giovedì, 24 Settembre 2026

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Tumore al seno: scoperto come eliminare i casi di recidiva

credits photo: ilquotidianoitaliano.com

Potremmo essere di fronte ad una importante svolta per le migliaia di donne colpite dal tumore al seno: alcuni ricercatori del policlinico di Bologna, hanno scoperto la causa delle recidive del tumore al seno.
Lo studio è durato dieci anni, durante i quali sono stati analizzati i nascondigli delle cellule più aggressive, quelle responsabili delle recidive (nuova insorgenza di metastasi, anche a distanza di molto tempo dalla guarigione).

Ogni anno in Italia, circa 48mila donne vengono colpite dal cancro al seno. Nel 10% dei casi si presentano le recidive che, nella maggioranza dei casi, sono incurabili. “La malattia può tornare per colpa delle cellule staminali tumorali. Infatti, pur essendo una minoranza, si tratta delle cellule più cattive e aggressive del tumore, capaci di sfuggire ai farmaci e ai normali cicli di terapie che le donne fanno durante la cura del cancro al seno” spiega il Dott. Mario Taffurelli, direttore del reparto senologia del policlinico. Ciò vuol dire che dal tumore si può guarire, ma, queste cellule rischiano di rimanere all’interno dell’organismo creando problemi, anche a distanza di parecchi anni, dalle conseguenze devastanti.

“Durante le terapie per la cura di un tumore, le cellule cattive riescono a sopravvivere nascondendosi dietro a delle “corazze” che le proteggono, composte da una sostanza che produce già il nostro organismo. Ecco, noi abbiamo scoperto il ruolo di queste corazze: se usiamo dei farmaci per abbatterle, è la nostra ipotesi, allora le terapie antitumorali colpiranno pure le cellule più aggressive, dunque, si ridurrebbe il caso di recidive e aumenterebbe il tasso di sopravvivenza dopo un tumore al seno”, continua il Dott. Taffurelli.

Dopo la pubblicazione dello studio, ha inizio la fase due, quella decisiva, da svolgere all’interno degli ospedali. Tale fase è dedicata alla sperimentazione di una nuova terapia che, combatta il tumore, abbatta le corazze e uccida le cellule staminali tumorali.
“I farmaci per farlo ci sono già, bisogna utilizzarli in quella direzione” conclude Tufarelli, che non è l’unico protagonista della ricerca. Assieme a lui ci sono: Massimiliano Bonafè responsabile di uno dei centri di senologia più importanti in Italia; Donatella Santini che coordina il gruppo della patologia mammaria; Pasquale Sansone, ricercatore del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, nosocomio di riferimento negli Usa per il tumore alla mammella.

Questo eccellente team di medici, tutto italiano, ha donato nuove speranze alle donne vittime dal cancro alla mammella.

Uno studio rivela il legame tra grasso corporeo e longevità

credits: http://notizie.tiscali.it

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista ‘Annals of Internal Medicine’, ha dimostrato che ciò che influenza maggiormente la longevità degli individui non è il peso complessivo e nemmeno l’indice di massa corporea, bensì la percentuale di grasso corporeo.

Fino ad ora, per stabilire se una persona rientrava nel suo peso forma, veniva utilizzata la formula del BMI (indice di massa corporea), calcolato dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza in metri.
Il valore ottenuto però, risulterebbe approssimativo, poichè non sarebbe in grado di stabilire quanto del peso misurato corrisponda a massa magra e quanto a massa grassa.

La scienza sostiene che, per vivere a lungo, è necessario che il grasso corporeo non deve superare un terzo del peso.
Prendendo come campione più di 54.000 adulti sui 60 anni d’età, si è infatti appurato che un peso eccessivo potrebbe creare problemi e compromettere la longevità di una persona.

Il rapporto ha osservato che, gli uomini e le donne con un’alta percentuale di grasso corporeo, presentano dei rischi maggiori di morte nei 4-7 anni successivi.
Infatti, gli uomini con una percentuale di grasso superiore al 36%, hanno evidenziato un rischio di mortalità più alto del 59% rispetto a coloro che hanno una percentuale intorno al 30%.
Per quanto riguarda le donne, coloro che hanno presentato una percentuale di grasso pari al 39%, hanno mostrato il 19% di rischi in più rispetto alle loro coetanee con un grasso inferiore a 35%.

Risulta dunque fondamentale che ognuno conosca la propria percentuale di massa grassa in modo da stabilire che tipo di alimentazione seguire e che genere di attività fisica praticare, al fine di non compromettere la propria salute e il proprio benessere psico fisico.

Tumori: l’Aiom spiega come creare fondi per cercare una cura (FOTO)

I tumori e le sigarette, e la piaga del cuore dell’umanità che rappresentano.

In Italia vengono vendute circa 140 milioni di sigarette al giorno. Gli uomini fumano più delle donne: il 21% degli italiani fuma, 6,3 milioni di questi sono uomini; 4,6 milioni sono donne. Su un campione di 100 mila donne, di età compresa tra i 50 e i 69 anni, ogni anno la percentuale colpita da un tumore ai polmoni cresce del +2%. Su un identico campione, per gli uomini i dati sono più promettenti: tra gli individui di età compresa fra i 50 e 69 anni, infatti, i casi sono in diminuzione. In entrambi i casi, per gli uomini ma anche per le donne, i malati di tumore in età uguale o superiore a 70 anni sono in aumento e ciò è dovuto ad un’esposizione al fumo di oltre un ventennio.

tumori: 1 centesimo a sigaretta

Solo nel 2015 ci sono stati 41 mila nuovi casi di tumore ai polmoni. Il tumore poi non colpisce solo i fumatori, perché è chiaro che se il 21% della popolazione fuma, i danni del tabacco si facciano sentire anche su chi non ne fa uso. Per curare i malati di tumore basta poco. Ogni anno lo Stato guadagna circa 11 miliardi di euro dalle accise sul tabacco. E ogni anno, sempre lo Stato spende circa 4 miliardi di euro per la ricerca di cure che possano sconfiggere il cancro. L’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ha lanciato una proposta che aiuterebbe a coprire, almeno in parte, la spesa fatta per comprare i medicinali innovativi che potrebbero riuscire a curare i malati di tumore ai polmoni.

L’idea lanciata dall’Aiom prende il nome di “1 centesimo a sigaretta”. Recuperando 1 centesimo a sigaretta, si potrà creare un Fondo indispensabile di 720 milioni di euro l’anno. I soldi ricavati aiuterebbero a sostenere una parte delle spese fatte per comprare farmaci innovativi che, spiega Carmine Pinto, presidente dell’Aiom, sarebbero accessibili a tutti i pazienti di ogni Regione. Le spese per la ricerca sono chiaramente indispensabili e promettono bene: i pazienti guariti dopo un tumore sono, infatti, aumentati, dal 2010 al 2015, del 20%.

L’innovazione scientifica nel campo dell’immuno-oncologia ha portato ottimi risultati, riuscendo a determinare un aumento nelle percentuali di guarigioni dal cancro con una buona qualità della vita futura. Queste nuove molecole utilizzate, che a breve saranno a disposizione dei clinici, hanno la necessità di essere finanziate e la creazione di questo Fondo promossa dall’Aiom pare l’unica via per continuare su questa strada della ricerca medica.

La proposta del Fondo è stata appoggiata da molti. Ridurre i costi di finanziamento della ricerca, ha dichiarato il presidente Pinto, ha, chiaramente, provocato una riduzione delle cure che sono diventate meno accessibili. L’Italia non è l’unico Paese europeo dove i farmaci innovativi per la lotta al cancro stanno diventando sempre meno disponibili. Il Parlamento Europeo ha, infatti, avviato un processo di commercializzazione più rapido dei farmici in modo da protende facilitare la disponibilità.

Le diete estreme sono rischiose per le nostre ossa

Credit: inmyskinnygenes.com

“Diete troppo ferree, anche per periodi medio-lunghi, possono mettere a rischio la salute delle ossa“, in specie quelle delle donne. Ad affermarlo è Andrea Giustina, professore ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente del Gioseg, un team di Specialisti Endocrinologi che studiano accuratamente proprio la struttura ossea umana. Notizia, questa, che giunge proprio sullo scattare della primavera, momento topico in cui innumerevoli donne intraprendono diete fai-da-te per arrivare ‘in forma’ per l’estate. Ma le diete estremamente restrittive sono rischiose per la salute delle ossa, in particolar modo per quanto riguarda coloro che sono già magri.

Pochi sanno – spiega il Professor Guistina – che la sintesi di un osso nuovo viene realizzata grazie a uno stimolo meccanico da parte dei muscoli e che, pertanto, la perdita di massa muscolare va a diminuire questa sollecitazione. Inoltre, il grasso è legato a due importanti ormoni chiamati ‘adipochine’: esso produce la leptina, che pare abbia un’azione positiva sullo scheletro, ed è invece inversamente proporzionale all’adiponectina, che quando il grasso diminuisce stimola le cellule ossee a riassorbire l’osso riducendone la massa. Infine, le diete possono andare a influenzare anche la produzione di ormoni sessuali, come gli estrogeni, che in entrambi i sessi sono importanti per la buona salute delle ossa”. Secondo l’esperto, un calo ponderale del 10% potrebbe portare a una riduzione del 2% nella massa ossea. “Se una donna alta 1,60 m per 60 chili raggiunge i 54, già si può notare un’alterazione in termini negativi sul metabolismo scheletrico. Stessa cosa vale per un uomo di 90 chili che raggiunga un peso di 81“, dice Giustina.

Insomma, una restrizione calorica, in caso di donne alte e magre con un BMI inferiore a 19/20, può indurre a un rischio elevato di “osteopenia” e con il passare del tempo la situazione non può far altro che peggiorare.