martedì, 26 Maggio 2026

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Coca Cola: cosa accade nel nostro corpo dopo averne bevuto una lattina?

credits photo: huffpost.com

Non molto tempo fa, vi abbiamo descritto cosa accade all’interno del nostro corpo dopo aver mangiato un Big Mac, il famoso panino del McDonald’s. Adesso proviamo a capire cosa accade nel nostro corpo dopo aver consumato la bevanda più amata di tutti i tempi: la Coca Cola.
Un farmacista britannico, Niraj Naik, ha descritto sul blog The Renegade Pharmacist, di cui si occupa, gli effetti nel corpo umano, nell’ora successiva all’assunzione della bibita.
Solitamente, dopo averla bevuta, ci sentiamo rinfrescati e pieni di energie, ma, ecco come gli zuccheri e la caffeina agiscono realmente nel nostro corpo.

Nei primi 10 minuti

Circa 10 cucchiaini di zucchero entrano nell’organismo (il 100% della dose quotidiana consigliata). Il senso di nausea non è immediato perché l’acido fosforico modifica il sapore e consente di berla senza particolari fastidi.

Dopo 20 minuti

Lo zucchero nel sangue raggiunge il picco causando un aumento di insulina. Il fegato risponde a questa improvvisa condizione trasformando ogni zucchero possibile in grasso.

Dopo 40 minuti dopo

La caffeina è stata completamente assorbita. Le pupille sono dilatate, la pressione sanguigna comincia a salire e, il fegato comincia a scaricare più zuccheri nel sistema circolatorio. I recettori per l’adenosina – molecola utile per il trasferimento di energia- nel cervello sono in funzione per contrastare la sonnolenza.

Dopo 45 minuti

Il corpo aumenta la produzione di dopamina – neurotrasmettitore – stimolando i centri del piacere situati nel cervello. Questa particolare condizione, è la stessa che si verifica in caso di assunzione di eroina.

60 minuti dopo

L’acido fosforico lega insieme calcio, magnesio e zinco nell’intestino, accelerando il metabolismo. Ed è qui che entrano in gioco le proprietà diuretiche della caffeina, facendo aumentare il bisogno di urinare.
Non solo, le alte dosi di zuccheri favoriscono l’espulsione, tramite la minzione, di calcio, magnesio e zinco, altrimenti destinati alle ossa.

Non appena l’eccitazione comincerà a calare, si avrà un brusco calo della glicemia, che porterà irritabilità e apatia.
A questo punto tutta l’acqua contenuta nella lattina, sarà stata urinata, prima che il corpo possa aver assorbito i nutrienti utili per tenere l’organismo idratato.

“Una delle cose che mi ha sempre sorpreso da quando lavoro come farmacista è: perché alcune persone continuino a prendere peso nonostante una dieta povera di grassi. Dopo aver visto molti soffrire di malattie collegate all’obesità, come problemi di cuore, diabete o gli effetti collaterali dei medicinali, ho deciso di scoprire cosa rende questi individui grassi, visto che il grasso non deriva da ciò che mangiano”, ha scritto Naik.
Secondo il farmacista, uno dei maggiori pericoli per la salute si nasconde nello sciroppo di glucosio fruttosio (High Fructose Corn Syrup), utilizzato in molte bevande zuccherate, merendine e cibi da fast food. La maggior parte di questo composto è in grado di arrivare al fegato e di “confonderlo”, tanto da essere trasformato quasi interamente in grasso.

“Le persone che seguono il mio consiglio di limitarne l’assunzione mi dicono di sentirsi molto meglio e di aver perso perso. In molti casi, chiedo di rimpiazzare bevande come la Coca Cola con acqua naturale (magari con un po’ di limone per darle sapore) o con il tè verde. Consiglio anche di utilizzare dolcificanti naturali. I risultati sono notevoli. Ma ci sono 1,6 miliardi di bottiglie di Coca Cola vendute ogni giorno nel mondo. Nonostante non abbia un contenuto così alto di sciroppo di glucosio fruttosio, la Coca Cola contiene caffeina e sali raffinati. Il consumo regolare di questi ingredienti, soprattutto in dosi massicce, può aumentare il rischio di obesità, diabete, malattie cardiache e pressione alta”, conclude Naik.

Se volete bene al vostro cuore e alla vostra mente ricordate queste informazioni la prossima volta che comprerete una lattina di Coca Cola.

Ora legale: 5 consigli per superare il “jet leg”

credits photo: urbanpost.it

Con l’arrivo della primavera, giunge anche il momento di spostare le lancette dell’orologio di un’ora in avanti. Ma, l’entrata in vigore dell’ora legale in Italia, avvenuta questa notte tra sabato 26 e domenica 27 marzo, può portare una serie di disagi per la salute e l’umore di milioni di italiani.
A spiegarlo, è lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, che afferma: “Nervosismo, stanchezza, spossatezza, fatica nella concentrazione, flessione del tono dell’umore, sono riconducibili anche alle variazioni della quantità di luce che assorbiamo nell’arco di una giornata. L’effetto del cambio di orario, può variare molto in ogni singolo individuo, soprattutto in funzione del fatto di essere costituzionalmente più ‘gufi’ o ‘allodole’, quindi più animali notturni, che prediligono lavorare e essere attivi alla sera, o al contrario più tipi da ‘il mattino ha l’oro in boccà, con una propensione a rendere maggiormente proprio nelle prime ore della giornata. A risentire di più del ritorno all’ora legale sono le persone cosiddette serotine, i gufi. Al contrario, in autunno, quando si passa all’ora solare, i più colpiti tendono a essere le allodole. Queste difficoltà si osservano anche nelle persone sane, senza un disturbo del sonno di base, o con un disturbo dell’umore, tipicamente connesso ai ritmi circadiani”. È tipico di chi soffre di ansia e depressione “riscontrare un peggioramento dei sintomi proprio in questo periodo dell’anno, momento in cui è sempre poco indicato fare cambi di terapia”, conclude lo specialista.

A risentirne di più, secondo un recente studio effettuato dell’Università La Sapienza di Roma, sarà circa il 15% della popolazione italiana, che per diversi giorni soffrirà di disagi dal punto di vista del benessere fisico ed emotivo. Purtroppo, da recenti ricerche è emerso che, con l’arrivo dell’ora legale ci sarà un aumento del rischio di ictus nei primi due giorni successivi al cambio e, secondo un’altra ricerca dell’Università del Michigan, ci sarebbe un aumento dei casi di infarto nel primo giorno lavorativo dopo il cambio dell’ora, pari al 24-25% in più rispetto a un giorno normale.

Come possiamo evitare il classico “jet leg” da ora legale? Ecco 5 semplici consigli dello psichiatra Michele Cucchi, per superare questa fase dell’anno senza particolari problemi:

1. Fare attività fisica

Gli effetti di questi cambiamenti sull’organismo, vengono attenuati dall’attività fisica, consigliata a chi non soffre di particolari problemi cardiocircolatori.

2. Non esagerare a tavola

Mantenere uno stile alimentare sano è essenziale. I pasti devono essere leggeri e non si dovrebbe mangiare più del necessario, bisogno molto frequente nei giorni successivi al cambio dell’ora.

3. Adattamento per tempo

È importante risincronizzare i ritmi quotidiani: andare a letto prima nei giorni che precedono il cambio dell’ora e alzarsi un po’ più presto nello stesso weekend. Questo permetterà di abituarsi gradualmente al cambiamento.

4. Non mangiare prima di andare a letto

Mangiare prima di andare a letto potrebbe causare disagi durante il sonno. Per questo, lo psichiatra consiglia di mangiare pasti leggeri la sera.

5. Sfruttare il mattino

Fare attività fisica durante le prime ore del mattino, è l’ideale per chi non vuole subire gli effetti dell’ora legale. Impostare la sveglia all’alba e praticare attività fisica, aiuta a superare gli effetti dei malesseri stagionali.

Fertilità in calo: come riconoscerla e prevenirla

Credit: parentmap.com

Si è tenuto presso l’Istituto Nazionale Tumori, CRO, di Aviano, il corso per operatori sanitari volto a supportare la fertilità naturale onde disincentivare il ricorso alla fecondazione assistita o all’ovodonazione: una delle principali cause del calo della fertilità resta, ad ogni modo, la tarda età femminile in cui si inizia a tentare il concepimento.

Secondo le ultime ricerche, infatti, le coppie che non vogliano ricorrere alla fecondazione in vitro, dovrebbero cominciare a concepire entro e non oltre i 27 anni per avere almeno il 90% delle possiblità di riuscire ad avere due figli in maniera naturale. L’età limite per chi voglia un figlio unico è, invece, di 32 anni, ma se di figli se ne vogliono 3 è di soli 23 anni.

Molti pensano che la fecondazione in vitro può essere una soluzione – spiega Lino Del Pup, Presidente Società Italiana Conservazione Fertilità Endocrino-oncologia Ginecologica all’Istituto Nazionale Tumori, CRO, Aviano – senza fare i conti con i costi e i rischi della procedura. Fortunatamente la prevenzione delle fertilità in moltissimi punti coincide con la prevenzione tumorale e cardiovascolare“. I consigli forniti dagli esperti sono perciò i seguenti:

1.cercare di concepire in un’età quanto più giovane possibile;

2.proteggersi dalle infezioni, non sottovalutarne i sintomi e richiedere di diagnosticarle e trattarle precocemente;

3.segnalare mestruazioni dolorose, dolori pelvici cronici, aborti ricorrenti, fibromi o altri sintomi ginecologici;

4.evitare il fumo, l’alcool, le droghe, ridurre la caffeina;

5.tentare di ridurre lo stress e di riposare adeguatamente, non fare attività fisica estrema e trattare le disfunzioni sessuali;

6.mantenere un peso nella norma, non dimagrire troppo o troppo rapidamente. Ridurre l’adipe se eccessivo, in particolare quello addominale, e trattare i disturbi del metabolismo degli zuccheri;

7.scegliere cibi sani e con effetti antiossidanti o usare integratori che aiutino a proteggere il patrimonio di ovociti, l’integrità del DNA e che aiutino a prevenire le malformazioni del nascituro;

8.proteggersi dalle sostanze inquinanti, radiazioni e campi elettromagnetici. Se si svolge un lavoro a rischio per la fertilità, adottare e fare adottare tutte le misure preventive;

9.valutare se in famiglia ci sono malattie genetiche, casi di menopausa precoce, aborti ripetuti o infertilità. Se i cicli mestruali sono anomali, si hanno vampate o sintomi di precoce insufficienza ovarica informarne subito il ginecologo;

10.se si ha un tumore, si sta per cominciare un trattamento oncologico e si desidera avere un figlio, rivolgersi subito a chi si occupa di fertilità e tumori.

Con la dieta vegana ci saranno 8 milioni di morti in meno nel 2050

dieta vegana
Credits: veganenjoy

Più salute, meno malattie e, di conseguenza, meno morti. È questa la stima di uno studio della Oxford University, davvero rivoluzionario per la ricerca scientifica in campo medico: grazie alle nuove abitudini alimentari previste dalla dieta cosiddetta “vegana” potremmo arrivare a circa 8 milioni di morti in meno, in ottica futura, nel 2050. Il cambiamento, però, non riguarda solo il livello demografico. Vantaggi, infatti, ci sono anche a livello economico, ambientale e di salute.

Lo studio inglese è stato pubblicato sul Pnas – una rivista scientifica statunitense, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences.

La nuova dieta vegana, che più di una volta in passato ha portato polemiche e discussioni tra coloro i quali la sostengono e la seguono e chi, invece, non la condivide, porterebbe molti vantaggi: uno fra tanti il grande progresso e il miglioramento in termini di vite salvate, soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle malattie cardiovascolari e dei tumori e delle patologie legate all’obesità. Nota di merito anche per la dieta vegetariana, che salverebbe circa 7,4 milioni di vite. Queste due diete, inoltre, permetterebbero anche una maggiore riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegana. E i benefici economici per i sistemi sanitari si aggirerebbero intorno ai 700/1000 miliardi di dollari risparmiati l’anno.

Fonte: Repubblica ambiente