martedì, 9 Dicembre 2025

Ma cosa mangi?

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Gli alimenti non hanno più segreti: nella rubrica Ma cosa mangi la dott.ssa Fernanda Scala vi aiuta a scoprire cosa mangiate realmente

Tisanoreica: meno 8 chili in un mese

Credits photo:www.elle.it

Ideata da Gianluca Mech la tisanoreica è una delle diete del momento.
Definita “ipoglucidica, normoproteica e ipocalorica”, promette di far dimagrire velocemente, con gusto e senza patire la fame, grazie alla sinergia tra prodotti specifici e alimenti di uso quotidiano.

Come funziona

La dieta va seguita per un minimo di 20 giorni fino ad un massimo di 40, promettendo di perdere fino ad 8 chili attraverso un piano alimentare specifico basato sul consumo di specifiche erbe officinali ed aminoacidi, un bassissimo contenuto in carboidrati ed un elevato quantitativo di proteine e grassi.

Il principio principale su cui si basa questo regime dietetico è quello della chetogenesi, un processo biologico attraverso il quale il nostro organismo produce corpi chetonici, ovvero degli elementi derivanti dall’ossidazione dei grassi presenti per ricavare l’energia necessaria al funzionamento dell’intero organismo. Il processo si innesca quando zuccheri e carboidrati vengono ridotti nella dieta affinché il corpo, per produrre l‘energia necessaria, vada ad utilizzare le riserve di grasso depositate.

Per poter seguire la dieta è necessario sostituire diversi alimenti con porzioni di preparati che si “ispirano” agli alimenti reali, e che permettono di ottenere bevande dai gusti più disparati: cappuccino, yogurt, zuppe, omelette.
L’utilizzo di specifici preparati idrosolubili a base di fitoestratti vanno a revocare il gusto dei cibi, limitando quindi il peso del “non poter magiare” determinati alimenti.

Queste pietanze tisanoreica sono indicate con il nome PAT, ovvero Porzione Alimentare Tisanoreica, che contengono principalmente proteine e fitoestratti derivanti da diverse piante quali il carciofo, ananas, tarassaco e finocchio.
Accanto alle PAT, il programma prevede l’utilizzo dei decotti, gli estratti Decottopirici, rappresentati da estratti naturali ricavati attraverso la decottoterapia utilizzando unicamente acqua. I decotti presentano azioni differenti, diuretica, depurativa, tonica, a seconda delle specifiche esigenze riscontrate nel soggetto in esame.

Il regime alimentare è sconsigliato in caso di gravidanza, per i bambini ed i ragazzi in età di sviluppo, e per tutti quei soggetti che soffrono di malattie cardio vascolari, epatici e nei soggetti diabetici.

Le fasi

Il programma alimentare è articolato in due fasi: la fase intensiva e la fase di stabilizzazione.
La fase intensiva è caratterizzata dalla completa esclusione dei carboidrati, consumando quattro pietanze tisanoreica. Durante questa fase è quindi possibile utilizzare solo gli alimenti Tisanoreica, pesce, carne e verdure.

La fase di stabilizzazione prevede invece la graduale reintroduzione dei carboidrati, principalmente integrali, associati a due pietanze tisanoreica.

Terminato il protocollo alimentare si entra nella fase di mantenimento dove si consiglia di continuare a seguire un’alimentazione sana e leggera, scegliendo attentamente gli ingredienti da utilizzare e continuando a consumare anche dei pasti tisanoreica.

Tisanoreica sì, tisanoreica no

Fin dall’inizio la comunità scientifica si è mostrata abbastanza scettica nei confronti di questa nuova tipologia di alimentazione.
Sebbene permetta di perdere peso durante la prima fase, i dubbi sono principalmente dovuti alla completa esclusione di alcuni alimenti dalla dieta, lasciando spazio a pasti sostitutivi che ben si allontanano dai cibi tradizionali, e che sono oltretutto ricchi di aromi e coloranti artificiali.
Inoltre non bisogna dimenticare che un uso eccessivo di proteine, non accompagnato da una corretta quota di carboidrati, può provocare importanti stati di affaticamento a livello epatico e renale.

Vale veramente la pena scegliere di sostituire ed escludere completamente alcuni alimenti solo per perdere peso in tempi brevi quando, seguendo un’alimentazione completa, variegata, ben bilanciata, e composta da alimenti veri, è possibile ottenere gli stessi risultati basandosi unicamente sul metodo della costanza e della pazienza?

Una buona alimentazione è amica della salute.

Caldo torrido: ecco la dieta giusta

Credits photo: www.salute.pourfemme.it

Ipotensione, afa, spossatezza, ritenzione idrica e gambe pesanti: durante la stagione estiva impostare una corretta dieta è di fondamentale importanza per garantire il benessere del nostro organismo.
Proprio per questo motivo conoscere quali sono i cibi da preferire e quelli da evitare è di fondamentale importanza per affrontare con la giusta grinta ed energia le calde giornate estive.

Gli alimenti da preferire

Via libera a frutta e verdura. Ricche di sostanze nutritive ed acqua, rappresentano un ottimo alimento rinfrescante che non deve mai mancare nelle giornate afose.
L’ottimo apporto in acqua e sali minerali infatti aiuta a riequilibrare il bilancio idrico del nostro organismo, contrastando l’afa e la ritenzione idrica.
La dose giornaliera raccomandata è quella di 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura, preferendola cruda e di stagione.
Ottimi anche i frullati ed i centrifugati, naturali elisir di giovinezza e benessere grazie ad un elevato quantitativo di sostanze antiossidanti contenute in questi alimenti.
Non solo ci sentiremo più idratati e leggeri, ma anche la nostra pelle acquisterà colore e luminosità.

Bene anche le fonti proteiche, sia animali che vegetali, l’importante è che siano light, quindi alimenti ad elevata digeribilità come i legumi, il pesce, le carni bianche o le uova, preferendo modalità di cottura leggere, e limitando l’utilizzo di condimenti.

Ovviamente mai far mancare il tanto consigliato litro e mezzo di acqua al giorno, per contrastare la disidratazione e la ritenzione idrica.

Consigliato inoltre consumare almeno 5 piccoli pasti al giorno, invece delle classiche ed abbondanti portate dei pasti principali invernali. Scegliere insalatone, verdure fresche, macedonie, centrifugati e formaggi light porteranno colore e salute in tavola.

Gli alimenti da evitare

No ad alimenti troppo ricchi ed elaborati, che richiedono processi digestivi lunghi e complessi. Insaccati, salse da condimento, alimenti fritti e formaggi sono tutti alimenti poco indicati durante la stagione estiva.

Limitiamo inoltre il consumo di sale in quanto favorisce la ritenzione idrica facendoci sentire gonfi come dei palloncini.

Anche le bevande gassate e/o zuccherate, a base di cola o di the andrebbero limitate in quanto, sebbene all’inizio sembrano dissetare e rinfrescare, vanno a peggiorare l’idratazione del nostro organismo favorendo la diuresi dato il loro elevato contenuto in zucchero e/o sostanze eccitanti.
Un’alternativa più salutare e dissetante alle bibite zuccherate è rappresentata dai succhi vegetali, succhi di frutta 100% o infusi alla menta.

Attenzione anche ai superalcolici soprattutto nelle ore più calde della giornata, in quanto possono favorire la dispersione del calore corporeo disidratando.

Gli alimenti da consumare con moderazione

Sebbene il gelato rappresenti l’alimento simbolo dell’estate, questo deve essere ugualmente consumato con moderazione.
Che sia a base di frutta o di creme l’elevato apporto in zuccheri ed in grassi non lo rendono un alimento che può essere consumato giornalmente. Meglio sceglierlo su base saltuaria, alternandolo a yogurt e macedonie di frutta, optando per una piccola porzione da consumare come merenda.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Ma cosa mangi: le patatine fritte fanno davvero male?

Credits photo: www.2night.it

C’è chi lo chiama “street food”, chi semplicemente cibo da strada, fatto sta che i locali che preparano questa tipologia di cibo rappresentano la tendenza del momento.

Ok nulla di nuovo, sappiamo benissimo che la frittura non è una metodologia di cottura appropriata per una dieta sana ed equilibrata, ma sappiamo effettivamente cosa stiamo mangiando?
Se valutiamo le proprietà nutrizionali 100gr di patatine fritte contengono circa il 48% di carboidrati, il 4% di proteine ed il 48% di grassi, per un valore calorico pari a circa 315 Kcal, l’equivalente di un abbondante piatto di pasta, valore in grado di crescere rapidamente se iniziamo ad aggiungere “qualche” salsa.

Ma le calorie non sono l’unico problema. Se valutiamo gli olii in cui le patatine vengono fritte, nella maggior parte dei casi si tratta di oli di girasole, arachidi, riso o colza, grassi vegetali privi di Omega 3 che, durante la frittura, sviluppano radicali carboniosi pericolosi per la salute dell’organismo. Del resto, per quanto gli slogan dei punti vendita decantino unicamente l’impiego di prodotti di ottima qualità, solo tra le mura domestiche è ipotizzabile il reale impiego di olio d’oliva per la frittura.

Non trascurabile è anche la tipologia di prodotto. Fresco, tagliato a mano e fritto all’istante, questo lo slogan principale che rende felici i consumatori che continuano ad accalcarsi fuori ai locali. Nella maggior parte dei casi si tratta invece di un prodotto surgelato, ovvero già precotto in oli di dubbia provenienza.

L’abitudine, cattiva, di consumare cibo in strada fa perdere la percezione di quello che si mangia e di quanto si mangia, che rappresentano dei pericolosi fattori di rischio per l’insorgenza del sovrappeso, dell’obesità e del diabete giovanile, favorendo inoltre la diffusione di una cultura alimentare che ben si allontana dalla nostra dieta mediterranea.

Ma a questo punto se proprio non dobbiamo dar “peso” alle calorie ed ai valori nutrizionali, noi italiani che nel mondo rappresentiamo l’icona dell’alimentazione sana ed equilibrata non potevamo portare in strada i nostri prodotti locali?

Del resto una porzione di di pasta è indubbiamente più salutare di una porzione di patatine fritte.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Etichette nutrizionali: ecco come leggerle

Credits photo: www.vivodibenessere.it

L’Unione europea (UE) ha definito specifiche norme relative all’etichettatura dei prodotti alimentari, al fine di aiutare i consumatori ad effettuare acquisti in maniera consapevole.

In particolare l’etichetta nutrizionale, che riporta appunto i valori nutrizionali di ogni alimento, è un parametro facoltativo selettivo, obbligatorio solo per quei prodotti pre-confezionati. Sono esenti da tale obbligo invece i prodotti confezionati in maniera artigianale, o preparati direttamente dal punto vendita che li commercializza.
La maggior parte dei prodotti commercializzanti infatti presentano sulla loro confezione un riquadro nutrizionale più o meno dettagliato, al fine di fornire informazioni utili al consumatore circa l’alimento proposto.

Il modello più diffuso, è quello semplificato in cui vengono citati valore energetico, proteine, carboidrati, di cui zuccheri, grassi, di cui grassi saturi e sale e non più sodio come riportato precedentemente. Tale modello diventerà obbligatorio da Dicembre 2016.

Altre marche invece offrono uno schema esteso in cui vi è un’ulteriore differenziazione dei carboidrati (in amidi, zuccheri e polialcoli), dei grassi (Saturi, polinsaturi, colesterolo, monoinsaturi), indicazione del contenuto vitaminico, della fibra alimentare, e dei minerali presenti.
Solitamente vitamine e minerali andrebbero indicati solo se presenti in quantità significative.

Le voci dell’etichetta nutrizionale

Nella maggior parte dei casi i consumatori tendono ad acquistare gli alimenti spinti soprattutto dal confezionamento proposto dalle aziende produttrici.

Slogan attraenti e bassi contenuti calorici sono le leve principali utilizzate per attrarre l’attenzione, ma non sempre ci chiediamo se effettivamente dietro a quello che può apparire “uno spuntino corretto”, “un alimento ideale per la prima colazione”, “uno spezza fame ipocalorico” si nasconde effettivamente un prodotto dal corretto contenuto nutrizionale.

Solitamente i valori nutrizionali riportati (valore energetico in Kcal, carboidrati, grassi, proteine, vitamine, fibra et) fanno riferimento a 100gr di prodotto.
Spesso nell’etichetta nutrizionale possono essere specificati anche i valori per porzione o per singola unità di prodotto.

La prima voce di solito riportata è il valore energetico, misurato in kcal (chilocaloria) che rappresenta la quantità di calore necessaria per portare la temperatura di 1 Kg di acqua distillata da 14,5°C a 15,5°C.
Il valore energetico di un alimento consente di capire se si tratta di un cibo ipo- o iper-calorico, ovvero quanta energia verrà ottenuta consumando quello specifico alimento.
Attenzione: bisogna ricordare infatti che le calorie non sono tutto.
Infatti se stiamo seguendo una dieta ipocalorica al fine di un calo ponderale di peso, 99 Kcal di soli zuccheri non rappresenteranno una scelta corretta, dal punto di vista nutrizionale, per la specifica condizione.

La voce successiva che ritroviamo in etichetta è quella dei grassi, includendo sia quelli buoni (monoinsaturi, polinsaturi, omega 3), sia quelli cattivi (trans, saturi sia di origine vegetale che animale).
Solitamente non vengono riportate tutte le frazioni, ma vengono specificati quelli saturi, ovvero quei grassi che è bene consumare con moderazione in quanto possono essere pericolosi per la nostra salute.

Molta attenzione inoltre a tutte quelle diciture che indicano l’alimento come privo di colesterolo.
Se infatti il prodotto è ricco in acidi grassi trans e saturi, a quel punto il fatto che sia privo di colesterolo conta ben poco. Allo stesso modo sostituire i grassi di origine animale, ricchi in colesterolo, con grassi vegetali idrogenati, non renderà sicuramente più salutare quel prodotto, anzi lo peggiorerà ulteriormente.

Altra voce riportata è quella dei carboidrati, per i quali è obbligatorio specificare la quota rappresentata dagli zuccheri.
In una dieta ben equilibrata i carboidrati sono fondamentali, in quanto rappresentano un’ottima fonte energetica da cui il nostro organismo attinge per sopperire a tutti i suoi complessi metabolismi.

Allo stesso modo però è bene ricordare che se la quota di carboidrati assunti non viene bruciata correttamente (mancanza di attività fisica, dismetabolismi specifici), una volta che le riserve energetiche saranno state saturate, i carboidrati assunti in eccesso verranno convertiti in riserve lipidiche (grasso).
Attenzione soprattutto agli zuccheri. Un consumo eccessivo di alimenti ricchi in zuccheri rappresenta la causa principale del sovrappeso e dell’obesità.

Ai carboidrati seguono le proteine, la cui funzione fondamentale è quella di rifornire l’organismo degli aminoacidi necessari per garantire tantissimi processi cellulari.
È inoltre importante ricordare che i nostri muscoli sono costituiti anche da proteine.
Un’alimentazione ben equilibrata dovrebbe quindi garantire una quota di proteine pari ad almeno il -20% dell’apporto calorico giornaliero.

Spesso nelle etichette ritroviamo anche la voce fibra alimentare. Assicurare la giusta quantità di fibra alimentare attraverso la dieta è di fondamentale importanza in quanto aiuta a prevenire alcune forme di neoplasie a carico dell’apparato intestinale, aiuta a ridurre l’assorbimento di zuccheri e grassi e favorisce il senso di sazietà grazie alle sue naturali proprietà igroscopiche.
La fibra presente all’interno di un alimento potrà essere o solubile, ovvero in grado di formare una sorta di gel a livello intestinale, o insolubile in grado di assorbire abbondanti quantità di acqua, favorendo il transito intestinale.

Infine nelle etichette nutrizionali ritroviamo la quantità di sale.
Ormai è ben noto come un’alimentazione ricca in sale rappresenti uno dei fattori di incidenza nell’insorgenza dell’ipertensione.
Ricordiamoci infatti che la dose giornaliera di sale raccomandata dal ministero della salute è pari a 3 grammi, così come il sale che aggiungiamo ai nostri piatti rappresenta solo il 30% di questo valore.
Ciò significa che, anche se noi non aggiungiamo il sale ai nostri piatti, non significa che non mangiamo salato, perché circa il 70% del sale che assumiamo giornalmente deriva da altre fonti, nella maggior parte dei casi prodotti preconfezionati, ed in cui, probabilmente, non ne percepiamo nemmeno la presenza.
Scegliere i prodotti che in etichetta presentano il minor contenuto di sale è sicuramente un’ottima abitudine alimentare per cercare di evitare un consumo giornaliero eccessivo di sale.

Il consiglio è quindi quello di imparare a scegliere i prodotti non in base alla loro confezione, alle diciture accattivanti o al loro contenuto calorico, ma comprendere l’effettivo valore nutritivo dell’alimento che portiamo sulle nostre tavole.

Questa rappresenta un’ottima abitudine alimentare, fondamentale per mantenere una corretta forma fisica e, soprattutto, un buono stato generale di salute.

Una buona alimentazione è amica della salute.