giovedì, 24 Settembre 2026

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Bastano 40 secondi per migliorare la memoria

Non vi è mai capitato di vedere o sentire qualcosa di troppo interessante – in una scenda di un film o ascoltando una canzone, per dire – e di dimenticarlo un attimo dopo? Al posto della chiara immagine di quello che dovreste ricordarvi, non c’è che una nebulosa informe o, nei peggiori casi, assolutamente nulla. Anche eventi unici, come l’aver incontrato una star del cinema, possono talvolta svanire dalla nostra memoria a una velocità sconcertante.

Potrebbe esserci, però, un modo estremamente semplice per migliorarla. Stando alla ricerca condotta da Chris Bird all’Università del Sussex, basterebbero giusto pochi secondi del nostro tempo e un pizzico di immaginazione. Bird ha chiesto ad alcuni studenti di mentire mentre facevano una TAC cerebrale e di osservarne una serie di video clip su YouTube (tra cui, per esempio, vicini di casa che si facevano scherzi a vicenda). Appena finiti i video, gli sono stati dati 40 secondi per ri-proiettare la scena nella propria testa e descriverla a se stessi. Altri studenti, invece, sono semplicemente passati da un video all’altro.

Semplicemente descrivendo a se stessi gli eventi visti, gli studenti sono stati in grado di ricordare il doppio dei dettagli fino a due settimane più tardi. Bird, al momento dello studio, ha anche riscontrato che le TAC del cervello sembravano mostrare proprio lo sforzo mnemonico: l’attività cerebrale durante le descrizioni rispecchiava, in sostanza, l’attivazione della memoria della visione dei video e, in tal modo, gli studenti hanno creato solide basi per poter richiamare quei ricordi alla mente.

Vero è che potrebbe anche trattarsi dei segni dei loro sforzi nel dare sempre maggiori dettagli, dovendo immaginarsi la scena da descrivere. Così come potrebbe tutto essere dovuto al fatto di aver stabilito dei parallelismi con i propri ricordi antecedenti: uno degli studenti, per esempio, ha paragonato uno dei personaggi dei video a James Bond, rendendolo così ancora più memorabile. In altre parole, se volete assicurarvi che qualcosa vi rimanga in mente, prendetevi almeno un minuto per raccontarlo a voi stessi, in maniera cosciente e intenzionale. Alla faccia di chi crede che parlare da soli è roba da pazzi.

Il caffè non accelera il battito cardiaco, anzi

Credits: mondialcafe

Se bevete molto caffè avrete sicuramente sentito più di una volta la frase: “Ti fa male, accelera il battito cardiaco”. In realtà non è per nulla vero.

Bere regolarmente caffè non provoca l’accelerazione dei battiti: secondo quanto rivelato da un nuovo studio, infatti, questa bevanda non avrebbe influenze sulla frequenza cardiaca. Le attuali linee guida della American College of Cardiology e l’American Heart Association affermano comunque che la caffeina, l’alcol e la nicotina devono essere interrotti del tutto per evitare problemi al cuore. Tuttavia, il team dell’Università della California, in San Francisco, è riuscito a trave in caffè, cioccolato e tè dei benefici cardiovascolari.

Per condurre lo studio pubblicato sul ‘Journal of the Heart‘, gli scienziati hanno analizzato 1.388 partecipanti selezionati casualmente su un database di quasi 6.000 pazienti. Quelli con persistenti problemi cardiaci in più sono stati esclusi. Quante volte hanno mangiato e bevuto caffè, tè e cioccolato? I partecipanti sono stati sottoposti a un test ECG di 24 ore. L’80% dei partecipanti ha consumato più di un prodotto contenente caffeina su base giornaliera. I ricercatori hanno scoperto che questi soggetti non hanno alcun fenomeno di accelerazione dei battiti, anche dopo aver consumato caffè, tè e cioccolata.

Il distributore di preservativi sicuro per le donne: si disattiva se sei ubriaco

Credits: Mirror

Si chiama Johnny Be Good ed è il nuovissimo distributore di preservativi installato da pochissimo nel The Brass Monkey pub di Victoria che permette di erogare i condom solo a coloro che possono dimostrare di essere sobri. Come? Attraverso l’etilometro, che andrà a valutare il tasso alcolico di chi lo utilizzerà. Se sei ok, allora potrai prendere i tuoi preservativi. Altrimenti no.

Ecco il metodo sicuro e che protegge le donne dai malintenzionati. In Inghilterra la campagna lanciata da Johnny Be Good è quella di “non fare sesso se si è ubriachi”. Gli utenti dovranno soffiare nel dispositivo e chiunque sia sotto il limite legale di guida riceverà un preservativo gratuito. L’iniziativa è in fase di sperimentazione presso il Brass Monkey pub di Victoria, ma ha la possibilità di un lancio a livello nazionale.

Questa iniziativa si è sviluppata proprio dopo aver scoperto che un terzo delle persone avrebbe ammesso di non avere la confidenza necessaria per dormire con qualcuno per la prima volta completamente da sobri. Ha inoltre rilevato che il 73% dei single britannici pensa che l’alcol renda più facile e divertente un appuntamento con una donna.

Gli uomini, inoltre, sono meno propensi a fare sesso con una donna da sobri, preferendo bere qualcosina prima dell’approccio. Madeleine Mason, psicologa, ha dichiarato: “Quando si è agitati o in ansia prima di un appuntamento, l’impulso è quello di calmare il sistema nervoso con il consumo di alcol”.

Che cos’è il virus Zika? (FOTO)

Credits: tvjurere.com

Dal Sud America, il virus Zika è arrivato anche in Europa, dove ha registrato quattro casi di contagio in Italia e tre in Gran Bretagna. Si tratta di una malattia che qualche tempo fa era poco conosciuta, ma che secondo gli esperti potrebbe espandersi fino a colpire l’Occidente. Per il virus Zika non esiste un vaccino né un rimedio, ma i sintomi sono meno gravi: eruzioni cutanee, congiuntivite, dolore alla testa e alle articolazioni. Nel caso in cui la malattia colpisca le donne incinte, può provocare malformazioni nel feto e microcefalia fetale. L’ultimo episodio di questo tipo si è verificato a El Salvador, in Brasile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta svolgendo i controlli necessari sulla malattia, cercando un modo per arginarla. Ma cos’è esattamente questo virus?

Il virus Zika (letteralmente ‘coperto di vegetazione’, tradotto dalla lingua luganda) è un patogeno che si trasmette grazie alle punture di zanzare infette del genere Aedes, in modo particolare da Aedes aegypti nelle zone tropicali. Scoperto e isolato per la prima volta nel 1947 da un macao nella foresta di Zika (da cui prende il nome), solo qualche anno più tardi fu descritto come un virus diverso dalla febbre gialla. Per lungo tempo, la sua diffusione ha interessato le zone dell’Africa, in Asia e nelle isole del Pacifico (Micronesia e Polinesia Francese). Dal 2015, si inizia a parlare del virus Zika anche nell’America Latina, in particolare in Brasile, dove ha registrato almeno 3.500 casi di microcefalia nei bambini appena nati tra ottobre e le prime settimane di gennaio di quest’anno.

Credits: Lancaster University
Credits: Lancaster University

Lo Zika, quando infetta l’organismo, si lega alle membrane cellulari e vi fa penetrare il suo DNA in modo da colonizzare le cellule e replicarsi più rapidamente. In risposta alla malattia, l’organismo reagisce con una serie di reazione immunitarie per difendersi, partendo proprio dalla febbre. I primi sintomi compaiono generalmente tra i 2 e i 7 giorni dalla puntura di una zanzara infetta. Finora non sono noti casi di pazienti morti a causa del virus Zika, proprio perché i sintomi causati dalla malattia sono quasi sempre lievi e passano entro pochi giorni.

Credits: www.hindustantimes.com
Credits: www.hindustantimes.com

Dato che non esiste cura, non si può prevenire la febbre di Zika. Le autorità brasiliane, in seguito ai casi di malformazione al feto nelle donne incinte, ha ordinato di rimandare le gravidanze. La domanda da porsi infine è questa: quanto è sicuro viaggiare in Sud America in questo momento? L’OMS raccomanda sempre di informarsi bene sui luoghi ‘infettati’ dal virus, riferendosi in particolare proprio alle donne gravide.