martedì, 26 Maggio 2026

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Intolleranze alimentari: ecco come riconoscerle

credits photo: lemalo.it

Spesso si crea confusione tra le intolleranze alimentari e le allergie alimentari. Ma, in realtà, ci sono due fondamentali differenze: la prima è che, rispetto alle allergie, le intolleranze solitamente sono meno severe e si manifestano gradualmente; la seconda differenza è che le reazioni avverse provocate dalle intolleranze all’organismo nei confronti di alcuni cibi, non dipendono dall’attivazione del sistema immunitario, come invece accade per le allergie.

Esistono diversi tipi di intolleranze, le più comuni sono quelle enzimatiche, provocate dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcuni componenti degli alimenti, un esempio è rappresentato dall’intolleranza al lattosio.
Ci sono alcuni sintomi che caratterizzano le intolleranze, vediamo quali sono i più ricorrenti.

1. Cattiva digestione

Uno dei primi sintomi con il quale si manifestano le intolleranze alimentari è la dispepsia, che comprende: bruciori di stomaco, rigurgiti, alitosi e dolore localizzato nella parte alta dell’addome.

2. Crampi allo stomaco

Un altro sintomo è rappresentato dai crampi addominali, con la comparsa di dolore alla parte superiore dell’addome. Questo sintomo compare e scompare all’improvviso, senza un’apparente causa.

3. Diarrea

Un altro sintomo caratteristico è la diarrea, quindi l’emissione di feci acquose o liquide, accompagnata dall’espulsione di gas. Generalmente, si presenta in forma acuta, ma può protrarsi nel tempo, diventando cronica.

4. Flatulenza

Un’intolleranza può causare anche un’eccessiva presenza di gas nello stomaco e nell’intestino, che può comportare l’emissione dei gas dal retto.

5. Nausea

Tra i sintomi, il più fastidioso, è la nausea. Questa spiacevole sensazione di malessere, è associata molte volte a disgusto nei confronti del cibo o verso alcuni odori e ad un fastidio a livello dello stomaco. La nausea può essere accompagnata da pallore, vertigini e sudorazione.

6. Prurito

Altro sintomo tipico è il prurito, spesso anche molto intenso, che comporta il desiderio di grattarsi. Può essere associato anche ad alcune manifestazioni cutanee.

7. Gonfiore

Le intolleranze alimentari possono causare anche un fastidioso gonfiore addominale, causato dall’accumulo di gas nello stomaco e nell’intestino.

8. Rigurgito

Le intolleranze alimentari si presentano anche attraverso la risalita di un rigurgito acido, che può essere accompagnato da una salivazione eccessiva.

9. Coliche

Quando il mal di stomaco diventa particolarmente acuto, si possono avere delle coliche. Insorgono improvvisamente e sono precedute da un malessere generale, dalla nausea e dal vomito.

10. Mal di testa

Le intolleranze alimentari possono, infine, comportare anche il mal di testa, che può essere: continuo o intermittente, di lieve entità o particolarmente forte, localizzato o generalizzato.

I progressi della medicina (VIDEO)

Credit: mapsgroup.it

Sarebbe impossibile immaginare di poter affrontare e guarire da una malattia senza una cura. La medicina ha fatto davvero passi da gigante, anche se, purtroppo, spesso non sono ancora sufficienti.
Sono tanti gli specialisti che hanno contribuito alle numerose invenzioni scientifiche e, giorno dopo giorno, continuano a lavorare per favorire i progressi in campo medico: farmacisti, ingegneri biomedici, medici, biologi, chimici, fisici. A loro dobbiamo ogni cura, da quella per un semplice raffreddore, a quella per malattie molto più gravi e invalidanti.

Avete mai riflettuto sugli straordinari progressi fatti in campo medico? In questo video sono raccolte alcune delle invenzioni scientifiche, più straordinarie, che hanno salvato e/o migliorato molte vite umane. Invenzioni che hanno permesso a persone mutilate o sfigurate da incidenti o violenze, di rinascere, grazie a protesi biomediche e grazie alla chirurgia estetica e ricostruttiva.
Invenzioni che hanno dato una nuova speranza a chi si è ammalato, che hanno fatto ripartire cuori malati che stavano per cedere. Test genetici che hanno aiutato a prevenire e scoprire malattie.
Il progresso della medicina e della ricerca scientifica, però, offre tra le varie possibilità anche quella di correggere eventuali difetti fisici.

Insomma, un video che ci mostra quanto è speciale la scienza e coloro che la rappresentano.

Malattie reumatiche: prevenirle è meglio che curarle

Credit: esseresani.pianetadonna.it

Prevenire è meglio che curare: prima avviene la diagnosi, maggiori sono le possibilità di controllare e curare l’evoluzione delle malattie. Questo, vale anche per le malattie reumatiche, che in Italia colpiscono circa nove milioni di persone. Artrite reumatoide, artrosi, fibromialgia, gotta e lupus eritematoso sistemico le più diffuse, e ad esserne colpiti non soltanto gli anziani, ma anche adulti nel pieno della vita. Ed è soprattutto per loro che bisogna favorire la diagnosi precoce, in modo da evitare che malattie a decorso progressivo evolvano da una condizione dolorosa a una invalidante.

Con questo scopo, a Torino, si riuniranno per il Congresso Nazionale del Collegio dei Reumatologi Italiani, i più illustri specialisti del campo, tra i quali Enrico Fusaro, direttore della struttura complessa di reumatologia dell’Ospedale Molinette di Torino, all’interno del quale ha aperto un reparto dedicato alla diagnosi precoce dell’artrite reumatoide.  
Le malattie autoimmuni sistemiche richiedono continui accertamenti, esami e cure molto costose. “Non vanno lasciate a sé, ma bisogna curarle adeguatamente, prendendole per tempo”, afferma lo specialista.  
Un ruolo fondamentale per la diagnosi precoce è svolto dal medico curante. Dovrà essere lui, di fronte alla descrizione del paziente dei sintomi, ad individuare la possibile causa e non limitarsi a curarla. In questo modo la prognosi potrà essere migliore.
 
Il primo approccio per curare le malattie reumatiche, sta nell’utilizzo di “farmaci di fondo” (DMARD) in grado di ridurre il dolore e il gonfiore articolare, rallentando e talvolta bloccando i danni provocati alle articolazioni dall’artrite. Quando questi non funzionano, si ricorre ai “farmaci biotecnologici”, in grado di bloccare il progresso delle malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e la spondilite anchilosante. “Il destino prognostico è decisamente migliorato rispetto al passato e, oggi, siamo in grado di offrire una migliore qualità della vita ai pazienti affetti da una malattia reumatica”, afferma Stefano Stisi, responsabile del reparto di reumatologia dell’Ospedale Rummo di Benevento e Presidente del Collegio dei Reumatologi ospedalieri e territoriali.
 
L’importante evento scientifico ricade nel mese mondiale dell’osteoporosi (malattia che provoca la progressiva perdita di massa ossea, con conseguente rischio elevato di frattura). “Si tratta di una condizione ancora sottovalutata in entrambi i sessi e poco trattata. Eppure rappresenta una emergenza di salute pubblica, nel momento in cui si ha a che fare con una popolazione sempre più anziana che dopo la prima frattura si avvia verso la non autosufficienza”, ha dichiarato Andrea Giustina, ordinario di endocrinologia all’Università di Brescia e Presidente del Gioseg (gruppo di studio italiano che si dedica allo studio delle cause endocrinologiche dell’osteoporosi).
 
Scoprire la malattia quando essa si è già manifestata attraverso la rottura di un osso, vuol dire aver fallito nella prevenzione, anche perché, il rischio di una seconda frattura, nel periodo immediatamente successivo alla prima, è molto elevato. Per eseguire una diagnosi precoce di osteoporosi, è fondamentale un esame noto come MOC (mineralometria ossea computerizzata): attraverso i raggi X si determina la quantità e la densità minerale nei distretti a maggior rischio di frattura, quali le vertebre lombari e la parte prossimale del femore.

Le malattie reumatiche sono subdole, ma prima le si scopre, meglio si convive con esse.

Lupus: uno su due non stringerebbe la mano a chi ne è affetto

credits photo: salute.pourfemme.it

Tra marzo e aprile 2016 è stata sostenuta una ricerca dalla Gsk (azienda farmaceutica) in collaborazione con la World Lupus Federation, sulla conoscenza generale del Lupus, una malattia autoimmune.
Ecco cosa è emerso: due persone su tre confessano di provare disagio ad abbracciare un paziente che ne è affetto; uno su due non gli stringerebbe nemmeno la mano; il 31% si sente a disagio a dover condividere la tavola con chi ne soffre; il 44% dice di non sentirsi tranquillo a sedersi al suo fianco sull’autobus; una persona su dieci imputa la patologia alle conseguenze del sesso non protetto; circa il 36% di chi ha risposto, più di un terzo, ammette di non sapere che è una malattia; una persona su dieci pensa che si tratti di un tipo di batterio o di un’infezione; il 30% considera, erroneamente, la meningite una malattia più comune, mentre si stima che ogni anno siano 1,7 milioni le persone colpite da meningite, contro i 5 milioni affetti dal Lupus.

La ricerca è stata condotta su circa 16.000 adulti, in Italia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Indonesia, Giappone, Spagna, Corea del Sud, Svizzera, Regno Unito e Usa.
I risultati dimostrano quanto essa sia una patologia quasi sconosciuta, e quanto ci sia bisogno di informazione. Proprio per questo la World Lupus Federation, come ogni anno, celebra la Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione su questa malattia, che ha come tema ufficiale: “Il Lupus non conosce confini”.

“La malattia può colpire ogni parte del corpo in ogni modo e in qualsiasi periodo della vita, spesso con esiti non prevedibili e in grado di comprometterne seriamente la durata e la qualità della vista stessa. Tuttavia, le informazioni della ricerca rivelano che, nonostante siano stati fatti progressi nella diagnosi e nella gestione del Lupus, la sensibilizzazione della cittadinanza rimane bassa […]. I sintomi possono essere molto diversi da persona a persona. Alcuni possono anche avere un’esperienza di sintomi poco intensi, mentre altri possono avere la malattia in forma molto più grave con possibile danno d’organo nel tempo […]. Va inoltre ribadito che non è contagioso, men che meno attraverso il contagio sessuale. Non si può ‘prendere’ il Lupus da qualcuno o ‘passarlo’ a un altro”, afferma Rolando Porcasi, medico responsabile del reparto di Immunologia della Gsk.

Proprio durante il World Lupus Day, che, la World Lupus Federation, ha invitato tutti a firmare una petizione per esortare l’Organizzazione mondiale della sanità a rendere il Lupus una priorità internazionale di salute e assicurare che le persone colpite siano trattate efficacemente.
Per firmare la petizione basta visitare il sito web del World Lupus Day.