smith, per decenni una delle attrici più rispettate della Gran Bretagna, aveva costruito un patrimonio importante senza trasformare la propria vita privata in uno spettacolo.

Quasi 16 milioni di sterline, una fattoria amata, diritti d’autore e soprattutto una famiglia che continuerà a portare avanti il suo nome.

Non male per una donna che sul grande schermo ci ha insegnato che, a volte, basta un sopracciglio alzato per mettere tutti in riga.

Rita De Crescenzo, davvero abbiamo bisogno di trasformare il nulla in spettacolo?

Rita De Crescenzo, il nulla cosmico: quando la viralità diventa spettacolo e i social trasformano la provocazione in un modello da imitare.

Rita De Crescenzo, ma chi continua a darle un palco e perché?

Ho evitato di parlarne fino ad ora, ma penso che sia ormai tempo.

Diciamolo senza troppi giri di parole: avere milioni di follower non significa avere qualcosa di importante da dire. Eppure nell’Italia dei social sembra ormai sufficiente diventare virali per ottenere telecamere, interviste, ospitate e persino indiscrezioni su possibili docuserie.

Il caso Rita De Crescenzo è emblematico. Non perché sia l’unica creator discutibile del panorama italiano, ma perché attorno al suo personaggio si è costruito un cortocircuito mediatico abbastanza surreale: più fa discutere, più viene raccontata; più viene raccontata, più diventa famosa; più diventa famosa, più il suo modo di comunicare viene percepito come qualcosa che merita attenzione.

E così il cerchio si chiude.

Da Roccaraso alla scimmietta: quando la polemica diventa carburante

Ricordiamo Roccaraso. I contenuti della tiktoker contribuirono a trasformare la località sciistica in una destinazione virale, con un afflusso enorme di persone e una discussione nazionale sul turismo generato dai social.

Poi è arrivata la scimmietta acquistata in Egitto, mostrata sui social come un animale domestico. Il caso ha provocato fortissime reazioni e una petizione che in pochi giorni ha superato le 13mila firme.

Il punto non è soltanto stabilire se ogni singolo episodio sia giusto o sbagliato. Il punto è chiedersi perché questi comportamenti diventino continuamente contenuto da consumare, commentare e rilanciare.

Perché indignarsi, oggi, è diventato un ottimo modo per fare pubblicità.

E adesso anche la docuserie? No, Netflix smentisce

La vicenda della presunta docuserie Netflix è quasi la fotografia perfetta di questo meccanismo. La notizia era stata rilanciata come un progetto destinato a raccontare la vita della creator. Poi Netflix ha smentito: nessuna docuserie su Rita De Crescenzo è in lavorazione per la piattaforma.

Ma il semplice fatto che l’ipotesi abbia generato tanto clamore dice già qualcosa.

Siamo arrivati al punto in cui una carriera costruita prevalentemente sulla viralità, sui tormentoni, sulle provocazioni e sulle polemiche rischia di essere automaticamente considerata materiale da prima serata.

Il vero problema sono i modelli che scegliamo di premiare

Qui sta il punto più scomodo.

Non si tratta di stabilire chi abbia diritto di parlare sui social. Tutti possono farlo. E tutti possono trovare il proprio pubblico.

Ma la televisione, i giornali e le piattaforme hanno una responsabilità diversa: decidono cosa trasformare da fenomeno passeggero a personaggio pubblico.

Se premiamo continuamente chi costruisce attenzione attraverso il rumore, rischiamo di insegnare una lezione semplicissima: non serve avere competenze, cultura o qualcosa di realmente interessante da raccontare. Basta diventare virali.

E forse sarebbe il caso di smettere di confondere la popolarità con il valore.

Perché un algoritmo può decidere chi vediamo.

Ma dovremmo ancora essere noi a decidere chi vale la pena ascoltare.

È morto Tim Curry a 80 anni: addio all’icona di Rocky Horror e Pennywise

È morto Tim Curry, indimenticabile Frank-N-Furter di Rocky Horror e terrificante Pennywise di It. Aveva 80 anni: la sua carriera tra cinema e teatro.

È morto Tim Curry : il cinema cult perde una delle sue icone

Il mondo del cinema dice addio a Tim Curry, attore britannico capace di trasformarsi nei personaggi più eccentrici, inquietanti e irresistibili che abbiamo visto sul grande e piccolo schermo. Curry è morto a 80 anni nella sua casa di Los Angeles, nella tarda serata di martedì 25 agosto 2026. La notizia è stata confermata dalla sua manager e ripresa dalle principali testate internazionali.

La causa della morte, al momento, non è stata resa pubblica. Curry aveva però affrontato importanti problemi di salute dopo l’ictus che lo aveva colpito nel 2012 e che aveva fortemente limitato la sua mobilità. Nonostante tutto, non aveva mai smesso di essere vicino al suo pubblico e al mondo dello spettacolo.

Dal Dr. Frank-N-Furter a Pennywise: due personaggi impossibili da dimenticare

Se c’è un volto che resterà per sempre legato al cinema cult è proprio quello di Tim Curry. Il suo ruolo più celebre è senza dubbio il Dr. Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show, il musical del 1975 diventato negli anni un autentico fenomeno di culto.

Curry aveva già interpretato il personaggio sul palcoscenico londinese e lo portò poi sul grande schermo, trasformandolo in una figura provocatoria, ironica e assolutamente fuori dagli schemi. Il film, inizialmente accolto con qualche perplessità, è diventato uno dei cult movie più longevi della storia, con proiezioni notturne e generazioni di spettatori pronti a cantare e vestirsi come i protagonisti.

Poi arrivò Pennywise, il clown demoniaco della miniserie televisiva It del 1990, tratta dal romanzo di Stephen King. Una trasformazione radicale: dal provocatorio Frank-N-Furter a una creatura capace di terrorizzare milioni di spettatori. Ancora oggi la sua interpretazione viene ricordata come una delle più inquietanti versioni di Pennywise.

Non solo horror: da Legend a Mamma, ho riperso l’aereo

Ridurre Curry a questi due personaggi, però, sarebbe davvero ingiusto. La sua filmografia è piena di ruoli memorabili.

È stato il Signore delle Tenebre in Legend, Wadsworth in Signori, il delitto è servito, Rooster Hannigan in Annie e Mr. Hector in Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York. Ha inoltre recitato in Muppet Treasure Island e prestato la sua voce a numerosi film e serie animate.

E il teatro? È stato un altro grande amore. Curry ricevette tre nomination ai Tony Award, per Amadeus, My Favorite Year e Spamalot. La sua voce profonda e inconfondibile lo rese inoltre un apprezzato doppiatore, attività che continuò anche dopo l’ictus.

Una curiosità: Curry era anche musicista

Forse non tutti lo ricordano, ma Tim Curry cantava davvero. Prima e durante la sua carriera cinematografica coltivò anche quella musicale e pubblicò diversi album. Non era quindi soltanto un attore capace di interpretare personaggi sopra le righe: era un artista completo, con una forte formazione teatrale e musicale.

Nel 2025 aveva inoltre pubblicato la sua autobiografia, Vagabond, raccontando una vita trascorsa tra teatro, cinema, televisione e musica.

Addio a un attore che non ha mai avuto paura di essere diverso

La cosa più bella dell’eredità di Tim Curry forse sta proprio nella sua capacità di non essere mai “normale”. Ha interpretato cattivi, mostri, eccentrici, personaggi comici e figure teatrali sopra le righe, riuscendo ogni volta a lasciare qualcosa.

E forse è per questo che, davanti alla notizia della sua morte, viene spontaneo pensare non soltanto alla paura di Pennywise, ma anche all’irriverenza di Frank-N-Furter.

Perché Tim Curry non è stato semplicemente un attore. È stato uno di quegli interpreti che bastava vedere comparire sullo schermo per sapere che stava per succedere qualcosa.