domenica, 5 Dicembre 2021

Ma cosa mangi?

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Gli alimenti non hanno più segreti: nella rubrica Ma cosa mangi la dott.ssa Fernanda Scala vi aiuta a scoprire cosa mangiate realmente

Dimagrire con i farmaci: ecco perché fa male alla salute

Credits photo: www.dietagratis.com

Negli ultimi tempi sta diventando sempre più comune ricorrere all’assunzione di farmaci per dimagrire, e proprio per questo motivo è necessario e doveroso fare chiarezza su questo tema, al fine di poter fornire informazioni chiare circa le problematiche a cui si può andare incontro quando si scelgono queste metodologie.

I farmaci dimagranti rientrano nella categoria delle misure terapeutiche utilizzate contro l’obesità e il sovrappeso.

Queste sostanze fanno perdere peso in maniera rapida, e vengono impiegati in ambito clinico nei soggetti che presentano un grado di obesità elevato o morbigeno, e che devono perdere peso prima di un intervento chirurgico.

In generale possiamo distinguere principalmente due tipologie.
Nella prima tipologia ritroviamo farmaci da banco, acquistabili senza nessuna prescrizione medica tra cui ritroviamo lassativi, farmaci antifame, e pillole dimagranti principalmente a base di erbe.
Sebbene il consumo di queste sostanze sia ben tollerato, bisogna sempre ricordare che vanno assunti solo sotto indicazione di un professionista in quanto possono ugualmente creare dei gravi squilibri elettrolitici ed uno stato di disidratazione se assunti in maniera scorretta.

Appartengono invece alla seconda tipologia quei farmaci che possono essere acquistati solo sotto prescrizione medica, quali anfetamine e i loro derivati.
Questi esercitano un’azione anoressizzante, gravi effetti a livello cardiovascolare ed a carico del sistema nervoso centrale, dipendenza sia fisica che psicologica, attacchi d’ansia, depressione, tutte condizioni che richiedono quindi che la loro assunzione sia controllata da un medico e forniti solo in caso di effettiva necessità e non per dimagrire velocemente per puri motivi estetici.

Bisogna inoltre ricordare che tutti questi farmaci possono esplicare azioni differenti nel nostro organismo in seguito alla loro assunzione.
Possono infatti agire direttamente sul metabolismo, nella maggior parte dei casi agendo a livello tiroideo potenziandone l’attività. Questa condizione di iperattività tiroidea se non controllata può comportare dismetabolismi e seri problemi alla salute.

In altri casi possono ridurre l’assorbimento di grassi e zuccheri a livello gastrico e/o intestinale, agire sul senso di sazietà limitando l’apporto di cibo e quindi riducendo l’introito calorico giornaliero, agendo o a carico del sistema nervoso, o attraverso l’azione di fibre che rigonfiandosi nello stomaco fanno sentire sazi.

Tuttavia gli effetti benefici diventano secondari se andiamo a considerare gli effetti collaterali che possono essere sia lievi, quali edema o flatulenza, sia gravi con importanti alterazioni a carico del sistema cardiovascolare, dismetabolismi, e disfunzioni organiche, in grado di compromettere fortemente lo stato di salute del soggetto.

Altro discorso vale invece per gli integratori alimentari, assunti ad esempio laddove presente una sindrome carenziale di vitamine, fibre, o altri nutrienti che si può verificare o durante una dieta dimagrante, o rappresentare una problematica di tipo congenita del soggetto. Questa tipologia di sostanze non determina un calo del peso corporeo ma va a compensare eventuali deficit del soggetto e, difficilmente, risulta dannosa per l’organismo.

Per l’assunzione di qualsiasi sostanza si raccomanda sempre il parere di un professionista e di evitare pericolosi ed inutili metodi fai da te.

Il parere dell’esperto

Assumere farmaci per dimagrire può comportare dei pericoli reali per la salute di coloro che li assumono.

Da non dimenticare inoltre che l’efficacia a medio-lungo termine di questi medicinali è spesso limitata: una volta cessata l’assunzione di queste sostanze, il peso corporeo perso si recupera nel giro di qualche mese, con gravi effetti collaterali per la nostra salute.

Il recupero del peso corporeo è sicuramente dato non solo dalla cessata azione della sostanza che veniva assunta, ma anche dal non aver iniziato un corretto programma alimentare volto a modificare tutte quelle abitudini scorrette che hanno portato il soggetto a nutrirsi in maniera sbagliata con conseguente aumento del peso corporeo nel tempo.
Del resto si impara a preservare un buon stato di salute ed un peso corporeo appropriato imparando a mangiare in maniera corretta, identificando i nutrienti giusti ed adeguati alle specifiche esigenze nutrizionali di ogni singolo soggetto, e non sicuramente attraverso l’assunzione di farmaci.

Le cure farmacologiche vanno seguite, attraverso l’indicazione degli specialisti del settore, laddove sono necessarie e non come scorciatoie per raggiungere più velocemente risultati puramente estetici.

Ricordatevi sempre: non esistono metodi miracolosi, farmaci o compresse che permettono di ritrovare la tanto desiderata forma fisica velocemente senza creare dei danni alla salute o senza causare squilibri organici importanti, ma solo alimenti che combinati in maniera corretta fra di loro possono fornire risultati sorprendenti, duraturi e senza compromettere lo stato di salute.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Dieta Plank: meno chili, tante restrizioni

Credits photo: www.filippo-ongaro.it

La dieta Plank (o Planck) promette di dimagrire in tempi record, tanto da essere definita dieta “lampo” grazie ai suoi ben -9kg in 14gg.

I risultati promessi sono certi perché la dieta, ferrea i primi giorni, elimina quasi del tutto carboidrati e fibre puntando molto sulle proteine.

Si tratta infatti di un regime ipocalorico, iperproteico ed estremamente restrittivo, che non deve essere seguito per più di due settimane in quanto può provocare gravi squilibri e danni alla salute.

Come funziona

Essendo una dieta iperproteica, la dieta Plank apporta un’elevata quantità di proteine, specialmente di origine animale, superiori alle raccomandazioni internazionali per una sana e corretta alimentazione, sia a pranzo che a cena.

Gli zuccheri complessi infatti, che in una dieta giornaliera equilibrata dovrebbero rappresentare il 45% delle calorie introdotte, sono estremamente ridotti, a volte completamente assenti.

Allo stesso tempo la dieta Plank riduce o elimina drasticamente alcuni nutrienti dalla dieta giornaliera come l’olio, mentre non si fa alcun riferimento alle porzioni e alle grammature degli alimenti.

Infine, non è previsto alcun protocollo di attività fisica motoria associato alla dieta.

Come anticipato la dieta Plank non prevede zucchero, motivo per cui questo regime è adatto solo per brevi periodi, mentre lascia ampio spazio alle proteine.
Si infatti a carni rosse, uova sode, carni bianchi e pesce accompagnati da verdure rigorosamente condite unicamente da succo di limone.
No invece ad olio, sughi e salse di accompagnamento, mentre le verdure si limitano a insalata, spinaci, pomodori e carote.

Per quanto riguarda le metodologie di cottura, per tutti gli alimenti andranno preferite le cotture al vapore o alla griglia.
Inoltre non sono previste merende o spuntini.

A differenza di altre diete al termine dei 14 giorni non è necessario un programma di mantenimento in quanto il peso raggiunto, a detta del metodo e di qualche testimonianza contrastante, dovrebbe mantenersi per circa due anni.

Il parere dell’esperto

Una dieta equilibrata dal punto di vista nutrizionale non permette certo di perdere 9 kg in 14 giorni, e soprattutto prende in considerazioni parametri fondamentali sia sullo stato di salute che sullo stato nutrizionale del soggetto.

Per seguire infatti questa dieta così drastica non bisogna avere alcun tipo di disturbo metabolico in quanto è una dieta fortemente sbilanciata che potrebbe peggiorare condizioni morbose già preesistenti quali diabete, anemia, patologie renali, ipercolesterolemie, cardiopatie.

Più che una dieta rapida appare essere estremamente aggressiva, che oltre al rapido dimagrimento può comportare condizioni cliniche gravi per la nostra salute come la chetoacidosi, la disidratazione, la carenza nutrizionale di sali minerali e vitamine, l’alterazione del sonno, una tendenze all’ipoglicemia, astenia, debolezza, complicazioni a livello epatico e renale.

Quindi il consiglio più importante resta solo uno. Prima di intraprendere una scelta che contempli il cambiamento della nostra dieta giornaliera, è fondamentale consultare uno specialista, medico o biologo nutrizionista, che saprà definire in maniera equilibrata un percorso alimentare idoneo alla condizione clinica ed alle esigenze nutrizionali del soggetto.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Olio di palma: in quali alimenti lo troviamo

Credits photo: www.novarex-etichette.com

L’olio di palma è un olio vegetale non idrogenato, semi-solido a temperatura ambiente, ricavato dai frutti maturi della palma da olio, la Elaeis guineensis.

Analizzandone il profilo nutrizionale è composto principalmente da acidi grassi saturi, circa il 50% del peso tra cui acido palmitico, mentre gli acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi contano rispettivamente per il 10% e il 40% circa del peso.

Rappresenta un ingrediente di cui si è ampiamente discusso negli ultimi mesi e che si è scoperto essere onnipresente nei prodotti alimentari preconfezionati sia dolci che salati, in quanto è un noto stabilizzatore e conservante.

Dato il suo basso costo e la sua elevata versatilità di impiego è stato quindi presto utilizzato da tante aziende alimentari in sostituzione di altri grassi trans idrogenati.

Ed è così che i prodotti preconfezionati a base di olio di palma nell’ultimo decennio sembrano aver invaso i supermercati.
Fino all’inizio del 2015 veniva riportato in etichetta con l’indicazione generica “olii e grassi vegetali”, da Giugno del 2015 invece, con l’entrata in vigore del regolamento (Ue) n. 1169/2011, è necessario indicare, nelle etichette degli alimenti prodotti in Unione europea, l’origine vegetale specifica di olii e grassi.

In questo modo il consumatore può semplicemente controllare, consultando le etichette, la presenza di olio di palma all’interno dei prodotti preconfezionati che acquista.

È bene ricordare che esistono tre tipologie di olio di palma: grezzo, palmisto e raffinato.
La tipologia grezza, viene estratta dai frutti della pianta e si presenta di colore rosso, dovuto all’elevata concentrazione di antiossidanti, e solido a temperatura ambiente.
La tipologia palmisto si ottiene invece dai semi del frutto e presenta una colorazione bianca, mentre la versione raffinata, quella maggiormente impiegata a livello industriale, è ottenuta attraverso lavorazioni industriali che lo rendono estremamente fluido e quindi simili ad altri oli di semi, ma che lo privano delle sue interessanti proprietà antiossidanti.

Tante le ricerche mediche e scientifiche in corso per investigarne gli effetti sul nostro organismo, tra cui uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Bari che mostrerebbe come questo grasso potrebbe agire a livello delle cellule beta del pancreas, quelle deputate alla produzione di insulina, distruggendole e favorendo quindi l’insorgenza del diabete di tipo 2.

In generale la posizione della comunità scientifica nei confronti di quest’olio sembra essere chiaro, considerandolo quindi un prodotto non salutare per via del suo elevato contenuto di acidi grassi saturi, sebbene si tratti di un prodotto di origine vegetale.

Se consumato occasionalmente l’olio di palma non rappresenta un problema particolare per la salute delle persone.
Completamente diversa la situazione se questo olio viene assunto ogni giorno in maniera frequente poiché, come accade sempre quando si abusa di alimenti ricchi in grassi specialmente saturi, le conseguenze a carico del sistema cardiovascolare possono iniziare a diventare gravi.

Intanto, mentre gli studi scientifici vanno avanti, sono sempre di più le aziende alimentari, anche di marchi molto noti, che hanno iniziato a sostituire ed immettere sul mercato prodotti che non presentano questo olio al loro interno.

Quali alimenti controllare

Circa l’80% dell’olio di palma prodotto è utilizzato nell’industria alimentare.
In particolare, quello che fino all’anno scorso veniva indicato come “grasso vegetale” era nel 90% dei casi olio o grasso di palma.

L’olio di palma infatti è ampiamente utilizzato nella realizzazione di prodotti da forno sia dolci che salati.

E’ presente infatti in molti prodotti della prima colazione, cereali, biscotti (anche quelli della prima infanzia) e merendine, ma anche in cracker, pane in cassetta, focacce e altri lievitati da snack o accompagnamento del pasto.

Ma la lista degli alimenti da controllare è ancora lunga: gelati confezionati, creme spalmabili, dadi da brodo, verdure e minestroni surgelati, sughi freschi preconfezionati, pasta base come la sfoglia, patatine fritte, impanature di prodotti precotti come cotolette, bocconcini di pollo o tacchino, bastoncini di pesce, cioccolata.

Sul sito “Il Fatto Alimentare” è disponibile l’elenco completo di quei prodotti da forno che non contengono l’olio da palma, ad esempio: biscotti, creme alla nocciola, snack e grissini, merendine.
Un utile strumento per tutti coloro che vogliono informarsi e conoscere i prodotti che acquistano.

Una buona alimentazione è amica della salute

Avena: un prezioso alleato contro diabete e colesterolo

Credits photo: www.vidasanaynatural.info

L’avena è una fonte di carboidrati a lenta digestione, ricca di fibre e per questo in grado di fornire energia a lungo termine senza causare picchi insulinici.

Presenta ottime caratteristiche nutrizionali essendo ricca in proteine (12,6-14,9%), in sostanze grasse, tra cui ritroviamo l’acido linoleico, acido grasso essenziale, ed in fibre solubili.

I prodotti presenti in commercio utilizzano principalmente la cariosside, il frutto del frumento, che viene decorticata, ovvero privata dei suoi involucri fibrosi, e ridotta o in farina attraverso macinazione, o in fiocchi attraverso la pressione dei chicchi, freschi o precotti a vapore.

Per quanto riguarda il consumo di avena da parte dei soggetti affetti da celiachia, non è ancora chiaro se possa essere impiegata. Alcuni studi infatti ritengono che sia sicura e ben tollerata dai celiaci, soprattutto se introdotta pura, ovvero non contaminata durante la lavorazione da proteine dell’orzo, del grano e della segale.
Al contrario l’avena può essere mal tollerata da chi soffre di allergie o intolleranze al nichel.

Proprietà nutrizionali

Con un valore energetico pari a 389 Kcal per 100 grammi di prodotto, l’avena è nota per il suo effetto ipocolesterolemizzante.
Grazie alla sua capacità di attirare acqua ed essendo ricca in preziosi oligoelementi, contribuisce ad abbassare la frazione LDL del colesterolo, quello cattivo, rappresentando quindi un’ottima protezione per le nostre arterie.

Presenta proteine dall’ottimo valore biologico, tra cui la lisina, un amminoacido essenziale, che nell’avena è presente in quantità superiori rispetto agli altri cereali, rappresentando un ottimo alimento, nutritivo e riequilibrante, anche per i vegetariani.

È ricca in vitamine del gruppo B e sali minerali, come calcio e fosforo.

Nella fibra solubile ritroviamo un buon quantitativo di Βeta-glucani, in grado di agire positivamente anche nei confronti di altre patologie dismetaboliche, così come nella crusca la presenza dell’avenina, un alcaloide, gli conferiscono proprietà tonificanti, energetiche e riequilibranti.

L’elevato contenuto in fibre lo rendono un alimento dal basso indice glicemico, in grado quindi di controllare il senso di sazietà e la risposta glicemica postprandiale, contribuendo a ridurre il rischio di sovrappeso e diabete, normalizzando il peso corporeo.

Contiene inoltre particolari composti fenolici azotati, gli avenantramidi, potenti antinfiammatori in grado di proteggerci dai tumori e di inibire la proliferazione delle cellule tumorali.

L’avena presenta anche proprietà diuretiche e lassative, migliorando anche l’attività intestinale, ed è facilmente digeribile.
La farina d’avena è un alimento nutritivo e rinforzante, che viene consigliato anche ai bambini e ai convalescenti.

Come utilizzarla

L’avena trova ampio impiego in cucina, sia nelle preparazioni dolci che nelle preparazioni salate.

Può essere infatti impiegata per preparare delle zuppe, delle minestre, delle barrette energetiche o semplicemente lessate, utilizzando il prodotto in chicchi, ed unita a verdure e legumi.

Inoltre se nella vostra colazione non può mancare il latte, allora potete utilizzare l’avena come dei comuni cereali, o in alternativa aggiungerla allo yogurt.

Un’altra alternativa è rappresentata dal porridge, preparazione di origine anglosassone, una sorta di pappa tendente al liquido, creata dalla bollitura dell’avena in acqua o nel latte, o addirittura in entrambi, molto facile e veloce da preparare. Potrete arricchirla aggiungendo della frutta fresca o secca o comunque unendo altri alimenti secondo il vostro gusto personale.

Per chi invece volesse divertirsi in cucina, è possibile utilizzare la farina d’avena per preparare pane, focacce o biscotti, unendola anche ad altre farine, oppure utilizzarla per addensare creme e vellutate troppo liquide o per preparare un’ottima panatura.

Una buona alimentazione è amica della salute.