mercoledì, 23 Settembre 2026

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Svelato il segreto per avere gambe perfette come Scarlett Johansson

Credit: flickr.com

Delle star che vediamo al cinema, in televisione, o sul red carpet degli oscar invidiamo molto: dalla carriera, alla fama e al riconoscimento sociale, dal conto in banca al fisico. Se per le prima tre cose noi di Blog di Lifestyle non possiamo proprio aiutarvi, possiamo darvi una mano per quanto riguarda i segreti fitness delle star.

Parliamo per esempio di Scarlett Johansson, o meglio, delle gambe di Scarlett Johansson.
Anche se ha da pochi mesi dato alla luce la sua prima figlia, il suo fisico è marmoreo e perfetto, ce ne siamo accorti tutti durante la cerimonia degli Oscar.
Il suo segreto? Ce lo svela l’attrice stessa, ed è tanto tanto esercizio fisico, soprattutto per le gambe, quello che lei da sempre ritiene il suo punto debole.

Uno dei suoi esercizi preferiti è quello che in gergo tecnico viene chiamato “The knee drive with weights”. Lo sviluppo è il seguente: in piedi, con dei pesi (che per chi svolge esercizi a casa possono essere libri o bottiglie d’acqua) in entrambe le mani, palmi rivolti all’interno, gambe leggermente divaricate, che non superino la larghezza delle ossa del bacino, piedi dritti. Mettere il peso su una delle due gambe, ad esempio la gamba sinistra, e poi, lentamente, portare il ginocchio destro all’altezza del torce. Dopodiché, spostare all’indietro – sempre lentamente, per far lavorare meglio i muscoli – la gamba destra, in affondo, finché il piede destro non poggi completamente a terra. Tenere la posizione per qualche secondo, poi riportare il ginocchio destro altezza torace e infine tornare alla posizione di partenza.
Ecco una foto di spiegazione.

credit: fitnessfoodieblog.wordpress.com
credit: fitnessfoodieblog.wordpress.com

Ripetere quest’esercizio per 30 volte (2 serie da 15 ciascuna), e passare poi agli affondi laterali, che sono uguali a quelli appena descritti, tranne per la differenza che la gamba si sposta di lato e non dietro. Se fatti con costanza, anche questi piccoli workout copiati dalle star potrebbero davvero farvi sentire meglio, e più belle. Provare per credere.

Il nostro cervello funziona come Facebook

credits photo: infinitamenteverona.it

Il nostro cervello funziona come Facebook e a dircelo è una ricerca pubblicata dagli scienziati di Basilea e di Londra su Nature. Non c’è da stupirsi, quindi, di come abbia fatto il social network più gettonato a diventare così famoso. Infondo, come dice un proverbio popolare “chi si somiglia si piglia”.

La ricerca mirava a svelare i legami che si stabiliscono tra le cellule del nostro cervello. Per scoprire tutto ciò i ricercatori hanno studiato un’area particolare del cervello umano: la corteccia che riceve gli impulsi nervosi provenienti dagli occhi. Gli scienziati si sono serviti di strumenti sofisticatissimi e all’avanguardia. Il risultato ha stupito molte persone, o forse no.

Le sinapsi presenti nel nostro cervello, cioè le strutture che permettono alle cellule nervose di dialogare fra loro, stabiliscono dei legami molto forti con un solo neurone. Quest’ultimo, poi, si lega, tramite legami più deboli, con moltissimi altri.

In poche parole, ogni cellula nervosa stabilisce legami forti soltanto con poche altre cellule simili a lei, mentre con il resto i legami sono deboli. Qualcuno potrà chiedersi: dov’è l’analogia con il social network? La risposta è più semplice di quella che ci si aspetta. Su Facebook generalmente si hanno molto amici, ma con una cerchia ristretta di loro si ha un rapporto privilegiato, proprio come avviene tra le cellule del nostro cervello.

La domanda che ci si è posti, a questo punto, è stata: perchè questi rapporti privilegiati si instaurano tra determinate persone, e quindi cellule, e non tra altre? La risposta è nella somiglianza e negli interessi comuni.

Lee Cossell, uno degli autori dello studio, si è poi posto un altro quesito: perchè il cervello stabilisce anche un gran numero di legami deboli? Per una questione di praticità. Immaginiamo, infatti, che i neuroni debbano cambiare il loro modo di lavorare. Il modo più semplice e veloce per farlo è rinforzare quei legami deboli che sono utili al nuovo scopo. Ciò spiega anche perchè il cervello riesce ad addattarsi velocemente alle nuove situazioni.

Instagram e i selfie impropri pubblicati dai bambini

Credits photo: Justin Sullivan/Getty Images

Nativi digitali sempre più precoci e interessati a selfie da riproporre su Instagram: sono loro la testimonianza maggiore di come la società si sia evoluta nel corso degli ultimi anni. I nati nel 2000, non riescono a vivere senza internet ormai, eludono i divieti e a meno di 13 anni si iscrivono su Instagram e altri siti simili. Le preoccupazioni così cominciano. Ancora piccoli ed innocenti iniziano infatti a pubblicare foto di sé senza nessun controllo, proprio come nei casi che vi stiamo per proporre.

Si chiama Jessie e ha 20 anni o almeno questo è ciò che fa intendere il suo profilo Instagram. In realtà dalla foto è tangibile la sua giovanissima età. È una bimba, innocente, come tante altre che si trovano nella sua lista di amici, 11 anni e già centinaia di “mi piace” sulla sua foto.

È questo, oggi, il modo in cui i bambini ricercano approvazione dalla loro cerchia e allo stesso tempo fronteggiano le proprie insicurezze: autoscatto pronto e tempo un minuto la loro foto è sul web. Nessun filtro che protegga la loro privacy, non sono curanti degli orchi che si aggirano dietro profili che appaiono sicuri e nemmeno delle conseguenze che ne potrebbero derivare.

Eppure già dai commenti si intravede l’intimazione. Le foto di Alex, 15 anni, appaiono in un album con l’hastag #Arianagrande e in una di queste sotto il titolo della canzone “Baby I’ma need you to beg for it” appare la frase “I would fuck that big ass”, commento volgare che ci prendiamo la licenza di non tradurre e che, come afferma Elizabeth Daniels, prof.ssa di Psicologia all’Università del Colorado, dimostra il nuovo modo dei teenager tra i 12 e 15 di affrontare la sessualità.

Ma non è solo questo a preoccupare. Le foto che vengono pubblicate su internet sono infatti diventate la sorgente primaria degli amanti della pornografia e rischiano di essere utilizzate per adescare i bambini in posa. Si inizia con un mi piace, si continua con un commento carino, si finisce con un numero di telefono e un incontro al buio.

Chi si troverà di fronte l’ingenuo bambino?

In alcuni casi la persona che ha visto nella foto, in altri no. Quel che rende davvero inquieti però è che in un reportage degli Stati Uniti si nota come il fenomeno sia in fase d’aumento.

Che cosa fare?

Il mondo di internet è come un oceano, in cui alcuni punti sono più chiari, mentre altri sono oscuri profondi. La prevenzione è l’unico modo per riuscire a nuotare senza annegare. Per questo occorre cautela nell’inserire dati, maggiore informazione e anche più attenzione da parte degli stessi produttori di siti e applicazioni e dei genitori.

Instagram è infatti solo la punta di un iceberg. Prima di questo sito per gli appassionati di foto, sono arrivati Facebook e snapchat, studiato appositamente per chiacchierare con altri utenti anche sconosciuti e insieme a questi lo snapcash, per lo scambio di denaro e il sextexting, che come molti sapranno anche per via del film “50 sfumature di grigio” indica l’usanza di scambiarsi messaggi hot col partner. Nessuna attività, dunque, adatta ad un bambino di 11 anni, che dovrebbe difendere la sua innocenza, almeno per qualche anno.

La domanda è allora se anche su Instagram arriverà un parent control che individui, per una volta, chi fa del sito un uso improprio. Per saperlo occorrerà solo aspettare.

Levarsi le scarpe prima di entrare in casa: ecco perché

Dovrebbe trattarsi di un uso comune, ma purtroppo non tutti credono sia indispensabile e tengono le scarpe anche in casa – quando invece andrebbero tolte e vi spieghiamo perché.

I germi che riusciamo a portare in casa grazie alle suole delle nostre scarpe sono circa 400.000, e insieme con essi possono penetrare anche virus responsabili di diarrea, polmonite e meningite. Se, pertanto, in casa ci sono malati e bambini, cioè soggetti dal sistema immunitario più debole, occorrerebbe prestare una maggiore attenzione in questo senso.

In più, se non si indossano le scarpe in casa il pavimento risulterà più facile da lavare, con la possibilità di abbandonare detersivi aggressivi e di cominciare a utilizzare acqua e aceto o bicarbonato – una soluzione decisamente meno inquinante.

Peraltro, mettersi le pantofole quando si è a casa è un atto di civiltà anche per chi abita al piano inferiore, che non sarà disturbato dal rumore dei nostri tacchi. Indossare le pantofole, poi, è un sinonimo di relax: dopo una giornata di lavoro, cosa c’è di meglio di liberarsi dalla costrizione delle scarpe? I piedi ritrovano distensione e la circolazione si riattiva: lo stesso sistema nervoso inquadra il fatto di levarsi le scarpe come un gesto liberatorio.

Anche quando si ricevono degli ospiti, sarebbe opportuno proporre loro delle pantofole apposite, in modo da farli sentire a casa e allo stesso tempo evitare che i pavimenti si sporchino: si possono facilmente realizzare pantofole usando diversi strati di scampoli ricuciti assieme, da riporre magari in una grossa pantofola che raccolga tutte quelle destinate agli ospiti.