domenica, 14 Dicembre 2025

Le studentesse universitarie

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Sessione d’esame: guida alla sopravvivenza

credits photo: oltreuomo.com

La sessione d’esame, il periodo di fuoco e panico, quello più temuto da tutti gli studenti universitari è arrivato. Se siete matricole ve lo state chiedendo: si può sopravvivere? Se siete immatricolati già da un po’ la risposta la conoscete bene. Si sopravvive. Con acciacchi e traumi psicologici, ma si sopravvive. E per farlo nel migliore dei modi possibili basta prendere alcuni accorgimenti.

Programma

Dirlo è quasi un obbligo. Un buon programma di studio aiuta ad arrivare all’esame nel migliore dei modi e con meno ansia possibile. Il difficile arriva quando dobbiamo rispettarlo: l’esame sembra lontano, il computer e le serie tv invece sono a portata di mano. Inutile dire che ve ne pentirete e le nottate in bianco non fanno bene a nessuno. Provate quindi a crearvi una tabella di marcia che non sia impossibile da rispettare e vedrete che le cose miglioreranno.

Hobby

Non abbandonate i vostri hobby e ciò che vi fa stare bene. Lettura, palestra, decoupage, bricolage, serie tv. Insomma, prendete quello che più vi rilassa e dedicateci almeno un’ora alla settimana. Giornalmente, invece, ritagliate almeno trenta minuti per voi.

Persone

Evitate le persone ansiose, quelle che continuano a ripetervi ogni parte del programma quando a voi manca ancora un libro intero e quelle che pretendono continuamente la vostra attenzione. Evitatele, ora più che mai.

Pause

Cercate di mantenere un buon equilibrio. Fate colazione, pranzate, cenate senza avere libri davanti e in quei momenti tentate di togliervi l’esame dalla testa. Cercate anche di evitare le nottate e le alzatacce e optate, invece, per un buon sonno ristoratore.

Mantenete la calma

Durante la sessione d’esame sembrerete perennemente in piena sindrome mestruale, anche se siete uomini. Nervosismo e irritazione vi faranno apparire come un chihuahua arrabbiato con il mondo, sempre intento a ringhiare. Respirate e calmatevi o dopo gli esami avrete più nemici che amici, o comunque amici arrabbiati pronti a vendicarsi.

Relax

Nel giorno che precede l’esame chiudete tutto e fermatevi. Fatevi un bagno caldo, cucinate un dolce, ascoltate musica, bevete una tisana. E se avete l’impressione di non ricordare niente state tranquilli, è una sensazione che stanno provando tutti i vostri colleghi, anche quelli che prenderanno 30 con lode e bacio accademico.

Ricordare

Tenete a mente sempre una cosa. Dopo una sessione d’esame ce ne sarà sempre un’altra. Poco importa se sarà all’università o nella vita: gli esami non finiscono mai.

Oms: sono gli italiani gli studenti più stressati d’Europa

credits: www.europaquotidiano.it

Andare a scuola non ci è mai piaciuto. Sarà la sveglia che suona sempre troppo presto ogni giorno per, più o meno, 9 mesi; o forse le domeniche che non hanno proprio nulla a che vedere con la domenica in pigiama sul divano davanti ad un film; o i compiti in classe di greco o quelli di fisica. Insomma, ci sarebbero mille motivi per cui odiare la scuola, ma ne esistono circa il doppio per amarla.

Gli anni tra i banchi di scuola non ritorneranno mai più e una volta passati scompariranno via come i pollini a primavera. Perché puoi fare nella vita tutti i viaggi che vuoi, ma nessuno sarà bello come la gita dell’ultimo anno di liceo. E una lite con un professore non farà della scuola un posto mostruoso dal quale voler scappare più velocemente possibile. Gli anni al di là della cattedra diventeranno porto sicuro di tempi sereni solo quando, cresciuti, non potremo più tornare indietro. Perché peggio della scuola c’è la sua mancanza.

Tra i mille motivi per cui molti, forse troppi, studenti odiano la scuola, al primo posto, nel podio più antipatico della storia, c’è lo stress. Sì, esatto, lo stress ogni giorno per 13 anni di vita, dalle elementari alle superiori, passando per la scuola media e non tornando indietro all’asilo -quelli erano i bei tempi della spensierata “piccolezza”. E non è un’esagerazione dire che la scuola stressa più di ogni altra cosa, perchè il battiti accelerati da interrogazioni a sorpresa sono inspiegabili. Lo conferma anche l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Stando ai dati ricavati da studi dettagliati, la scuola piace solo al 26% delle undicenni e al 17% degli undicenni; numeri che scendono drasticamente con l’avanzare dell’età: tra i 15 e i 16 anni la scuola piace solo al 10% delle studentesse all’8% degli studenti. Meno entusiasti sono solo gli studenti estoni, greci e belgi. Agli adolescenti, insomma, la scuola non piace proprio e il problema sarebbe proprio legato allo stress e ai programmi che non stanno al passo con i tempi. Lo stress colpisce il 72% delle ragazze e il 51% dei ragazzi. Dati molto al di sotto della media europea: l’Italia, infatti, si trova sopra solo a Belgio, Portogallo e Ungheria.

La pressione sentita dai ragazzi non resta confinata alle mura scolastiche, va nelle loro case e nelle loro vite. L’Oms dichiara che gli studenti sentirebbero particolari pressioni a causa delle continue verifiche a cui sono sottoposti, all’eccessiva ristrettezza delle scadenze da rispettare e dalla volontà di ottenere determinati voti che sembrano, a volte, un miraggio lontano. Tutto lo stress è aumentato da programmi troppo ancorati ad un modo antico di fare scuola e di coinvolgere gli studenti. La lezione frontale non stimola a fare sempre meglio e un mancato rapporto tra docente ed alunno potrebbe causare ansia negli studenti. Trovarsi nell’aula con un professore che cerca di relazionarsi con i suoi alunni, ridurrebbe di molto lo stress durante, per esempio, le interrogazioni o i compiti in classe.

I programmi, non più adatti a certe richieste da parte degli studenti, andranno ritarati in base alle esigenze delle nuove generazioni che chiedono alla scuola un nuovo tipo insegnamento.

Erasmus: la guida per gli studenti in partenza

Credits photo: youeme4eu.it

È settembre e per molti studenti è anche tempo di riprendere i libri, ultimare o iniziare i compiti per le vacanze e dimenticare il sogno di un viaggio. Questo non vale però per chi ha scelto di abbandonare il nido per un’esperienza che potrebbe cambiare definitivamente la propria vita: l’Erasmus. Anche per l’anno 2015/2016 saranno migliaia gli studenti universitari, neolaureati e docenti che partiranno verso un paese europeo o extraeuropeo per studio, ricerca o tirocinio. Per loro si tratta di un salto nel vuoto che pretende utili e pratici consigli. Ecco come affrontare il prepartenza verso il paese straniero prescelto.

Ansiosi, rilassati, entusiasti, nervosi, timorosi: sono diverse le tipologie di studenti che proprio in questi giorni stanno terminando le loro valigie. Gli ultimi preparativi, le serate di fine estate, l’ignoranza completa di quel che accadrà nell’immediato futuro e la paura di perdere i propri affetti rendono questo momento quello più difficile, sia per chi parte, ma anche per chi rimane. Mantenere i contatti, in realtà, è più semplice di quel che si pensa soprattutto grazie a Skype, facebook e whatsapp, e di certo i legami più forti rimarranno anche dopo l’Erasmus; riuscire a costruirne di nuovi invece è la parte più interessante. Come fare?

Quando si va all’estero, si voglia o no, occorre confrontarsi con la lingua e la cultura del paese ospitante. Per questo già prima di partire, bisogna approffitare del tempo a disposizione per guardare film, video, ascoltare canzoni e scrivere e parlare in lingua. La tecnologia permette di esercitarsi ovunque e con chiunque con la semplice iscrizione a siti quali conversationexchange o alle diverse pagine facebook “Erasmus 2015/2016 nome città”. Rimarrete sorpresi da quanti ragazzi di paesi forse impensabili come Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca, vi lasceranno entrare facilmente nelle loro vite e inizieranno a condividere passioni e idee per la futura esperienza insieme.

Fate lo stesso. Aprite la mente, lasciatevi trascinare dalla voglia di scoprire e iniziate a creare il vostro nuovo mondo. L’erasmus diventa un’esperienza indimenticabile solo se farete crollare quella realtà molteplice e frantumata di aspetti della vostra personalità lasciando spazio alla vostra essenza. Per rendere più facile l’integrazione nella città, cercate una stanza a pochi minuti a piedi dalla facoltà o dal posto di tirocinio oppure in una zona facilmente raggiungibile anche di notte, così da evitare di crollare nella pigrizia o aver timore di rientrare a casa tardi e soprattutto condividete la nuova casa con persone del posto.

Potrete apprezzarli per i modi di fare, anche quelli che vi sembreranno più strani, e per la loro cucina. In più vi insegneranno modi di dire della loro lingua madre e sarà più facile per voi seguire le lezioni all’università e migliorare il vostro livello in breve tempo. In fondo state partendo anche per questo.

Se avete deciso di lasciare i porti sicuri della vostra città, però, ci sono anche altri diversi motivi: studiare, formarsi, conoscere, ma soprattutto divertirsi.

Studiare

Per il primo, non trascurate il piano di studi, un’opportunità unica di incrementare le vostre abilità negli ambiti che vi interessano ma anche in materie nuove che in Italia non potrete studiare. Sarà snervante cercare di incastrare i relativi programmi degli esami e i crediti spesso inferiori ma una volta completato il quadro, ne varrà davvero la pena.

Formarsi

Per formarvi, invece, non affidatevi solo all’università ma valutate qualsiasi soluzione: visite culturali nel paese di destinazione ma anche nei dintorni, incontri con le associazioni Erasmus student network dislocate nelle diverse sedi e viaggi improvvisati. Sfruttate i treni, ma anche car sharing, megabus, terravision e per dormire couchsurfing, rigorosamente in compagnia di amici e con estrema prudenza sia verso chi vi ospiterà, sia nella città.

Conoscere

Se siete Erasmus, il vostro scopo è anche conoscere. Non parlo solo delle pratiche burocratiche da fare prima, durante e dopo la partenza, come la richiesta della borsa di studio in anticipo per evitare di pagare le spese iniziali da soli o la firma del certificato di arrivo presso la coordinatrice dell’Università ospitante, mi riferisco soprattutto alla conoscenza di voi stessi. Procurarvi le medicine prima di partire e registrarvi presso il medico della zona vi permetterà non solo di evitare di incappare nelle controindicazioni di farmaci sconosciuti e godervi il soggiorno con serenità ma anche di arrivare a uno degli scopi impliciti di questa esperienza: maturare, crescere, responsabilizzarsi e imparare a trovare soluzioni adatte ai diversi problemi senza l’aiuto della propria famiglia.

Divertirsi

Ma prima di ogni altra cosa: divertitevi. Andare in erasmus per alcuni è come entrare nel paese dei balocchi: prendono sempre più le sembianze di asini che percorrono le strade della città prescelta senza voler più tornare. Altri si sentono come Alice nel paese delle meraviglie: hanno coraggio e anche di fronte a imprevisti non molleranno, ma riusciranno ad affrontare con la stessa determinazione il ritorno alla vita reale. Infine c’è chi lo vive come la Bestia, confinata nel suo mondo senza ragione alcuna per scoprirlo, finché non incontrerà Bella che con amore, fiducia, protezione e stima nei suoi confronti, gli regalerà i momenti più magici della sua vita.

Immaginate di incontrare tante Bella. L’Erasmus è questo e molto di più. Vi darà autostima, una seconda famiglia e la volontà di non arrendersi mai. Perciò non esiste consiglio migliore che viverlo al mille per mille delle vostre possibilità. Nel 99% dei casi non ve ne pentirete.

Manuale di sopravvivenza per studenti pendolari (FOTO)

credits photo: studentslife.it

Studenti universitari: li si riconosce dal viso pallido, non abbronzato, stressato e dalle profonde occhiaie. Devono dividersi tra lezioni da frequentare, professori esigenti ma disorganizzati, orari di ricevimento, file infinite in segreteria, sessioni d’esame e libri da acquistare. Poi ci sono gli studenti universitari pendolari, che a tutto questo aggiungono anche treni perennemente in ritardo, sporchi e pieni fino a scoppiare.

Questa categoria andrebbe inserita tra le specie protette, perché per loro è davvero difficile sopravvivere a questo tram tram tra stazioni e lezioni. Un modo per superare, non diciamo indenni, ma con meno danni possibili questi anni da pendolari, c’è. Ma occorre organizzarsi.

Rassegnazione

credits photo: lanaturadellecose.it
credits photo: lanaturadellecose.it

La speranza è l’ultima a morire ma gli studenti pendolari devono rassegnarsi. Anche quest’anno assisteremo a furti di rame, guasti alla linea e cancellazioni improvvise che scombussoleranno tutti i nostri piani.

Pazienza

Un pendolare deve assolutamente avere pazienza. Ma tanta pazienza. Se il treno si blocca in mezzo al nulla, è inutile sbraitare contro il capotreno o iniziare liti infinite con gli altri passeggeri. Il problema non si risolverà e voi tornerete a casa estremamente nervosi.

Kit di sopravvivenza

credits photo: ideeviaggi.zingarate.com
credits photo: ideeviaggi.zingarate.com

Crearsi un proprio kit per sopravvivere alla noia e alle difficoltà. Libri, settimana enigmistica, cruciverba, computer, musica o testi d’esame per sfruttare al meglio il tempo d’attesa. Anche acqua, cibo, salviette, disinfettante, vaccino antitetanica e sacco a pelo potrebbero essere utili nei casi più estremi.

Ottimismo

Il pendolare deve imparare a prendere la vita con filosofia. Il treno ha fatto 85 minuti di ritardo? Beh, pensiero positivo: alla fine è arrivato a destinazione.

Meditazione

credits photo: bigodino.it
credits photo: bigodino.it

Per chi è pendolare da diverso tempo non è una scena difficile da immaginare, gli altri la vivranno presto: il treno arriva, è pieno ma in un modo o nell’altro bisogna proprio salire su. Da quel momento l’unica cosa che può aiutare è la meditazione: estraniarsi dal mondo per non sentirsi soffocare e tentare di ignorare quella sgradevole puzza di sudore.