giovedì, 14 Maggio 2026

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Fosse per me passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Ma, poi, qualcuno mi ha denominata La Love Blogger e da quel giorno faccio credere a tutti che io sia romantica a patto che tutti loro continuino a credere nell’amore.

Cosa ci spinge a tornare da un ex? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: pierpaolocorso

Lo abbiamo fatto tutti.
Tornare a buttarsi tra le braccia del proprio ex è un male comune.
Tipo la fetta di pane e Nutella delle due di notte quando sei a dieta e, quindi, lo fai anche lontano da occhi indiscreti. Cedi alla tentazione sebbene tu sia perfettamente consapevole che si tratti di quel genere di piacere che, dopo, ti lascia solo un grande senso di colpa. E allora perché lo facciamo?

La colpa deve essere del tempo che non fa il suo dovere.
Sono passati tanti anni e, in fondo, gli vuoi bene: chi ti conosce meglio di lui? E poi rivedendolo ti sei accorta di quanto si sia fatto carino, quando stavate assieme non era mica così.
Insomma, smettila. Ti piaceva anche prima, fin quando ti è piaciuto. Ti conosce bene, sì, può essere vero. Ma pur conoscendoti da qualche parte deve aver toppato se è diventato un ex. E visto che le persone non cambiano, non appena ti passa lo sprint iniziale dato dalla tentazione della famosa fetta di pane e Nutella, sarai pronta a rinfacciargliele una ad una le cose che ti ha fatto. E a dirla tutta, per quel che mi riguarda, nel momento in cui si cerca il proprio ex in realtà non si sta cercando una storia, ma una scusa. Tornare a bussare alla porta del proprio passato significa non avere il coraggio di affrontare il futuro. Significa non aver acquisito la tenacia sufficiente a rimettersi in gioco, che se poi magari ci soffri ancora? Manca la volontà di fidarsi nuovamente di qualcuno che senz’altro ci volterà le spalle alla prima occasione lasciandoci cadere, ancora, ancora una volta da sole a tentare di rialzarci.

Sono questi i momenti in cui l’ex è perfetto.
Un po’ già ti aspetti quello che sarà. Ma soprattutto sai per certo quello che non sarà mai. E quindi ti senti in una posizione di vantaggio. Poi metti che era anche bravo a letto non corri nemmeno il rischio di trovarti in una camera a pregare tra te e te che finisca in fretta quell’agonia. Infine se era pure simpatico.. Ma sì, un’altra possibilità gliela si può dare.

C’è una linea sottile tra l’amore e il bisogno.
Si chiama solitudine.

Si chiama solitudine anche il nostro ex.
In realtà il nostro ex ha tanti nomi: paura, abitudine, incertezza.. Ma non amore.
È solo che resta sempre la strada più semplice da seguire, ecco perché quando proprio non accade nulla di nuovo in grado di emozionarci ancora, invece di domandarci il perché cerchiamo conforto in un’emozione vecchia. Ma sappi che funziona esattamente come quando riapri un vecchio scatolone: vieni sopraffatta dai ricordi, ci trovi dentro qualche pezzo rotto , ti ritrovi di fronte ad una te che era così diversa e che, forse, nemmeno ti piace più.

Ma le persone non sono come un vecchio vestito che hai ritrovato in fondo allo scatolone e allora: lo guardi con nostalgia, ti domandi come facevi ad indossarlo, lo riprovi per gioco e scopri che ormai ti sta pure stretto.

L’amore mi conquista. Come del sano sesso (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: thesocialpost

Allora: le donne e gli uomini non hanno un modo differente di intendere l’amore.
Inveitemi anche contro, ma l’amore è amore e non conosce gradazioni di toni più o meno sbiaditi in base a chi ama di più e chi ama di meno.
Esistono uomini più o meno romantici, certo. Ma come loro anche le donne.
Esistono uomini più o meno sensibili. Ma, perché, le donne no?
Uomini più o meno loquaci, più o meno disponibili, più o meno pazienti, dolci, gelosi o generosi. Non esistono, però, uomini che amano più o meno. E nemmeno le donne. Non esistono persone che amano più o meno di quanto l’amore, quello vero, porti a desiderare di abbandonarsi all’altro.

L’amore è come la fame. O come del sano sesso, se preferite. Non lascia spazio ai dubbi

Quindi, amore, datti una mossa.
Lo ammetto, mi crea un certo imbarazzo nell’era dell’emancipazione, della Cristoforetti che va nello spazio, della parità dei diritti, della tecnologia 2.0 e delle stampanti 3D, doverti ricordare che mentre ti aggiusti il ciuffo a me cadono le ovaie. Però è così. Quando mi dai risposte da chi non ha bisogno di osare, poi, quelle fanno a cazzotti tra di loro. Prendi una posizione, qualunque essa sia, il Kāma Sūtra ne mette 64 a tua disposizione: scegline una, purché sappia di conquista. Fuori e dentro dal letto, fuori e dentro le mura di casa, fuori e dentro di me fino a toccare con mano i limiti dell’uno e dell’altra.

Aspetta. Il mio non è un invito (unicamente) a sfondo sessuale.
Perché, vedi, se c’è una cosa in cui gli uomini e le donne si differenziano sono i modi. E io appartengo ancora a quella generazione geneticamente modificata tale per cui il cuore ce l’ho in mezzo alle gambe. Quindi per quanto io possa essere sicura di quello che ho da dare (in termini sessuali e non) è necessario che tu rievochi quell’istinto primordiale, unico e che contraddistingue gli uomini di tutto il pianta: il senso di conquista. Quello del corteggiamento vero, che sono i preliminari di una storia, quello della mano tra i capelli, i miei. Quello delle telefonate inaspettate e che ti fanno cadere il cuore in gola. Dei complimenti fatti guardandosi negli occhi, che un po’ imbarazzano ma ti permettono di entrarmi dentro. Delle serate passate a ridere di gusto, a ridere di niente, a stimolarsi la mente perché – credimi – è quello il momento in cui il mio corpo ti sente di più.

Patti chiari, amicizia lunga. Sono sicura di quello che ho da dare e non ho paura di non vederti più, dopo. Il mio unico limite sta nell’essere categoricamente attratta dagli uomini, quelli che hanno qualcosa da darmi anche prima.

Ogni maledetto Natale (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: cinema.sky.it

Dichiaro ufficialmente aperto quel periodo dell’anno in cui, se hai un’età sufficiente a ritrovarti a leggere questo post, chiederesti in dono la presenza di qualcuno.
Buona Immacolata a tutti, dunque.
A chi fa l’albero di Natale e a chi disfa i pensieri di tutto l’anno. A chi resta folgorato dalle mille luci e a chi, invece, quelle luci le avverte come troppo forti, invadenti, meglio se ti alzano la tapparella in camera alle 8.00, la mattina seguente al concerto del tuo gruppo Rock preferito. Il Natale arriva prepotente. E oggi si avverte più che mai quest’aria, poi che sia magica o eccessivamente pesante e smisuratamente colorata, sta a noi.

Una cosa è certa: è appena iniziato quel periodo dell’anno che non lascia nessuno impassibile.
E non dico solo nel senso che anche mia nonna vuole pubblicare la foto del suo albero di Natale su Facebook e quindi l’ha comprato piccolo quest’anno, perché ci stesse tutto in foto. Il discorso qui è un altro. Tutto è amplificato, tutto viene percepito all’ennesima potenza. E così chi ti manca ti manca di più, chi è felice lo urlerebbe al mondo intero e chi è giù di morale non si accontenterebbe nemmeno di ricevere in regalo il biglietto del concerto di Vasco. Perché ti manca qualcuno, perché quando ti manca qualcuno non puoi sostituirlo con qualcosa. Perché, insomma, io non ero pronta a tutto questo. Succede che ci si ritrova in un clima inatteso, con persone non scelte a fare ferie obbligate e dal sorriso tassativo. Succede che si è a ridosso della fine dell’anno e quella coincide con quel tirare le somme inevitabile. Che non suona come i bilanci di settembre perché a settembre hai tutto un anno davanti, a Natale, invece, quel che è fatto è fatto. E questo genera ansia e malumori inevitabili.

Beh volevo rassicurarvi.
È normale. È normale sentirsi irascibili quando si hanno attorno tutte queste pressioni. È normale domandarsi perché ci siamo ritrovati soli quest’anno (oppure anche questo). Perché non si è portati a termine quel progetto, o perché, addirittura, quel progetto è andato male. Perché un anno fa qualcuno era in una condizione migliore e, oggi, è in preda al panico che quelle sensazioni non tornino indietro e, insomma, a furia di perché potrei continuare talmente a lungo che con quelle che ci vengono fuori addobbiamo un altro albero in questo giorno dell’Immacolata. In questo giorno di festa in cui vorrei ricordarvi che se stiamo male per qualcosa o per qualcuno, non siamo l’oggetto di disturbo che stona sullo sfondo di una felicità impacchettata.

Perché per noi non funziona come con le decorazioni natalizie, anche se delicate ugualmente. Non possiamo impacchettare i nostri stati d’animo e tirarli fuori quando più ci conviene. Ci verrebbero a cercare per insultarci a giusta ragione: “Ehi tu! Stai trattando le tue emozioni come fossero convenevoli. Come fossero quegli auguri di Natale predefiniti che invii a tutta la rubrica”.

Giugno c’è. E tu? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: banksy-hope

È arrivato giugno.
E, mai come quest’anno, è arrivato davvero in un attimo. Ma di quegli attimi che sembrano fermare il tempo e che ricordo perfettamente, uno ad uno. Un po’ come ieri – sembra ieri – in macchina, pioveva, ma a tratti faceva freddo, a tratti caldo, a tratti caldissimo che quasi ci mancava l’aria. Sembra ieri che i tuoi occhi erano il posto più bello guardati da qui. E sapevo che giugno sarebbe arrivato, ma non lo immaginavo così.

A questo punto vorrei preoccuparmi della prova costume. A giugno lo fanno tutti.
Delle scadenze imminenti, delle zanzare che distraggono, della baracchina dei gelati sotto casa che ha riaperto e che mi distrae anche lei, della bottiglia di Coca-Cola in frigo che però non batte il pensiero di un Mojito in spiaggia e che, ormai, non manca molto. Vorrei iniziare il conto alla rovescia per le ferie. Quello per la quattordicesima e i saldi che – ma va! – capitano così vicini. Vorrei che almeno uno di questi pensieri mi distraesse dal pensare ad un giugno in cui ieri c’eri e oggi?
Comunque devi sapere che esistono momenti terribili nella mia vita.
Ti faccio qualche esempio: la caffettiera sul fuoco, lo smalto quando è fresco, il dessert al ristorante, la fila alle poste e altre 4/5 cose che mi costringono ad aspettare rendendo la mia giornata un vero inferno. Non lo so fare, non ne sono capace e per quanto mi renda conto da sola che il tempo passa lo stesso: non è lo stesso.

“L’adesso è il momento più bello di sempre”

Per le persone come me (ma anche per quelle come te) non è mai lo stesso e nessuna cosa vale l’altra. Ecco perché non aspetterò.
Perché giugno è arrivato e, per una ragione che non mi spiego, ogni cosa è al suo posto. Il sole batte forte fino a sera, le braccia sono nude, le spiagge piene, i cani nei parchi, la libertà di scegliere, le fontane aperte, le vacanze prenotate e tu?