mercoledì, 27 Maggio 2026

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Fruttosio: aumenta il rischio di ammalarsi di tumore

credits photo: bebeblog.it

Secondo l’Anderson Cancer Center del Texas, uno dei centri oncologici più importanti d’America, gli zuccheri, ed in particolar modo il fruttosio, aumenterebbero le probabilità di sviluppo dei tumori, in primis quello al seno.

I test sono stati effettuati su alcuni topi di laboratorio, dai quali è emersa l’azione cancerogena del fruttosio e, la sua influenza su un processo metabolico, il 12-LOX, che facilita lo sviluppo di metastasi.

Il responsabile della ricerca, il Dott. Lorenzo Cohen, ha dichiarato: “A troppi pazienti viene detto che ciò che mangiano non influenza il cancro, ma questi dati emersi dagli esperimenti sugli animali provano il contrario, e che l’alimentazione ha un’ influenza anche dopo una diagnosi”.

I topi, sono stati alimentati con quattro diverse diete: una a base di amidacei, priva di zuccheri semplici, e le altre con una predominanza di vari zuccheri da tavola.
Dai dati emersi dall’esperimento, nei topi che si alimentavano soprattutto di fruttosio (zucchero che viene metabolizzato dal fegato, a differenza del glucosio che passa per il pancreas) è stata riscontrata una maggiore crescita dei tumori.

“Sembra che il fruttosio sia il principale responsabile dei processi infiammatori, molto più del glucosio. Sarebbe dunque il fruttosio a guidare i processi di metastasi, rendendo più attivo il 12-LOX”, ha affermato Cohen.

I test per dimostrare l’influenza del fruttosio nello sviluppo dei tumori, sono partiti da circa sei mesi, e in questo lasso di tempo è stato osservato che, nei topi nutriti con molti amidacei, circa il 30% ha sviluppato tumori; mentre, nei topi che avevano ingerito più zuccheri, più del 50% ha sviluppato tumori.

Questi dati allarmanti hanno così portato i ricercatori a credere che possa davvero esserci un collegamento tra il consumo eccessivo di zuccheri, e lo sviluppo di tumori e conseguenti metastasi.

Quanti km dovete correre per consumare ogni singolo cibo

Ogni cibo, un tot di chilometri da fare di corsa. E, naturalmente, più schifezze caloriche mangi più c’è da correre.
Esempio? Mangiare un Cheeseburger ti costringe a fare più di 4 km di corsetta per smaltirlo. Facile, niente cheeseburger, niente corsa. Ma, fosse così semplice dire no al cibo, soprattutto quello più grasso e proteico, che ci piace così tanto divorare con gli amici il sabato sera che non potremmo mia farne a meno.

Ma se vuoi spaventarti ancora di più – in fondo, 4km di corsa non sono neanche chissà quanti – riusciresti mai ad immaginare quanta corsa dovresti fare per smaltire qualcosa di più pesante e “dannoso” per la tua linea come per esempio una piadina super condita o un pacco di patatine al gusto paprika? Tra i 10 e gli 11 chilometri. Senza poi neanche tenere in conto i 6 chilometri per una scatola di patatine del Mc Donald’s e i 2 – 3 km per birra o Coca Cola.

Insomma, più mangiate più dovete correre. La soluzione sarebbe davvero ad un passo: smettere di mangiare tutte queste prelibatezze della cucina, ma non è sempre facile rinunciare.

Per avere un quadro generale della situazione, ecco delle immagini che vi spiegheranno quanto correre in base a quanto mangiate.

Credits foto: Facebook

Una nuova arma contro l’invecchiamento, il volontariato

Credits: www.vvox.it

Da oggi smettere di fumare, mangiare sano e svolgere attività fisica non sono gli unici alleati contro il rischio di infarto e invecchiamento.
Recenti studi hanno infatti dimostrato che fare volontariato include numerosi benefici per la salute, tra cui tutelare il cuore e i processi cognitivi di chi lo effettua.

Una ricerca iniziata nel 2006 dalla geriatra Linda Fried, che ha condotto uno studio approfondito a Baltimora su dei volontari di età superiore ai 60, ha dimostrato guadagni per il cuore a breve termine, poco ma qualcosa.
Nella ricerca era previsto che i volontari trascorressero 15 ore a settimana per un anno e mezzo a contatto con classi a basso reddito. Al termine del programma, i volontari sono stati sottoposti a risonanza magnetica e il cuore sembrava “ringiovanito”, ma oltre ad averne giovato il cuore, erano anche i riflessi e i processi cognitivi ad aver ricevuto un’ondata di brio, i test dimostrano infatti che tale attività hanno il potenziale per invertire declini cognitivi e neurali sopraggiungenti con l’età.

Altri studi, come quello svolto da Eric Kim, un ricercatore di Harvard, e Sara Konrath, della Famiglia Scuola Lilly of Philanthropy dell’Indiana University hanno inoltre mostrato come il volontariato possa effettivamente contribuire anche ad aiutare a prevenire l’insorgenza di problemi di salute.
La coppia ha studiato i risultati di circa 7.000 volontari di età superiore ai 51, Kim e Konrath hanno scoperto che le persone che svolgono volontariato hanno trascorso 38 per cento in meno notti in ospedale rispetto ai non-volontari, un risultato che si traduce in un migliore benessere e un enorme risparmio per lo stato.

Questi studi hanno inoltre sottolineato che le persone solite a svolgere attività di volontariato sono più consapevoli e disposte a modificare eventuali comportamenti a rischio, come il fumo e la sedentarietà, sono inoltre più attenti nell’avere cura di se stessi prendendo le precauzioni adeguate come vaccini, mammografie e colesterolo sotto controllo.

Il volontariato inoltre aiuta a dare un senso ai propri sforzi, a sentirsi utili e parte di una collettività
Avere più scopi nella vita è associato ad avere comportamenti migliori e migliori risultati“, afferma Eric Kim. “Coloro che effettuano attività di volontariato hanno la voglia di vivere, in modo da prendere più cura del proprio corpo e aiutare gli altri a vivere meglio”.

I risultati di questi studi sono stati così sorprendenti e utili da spingere i ricercatori alla proposta di aggiungere il volontariato come indice di benessere psicofisico, in grado di poter prevedere l’incidenza o meno di alcune malattie cardiache o degenerative.

Oltre ad essere utile alla salute di chi lo svolge, è necessario ricordare che il dare gratuito, la generosità e la gratuità sono una delle caratteristiche umane più peculiari, che nobilitano chi decide di spendere il proprio tempo a servizio della collettività ma che aiuta concretamente coloro verso i quali queste attività sono rivolte, anziani soli o malati, persone affette da disabilità, bambini che vivono in condizioni di disagio, possono vedere la luce in fondo ad un tunnel di sofferenze.

Il bene si diffonde più rapidamente delle increspature che si formano sull’acqua una volta lanciato all’interno dello stagno un sassolino.

Acqua fredda: la doccia va fatta così (FOTO)

credits photo: yaqui.forumfree.it

Uno dei modi migliori per trarre benefici dall’acqua è: fare la doccia con acqua fredda.
So che i più freddolosi staranno già tremando al solo pensiero, ma se non volete farla fredda, potete iniziare con acqua tiepida e abbassare pian piano la temperatura, terminando con dei getti di acqua fredda.
Vediamo quali sono i reali benefici di questo “sacrificio” al quale solo i più impavidi si sottoporranno.

Aiuta il sistema immunitario

credits photo: esseresani.pianetadonna.it
credits photo: esseresani.pianetadonna.it

Dopo il contatto con l’acqua fredda, il nostro organismo, risponde stimolando immediatamente il sistema immunitario, rendendolo più forte e attivo nel combattere batteri e virus.

Pelle dall’aspetto più sano

credits photo: bimbisaniebelli.it
credits photo: bimbisaniebelli.it

È ormai noto che bere molta acqua ci aiuta a rendere la pelle più sana, ma, anche dall’esterno essa può fare tanto.
Infatti, fare la doccia con acqua fredda aiuta la pelle a mantenere più a lungo la sua compattezza ed elasticità, ritardando la formazione di rughe.

Migliora la circolazione

credits photo: tuame.it
credits photo: tuame.it

L’acqua fredda stimola la corretta circolazione sanguigna, aiuta il passaggio dell’ossigeno e di nutrienti nell’organismo, e porta le tossine verso i pori, aiutando così il corpo a liberarsene.
Migliora la contrazione vascolare, evitando la formazione di vene varicose e riducendo visibilmente quelle già presenti.

Aiuta la diuresi

Credit: bellezzasalute.it
Credit: bellezzasalute.it

Le basse temperature hanno un effetto diuretico sull’organismo, ecco perché l’acqua fredda, migliora le nostre capacità depurative, diminuendo la formazione di massa grassa.

Contrasta stress e depressione

credits photo: trend-online.com
credits photo: trend-online.com

Diversi studi effettuati, hanno dimostrato che fare la doccia con acqua fredda, stimola un’area del cervello responsabile del nostro stato d’animo felice,
liberandoci da stress e depressione.

Capelli lucenti

Credit: donnaplanet.it
Credit: donnaplanet.it

Non solo la pelle, ma anche i capelli traggono beneficio dall’acqua fredda, perché ne evita la secchezza e li rende lucenti.
Previene, inoltre, la forfora e la caduta dei capelli.

Fare la doccia con l’acqua fredda, può davvero migliorare alcuni aspetti del nostro organismo, ma bisogna seguire alcuni consigli, per far sì che gli effetti siano davvero positivi.

* Il primo consiglio è quello di iniziare con acqua tiepida e diminuire a poco a poco la temperatura dell’acqua, in modo da non dare un brusco sbalzo di temperatura al nostro corpo ed abituarlo invece a questo cambio d’abitudine.

* Un altro consiglio è quello di fare la doccia con acqua fredda anche d’inverno. In questo periodo dell’anno può essere più difficile, ma è comunque molto salutare. Tuttavia, non dovete arrivare a tremare dal freddo o a temperature glaciali; se questo dovesse verificarsi, optate per una temperatura più tiepida d’inverno e più fredda d’estate.

Buona doccia…fredda!