mercoledì, 8 Aprile 2026

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La storia di Amber Dawn che viveva con un estraneo senza saperlo

Si può vivere con un estraneo in casa senza saperlo? Prosegue il nostro viaggio nelle storie vere dell’orrore.

Tutte queste storie sono accomunate da indizi che sembrerebbero davvero portarci verso il sovrannaturale: rumori, presenze inquietanti, ombre sinistre. E invece si tratta di qualcosa di molto più concreto.

Le ambientazioni poi non aiutano: case disabitate per lungo tempo, soffitte buie e polverose. A proposito anche in questo caso il teatro del nostro mistero è una soffitta e la protagonista è la scrittrice canadese Amber Dawn.

Amber Dawn trasloca in una nuova casa con un estraneo dentro

È il 1997 e la scrittrice Amber Dawn decide di traslocare nel villaggio di Enumclaw. Giovane ed entusiasta è molto attratta da questa piccola comunità ai piedi del vulcano Mount Rainer.

La motiva anche il fatto di essere più vicina ai suoi familiari.

Amber sceglie un piccolo appartamento con una botola sul soffitto che conduce nel solaio.

Qui spera di dedicarsi serenamente alla scrittura, vincerà il Dayne Ogilvie Prize nel 2012 e pubblicherà diversi romanzi vincendo altri premi.

Ma in quell’inverno del 1997 non sa che la nuova casa ha una sgradita sorpresa per lei.

Tutto inizia subito con la prima notte: Amber sente dei passi sopra la sua testa.

Alzando la testa si rende conto che nessuno abita sopra di lei eppure qualcuno cammina.

La terribile scoperta di Amber Dawn

Spaventata Amber decide di parlarne con quello che le ha venduto la casa, ma lui la blandisce: saranno scoiattoli.

Ma qui viene il bello: gli oggetti scompaiono, le porte chiuse le ritrova aperte ed altri fenomeni inspiegabili.

Inizialmente Amber pensa di avere le traveggole, poi crede che si tratti del fratello, che ha l’altra chiave e che passa da casa sua mentre lei è al lavoro.

Ma una notte, mentre si sta rilassando nella vasca da bagno, nel corridoio vede la botola che conduce al solaio spalancata. Ed è lì che realizza: c’è qualcuno in soffitta.

A quel punto uscì dalla vasca senza fare rumore, prese un martello, il cane e chiamò la polizia e sua cognata dirigendosi fuori dalla casa.

All’arrivo della polizia l’estraneo non c’era già più, trovarono un sacco a pelo, libri e del cibo. La polizia crede che abbiano vissuto insieme per circa sei mesi ma nessuno sa come sia entrato o se fosse già lì da tempo.

Amber è convinta che non fosse un malintenzionato ma ha cambiato casa il giorno successivo.

Una casa senza soffitta.

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Emicrania, cosa si prova davvero fisicamente? (FOTO)

Cropped image of business woman with headache over white background - copyspace

Cosa si prova davvero, fisicamente, quando si soffre di emicrania? È una domanda che ci siamo posti tutti, una volta nella vita. Questo perché, è bene ricordarlo, non si deve assolutamente confondere l’emicrania con il semplice mal di testa. Soffrire di emicrania vuol dire sentir pulsare la testa, ed è un dolore non comune a tutti. Ma, soprattutto, che ti lascia davvero con un martello nel cervello, un fastidio che arriva e non ti molla più per ore. E per giorni. Senza contare poi nausea, vomito e sensibilità alla luce e al rumore.

L’emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da ricorrenti cefalee, da moderate a gravi, spesso in associazione con una serie di sintomi del sistema nervoso autonomo. È stato stabilito, secondo una ricerca della Migraine Research Foundation, che circa il 18% delle donne e il 6% degli uomini soffrano di questa sindrome. Non un dato così irrilevante. E quasi il 90% di loro non è in grado di svolgere compiti regolari quando ha un attacco di emicrania.

Ma come ci si sente quando si soffre di emicrania? Ecco le risposte date dall’HuffPost, che ha chiesto aiuto alla sua comunità Facebook di dire la sua in merito.

“Mi fa sentire il cervello come fosse un panno strizzato”

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“Come se un chiodo fosse infilato con un martello sulla parte destra della mia testa, appena sopra la tempia”

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“Come se avessi un tamburo nella testa”

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“Come se il cervello si gonfiasse e tentasse di oltrepassare il cranio”

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[Credits: Huffington Post]

I modi più strani per fotografare alla perfezione (FOTO)

Fotografare alla perfezione non è un compito sempre facile: questione di giochi di luce e prospettive, zoom e obbiettivi, illuminazione, angolo, apertura, tempo di scatto. E molto altro ancora.

Ma questi fotografi di tutto il mondo concordano almeno su una cosa: è importantissimo assumere una posizione quanto più “ottimale” per fotografare il proprio soggetto nel punto giusto, per immortalare il momento caricando lo scatto di emozioni, significati, identità e originalità.

Abbiamo raccolto una gallery di photographer “professionisti” presi a fotografare nelle posizioni più strane e divertenti. “Ah, cosa non si fa per portare a casa un buono scatto”, dicono in molti. A costo di avere un mal di schiena degno di nota, il colpo della strega, muscoli indolenziti e dolori in tutto il corpo, ma una foto degna di Premio César, questi artisti non si vergognano di nulla, assumendo pose davvero divertenti anche davanti a milioni di occhi indiscreti.
In qualsiasi posto, a qualsiasi quota d’altezza o nelle condizioni climatiche più disparate. Senza temere pioggia, freddo e tempesta, peso dell’attrezzatura tutta sulle spalle, soggetti poco “amanti” della fotografia e difficili da immortalare.

Qual è il trucco per fotografare alla perfezione? Alcuni fotografi sono solo più determinati di altri.

Ed ecco il risultato. Una gallery di scatti tutti da gustare.

Bambino vampiro ritrovato a Pien: sepolto a faccia in giù e con un lucchetto

Scheletro di un bambino vampiro ritrovato in Polonia: nel mese di Halloween questa scoperta sembra assolutamente calzante.

Ma sarà verità o un fake? Sembrerebbe attendibile. Il ritrovamento è stato fatto nei dintorni del villaggio di Pien, in Polonia, mentre gli archeologi scavavano in una necropoli.

Ma perché hanno pensato subito ai vampiri? Perchè le circostanze in cui è stato sepolto sono molto oscure.

Chi è il bambino vampiro della Polonia?

Si stima che lo scheletro sia di un bambino morto fra i 5 ed i 7 anni del XVII secolo. Il modo in cui è stato seppellito desta non pochi sospetti: chi l’ha sepolto credeva che fosse una creatura maligna che sarebbe tornata in vita?

Il bambino è stata tumulato con il volto rivolto al suolo e in un piede ha un lucchetto. Perchè proprio un lucchetto?

L’archeologo Dariusz Polinski, dell’Università Nicolaus Copernicus ha spiegato: “Il lucchetto simboleggia la chiusura di una fase della vita e ha lo scopo di proteggere dal ritorno del defunto, che probabilmente era temuto. Tali pratiche hanno origine in credenze popolari e talvolta sono descritte come anti-vampiriche”.

Nei pressi sarebbe stato rinvenuto anche il corpo della presunta madre, che sebbene paia la tomba di una persona di rango, è stata sepolta come se temessero che sarebbe tornata in vita, anche lei infatti aveva un lucchetto in un piede. Non solo: aveva una falce posizionata poco sopra il collo, probabilmente per tagliarle il collo qualora avesse cercato di alzarsi. Il che ci fa pensare che fosse molto temuta.

Come venivano seppelliti i vampiri?

C’è stata una epoca remota in cui si credeva, in varie parti del mondo, che i morti potessero tornare in vita come vampiri. Queste persone ritenute pericolose venivano sepolte con molte precauzioni: si ponevano delle pietre pesanti su di loro, oppure paletti e cocci in modo che si infilzassero da soli se avessero tentato di uscire dalla tomba. I paletti generalmente si piantavano nel cuore, da qui la credenza che è così che si uccidono i vampiri. In alcuni Paesi i presunti vampiri venivano legato e incatenati, ed anche la loro sepoltura in molti casi era ricoperta da una grata di ferro con lucchetti. In alcune sepolture sono stati rivenuti scheletri con la testa mozzata, con pietre e mattoni in bocca o con gli arti inchiodati al suolo.

Questi morti così pericolosi chiaramente non potevano essere seppelliti in un cimitero cristiano o di altre religioni, e proprio questo indizio ci rivela che questo bambino non faceva parte dei vampiri.

Sepolture ebraiche: perchè i lucchetti?

Il bambino, e la presunta madre, sono stati trovati con dei lucchetti nei piedi, una tradizione ebraica per evitare che i morti raccontassero di questo mondo nell’aldilà o parlassero male dei vivi, una tradizione che sembra proprio specifica delle comunità ebraiche in Polonia.

In questa storia però c’è un “ma”: il bambino e la donna non erano sepolti in un cimitero ebraico.

Nei periodi della caccia ai vampiri, i suicidi, le persone che morivano in modo sospetto o che erano soggetti sospetti da vivi si seppellivano in fosse comuni o in luoghi isolati poiché non potevano essere ammessi in terra consacrata.

Ma perché la donna era sepolta con una falce intorno al collo? Si ipotizza che la donna possa essersi suicidata, magari in preda ad un malessere mentale, e che i suoi gesti in vita (il fatto che avesse dei canini lunghi ed appuntiti non aiutava) e la sua dipartita sia stata invece interpretata come un segno di vampirismo. È altresì vero però che secondo alcune teorie, la falce veniva posta nelle tumulazioni delle donne in gravidanza per proteggerle. Ma non sembra essere questo il caso, visto il modo in cui la falce è disposta.

E voi cosa ne pensate?