martedì, 26 Maggio 2026

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Cancro: tassa di un centesimo sulle sigarette per finanziarne la ricerca

L’idea è quella di introdurre una nuova tassa: un centesimo in più su ogni sigaretta per finanziare la ricerca sul cancro. Proposta già resa nota, qualche settimana fa, dall’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), per cercare di coprire le spese dei farmaci oncologici più innovativi.

Adesso a parlarne è stato proprio il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ospite ad un Convegno organizzato da Federanziani tenutosi a Roma, che ha dichiarato: È una possibilità da prendere in considerazione. Ma si tratta di un argomento che va condiviso e comunicato con efficacia altrimenti rischia di essere rifiutato e visto solo come una nuova tassa”.
Il motivo principale di questa richiesta è che, in Italia, abbiamo bisogno di più soldi per la ricerca, perché i dati sono allarmanti: ogni ora vengono diagnosticati più di 40 nuovi casi di cancro (solo nel 2015, 363.300) .

“L’innovazione in oncologia ha permesso però di fornire le prime risposte. Negli ultimi anni le guarigioni sono aumentate del 18% per gli uomini, e del 10% per le donne, e la ricerca scientifica ha reso disponibili armi sempre più efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie target personalizzate, che potrebbero consentire di cronicizzare diverse malattie neoplastiche anche molto aggressive e in fase avanzata. Ma questi primi risultati rischiano di essere effimeri senza un impegno concreto nel finanziare l’acquisto dei nuovi farmaci innovativi”, spiega Federenziani. Continuando: “La nostra proposta è chiara: un centesimo in più per ogni sigaretta venduta. D’altronde i numeri sono impressionanti: 10.900.000 sono i fumatori in Italia oggi; 140.000 le sigarette fumate ogni 24 ore; 41.000 i nuovi casi di tumore al polmone nel 2015 ma soprattutto si deve ricordare che lo Stato ricava circa 11 miliardi di euro dalle accise del tabacco e impiega queste risorse in vario modo tranne quello che curarne gli effetti quando ne basterebbe una piccolissima parte, anche solo il 5%, per garantire pieno accesso a tutti i malati ai tanti farmaci in arrivo sul mercato”.

In seguito a queste parole la richiesta ufficiale al Premier Matteo Renzi, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al Ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, di impegnarsi entro il 2016 a istituire un fondo nazionale per l’oncologia finanziato con un centesimo in più per ogni sigaretta, per un totale di 720 milioni di euro l’anno.


“Il fondo è la risposta politica alla sfida del secolo: curare i malati di cancro, dando nuove opportunità di vita, garantendo nuove speranze e diventando il Paese più in salute del mondo”, conclude il presidente Senior Italia Federanziani, Roberto Messina.

Al termine del Convegno è stata avviata una petizione, con annessa raccolta di firme, per rendere concreta questa valida iniziativa, con la speranza che sta volta non siano solo parole.

La black list degli oggetti pericolosi fatta dai medici del Pronto Soccorso

Fonte: cinquequotidiano.it

Ogni giorno i medici del pronto soccorso hanno a che fare con episodi a dir poco spiacevoli, tanto che la domanda sorge spontanea: quali oggetti sono così pericolosi da non volerli nelle loro abitazioni? Prima di rispondere a questa domanda è necessario sottolineare che la presenza di un bambino in casa può far diventare qualsiasi oggetto di uso quotidiano un pericolo ma alcuni più di altri sono maggiormente pericolosi.

Specialmente con i bambini al di sotto dei tre anni è necessario avere sempre massima attenzione per ciò che li circonda. In età pediatrica gli incidenti sono molto frequenti e variano per tipo e per frequenza in rapporto ai diversi ambienti in cui viene in contatto. La casa, in quanto piena di oggetti, è un luogo inaspettatamente ricco di pericoli, tra i quali troviamo: le pastiglie detergenti, frullatori ad immersione, televisione a schermo piatto, detersivo sray e i farmaci.

Andando a rispondere alla domanda posta in precedenza vi sono otto oggetti che risultano più pericolosi di altri, ecco quali sono:

I tappeti elastici per bambini

Il Dottor Ferdinando Mirarchi, capo del reparto di Medicina d’Urgenza dell’University of Pittsburgh Medical Center, afferma che troppe volte i medici hanno curato danni provenienti dall’uso di tali tappeti, in quanto la rete che li circonda non costituiscono una protezione totale, anzi al contrario oltrepassandola i bimbi possono incorrere in fratture, femori rotti e così via.

Le pile a bottone

Il Dottor David J. Mathison, pediatra in pronto soccorso e direttore medico dell’area Atlantica centrale, sostiene che le pile a bottone sono presenti sempre più in molti oggetti di uso quotidiano, come ad esempio nei telecomandi delle auto, ed esse possono essere veramente dannose per i bambini. Il rischio non si esaurisce nel pericolo che possa rimanere bloccata nell’esofago ma si complica in quanto l’acido della batteria potrebbe essere assorbito dalle pareti dell’esofago causando un’invalidità permanente.

Le piscine

La Dottoressa Dara Kass, assistente universitario presso il Dipartimento di Medicina d’Urgenza Ronald O. Perelman del NYU Langone Medical Center, afferma che esse richiedono un’estrema attenzione in quanto sono fonte di curiosità e richiamo per i più piccoli, il pericolo sussiste anche per i bimbi che sanno nuotare in qunato purtroppo può capitare che accidentalmente un bimbo cade in acqua. L’annegamento è un fenomeno silenzioso e veloce e ciò spinge tali medici a non volere una piscina tra le mura di casa propria.

Le idropulitrici e le scale estensibili

Il Dottor Seth Podolsky, vice presidente del Cleveland Clinic Emergency Medicine Institute, dichiara che questi sono due oggetti che spesso capita di lasciare in giro, cosa da non fare assolutamente. Raccontano i medici che spesso hanno a che fare con bimbi che hanno subito un trauma cadendo da una scala e per questo riportano gravi lesioni. L’idropulitrice invece può provocare profonde lacerazioni e lesioni a causa dell’intenso flusso d’acqua.

Le armi

La Dottoressa Amy Baxter, pediatra di pronto soccorso presso lo Scottish Rite Healthcare di Atlanta, sostiene che le armi tenute a casa se da una parte danno l’opportunità di potersi proteggere dall’altra sono rischiosissime in quanto ha assistito troppe volte a degli incidenti i cui coinvolti sono bambini e adolescenti. Per questo motivo non permette ai propri figli di frequentare case di amici in cui sa che ci sono armi.

Le zuppe con noodles

Il Dottor David J. Mathison è contro i noodles o zuppe simili poiché sono contenute in recipienti di polistirolo le quali raggiungono temperature altissime se riscaldate al forno a microonde. Infatti esse rappresentano la causa più comune di ustioni tra i bambini e i neonati che assiste. Ciò succede perchè magari i genitori hanno dimenticato di riporre tali cibi lontano dalla portata dei bambini, dunque sarebbe meglio evitare.

I vecchi antidolorifici

Il Dottor Ferdinando Mirarchi ricorda che quando le medicine non servono più sarebbe meglio buttarle, piuttosto che conservarle in particolari narcotici analgesici. Questo succede perché spesso si ha paura di non ottenere nuovamente la ricetta per poterli riacquistare. Il medico spiega che troppe volte ha assistito bambini in overdose per aver assunto farmaci contenenti idrocodone e ossicodone.

I seggiolini ad altezza tavolo

IlDottor Brian Fort, personale di emergenza presso il DuPage Hospital Central, stima che più della metà dei ricoveri che riguardano i bambino di età inferiore ad un anno sono riconducibili alle cadute. Un seggiolone del genere può essere pericoloso in quanto i bambini possono facilmente fare leva con i piedi spingendo il seggiolone all’indietro. Una caduta da circa un metro può nella peggiore delle ipotesi creare una frattura al cranio.

Smettere di fumare: cosa accade al nostro corpo dopo l’ultima sigaretta

Credits photo: Smetteredifumareoggi.it

Che il fumo nuoccia gravemente alla salute, lo sanno bene tutti, anche i fumatori incalliti. Ma, questa realtà, non è sufficiente per spingere a dire addio definitivamente alla sigaretta.
Cerchiamo di capire cosa accade al nostro corpo quando decidiamo di dirle addio. L’arco di tempo preso in considerazione dagli studiosi va dai primi 20 minuti dopo aver fumato la sigaretta ai 15 anni successivi.

Dopo 20 minuti

Si abbassa la pressione arteriosa e rallentano le pulsazioni; mentre, le mani e i piedi iniziano a riscaldarsi perché aumenta nuovamente la circolazione.

Dopo 8 ore

Calano i livelli di monossido di carbonio nel sangue e, si alzano quelli dell’ossigeno.

Dopo 24 ore

Diminuisce il rischio di essere colpiti da un attacco cardiaco.

Dopo 48 ore

Ricrescono le terminazioni nervose, migliorando di conseguenza i sensi dell’olfatto e del gusto.

Dopo 72 ore

I bronchi si rilassano, il respiro migliora perché aumenta la capacità polmonare.

Dalle 2 settimane ai 3 mesi dopo

La circolazione migliora notevolmente, allo stesso modo le funzioni respiratorie e la resistenza. Fare attività fisica o semplicemente camminare diventa sempre meno faticoso.

Da 3 a 9 mesi dopo

L’affaticamento diminuisce sempre più, perché aumenta il livello generale di energia. Il respiro corto e altri sintomi come la tosse e la congestione nasale sono quasi scomparsi. I polmoni sono più puliti e il grado di sviluppare infezioni è minore.

Dopo un anno

Il rischio di sviluppare malattie cardiache si dimezza rispetto a quando si fumava.

Dopo 5 anni

Il rischio di essere colpiti da ictus è alla pari di quello che corre un non fumatore. Si dimezzano le possibilità di essere colpiti dal cancro alla gola, alla bocca, all’esofago e alla vescica. Per le donne, invece, il rischio di essere colpite dal cancro dell’utero è identico a quello delle non fumatrici.

Dopo 10 anni

Il rischio di essere colpiti dal cancro ai polmoni si dimezza rispetto a quando si fumava abitualmente. Anche il rischio di sviluppare un cancro al pancreas è lo stesso che corrono i non fumatori. Inoltre, le cellule precancerose vengono rimpiazzate.

Dopo 15 anni

La mortalità da tumore polmonare scende a 12 per centomila, che rappresenta la normalità; praticamente il rischio di morire a causa di un tumore ai polmoni, è paragonabile a quello di una persona che non ha mai fumato. Il rischio di soffrire di malattie cardiache è quasi paragonabile a quello che corrono i non fumatori. Anche le probabilità di morire sono quasi le stesse.

Insomma, i benefici sulla salute sono notevoli. Ma per sperimentare i reali effetti positivi, bisogna provarli e viverli direttamente sulla propria pelle.

L’ansia si può controllare. Ecco il metodo

Credits:www.riza.it

Un individuo su cinquanta soffre di ansia, e questa è una risposta multisistemica ad una minaccia o un pericolo percepito. L’ansia è uno stato emotivo associato ad una condizione di allerta e paura nei confronti di ciò che ci circonda. Purtroppo questo stato emotivo coinvolge non solo il soggetto in questione, ma anche le persone che lo circondano.

I principali sintomi di questo stato emotivo sono: l’insonnia, l’irritabilità, l’apprensione e il nervosismo. Il grande filosofo S. Freud diceva che all’origine della comparsa d’ansia ci sono tensioni o battaglie interne all’individuo che non hanno avuto risoluzione. Solitamente almeno una volta nella vita tutti gli individui vivono sensazioni di ansia, ma va fatta una distinzione tra: quella che è adeguatamente motivata la quale si risolve in una sensazione di passaggio con effetto positivo, e quella che insorge senza una reale spiegazione a causa di motivi incomprensibili quest’ultima generalmente èall’origine di reazioni eccessive che caratterizzano questo stato emotivo negativo.

Questo stato emotivo rende le persone introverse, chiuse verso l’esterno e più introspettive. Gli scienziati, in precedenza, hanno dimostrato che le persone che hanno maggiori livelli di ansia sono effettivamente meno impegnate socialmente.

Due psicologi della University of British Columbia hanno recentemente verificato l’esistenza di questa presunta interconnessione ovvero se agli atti di gentilezza che aumentano la felicità di una persona (questo è già dimostrato dai ricercatori) possono anche contribuire alla diminuzione di questo stadio emotivo.

In uno studio pubblicato sulla rivista Motivation and Emotion, Jennifer Trew e Lynn Alden hanno studiato 115 studenti universitari colpiti da questo stato emotivo. I ricercatori hanno diviso i loro soggetti in tre gruppi. Al primo gruppo è stato chiesto di impegnarsi a fare tre atti di gentilezza al giorno, due giorni a settimana per un mese. Si ci riferisce alla gentilezza sociale come ad esempio aiutare il vicino di casa o la coinquilina.

Al secondo gruppo è stato chiesto di esporsi a situazioni sociali per un mese. Ad esempio invitare una persona a pranzo per conoscersi meglio, conoscere nuova gente. I soggetti per fare ciò sono stati preparati con esercizi di respirazione profonda per rendere il loro compito più semplice.

Al terzo gruppo, è stato chiesto solamente di tenere un diario di eventi personali.

I risultati sono interessanti: il primo gruppo, impegnato in atti di altruismo, ha mostrato maggiore facilità nelle relazioni sociali attraverso la diminuzione della paura del rifiuto o di conflitto. Treww e Alden sono arrivati così alla conclusione che gli atti di gentilezza possono contribuire a rafforzare le relazioni sociali.

In un altro studio recente, gli scienziati partendo dal volume della materia grigia nella corteccia orbitofrontale sinistra, hanno evidenziato un forte interdipendenza tra l’essere gentile e attento alle necessità degli altri con l’aumento dell’ottimismo e dall’altro canto la diminuzione dell’ansia.
Il rapporto è semplice: più è altro il volume della materia grigia, più si è ottimisti e meno si è ansiosi.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che l’anatomia del cervello cambia in base al pessimismo. Quando gli scienziati giapponesi monitorarono l’anatomia del cervello di giovani dopo il terremoto de Giappone del 2011, hanno scoperto che la corteccia orbitofrontale in molti dei soggetti si era ridotta e atrofizzata. Questi ultimi soggetti erano infatti quelli a cui era stato diagnosticato stress post trumatico.

In questo ultimo studio, pubblicato nel journal Social, Cognitive and Affective Neuroscience, i ricercatori dell’Università dell’ Illinois a Urban-Champaign hanno appunto esaminato l’anatomia del cervello di 61 ragazzi sani e poi hanno somministrato una serie di test psicologici. Facendo dei calcoli sul volume della materia grigia in determinate aree del cervello, hanno scoperto che i soggetti ottimisti e meno ansiosi presentano un maggior volume di neuroni sul lato sinistro della corteccia orbitofrontale.

Gli scienziati a questo punto sperano che le terapie cognitive possano essere progettare per aumentare l’ottimismo nelle persone particolarmente ansiose, alleviando così il loro stress emotivo.