domenica, 24 Maggio 2026

Ma cosa mangi?

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Gli alimenti non hanno più segreti: nella rubrica Ma cosa mangi la dott.ssa Fernanda Scala vi aiuta a scoprire cosa mangiate realmente

Dieta e luoghi comuni: ecco i più diffusi

Credits photo: www.esseredonnaonline.it

“Per dimagrire è necessario saltare un pasto” oppure “Il caffè amaro accelera il metabolismo” ed ancora “Per perdere peso non bisogna mangiare la pasta”, questi e tanti altri ancora i luoghi comuni e le convinzioni più diffuse tra tutti coloro che vogliono perdere qualche chilo di troppo.

Non sempre però le informazioni che riceviamo e che leggiamo sono corrette, rischiando solo di non riuscire ad ottenere il risultato tanto atteso mettendo, in molti casi, a grave rischio la nostra salute e benessere.

Saltare un pasto fa dimagrire

Maggiormente utilizzata da chi lavora fuori casa, saltare un pasto, solitamente il pranzo, per riuscire a perdere qualche chilo di troppo è sicuramente il luogo comune maggiormente diffuso.
In realtà è un’abitudine completamente sbagliata in quanto il rischio non è solo quello di arrivare al pasto successivo estremamente affamati, con il rischio di introdurre un elevato quantitativo di cibo, ma soprattutto perché l’organismo và in ipoglicemia.

L’ipoglicemia è una condizione in cui il livello di zucchero nel sangue è estremamente basso. In queste condizioni il surrene inizia a rilasciare cortisolo, un ormone noto anche come ormone dello stress, la cui azione principale è quella di indurre un aumento di glicemia, e quindi di zucchero. Non trovando energia disponibile in circolo il cortisolo agirà a livello dei tessuti muscolari, attingendo alle sue fonti di glicogeno.
Il risultato? Una riduzione della massa e della tonicità muscolare. Attenzione quindi: la perdita di peso che potrete osservare non è dovuta ad una riduzione della massa grassa, ma bensì a quella magra, i muscoli appunto.

Il caffè amaro accelera il metabolismo

È ben noto come la caffeina, sostanza appartenente agli alcaloidi, sia in grado di influenzare numerose reazioni biologiche all’interno del nostro organismo. In particolare questa è in grado di interagire con recettori specifici che regolano la funzionalità del sistema nervoso, cardiovascolare ed endocrino.
Proprio per mezzo di queste interazioni, verranno innescate delle specifiche reazioni a catena, con produzione di specifiche sostanze, come ad esempio l’adrenalina, in grado di favorire un leggero innalzamento del metabolismo basale dell’organismo.

Che il caffè sia dolce o amaro è irrilevante in quanto questo non avrà alcun effetto addizionale sui meccanismi innescati dalla caffeina. È importante invece non assumere dosi eccessive di zuccheri se si vuole perdere peso, e prestare particolare attenzione se si è affetti da obesità e diabete.
Attenzione: la dose massima giornaliera raccomandata di caffeina corrisponde a tre caffè al giorno, per evitare spiacevoli conseguenze sulla nostra salute, quali tachicardia, nervosismo o reflusso gastro esofageo.

Per perdere peso non bisogna mangiare la pasta

I cereali rappresentano la base della dieta mediterranea, in quanto sono una preziosa fonte energetica.
Escluderli dalla dieta quotidiana pensando di perdere peso è sicuramente una scelta alimentare non corretta, in quanto l’organismo dovrà attingere da altre fonti, epatica e muscolare, per poter ricavare l’energia necessaria.
No quindi ad escluderli, si a scegliere quelli giusti, preferendo il prodotto integrale a quello raffinato, imparando a consumarli nelle giuste quantità, ed impiegando corrette metodologie di cottura.
Il consiglio: proviamo ad introdurre nella dieta anche altri cereali, quali il farro e l’orzo, entrambi ricchi di interessanti proprietà nutrizionali e con un ottimo contenuto in fibre.

Gli alimenti che fanno dimagrire sono quelli che contengono poche calorie

Quando si vuole perdere peso spesso si scelgono gli alimenti che contengono il minore quantitativo calorico.
Mai affermazione fu più scorretta. Le calorie non sono tutto.
Per poter perdere peso bisogna dare maggiore importanza ai componenti presenti all’interno del prodotto, al suo quantitativo in glucidi, grassi e proteine.
Spesso, ad esempio, si ritiene che le barrette a base di cereali, con mediamente 90 kcal a barretta, rappresentino la scelta ideale per uno snack leggero. In realtà, se si analizza il suo contenuto nutrizionale, si resterà abbastanza sorpresi nello scoprire che queste sono composte principalmente da zuccheri (più del 50%), e principalmente sciroppo di glucosio, che normalmente devono essere limitati se si vuole ridurre il girovita.
Uno snack che potrebbe andar bene per chi pratica un’intensa attività sportiva e non se la si consuma comodamente seduti alla propria scrivania.

Il pane integrale non fa ingrassare

Assolutamente falso. Il pane integrale presenta all’incirca lo stesso quantitativo calorico del pane comune.
L’unica differenza risiede nel maggiore quantitativo di fibre in esso contenuto, in grado di esercitare un effetto benefico a livello intestinale, favorendo inoltre l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi.
Se si vuole perdere peso sarà comunque necessario valutare la corretta quota glucidica necessaria, sia essa rappresentata da un prodotto integrale o non.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Diete low-carb: tutto quello che c’è da sapere

Credits photo: www.greenstyle.it

“Toglieteci tutto ma non la pasta” non è lo spot di una nuova marca di pasta, bensì l’opinione degli italiani in seguito ad un sondaggio effettuato nei confronti delle diete low-carb, quei regimi dietetici che bandiscono appunto il consumo di questo genere alimentare.

Chiamate anche iperproteiche, si sono diffuse tantissimo negli ultimi anni, complici anche famosi esponenti del mondo dello spettacolo che si affidavano a questi schemi per ritornare al proprio peso forma.
Dieta a Zona, Dukan e Paleolitica, queste le maggiori rappresentanti che abolendo completamente il consumo di cereali e grano dall’alimentazione quotidiana garantiscono risultati veloci e sorprendenti.

Diete low carb: perché fanno male

Le diete low-carb sostengono che ridurre drasticamente il quantitativo di carboidrati nella dieta quotidiana, avrebbe importanti benefici sulla salute riducendo la possibilità di contrarre malattie quali l’insulino resistenza, il diabete, malattie cardiovascolari, il sovrappeso e l’obesità, favorendo inoltre la perdita del peso corporeo.

In realtà le diete iperproteiche comportano importanti complicazioni a livello fisiologico.

I carboidrati infatti vengono utilizzati dal nostro organismo in numerosi metabolismi biologici e, prima di tutto, per ricavare l’energia necessaria per sostenere importanti funzioni vitali.
Quando questi non vengono più assunti per via alimentare, iniziano ad essere utilizzate le riserve epatiche per garantire il glucosio, e quindi l’energia necessaria.
Quando anche queste si saranno esaurite allora verrà innescato un vero e proprio meccanismo di emergenza, noto come gluconeogenesi, in cui il glucosio verrà prodotto partendo dagli aminoacidi contenuti nel tessuto muscolare. A lungo andare il risultato sarò quindi non una perdita del tessuto adiposo, la massa grassa, ma bensì una riduzione della massa muscolare.

La gluconogenesi inoltre comporterà a livello epatico la produzione di corpi chetonici, piccoli composti di natura lipidica normalmente presenti in basse quantità nel sangue, che verranno utilizzati da altri tessuti quali il tessuto cardiaco e quello muscolo scheletrico per produrre energia.
Un’eccessiva produzione di corpi chetonici può comportare numerosi rischi per la salute tra cui la diminuzione del pH del sangue, sviluppando una condizione patologica chiamata acidosi, aritmia cardiaca e danni a livello renale.

Inoltre le diete low-carb apportano troppi grassi e proteine di origine animale, limitando il consumo di frutta e verdura e comportando importanti carenze nutrizionali.

Seguire una dieta low-carb per un periodo limitato di tempo solo per riuscire a perdere i chili di troppo? Assolutamente falso.
Queste diete infatti portano spesso solo all’effetto “yo-yo”, siccome si tenderà a riacquistare velocemente il peso perduto se non anche qualche in chilo in più.

Carboidrati sì, ma quelli giusti

A differenza di quanto si possa pensare i carboidrati non sono solo presenti nei cereali e nei prodotti che derivano dal grano, ma sono tanti gli alimenti e le bevande che li contengono. Le stesse aziende alimentari nei loro processi produttivi aggiungono ad esempio zuccheri, e quindi carboidrati, per conferire maggiore croccantezza, sapore e ridurre la deperibilità degli stessi.

Sicuramente ridurre l’apporto di zuccheri nella dieta quotidiana, e quindi saper prima di tutto scegliere quali alimenti acquistare, è di fondamentale importanza per ridurre l’insorgenza del sovrappeso e dell’obesità, ma non tutti i carboidrati sono uguali e non tutti devono essere eliminati dalla dieta.

Sì quindi ad una dieta equilibrata e soprattutto variegata, inserendo le giuste quote di zuccheri e carboidrati, rappresentati principalmente dai cereali quali pasta, riso, grano, farro, orzo, kamut, segale nonché da frutta e verdura.
Il consiglio in più? Imparare a scegliere e preferire i cereali integrali, in modo da fornire non solo il giusto apporto energetico, ma anche un’ottima fonte di fibre per il benessere del nostro organismo.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Semi di chia: cosa sono e come utilizzarli

Credits photo: www.viverezen.org

Ricavati dalla specie vegetale Salvia hispanica, nativa del Guatemala e del Messico centrale e meridionale, i semi di chia sono molto diffusi ed utilizzati nel Sud America ed in Europa.
Insieme ai semi di sesamo, rappresentano una delle maggiori fonti vegetali di calcio.

Questi semi costituiscono, dal punto di vista nutrizionale, un concentrato vitaminico, in quanto molto ricchi di vitamine A, B e C, B6 e B12, ed acidi grassi essenziali come Omega 3 e Omega 6, considerati indispensabili per assimilare le vitamine liposolubili.
In particolare, il livello di Omega 3 è otto volte superiore rispetto a quello contenuto nel salmone.
Sono inoltre ricchi di vitamina C e sali minerali quali ferro e potassio, e naturalmente ricchi in amminoacidi, tra cui metionina, cisteina e lisina, ed in antiossidanti.

Sebbene le loro preziose proprietà benefiche fossero note già da tempo, è solo negli ultimi anni che questi semi stanno entrando a far parte sempre di più della nostra alimentazione.

Proprietà benefiche

Dal punto di vista calorico, i semi di chia rappresentano un alimento dall’elevato valore energetico.
100 grammi di prodotto forniscono infatti circa 486 calorie, 16,5 grammi di proteine, 34,4 grammi di fibra, 42,1 grammi di carboidrati, e 30,7 grammi di acidi grassi. Sono privi di colesterolo e zuccheri semplici.

Grazie proprio ai suoi preziosi nutrienti, i semi di chia sembrano mostrare interessanti proprietà benefiche.
Sembra infatti che questi giochino un ruolo interessante nel controllare i livelli glicemici, esplicando un benefico effetto anche a livello cardiovascolare.
Inoltre il buon contenuto amminoacidico, vitaminico ed in sali minerali sembra fornire a tutto l’organismo un ottimo fabbisogno energetico, rinforzando il sistema nervoso e la capacità di concentrazione, e contribuendo alla diminuzione dell’ansia.

Consumare semi di chia consente di mantenere sotto controllo i valori ematici di colesterolo e trigliceridi, riducendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Anche a livello intestinale possono esplicare un’azione benefica migliorandone il funzionamento. Infatti se i semi di chia vengono lasciati in ammollo in acqua a temperatura ambiente, assorbono l’acqua e sprigionano un gel benefico. Questo gel può essere consumato la mattina, prima della colazione, per favorire le attività intestinali.

Presentano inoltre un potente effetto antinfiammatorio ed essendo privi di glutine possono essere tranquillamente consumati anche da coloro che soffrono di celiachia.

Come utilizzare i semi di chia

Piccoli, dal sapore delicato e croccanti, i semi di chia possono essere utilizzati per tantissime preparazioni. È possibile utilizzarli già dalla prima colazione aggiungendoli a dei cereali integrali oppure come snack spezza fame ed estremamente energetico durante la giornata.

Inoltre possono essere utilizzati come condimento per numerosi piatti tra cui insalate, pasta, riso, orzo, farro, miglio, quinoa, legumi, zuppe, minestre oppure essere aggiunti a frullati di verdura o di frutta, o ancora per insaporire piatti dolci quali macedonie, o plum-cake e dolci preferibilmente a cottura ultimata. Inoltre possono essere utilizzati anche come ingredienti per la preparazione del pane integrale casalingo.

Siccome non tendono ad irrancidire, possono essere conservati anche per anni in dispensa all’interno di un contenitore ben chiuso.

Una buona alimentazione è amica della salute.

In forma con la dieta alcalina

Credits photo: www.curarsialnaturale.it

Ideata dallo statunitense Robert Young, la dieta alcalina si basa sul principio di mantenere bassi i livelli di sostanze acide nel sangue.
Il pH del sangue sarebbe infatti correlato al bilancio delle sostanze acide e basiche correlate anche dalle sostanze che introduciamo per via alimentare.

Per Robert Young è fondamentale ridurre e limitare, a livello alimentare, l’introduzione di specifici nutrienti che contribuirebbero ad acidificare il sangue, identificato come principale causa del sovrappeso, dell’insorgenza di malattie quali ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari, neoplasie, nonché della ritenzione idrica.

Il regime alimentare è stato testato da diverse star come Kate Hudson ed Elle Macpherson e, abbinato ad uno specifico programma di allenamento brasiliano, promette di ottenere un corpo muscoloso, magro e tonico.

Quali sono quindi gli alimenti concessi e quelli da escludere?

Gli alimenti concessi: cosa mangiare

Via libera a tutti quegli alimenti che presentano un pH alcalino quali verdura come sedano, carote, crucifere quali broccoli e cavolfiori, spinaci e zucca.
Perfetta anche la frutta tra cui gli agrumi, arancia e pompelmo, banana, pera, uva, mango, avocado, fragole e ciliegie.
Per quanto riguarda la quota proteica va bene assumere sia la quota animale derivante dal pesce come il tonno, la spigola ed il salmone, sia quella di origine vegetale derivate principalmente dai legumi quali ceci, fagioli, piselli e lenticchie.

Punto cardine della dieta è l’acqua. Young suggerisce di consumarne almeno 2 litri al giorno, meglio se depurata ed alaclinizzata, ovvero il cui pH finale risulti essere uguale o superiore a 9.5. Ottimo anche il thè verde, o delle tisane depurative.

Per Young tutti questi alimenti devono costituire circa il 70-80% del fabbisogno energetico quotidiano.
Queste indicazioni alimentari associate ad uno stile di vita sano che preveda una moderata attività fisica ed un corretto riposo notturno, almeno 8 ore, rappresenterebbero la strategia vincente per mantenersi in forma ed in salute.

Gli alimenti vietati: cosa limitare

Nella lista nera compaiono principalmente la carne, le uova, formaggi e latticini, il pomodoro, la frutta secca, il cioccolato e tutti gli zuccheri raffinati.

Limitazione anche per il pane, tutti i prodotti da forno preparati con farine raffinate, dolci, bibite zuccherate.
Seguono i cereali raffinati (riso, orzo, farro etc) che vanno sostituiti con piccole porzioni delle loro alternative integrali. L’unico cereale non acidificante è il miglio, da mangiare a volontà.

Tutti questi alimenti sono definiti acidificanti, e quindi potenzialmente dannosi per il nostro organismo in quanto determinerebbero un’acidificazione del sangue.

Alcune considerazioni

Come tutti i regimi alimentari che prevedono l’esclusione di alcuni alimenti, anche la dieta alcanina presenta vantaggi e svantaggi.

Sicuramente è da valutare positivamente l’elevato apporto di fibre introdotte con la dieta visto l’elevato consumo di verdure, il corretto quantitativo di acqua e la necessità di praticare una moderata attività fisica ogni giorno.

Dall’altra parte invece resta pur sempre un regime alimentare abbastanza restrittivo in cui la riduzione o la completa assenza di determinati nutrienti potrebbe comportare sindromi carenziali.
Inoltre non sono disponibili evidenze e dati scientifici che confermino i benefici sulla nostra salute e la riduzione dell’incidenza di diverse malattie come affermato da Young.

Allo stesso modo le variazioni del pH sanguigno sostenute da questa metodologia restano del tutto aleatorie in quanto non supportate da pubblicazioni e studi di carattere scientifico.
Se davvero riuscissimo ad alcalinizzare il nostro pH, andremmo in alcalosi metabolica, una situazione che accade in alcune malattie e che richiede un immediato intervento medico, perché può essere potenzialmente mortale.

Gli alimenti sono dei preziosi alleati per il nostro benessere e per il mantenimento del nostro stato di salute ma ogni regime alimentare deve essere valutato e studiato in base alle specifiche necessità e condizioni cliniche del soggetto in esame.

La stessa dieta alcalina se non valutata in base allo stato di salute del soggetto può comportare seri rischi per la salute. Infatti mentre da una parte la riduzione di alimenti ricchi in acido urico ed ossalati di calcio potrebbe essere benefico nei soggetti affetti da iperuricemia, o gotta, dall’altra parte l’elevato apporto di potassio potrebbe essere dannoso nei soggetti ipertesi o affetti da disfunzioni renali.

Attualmente non esiste un regime alimentare in grado di assicurare e favorire il benessere fisico, clinico e mentale di tutti gli individui, ma esistono alimenti preziosi che, se abbinati in maniera corretta, bilanciata ed in base alle specifiche esigenze individuali, possono essere importanti alleati della nostra salute.

Una buona alimentazione è amica della salute.