sabato, 5 Settembre 2026

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Trump ridicolizza gli Obama e rifiuta di scusarsi: il video fa esplodere la polemica

L’ennesima bufera social dell’ex tycoon riguarda gli Obama. Sì, Donald ne ha fatta un’altra delle sue.

Questa volta non con un comizio, né con un’intervista incendiaria, ma con un video pubblicato (e poi cancellato) su Truth Social che ha fatto sobbalzare media e politica americana.

Gli Obama vittime del razzismo di Trump

Nel clip, diventato virale in poche ore, Barack e Michelle Obama vengono raffigurati come scimmie, all’interno di un montaggio grottesco condito da musica allegra e accuse complottiste sulle elezioni del 2020.

Risultato? Internet in fiamme.
La rappresentazione degli Obama ha scatenato accuse immediate di razzismo, vista la lunga e tristissima tradizione di stereotipi simili negli Stati Uniti.

Dallo staff di Trump, inizialmente, è arrivata la classica toppa: “È solo un meme trovato online”. Poi la versione aggiornata: “Non l’ha visto bene prima di pubblicarlo”. Spoiler: non ha funzionato.

Trump: “Non mi scuso non avevo visto tutto il filmato” (e intanto gli cresce il naso)

Il video è sparito dopo circa dodici ore, ma le scuse ufficiali non sono mai arrivate. Trump, fedele al suo stile, ha minimizzato e tirato dritto, mentre la polemica cresceva.

E attenzione: le critiche non sono arrivate solo dai Democratici. Anche diversi Repubblicani hanno preso le distanze, definendo il contenuto “indifendibile”.
Come se non bastasse, tutto questo è successo durante il Black History Month. Un dettaglio che ha reso la vicenda ancora più esplosiva e che ha spinto commentatori e opinionisti a parlare di autogol comunicativo clamoroso.

Non è la prima volta: la saga dei video fake


Chi segue Trump sa che non è un episodio isolato. Negli ultimi anni ha condiviso più volte video manipolati o generati con l’intelligenza artificiale, incluso un celebre deepfake in cui Obama veniva “arrestato” alla Casa Bianca.

Satira? Provocazione? O strategia studiata per far parlare di sé?
Il video è sparito, la polemica no. E mentre l’America discute, Trump ha già ottenuto ciò che voleva: attenzione, caos e titoloni. Ancora una volta.

Ghali, Olimpiadi e polemica show: altro che fiamma, a San Siro scoppia l’incendio

Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 devono ancora accendere la fiamma, ma Ghali ha già acceso tutto il resto.

Basta un post, poche frasi studiatissime e quel verso che suona come una stoccata: “È tutto un gran teatro”. Risultato? Social in tilt, politica sull’attenti e San Siro che, per una volta, trema prima ancora di aprire i cancelli.

Milano-Cortina 2026 non è ancora iniziata, ma la cerimonia di apertura è già un caso nazionale.

Altro che spirito olimpico, qui siamo allo spirito polemico.

Ghali e l’inno fantasma

Il nodo è succoso: Ghali non canterà l’Inno d’Italia alla cerimonia di apertura. Doveva farlo, poi no. Al suo posto una poesia sulla pace.

Bellissimo, poetico, universale. Peccato che, secondo il rapper, l’arabo, lingua identitaria, non un vezzo , sia stato fatto gentilmente uscire di scena. Inclusione sì, ma senza esagerare: il multiculturalismo va bene finché resta sottotitolato.

Il passato ritorna: Sanremo non perdona


Diciamolo: questa storia non nasce oggi. L’ombra di Sanremo 2024 aleggia ancora, quando Ghali pronunciò la parola proibita, “genocidio”, parlando di Gaza.

Da lì in poi, ogni sua apparizione pubblica sembra passare dal metal detector. Alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, evento iper-istituzionale, la parola d’ordine è una sola: neutralità. Traduzione? Niente messaggi che possano sembrare messaggi.

Politica in tribuna, social in curva


La destra protesta, il ministro rassicura, le comunità osservano, X e Instagram fanno il resto. Tutti hanno qualcosa da dire su Ghali, mentre Ghali dice pochissimo ma colpisce benissimo.

Niente comizi, niente sfoghi: solo allusioni calibrate e un elegantissimo “A domani”. Sì, perché lui sul palco ci salirà. Ma non come comparsa.

Cerimonia di apertura o primo atto?


La verità è che la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è già iniziata, solo che non era prevista questa sceneggiatura. Arte contro protocollo, identità contro immagine, libertà contro copione.

E mentre tutti fingono che sia solo spettacolo, il teatro, quello vero, è già pieno. Sipario alzato, polemica servita.

Channing Tatum in ospedale: foto choc dal letto e fan in ansia

Un post, una foto in bianco e nero, uno sguardo stanco ma combattivo. È bastato questo per mandare in tilt Instagram: Channing Tatum è finito in ospedale e i fan, nel giro di pochi minuti, hanno iniziato a fare congetture degne di una serie Netflix.

Incidente sul set? Allenamento estremo? Colpo di scena sentimentale? La verità è arrivata poco dopo, direttamente dal protagonista.

Channing Tatum in ospedale: operazione alla spalla

Niente misteri dark, ma nemmeno una passeggiata. Tatum ha spiegato di essersi sottoposto a un intervento chirurgico alla spalla, in seguito a una “spalla separata”, un infortunio tutt’altro che banale.

A rendere il tutto più reale (e un filo impressionante) ci hanno pensato le radiografie postate nelle Stories, complete di vite metallica inserita per stabilizzare l’articolazione. Hollywood glam? Anche no.

Ironia da duro (anche sotto i ferri)

Come da copione Tatum-style, l’attore non ha perso l’occasione di sdrammatizzare. Caption motivazionale, tono da coach di se stesso e quella frase che suona come un mantra: “Another challenge. This one is gonna be hard. But whatever.”

Traduzione libera: fa male, sarà dura, ma io non mollo. E il pubblico applaude, sospirando.

Stunt di troppo o fisico al limite?

Le cause precise dell’infortunio restano avvolte da un alone di mistero. Nessuna conferma ufficiale, ma chi conosce Tatum sa che ama fare sul serio, spesso rinunciando alle controfigure.

Allenamenti massacranti, coreografie, scene d’azione: il fisico scolpito ha presentato il conto?

Messaggi di affetto, cuori, commenti allarmati: il popolo del web si è stretto attorno al suo beniamino.

Ora la grande domanda è una sola: quanto durerà la convalescenza? Per ora silenzio sui prossimi impegni, ma una cosa è certa: Channing Tatum tornerà. Con una cicatrice in più e, probabilmente, un’altra storia da raccontare.

Marmellate, glitch e corridoi segreti: cosa sta davvero succedendo ad As Ever di Meghan Markle?

As Ever di Meghan Markle è in crisi?
Tra barattoli regalati, magazzini pieni e versioni che non combaciano, il brand lifestyle della duchessa finisce nel frullatore del gossip

Altro che nuove serie e tappeti rossi: nei corridoi degli uffici Netflix di Hollywood, in questi giorni, sembrerebbero circolare soprattutto barattoli di marmellata. E no, non è l’inizio di una favola hipster, ma l’ultimo capitolo della saga As Ever, il brand lifestyle firmato Meghan Markle.

As Ever di Meghan Markle: marmellate per tutti

Secondo Page Six, una quantità tutt’altro che trascurabile di prodotti As Ever, marmellate, candele profumate, vini e decorazioni floreali, sarebbe stata regalata ai dipendenti Netflix.

Il motivo? Un presunto surplus imbarazzante, al punto che due stanze degli edifici Icon Tower ed Epic sarebbero state trasformate in veri e propri magazzini improvvisati. “Ce n’è così tanto che lo stanno dando via”, avrebbe confidato una fonte. Altro che edizione limitata.

As Ever di Meghan Markle: magazzini pieni o strategia geniale?

Ovviamente, non tutti concordano. Un’altra versione dei fatti parla di scorte già spostate in magazzini esterni, mentre ciò che resta negli uffici sarebbe destinato a omaggi, PR e attività promozionali.

Insomma: non invenduto, ma marketing. I rappresentanti di Meghan? Silenzio stampa. E quando il silenzio è totale, il gossip raddoppia.

Il glitch che ha acceso la miccia

A far esplodere il caso è stato però un bug sul sito di As Ever, scovato da utenti Reddit. Per qualche ora, il portale avrebbe mostrato le giacenze reali: oltre 137 mila box di marmellata, più centinaia di migliaia di altri prodotti, vini inclusi. Totale stimato? Più di mezzo milione di articoli ancora in stock. Screenshot virali, panico social, sito aggiornato in fretta e furia.

“Altro che flop: vendiamo milioni”

La replica indiretta arriva da fonti vicine al progetto e dalla stessa Meghan. Secondo questa linea, quei numeri deriverebbero da un ordine iniziale di un milione di pezzi, pensato per sostenere una domanda altissima e preparare l’espansione internazionale. In un’intervista, la duchessa ha parlato chiaro: “Siamo passati da migliaia a milioni”. Sold out lampo, produzione moltiplicata, ambizioni globali.

Tra marmellate regalate e vendite “che volano”, resta un fatto: le versioni non combaciano. E finché il contrasto resta così succoso, As Ever continuerà a far parlare di sé. Che sia strategia o scivolone, una cosa è certa: Meghan Markle sa ancora come tenere tutti… col cucchiaino in mano.