lunedì, 2 Novembre 2026

La Love Blogger

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Fosse per me passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Ma, poi, qualcuno mi ha denominata La Love Blogger e da quel giorno faccio credere a tutti che io sia romantica a patto che tutti loro continuino a credere nell’amore.

E se fosse per sempre? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: www.ferigo.it

No, no aspetta. Non so se sono pronto. E poi il per sempre non esiste, non so cosa farò domani, figuriamoci per tutta la vita. Per tutta la vita. Non fa strano solo a dirlo?

Ecco, più o meno questa è la reazione comune.
Non importa che tu abbia 20 o 40 anni. Il per sempre ti suonerà strano come il burro d’arachidi con la pancetta, finché non lo si assaggia. De gustibus, certo. Ma finché non lo si prova – ce lo insegnano sin da piccoli – non si può dire che un abbinamento non funzioni. Ok, adesso tralasciamo i discutibili gusti del palato di ognuno e torniamo a qualcosa che ci riguarda più da vicino, molto vicino, praticamente dentro: la paura. Quella maledetta. Poco importa quanta fame tu abbia, o quanto tu ami una persona, la paura è una cosa nostra e non riguarda nessun altro.

Esattamente quello di cui voglio parlare è la paura, oggi, di assumersi delle responsabilità morali. L’impegno verso ciò che è immateriale, ma sul quale ci si costruisce la propria vita. Il bisogno di vedere le cose scritte nero su bianco, altrimenti non contano. E così alla domanda: “andiamo a convivere?” la risposta ormai viene spontanea: “certo che sì, mica ci stiamo andando a sposare”.

Beh, vedete, è chiaro che una differenza c’è. Ma per chi?
Quando si intraprende un percorso non si sa mai dove si andrà a finire. Né quanto felice o infelice sarà il cammino. Ma, a mo’ di frase fatta, vi dico che vi è un’unica certezza: qualunque essa sia la fine, quello che accade nel mentre ce lo portiamo dentro per sempre. Sì. Quel per sempre che tanto odiamo tutti, ce lo ritroviamo addosso, dentro e pure nella pancetta al burro d’arachidi che abbiamo mangiato insieme per la prima volta. E ci cambia. Quando prendiamo un impegno lo prendiamo prima di tutto con noi stessi, ecco perché dovremmo dare sempre il meglio. Perché le strade si dividono, certo, può succedere. Ma noi ne abbiamo ancora tanta da percorrere. Pensateci quando temete che qualcosa non possa andare per il verso giusto. Pensateci quando non state facendo nulla affinché le cose vadano come volete voi. Pensateci quando lo cercate da qualcuno e non da voi stessi.

Odio il rosa. E quando mi guardi così (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: www.theoldpinkroom.com

Se mi avessero detto che un giorno sarei stata quella che scrive d’amore avrei risposto che, piuttosto, sarei potuta essere detentrice di un loft in montagna dalle pareti rosa shocking, che avrei indossato solo abiti aderenti e total pink e che avrei guidato una berlina cabriolet dagli interni in pelle bianca e tutta, rigorosamente, rosa. Odio il rosa, se non s’era capito da subito. E, in ordine inverso, adoro i fuoristrada, i vestiti larghi e non ci sono io se non c’è il mare. Infine se ti raccontassi la mia idea di romanticismo sono certa che non ti piacerebbe. Comunque il rosa è il colore che non passa mai di moda. Il colore dell’apostrofo tra le parole t’amo. Dei cuori meno confidenziali (ma non troppo) tra quelli che ci propina emoji, quello per antonomasia delle donne e quello – tendenzialmente shocking – della mia faccia quando mi guardi così. In quel modo. Che non ho ancora capito se ti prenderei a sberle o ti riempirei di baci o se tutte e due le cose insieme, ma te ne prego: non smettere.

Ad ogni modo sono un disastro in amore e mi sembra giusto avvertirti.
Rovino sempre tutto. Accelero talmente tanto i tempi – come nel resto delle cose – che poi le mie storie finiscono quando io inizio ad innamorarmi per davvero. Inoltre non reggo troppo tutte quelle dinamiche della storia d’amore perfetta (secondo chi?) e tendenzialmente i rapporti a due mi fanno mancare l’aria invece che donarmela. Quindi – a occhio e croce – il problema sarei io. Io che non ho mai tempo. Che sono spesso nervosa e sotto pressione. Io che ho sempre bisogno dei miei spazi. Che riempio il bagno di mille creme profumate per il corpo. Che rido quando sono tesa e piango se sono felice. Che se mi dicono che sono bella potrei rispondere: “grazie, anche a te” perché non m’importa e mi distraggo. Ma se sono i tuoi occhi a parlare per te, mi sento bella, bellissima, la più bella di tutte anche se non è quello che conta.

Mi rendo conto, poi, che alla mia età è doveroso aver immaginato nei minimi dettagli il giorno di un presunto matrimonio. Io nemmeno il vestito. Nemmeno l’amore. E ho un ideale di fidanzato perfetto che stona con tutto quello che di norma si vuole: non ti chiederò mai di amarmi per tutta la vita. Non ti chiederò di avere una data nostra da festeggiare, ma festeggeremo tutte le volte che ci andrà e senza un reale motivo. Non ti terrò il muso se ci capiterà di stare lontani. Se hai un sogno più grande di te non ti fermerò mai (con me ci hanno provato, e se non so cos’è l’amore so che non è questo). Non ti dirò mai che ho mal di testa e non mi va di fare l’amore con te. Non ti chiederò di parlare di cose futili per ore, ma cercherò consenso nei tuoi occhi e, anzi, quando non lo troverò allora farò un passo indietro. Non ti chiederò di portarmi fuori a cena per trascorrere una serata diversa ma, lo so potrà sembrare strano, potrei chiederti di uscire per una passeggiata in piena notte e restare in silenzio tutto il tempo. Ecco, credo non ci sia cosa più romantica che condividere il silenzio, il momento forse più intimo. E non ti chiederò, soprattutto, quando è arrivato il momento di sposarci. Ma continua a guardarmi così e, ti giuro:

se invecchiamo insieme ti sposo.

Cosa ci spinge a tornare da un ex? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: pierpaolocorso

Lo abbiamo fatto tutti.
Tornare a buttarsi tra le braccia del proprio ex è un male comune.
Tipo la fetta di pane e Nutella delle due di notte quando sei a dieta e, quindi, lo fai anche lontano da occhi indiscreti. Cedi alla tentazione sebbene tu sia perfettamente consapevole che si tratti di quel genere di piacere che, dopo, ti lascia solo un grande senso di colpa. E allora perché lo facciamo?

La colpa deve essere del tempo che non fa il suo dovere.
Sono passati tanti anni e, in fondo, gli vuoi bene: chi ti conosce meglio di lui? E poi rivedendolo ti sei accorta di quanto si sia fatto carino, quando stavate assieme non era mica così.
Insomma, smettila. Ti piaceva anche prima, fin quando ti è piaciuto. Ti conosce bene, sì, può essere vero. Ma pur conoscendoti da qualche parte deve aver toppato se è diventato un ex. E visto che le persone non cambiano, non appena ti passa lo sprint iniziale dato dalla tentazione della famosa fetta di pane e Nutella, sarai pronta a rinfacciargliele una ad una le cose che ti ha fatto. E a dirla tutta, per quel che mi riguarda, nel momento in cui si cerca il proprio ex in realtà non si sta cercando una storia, ma una scusa. Tornare a bussare alla porta del proprio passato significa non avere il coraggio di affrontare il futuro. Significa non aver acquisito la tenacia sufficiente a rimettersi in gioco, che se poi magari ci soffri ancora? Manca la volontà di fidarsi nuovamente di qualcuno che senz’altro ci volterà le spalle alla prima occasione lasciandoci cadere, ancora, ancora una volta da sole a tentare di rialzarci.

Sono questi i momenti in cui l’ex è perfetto.
Un po’ già ti aspetti quello che sarà. Ma soprattutto sai per certo quello che non sarà mai. E quindi ti senti in una posizione di vantaggio. Poi metti che era anche bravo a letto non corri nemmeno il rischio di trovarti in una camera a pregare tra te e te che finisca in fretta quell’agonia. Infine se era pure simpatico.. Ma sì, un’altra possibilità gliela si può dare.

C’è una linea sottile tra l’amore e il bisogno.
Si chiama solitudine.

Si chiama solitudine anche il nostro ex.
In realtà il nostro ex ha tanti nomi: paura, abitudine, incertezza.. Ma non amore.
È solo che resta sempre la strada più semplice da seguire, ecco perché quando proprio non accade nulla di nuovo in grado di emozionarci ancora, invece di domandarci il perché cerchiamo conforto in un’emozione vecchia. Ma sappi che funziona esattamente come quando riapri un vecchio scatolone: vieni sopraffatta dai ricordi, ci trovi dentro qualche pezzo rotto , ti ritrovi di fronte ad una te che era così diversa e che, forse, nemmeno ti piace più.

Ma le persone non sono come un vecchio vestito che hai ritrovato in fondo allo scatolone e allora: lo guardi con nostalgia, ti domandi come facevi ad indossarlo, lo riprovi per gioco e scopri che ormai ti sta pure stretto.

Erano lui e lei. Poi è arrivato Facebook (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: mode.newsgo.it

Non ho mai sopportato l’idea che ci scambiassimo baci in mezzo alla gente.
E il perché non è per forza condivisibile, ma è semplice: il bacio è un gesto intimo e vorrei restasse nostro. Camminiamo pure mano nella mano, ridiamo fino a farci credere matti e scambiamoci sguardi complici e che solo noi possiamo capire. Poi attaccami a un muro e dammi il bacio più desiderato di sempre, ma solo quando siamo da soli. Come ora. Proprio adesso potresti.. Ehm, ti vibra il telefono: è Facebook. Dice che qualcuno ha commentato la nostra foto. È Lara, la tua amica bionda, scrive che insieme siamo stupendi. Dovrebbe vederci ora Lara, tra un po’ grazie a lei finiremo l’uno di fianco all’altra incollati a ‘sta scatoletta come fosse linfa per la nostra vita. Entri in un vortice di foto, tag, tramonti, auguri, vip, vacanze, tragedie, ingiustizie, tua madre e pure Lara c’è nella mia home, saluta tutti dal divano con in braccio Birba, il gatto. Non siamo da soli mai.

Sia chiaro: questo non è un attacco social

Non intendo screditare Facebook né nessuno dei social network. Sarebbe patetico e se provi a digitare il mio nome su Google capisci presto il perché. Anzi, a dirla tutta, quelli che usano Facebook per screditare quelli che usano Facebook credo che appartengano tutti alla categoria di coloro che ultimamente mi scrivono: “Ma tu sei fidanzata? No perché da Facebook non si capisce”. Non si capisce. Cioè, presente Facebook? Non mi dice se sei fidanzata o meno, incredibile. Comunque no, non sono fidanzata e no, se mai un giorno lo fossi non si capirà lo stesso. Non sono contro i social ma sono pro amore, il mio. Già del vostro, in realtà, me ne frega poco. Però, insomma, state la coi vostri profili di coppia e le foto del matrimonio (e della vacanza, del primo bacio, del regalo di San Valentino e quello del compleanno e i fiori perché avete litigato e perfino Federico Clapis vi prende in giro) e va bene eh, mica vi dico che state esagerando.

Questo è un attacco di coppia

Non sopporto i baci tra la gente, figuriamoci l’amore pubblico.
Di fronte ai duemilaventitroppi amici che abbiamo laddove dovremmo bastarci io e te. E per io e te intendo che io basto a me e tu a te stesso al punto che insieme possiamo essere una grande forza. Non una dipendenza, non un bisogno, non un insieme, bensì una forza grande quanto quella che Mark Zuckerberg ha usato contro la nostra intimità. E noi glielo abbiamo lasciato fare. Perché ci piace. Perché così fan tutti. Perché crediamo che avere tutto sotto gli occhi significhi avere tutto estremamente controllabile. Allora ti svelo un segreto: il controllo è una forma di debolezza. Nulla ha a che vedere con l’amore nei confronti di chi abbiamo al nostro fianco. Il bisogno di controllo, o altrimenti detto paura che qualcosa vada storto, è quella cosa che ci conduce a fare tutto sotto gli occhi di tutti affinché ci siano testimoni: è accaduto davvero, è mio, c’è. Lara dice che siamo pure belli insieme.

Hai mai avuto la fortuna di vivere un legame forte così? Lo riconosci. Accade quando non hai bisogno di ostentarlo, non hai voglia di condividerlo.