martedì, 26 Maggio 2026

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Che fine fanno i farmaci che si buttano?

credits photo: prontoconsumatore.it

“Green Health, fai la differenza”, è la campagna di sensibilizzazione, volta a promuovere un utilizzo consapevole e senza sprechi dei farmaci, promossa dall’Apmar (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatiche) in collaborazione con l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco). 
Questo perché, in Italia, vengono venduti decine di migliaia di tonnellate di farmaci, molti dei quali non utilizzati e gettati nella spazzatura, contribuendo così a contaminare l’ambiente, in particolare le acque.

Il progetto si è svolto in due anni, ed ha visto protagoniste duemila persone alle quali è stato distribuito un questionario. Dai risultati di questi ultimi è emerso che: il 70% di coloro che hanno risposto alle domande prende farmaci senza prescrizione medica e, non controlla se un farmaco è già in suo possesso prima di farsene prescrivere una nuova confezione; il 60% non getta i farmaci scaduti nell’apposito contenitore.
Per questo, l’Apmar, vuole ricordare che le regole per lo smaltimento dei farmaci, inutilizzati o scaduti, sono molto semplici: “I farmaci vanno rimossi dal loro contenitore originale e buttati nei contenitori davanti alle farmacie, le confezioni di carta e cartone devono essere smaltite nella carta e i blister in plastica e metallo insieme alla plastica, se si tratta di medicinali liquidi (sciroppi, fiale, ecc.) meglio conferire l’intero contenitore di vetro nel bidone davanti alle farmacie, in caso di dubbi, bisogna sempre chiedere al farmacista”.

Queste, ed altre, informazioni sono riportate in un opuscolo informativo chiamato Guida all’uso consapevole del farmaco, che verrà distribuito da tutti i partner del progetto: le sedi Apmar, i centri Urp, gli Ordini dei Medici e sarà scaricabile dal sito www.apmar.it.

Un’app svela i segreti del sonno

CREDIT: www.bednews.it

Nessuno sa esattamente perché dormiamo, ma i ricercatori continuano a scoprire importanti verità circa il misterioso fenomeno. In particolare, uno studio condotto a livello globale su circa 8.000 persone in 100 paesi, mette in luce il ruolo della società e della biologia nel definire le nostre abitudini di sonno. I dati raccolti dimostrano che esiste un conflitto tra il nostro desiderio di restare svegli fino a tardi e il ritmo circadiano del nostro corpo, che ci imporrebbe di alzarci presto di mattina. La società ci spinge ad andare a dormire tardi, mentre l’orologio biologico del corpo vorrebbe ci svegliassimo presto. Questo scenario ci obbliga a sacrificare ore di sonno, un fenomeno che abbiamo chiamato ‘crisi mondiale del sonno’.

Nello studio, il team di ricercatori dell’Università del Michigan, hanno utilizzato un’app per smartphone, battezzata Entrain, sviluppata alcuni anni fa dagli scienziati per aiutare i viaggiatori a superare il jet lag, ovvero la sindrome da fuso orario. Per utilizzare l’applicazione, si inserisce il programma di sonno tipo, così come i tempi in cui si è normalmente esposti alla luce. Utilizzando queste informazioni, l’applicazione suggerisce orari personalizzati di luce e buio per aiutare le persone ad abituarsi ad un nuovo fuso orario. Grazie a questo esperimento è stato possibile delineare una mappa di come, dove e quanto dormono gli abitanti della Terra.

La mappa geografica del sonno: gli italiani tra i più dormiglioni

Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, a dormire più di tutti nel mondo sono gli olandesi, mentre dormono meno gli abitanti di Singapore e Giappone. Gli italiani, con 7 ore 53 minuti in media sono nella top ten dei più dormiglioni. Le differenze tra paesi possono sembrare lievi, ma sono in realtà significative perché ogni mezz’ora di sonno in più ha un impatto fortissimo sulle funzioni cognitive e sulla salute a lungo termine. Gli abitanti di Singapore e Giappone, con 7 ore e 24 minuti e 7 ore e 30 minuti, rispettivamente, sono quelli che dormono meno al mondo. Gli olandesi, al contrario, sono quelli che godono di più il piacere ristoratore del sonno, con una media di 8 ore e 12 minuti al giorno.

Gli italiani sono tra coloro che tendono ad andare a letto più tardi (23:42) e a svegliarsi più tardi (7:35). Ad andare a letto e a svegliarsi prima di tutti sono gli australiani (22:42 e 6:47), e invece gli animali notturni per eccellenza sono gli spagnoli (23:45 l’ora media del sonno, e si svegliano alle 7:36).

Sono le donne a passare più tempo a letto

Dalla ricerca è emerso che noi donne tendiamo ad andare a letto presto e a svegliarci più tardi rispetto agli uomini, concedendoci in media mezz’ora di riposo in più a notte. Mentre a stare meno a letto sono gli uomini di mezza età, che dormono meno di 7-8 ore a notte. Inoltre, va a letto prima la sera chi trascorre gran parte del giorno all’aperto, alla luce solare.

È stato dimostrato che le abitudini del sonno delle persone sembravano convergere quando si cresce. Ad esempio, ci sono state più somiglianze tra gli orari del sonno delle persone di età superiore ai 55 anni, rispetto a quelli più giovani di 30. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è che le persone anziane tendono ad avere una finestra ristretta di tempo entro la quale si può rimanere addormentati.

Infine gli scienziati suggeriscono di fare attenzione alle ore che dedichiamo al sonno. Anche se per qualcuno 6 ore di sonno per notte sono sufficienti, quella persona sta costruendo un “debito di sonno“, che avrà nel corso del tempo un effetto deficit sul corpo, portando stanchezza fisica e mentale. Il sonno, sostengono gli esperti, è più importante di quanto pensi la maggior parete delle persone, ed essere troppo stanchi può avere l’effetto di una sbornia: le prestazioni si riducono, ma le persone non lo percepiscono.

Pillola anticoncezionale e cortisone: interazioni ed effetti indesiderati

credits photo: salute.pourfemme.it

Il cortisone e la pillola anticoncezionale sono due farmaci con un diverso meccanismo d’azione che, se assunti contemporaneamente, possono creare degli effetti indesiderati, talvolta anche gravi. Questo perché, una volta assunti, interagiscono tra loro nel corpo umano e, da questo, ne può conseguire un’attenuazione o un’esaltazione dell’effetto.
Vediamo quindi le interazioni e gli effetti indesiderati che possono essere provocati dall’assunzione in contemporanea di cortisone e pillola anticoncezionale.

La pillola anticoncezionale è una compressa contenente ormoni, utilizzata per modificare il funzionamento del ciclo mestruale e per prevenire eventuali gravidanze. Il cortisone, invece, è il più potente antinfiammatorio in commercio, che ha le stesse funzioni del cortisolo, un ormone naturalmente prodotto dalle nostre ghiandole surrenali.
Ciascuno di questi farmaci, quindi, ha un proprio effetto terapeutico, e, se assunti contemporaneamente, possono interagire tra loro, all’interno dell’organismo, generando effetti indesiderati, come l’aumento o la diminuzione dell’effetto di uno o entrambi i preparati. Non solo, può anche modificarne la tossicità, dando luogo a reazioni inaspettate.
Generalmente, quando si utilizzano i due farmaci insieme, potrebbe aumentare l’efficacia e quindi la tossicità del cortisone.

Gli effetti indesiderati non sempre sono immediati, possono comparire anche a distanza di ore, giorni, settimane o mesi dall’assunzione dei medicinali e, nel caso specifico di questi due farmaci, il periodo di ‘rischio‘ può protrarsi fino ai tre mesi successivi, a causa dei cambi metabolici ed enzimatici prodotti dalla pillola.
Inoltre, gli effetti dell’interazione variano anche a seconda del tipo di farmaco cortisonico che si assume: nel caso del Betametasone, vi sarà un moderato aumento dell’effetto corticosteroideo, con il Desametasone e con l’Idrocortisone un modesto prolungamento dell’effetto farmacologico. Nel caso dell’interazione con il Prednisolone e il Prednisone si avrà una aumento della tossicità.

È importante specificare però che, l’assunzione contemporanea di cortisone e pillola comporta un aumento dei livelli di cortisonici nel sangue, ma non interferisce in alcun modo con l’effetto contraccettivo di quest’ultima.

10 alimenti per combattere la stanchezza di primavera

credits photo: unadonna.it

Primavera e stanchezza: un connubio piuttosto diffuso. Questo perché, con l’arrivo della primavera, capita spesso di sentirsi stanchi, spossati, affaticati. Fortunatamente però non dobbiamo cercare la soluzione molto lontano, perché ci alcuni alimenti che possono fornirci l’energia necessaria.
L’alimentazione non dovrebbe mai essere trascurata, in particolar modo frutta e verdura, che sono ricche di vitamine e sali minerali, fondamentali per l’energia e il benessere generale dell’organismo. Ecco, allora, 10 alimenti energizzanti che possono aiutare l’organismo.

Avocado

L’avocado è il frutto del momento. È ricco di fibre e grassi monoinsaturi, alleati del cuore e molto importanti per combattere il diabete, perché limitano la permanenza del colesterolo nel sangue. Ha proprietà astringenti e digestive, e non dovrebbe mai mancare in una corretta alimentazione.

Carciofi

I carciofi sono ricchi di antiossidanti, favoriscono la diuresi e la secrezione biliare, proteggendo il fegato anche da eventuali epatiti. Sono raccomandati per tenere sotto controllo il livello di colesterolo nel sangue.

Porri

I porri hanno numerose caratteristiche: aiutano il corpo ad eliminare le tossine nocive ed il fegato a smaltire le scorie, proteggono dalle malattie cardiache e prevengono l’insorgenza del tumore al colon.

Pomodori

I pomodori sono ricchi di licopene, una sostanza antiossidante fondamentale nella prevenzione dei tumori. Consumare regolarmente i pomodori, potrebbe ridurre il rischio di sviluppare il tumore alle ovaie e quello alla prostata.

Mirtilli

I mirtilli sono ricchi di antociani, delle particolari sostanze utili nella prevenzione di problemi agli occhi, al cuore e alle vie urinarie. Contengono, inoltre, potassio, vitamina C e flavonoidi, che proteggono l’organismo dalle infiammazioni.

Fave

Le fave sono un alimento ricco di fibre e di ferro, sono molto nutrienti e, per questo, contrastano l’anemia. Ma, tra le proprietà più importanti, c’è ne una per il trattamento del morbo di Parkinson. Di fatti, dai carciofi, viene estratto un aminoacido, capace di aumentare la quantità di dopamina nel cervello, e ridurne quindi i sintomi.

Asparagi

Gli asparagi contengono vitamina A, vitamina C e una sostanza chiamata rutina, capace di rafforzare i capillari. Inoltre, contengono acido folico che protegge il fegato e aiuta nel processo di formazione delle cellule del sangue. Garantiscono il buon funzionamento del cuore e del sistema nervoso, proprio grazie al loro notevole apporto di vitamine e minerali.

Fragole

Le fragole abbondano di acido folico, che ha effetti positivi sul cervello, perché aiuta la memoria. Sono ricche di vitamina C, che favorisce l’assorbimento del ferro e la produzione di collagene, una proteina che combatte la ritenzione idrica e gli inestetismi della cellulite. Tante anche le fibre e il potassio contenuti, oltre che gli antiossidanti utili per combattere le infiammazioni e l’invecchiamento cellulare.

Spinaci

Gli spinaci sono ricchi di vitamine del gruppo B, in particolare, la vitamina B9, meglio nota come acido folico. Quest’ultimo è importante per prevenire alcune patologie, cardiache e cerebrali. Contengono molto ferro e la luteina, fondamentale per combattere la degenerazione della retina dell’occhio.

Banane

Le banane forniscono al nostro corpo fibre e potassio, aiutandolo a ritrovare l’energia persa. Aiutano l’equilibrio intestinale e stimolano la produzione di emoglobina, grazie all’elevato contenuto di ferro.