sabato, 14 Febbraio 2026

Ma cosa mangi?

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Gli alimenti non hanno più segreti: nella rubrica Ma cosa mangi la dott.ssa Fernanda Scala vi aiuta a scoprire cosa mangiate realmente

Olio di cocco: ecco come sceglierlo

Credits photo: www.blog.kiaoraviaggi.it

Per olio di cocco si intende quell’olio vegetale ricavato dai semi della pianta Cocos nucifera. L’estrazione deve essere il più naturale possibile in modo da conservare inalterate tutte le sue proprietà.

Durante la preparazione di questo olio gli involucri esterni della noce vengono rimossi e la polpa fatta essiccare per favorire l’eliminazione dell’acqua ed aumentare la quantità di olio.

Proprietà nutrizionali

Dal punto di vista nutrizionale l’olio di cocco contiene circa 862 calorie ogni 100gr di prodotto.

Costituito principalmente da grassi saturi quasi esclusivamente a catena media (circa il 92%), grassi monoinsaturi (circa il 6%), e grassi polinsaturi (circa il 2%).
È un olio privo di colesterolo, ricco di acidi saturi, antiossidanti, vitamina K ed E, ferro ed altri micronutrienti.

Sebbene il consumo di alimenti che contengono acidi grassi saturi sia noto come causa di malattie cardiovascolari e degenerative, bisogna evidenziare che nel caso dell’olio di cocco parliamo di acidi grassi principalmente a catena media. Questi infatti non solo non risultano essere dannosi per la salute, ma avrebbero un effetto protettivo nei confronti di queste malattie (come riportato in diversi articoli scientifici pubblicati dall’American Journal of Clinical Nutrition).

Questi acidi grassi saturi infatti rappresentano sia un’ottima fonte energetica per l’organismo, che è in grado di utilizzarli facilmente a livello epatico, sia consentono di innalzare i livelli di colesterolo buono (HDL) nel sangue.

L’olio di cocco presenta inoltre un interessante effetto termogenico, ovvero è in grado di innalzare il metabolismo contribuendo alla degradazione delle riserve lipidiche presenti, così come sembra che rinforzi il sistema immunitario.

L’assunzione di moderate dosi di questo olio sembrano inoltre prevenire alcune patologie ormonali, grazie alla capacità degli acidi grassi saturi di inibire l’attività di uno specifico enzima (la 5-alfa-reduttasi), che trasforma il testosterone in diidrotestosterone (DHT).
Il DHT sembra che giochi un ruolo nello sviluppo di alcune forme di iperplasia così come sembra che partecipi allo sviluppo dell’acne.

Allo stesso modo sembra esercitare un effetto benefico anche a livello dell’apparato digerente. Infatti non solo migliora la digestione, ma sembra svolgere anche un ruolo protettivo nei confronti di patologie correlate ad una eccessiva acidificazione dello stomaco.

Grazie alla presenza degli antiossidanti, l’olio di cocco può contribuire a combattere l’azione dei radicali liberi, riducendo quindi i processi di invecchiamento cellulare.

I diversi tipi di olio di cocco

In commercio sono presenti tante tipologie di olio di cocco, e non tutti sono uguali. La prima cosa quindi è prestare attenzione all’etichetta.

Le tipologie di olio di cocco che possiamo trovare sono principalmente le seguenti:
Olio di cocco puro, un olio naturale che non ha subito processi di pastorizzazione, fumigazione, idrogenazione.
Olio di cocco non raffinato, che insieme all’olio di cocco puro, è una forma naturale in cui questo non viene alterato e sottoposto a processi industriali specifici così come non contiene additivi. Presenta un aroma delicato e viene spesso indicato in etichetta come “olio di cocco Vergine”.
Olio di cocco raffinato, che viene ricavato attraverso vari processi di raffinazione tra cui lo sbiancamento e la deodorazione. Questi processi fanno perdere al prodotto il suo gusto ed aroma originale, dovuti ovviamente a proprietà specifiche, anch’esse quindi perse.
Olio di cocco biologico, dove la dicitura non fa riferimento alla metodologia produttiva utilizzata, bensì al metodo di coltivazione della materia prima, ovvero prodotto dalla noce di cocco derivata da coltivazioni biologiche.

Per poter sfruttare a pieno delle sue proprietà nutrizionali, è quindi fondamentale scegliere un olio di cocco di buona qualità, non idrogenato, non raffinato, e che non sia amalgamato e tagliato con altri oli vegetali.

Dove comprare e come conservare l’olio di cocco

L’olio di cocco non è reperire in tutti i negozi, è necessario rivolgersi a punti vendita specializzati e, preferibilmente, che ricavano il prodotto da agricolture biologhe certificate.
Per conservarlo bisogna ricordare che sotto i 20 gradi l’olio di cocco tende a indurire, prendendo la consistenza di un burro. In inverno quindi potrà essere conservato fuori dal frigo, purché in un luogo abbastanza fresco.
In estate è meglio conservarlo in frigorifero, per evitare che irrancidisca.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Carni rosse: tutto quello che c’è da sapere

Credits photo: www.abruzzo.tv

In questi giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un chiaro allarme nei confronti delle carni rosse lavorate, dichiarandole cancerogene.

Questa notizia ovviamente sta facendo molto discutere in queste ore, ma è fondamentale fare un po’ di chiarezza per non destare allarmismi eccessivi.

Prima di tutto è bene chiarire cosa si intende per carni rosse lavorate. All’interno di questa categoria rientrano tutti quei prodotti, a base di carne di manzo e di maiale, come hot dogs, carne in scatola, salsicce, insaccati etc., che sono state sottoposte ad un processo di trasformazione, quale può essere la fermentazione, la salatura, l’affumicazione, al fine di migliorarne la conservazione e di esaltarne il sapore.

Per questa tipologia di prodotti l’OMS parla di alimenti appartenenti al gruppo 1, ovvero quelle sostanze indicate come sicuramente cancerogene, al pari di altri prodotti come il fumo di sigaretta, l’amianto o l’arsenico.
Tutte le altre tipologie di carni rosse non lavorate, muscolo di vitello, di manzo, maiale, si parla invece di alimenti appartenenti al gruppo 2, ovvero sostanze considerate probabilmente cancerogene.

Il parere dell’esperto

L’allarmismo scaturito dalla notizia che la carne rossa lavorata sia cancerogena, è stato tale in quanto la valutazione arriva da un’importantissima organizzazione mondiale, l’OMS, ed in particolare dall’International Agency for Research on Cancer (IARC).

In realtà sono anni che i professionisti del settore, quali medici, nutrizionisti ed esperti, invitano la popolazione ad un consumo limitato e moderato di questi prodotti viste le problematiche associate ad un loro consumo frequente.
Un elevato ed eccessivo consumo di carni rosse infatti, a causa della loro composizione nutrizionale ricca in grassi, può determinare stati di ipercolesterolemia, trigliceridemia, nonché scatenare eventi infiammatori importanti all’interno del nostro organismo.
Inoltre negli ultimi anni studi clinici condotti evidenziano una correlazione tra insorgenza di tumore al colon, allo stomaco, e all’ intestinale, con un eccessivo consumo di carni lavorate.

Allo stesso modo gli stessi protocolli dietetici previsti nei soggetti affetti da neoplasie, messi appunto anche dal Dott.re Veronesi, oncologo vegetariano, prevedono la completa esclusione di carni conservate e lavorate, seguendo una dieta basata sul consumo di legumi, pesci magri, frutta e verdura.

Bisogna inoltre ricordare che la famosa e tanto amata dieta mediterranea, riconosciuta dalla comunità scientifica e patrimonio dell’UNESCO dal 2010, non prevede certo il consumo di salsicce, hotdog o carni in scatola, né di consumare giornalmente le carni rosse non lavorate, ma pone alla base della sua piramide alimentare il consumo di frutta, cereali, e legumi.
Se poi continuando a salire lungo questa figura geometrica, neanche la fascia successiva è rappresentata da manzi, vitelli, e maiali, bensì dal consumo di olio d’oliva, per poi proseguire con i formaggi magri, lo yogurt, ed ancora più su con il consumo di pesce, di uova e di carni bianche magre.
Dobbiamo arrivare in cima alla piramide per trovare le carni rosse, la cui frequenza di consumo consigliata è di una volta alla settimana, in quantità ridotte e soprattutto scegliendo tagli magri e non lavorati.

Del resto è stato osservato che anche una dieta basata su un eccessivo consumo di zuccheri raffinati non solo può comportare stati clinici gravi quali diabete, sindrome metabolica, insulino resistenza, steatosi epatica e malattie cardio circolatorie, ma sembrerebbe essere correlata anche all’insorgenza di neoplasie.

Sono anni ormai che gli studi epidemiologici hanno dimostrato che un’alimentazione ricca in grassi e proteine animali può favorire la comparsa di stati patologici, mentre una dieta ricca in vitamine, fibre, cereali integrali, legumi e verdure sembra avere un effetto protettivo.

Le valutazioni scientifiche riguardo il tema “carni rosse” sicuramente continueranno nei prossimi mesi, ma intanto non bisogna creare allarmismi inutili su temi che per di più sono ormai noti da sempre.
Piuttosto iniziamo a seguire una sana e corretta alimentazione, cambiando prima di tutto il nostro stile di vita.
Questo sì che è il modo migliore per prevenire l’insorgenza di neoplasie o di stati patologici gravi.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Ma cosa mangi: le calorie dei piatti di Natale

Credits photo: www.ilespollina.it

Il conto alla rovescia è iniziato: Natale è veramente alle porte e, tra tradizione e gusto, si iniziano a definire i piatti di Natale che saranno i protagonisti dei giorni di festa.

Sicuramente questi giorni non rappresentano il periodo ideale per seguire o iniziare una dieta ipocalorica, ma sappiamo quante calorie si nascondono nei piatti che porteremo in tavola?

Le calorie delle feste

Una stima veloce conta che ogni pranzo o cena delle festività apporti circa 2.000 – 2.500 Kcal che, per chi non avesse dimestichezza con questi numeri, corrispondono al fabbisogno medio di un uomo che pratica un’intensa attività sportiva.
Se si introducono 2.000 Kcal a pranzo e 2.000 Kcal a cena, moltiplicando questo andamento per cenoni della vigilia, pranzi di Natale e Santo Stefano e, considerando che l’attività fisica che potremo praticare durante i giorni festivi sarà quella di spostarci dalla tavola al divano, allora si comprende come questa stima calorica superi, e di molto, l’apporto energetico giornaliero richiesto.

Le tipiche portate di Natale

Ma allora, quante calorie si nascondono dietro le principali portate delle feste?

Partiamo dagli antipasti. Non considerando tradizioni specifiche regionali, mediamente i pasti delle festività si apriranno con:
Affettato di salumi misti, sott’oli e sott’aceti: 350 calorie per porzione
Prosciutto e mozzarella: 400 calorie per porzione
Tartine al salmone: 200 calorie per porzione
Cocktail di gamberi: 200 calorie per porzione

I primi piatti che troveremo maggiormente sulle nostre tavole saranno:
Tortellini o cappelletti di carne in brodo: 480 calorie per porzione
Tortellini alla panna: 592 calorie per porzione
Lasagne o pasta al forno: 680 calorie per porzione
Spaghetti alle vongole:410 calorie per porzione
Risotto ai frutti di mare: 550 calorie per porzione

A questi seguiranno i secondi tra cui i principali:
Bollito misto: 450 calorie per porzione
Cappone o tacchino ripieno: 600 calorie per 100g
Abbacchio: 444 calorie per porzione
Arrosto di arista: 335 calorie per porzione
Mostarda: 180 calorie per 100g
Frittura mista di pesce: 395 calorie per porzione
Baccalà fritto: 400 calorie per porzione
Pesce di mare al forno con patate: 475 calorie per porzione

Per poi arrivare al momento più dolce:
Panettone: 333 calorie per 100g di prodotto
Pandoro: 450 calorie per 100g di prodotto
Pandolce: 565 calorie
Torrone: 500 calorie per 100g di prodotto
Struffoli: 470 calorie per 100g di prodotto
Mostaccioli:434 calorie per 100g di prodotto
Tronchetto di Natale:420 calorie per 100g di prodotto

Ma in realtà con i dolci non è ancora finita perché ecco che arriva, sulle tavole di tutte le regioni italiane, la frutta secca un modo, non proprio leggero, per concludere un ricco pasto:
Fichi secchi: 270 calorie per 100g di prodotto
Datteri: 300 calorie per 100g di prodotto
Noci: 660 calorie per 100g di prodotto
Mandorle: 575 calorie per 100g di prodotto
Arachidi tostate: 610 calorie per 100g di prodotto

Il tutto accompagnato da qualche bicchiere di vino e da qualche bollicina di buon augurio:
Vino bianco da pasto: 70 calorie per bicchiere
Vino rosso da pasto: 70 calorie per bicchiere
Vino + 14 gradi: 77 calorie per bicchiere
Spumante: 95 calorie per bicchiere

In preda ai sensi di colpa? Ovviamente no.
Se non esageriamo possiamo non rinunciare al gusto evitando di ritrovarci poi con tanti chili di troppo da smaltire dopo le feste.

Buon Natale

Una buona alimentazione è amica della salute.

Ma cosa mangi: il sushi, solo tendenza o anche salute?

Credits photo http://tw.gigacircle.com/768090-1

All’intramontabile pizza del sabato sera si è affiancata l’abitudine del sushi.
Ma è solo una tendenza,o fa anche bene alla salute e alla forma fisica?

L’ingrediente base è il riso, cereale estremamente digeribile e dal basso contenuto calorico, solitamente accompagnato da pesce, crudo o cotto, e verdure cotte al vapore.
In particolare il pesce, ricco in omega 3, rende questa pietanza un naturale elisir di giovinezza che fa bene al nostro cuore e alle arterie. Condimenti come oli e grassi sono sostituiti dall’aceto di riso e dalla soia che, oltre ad avere proprietà antibatteriche, antiossidanti e depurative, ci aiutano a ridurre le calorie introdotte con il pasto, alleggerendo quindi anche l’ago della bilancia.

Il wasabi, la tipica salsa verde che accompagna il sushi ottenuto dalla radice del rafano, una pianta erbacea, è un alimento ricco in vitamina C e dall’importante azione digestiva, così come le alghe marine, e nello specifico l’alga nori, rappresentano un concentrato naturale di sali minerali e vitamine del gruppo A, B e C, un vero toccasana per il benessere del nostro organismo.

È un alimento dal basso contenuto calorico. Infatti una porzione media costituita da circa 30gr di riso con un ripieno di salmone o tonno, mediamente 4-5 “quadratini” o “palline”, contiene in media dalle 150Kcal alle 190 Kcal. Considerando inoltre che il suo contenuto viene generalmente o cotto al vapore o impiegato crudo, ci permette di ridurre anche la quantità di oli e di grassi impiegati durante la cottura.
Ma attenzione ai crostacei ed ai molluschi: infatti sebbene abbiano un basso contenuto in grassi presentano un consistente contenuto in colesterolo.

Quindi sì alla tendenza, ma occhio anche alla salute. Oltre ad essere un alimento intrigante e per molti delizioso, è sicuramente un prodotto naturale, equilibrato, sano, leggero e saziante. Del resto sarà un caso che l’aspettativa media di vita dei giapponesi è la più elevata al mondo?

Una buona alimentazione è amica della salute.