martedì, 26 Maggio 2026

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Street Workout, quando la palestra è la strada

Credits photo: ansa.it

Si chiama Street Workout ed è un nuovo modo di vivere il fitness e di vivere anche la propria città. Si tratta infatti di una tendenza sportiva del tutto originale, che consiste nello svolgere esercizi all’aperto, con esercizi a corpo libero o con attrezzi nelle aree apposite. Piegamenti, parallele, corse all’ombra nei parchi o camminate tra i monumenti storici della città: lo Street Workout comprende tutto ciò.

Anche tra le città italiane questa pratica innovativa sta prendendo sempre più piede, tanto che a Roma è diventata perfino un servizio negli hotel di lusso, che offrono ai propri clienti un personal trainer per fare ginnastica mentre si fa un giro della città. Ed è proprio la capitale che ha ospitato, domenica 23 ottobre, la prima manifestazione organizzata di questo nuovo modo di allenarsi.

L’iniziativa è avvenuta a partire dalle 10, dal Circo Massimo: hanno partecipato più di 300 persone, tra cui anche personaggi famosi come Nathaly Caldonazzo, Margherita Granbassi e Stefano Pantano. Inoltre sono stati presenti Luigi Pratesi, Gennaro Setola, creatore del Body Fly e Body Menthal Coach Internazionale, Stefano Devertis e Mario di Loreto, che si occupano rispettivamente di piloxing e fit box, Giampiero Strangio e Sonia Catalini, formatori nazionali di Hatha Yoga ed esperti di filosofia orientale e arti marziali.

Questo nuovo progetto ha avuto così tanto successo che è già pronta una nuova manifestazione sabato prossimo, 5 novembre. A guidarla ci sarà Gennaro Setola che partirà da Castel Sant’Angelo e farà un giro, tra corse, camminate ed esercizi, nel cuore di Roma.

Il paracetamolo assunto in gravidanza potrebbe provocare l’autismo

Fonte: coolmom.info

Secondo un nuovo ed importante studio, le mamme che assumono il paracetamolo durante la gravidanza possono aumentare il rischio, nei loro figli, di sviluppare l’autismo.
L’antidolorifico ed antipiretico è spesso prescritto alle donne che aspettano un bambino, perché considerato tra i meno dannosi per l’organismo, ma, i ricercatori hanno identificato un’associazione tra l’esposizione al farmaco e il successivo autismo nei ragazzi.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Epidemiology, ed ha rilevato che i bambini esposti a paracetamolo durante la gravidanza, hanno circa il 30% di rischio in più di sviluppare limitazioni su alcune funzioni dell’attenzione.
Coloro i quali, invece, sono stati costantemente esposti, hanno ottenuto risultati peggiori nei test computerizzati per quanto riguarda l’attenzione, l’impulsività e la velocità di elaborazione visiva.

Il Dottor Jordi Julvez, ricercatore dell’istituto CREAL di Barcellona e co-autore dello studio, ha dichiarato: “Il paracetamolo potrebbe essere dannoso per il neurosviluppo per diversi motivi. Prima di tutto, allevia il dolore agendo sui recettori cannabinoidi nel cervello.
Dal momento che questi recettori normalmente aiutano a determinare come i neuroni maturi si collegano tra di loro, il paracetamolo potrebbe alterare questi processi importanti. Si può anche influenzare lo sviluppo del sistema immunitario, o essere direttamente tossici per alcuni feti che non possono avere la stessa capacità come un adulto di metabolizzare questo farmaco, creando uno stress ossidativo”
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Tuttavia, i ricercatori hanno affermato che dovranno essere svolti ulteriori studi, per avere maggiori dati e certezze, come le misure di dosaggio precise, in modo tale da essere certi prima di apportare qualsiasi tipo di modifica o raccomandazione per il trattamento.

Il lavoro che svolgiamo modifica le capacità cognitive

Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati a svolgere un lavoro noioso. Purtroppo, il senso del dovere e le numerose spese da dover affrontare, ci portano, talvolta, ad accettare mansioni poco stimolanti, pur di garantirci uno stipendio.

Questo, però, potrebbe influire sul benessere del nostro cervello: è quanto emerso da una ricerca condotta da alcuni scienziati della Florida State University, che hanno scoperto come, alla lunga, la mancanza di uno stimolo intellettuale e di motivazioni derivanti da un’occupazione ripetitiva e noiosa, possono ripercuotersi negativamente sulle nostre capacità cognitive.
Oltre a questi due fattori, può influire anche un ambiente malsano, anche se per ragioni totalmente differenti.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori in questione, hanno preso in considerazione 5000 soggetti adulti, che hanno partecipato allo studio, chiamato Midlife in the United States. Durante la fase di sperimentazione, hanno testato la loro abilità di immagazzinare e utilizzare informazioni, di completare i test e le capacità di attenzione in relazione all’ambiente lavorativo che si trovano a dover frequentare.
Ed è proprio da quest’ultima che si è notato che una mansione più complessa, o quantomeno che presenti sempre nuove sfide, corrisponde ad abilità cognitive più spiccate. Tale esito è valido sia per gli uomini che per le donne, anche se maggiormente per queste ultime.

Gli esperti, però, danno a questo risultato una spiegazione molto più semplice: il cervello è paragonabile ad un muscolo che deve quindi essere allenato, per non perdere le proprie potenzialità.
Per quanto riguarda, invece, la seconda scoperta, il discorso è diverso. Un ambiente lavorativo non igienico si ripercuote sulle capacità cognitive; in questo caso, i colpevoli sono i composti chimici che si creano quando la situazione igienica lascia a desiderare.

In conclusione, e in ogni caso, sarebbe bene scegliere con cura l’occupazione lavorativa. Anche se con la crisi economica e lavorativa che sta attraversando il nostro Paese, sarebbe meglio essere meno pretenziosi, non possiamo non valutare le ripercussioni fisiche e mentali che una mansione non piacevole per noi, possa avere sul nostro cervello.

Tumori: la probabilità aumenta con il livello d’istruzione

credits photo: milanosanita.it

Per quanto riguarda i tumori la scienza è sempre sull’attenti. Infatti le ricerche che riguardano questa malattia sono numerosissime e grazie a queste si sono scoperte caratteristiche e modi per prevenirla e, in diversi casi, curarla. In particolare, uno studio pubblicato sul ‘Journal of Epidemiology and Community Health‘, condotto per scoprire collegamenti tra la posizione socio-economica delle persone e tre tipi di tumore, ha rilevato dei dati che stupiscono.

I tumori studiati sono, appunto, tre: glioma, meningioma e il neurinoma acustico. Il glioma, in particolare, è risultato avere un particolare legame con il livello d’istruzione. Ha, infatti, secondo quanto rilevato dallo studio, il 19% in più di probabilità di comparire in uomini laureati rispetto a quelli che hanno lasciato la scuola a 16 anni. Nelle donne, invece, ha il 23% in più delle possibilità di insorgere in chi ha ricevuto un’educazione universitaria.

La ricerca ha evidenziato anche come c’è il 20% in più di possibilità che il glioma si presenti in uomini che occupano una posizione importante e di rilievo nei posti di lavoro o che abbiano ruoli manageriali. Al contrario, è più bassa in chi invece svolge lavori manuali. Le donne, invece, che occupano posizioni di rilievo o svolgono ruoli manageriali hanno il 26% di probabilità in più.

Lo studio ha esaminato 4,3 milioni di svedesi nati tra il 1911 e il 1961. In 7.100 delle donne e in 5.700 degli uomini che hanno partecipato alla ricerca sono stati diagnosticati tumori cerebrali. Sir David Spiegelhalter, professore della comprensione pubblica del rischio presso il Laboratorio di statistica all’Università di Cambridge, ha affermato: “Trovo questi risultati molto rassicuranti. Per esempio, in ogni gruppo di 3.000 uomini del livello di istruzione più basso, ci si aspetta di trovare cinque gliomi in persone con più di 18 anni. In un gruppo di 3000 uomini con un più alto livello di istruzione, ci si aspettano sei gliomi“. In poche parole, su un grande numero di individui si trovano dati che non hanno significato pratico.