mercoledì, 23 Settembre 2026

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Sindrome di Otello: dalla gelosia all’ossessione

“Un mostro dagli occhi verdi, un piccolo tarlo che penetra nei pensieri e insinua dubbi e insicurezze”: nella sua tragedia Otello, Shakespeare aveva colto i punti essenziali della gelosia, ossia quel sentimento morboso nei confronti del partner, che mostra ad alcune persone prive di fiducia in sè tradimenti che in realtà non esistono. Questo mostro, però, non è frutto della fantasia, ma è ben presente nella società, così come conferma Michele Cucchi, direttore del centro medico Santagostino di Milano, il quale per combatterlo ha organizzato un cineforum emotivo.

Nel 2004 si affermava che la maggior parte dei delitti passionali avvenivano tra le mura di casa, superando persino le percentuali di quelli causati dalla mafia. Oggi, la situazione non è affatto cambiata: secondo i dati Eurispes, infatti, dall’agosto 2012 al luglio 2014, sono stati 320 gli omicidi legati alla gelosia, tra cui 206 sono i casi di femminicidio.

La conclusione semplicista e banale sarebbe dunque che alla base di questi omicidi ci sia un sentimento di odio e violenza interiore. Sbagliato. In realtà la gelosia ossessiva nasce da un profondo senso di insicurezza, irrequietudine e incertezza dello stesso assassino. È quanto spiega Cucchi, che per aiutare le persone a superare questo sentimento ha organizzato un cineforum. Si tratta di 4 incontri, il primo dei quali intitolato “Il giallo della gelosia, fra amore e ossessione” ha già fatto il tutto esaurito.

Così come commenta Cucchi “il cineforum ha l’obbiettivo di allenare il cervello emotivo delle persone, entrando nell’opera, sviluppando la competenza emotiva dell’empatia. Il cinema racconta la vita delle persone permettendo di entrare nell’esperienza degli altri e di imparare a capirci meglio.” Ecco perché è importante delineare e conoscere il profilo dei moderni Otello.

La persona eccessivamente gelosa può manifestare il suo sentimento in diversi modi: il primo tra tutti è sicuramente quello del sadismo e della possessione, che lo porta a vivere in una sorta di condizione di pretesa verso un rapporto che dovrebbe essere in realtà di scambio reciproco ed equilibrato. In secondo luogo ci sono coloro che immaginano le cose più assurde come di essere stati traditi senza avere alcuna prova che lo confermi. E infine c’è chi soffre di erotomania, il caso psichiatrico più grave di gelosia delirante, in cui si vantano sul partner dei diritti che in realtà non si hanno.

Per tutti questi profili la migliore soluzione è, secondo quanto sostiene Cucchi, la comunicazione. Confrontarsi, non mentire può aiutare l’altro a sentirsi sicuro e protetto come nel grembo materno. In genere, infatti, è proprio questa mancanza a causare la maggior parte dei delitti passionali. La figura che arriva a compiere l’omicidio nell’80 % dei casi è un disoccupato con un’età media tra i 31 e i 51 anni, proprio il periodo nel quale uomo e donna dovrebbero essere autonomi e indipendenti dalla propria famiglia. Questo rito di passaggio però non sempre viene assimilato nella maniera corretta e in alcuni particolari soggetti genera la cosiddetta sindrome di Otello.

E come ben sappiamo non basta l’amore per vincerla. Occorre un profondo processo di introspezione, leggere dentro se stessi e trovare lì le cause primarie della propria insicurezza. Solo così e grazie alla comprensione da parte dell’uomo o della donna amata, si potrà sconfiggere la gelosia e vivere la relazione d’amore in serenità. Più facile a dirsi che a farsi.

Occhi: dal marrone al blu. Scoprite come (FOTO)

“Occhi Blu, la verità è che senza tante parole io sento i brividi, i brividi d’amore”: lo diceva bene Vasco Rossi nella sua canzone. Gli occhi blu catturano lo sguardo di chi per sbaglio li incrocia, riuscendo ad ammaliarlo completamente come in una strana magia. Ed ecco che, preso atto di ciò, gli studiosi hanno pensato ad una nuova tecnica per trasformare delle banali pupille marroni in un intrigante blu. Con quasi 4.7 mila euro quasi tutti potranno incantare il mondo intero. Un colpo di genio o un irrimediabile danno per la salute degli occhi?

Cameron Diaz, Taylor Swift, Megan Fox, Robbie Williams, Katy Perry, Chace Crawford e tanti altri hanno avuto la fortuna di nascere con dei meravigliosi occhi blu, che aggiungono fascino alla loro bellezza. Sono così diventati l’invidia di tanti che farebbero follie per cambiare il colore dei suoi occhi. Ma non per molto. La scienza ha infatti reso finalmente il loro desiderio realizzabile.

Basta un laser, 20 minuti per l’operazione e qualche settimana di attesa per vedere l’effetto: è quanto afferma il presidente della Stroma Medical in California, Gregg Homer, che insieme ad altri studiosi ha messo a punto la nuova tecnica. E così i primi test non hanno tardato ad arrivare e sono già 37 le persone che in Messico e Costarica hanno rinunciato per sempre al colore marrone dei loro occhi.

Ma com’è possibile ottenere dal nulla un colorito blu?

“Il laser sfrutta il principio che sotto un occhio marrone ce n’è uno blu, l’unica differenza è lo strato sottile di melanina nel primo” – risponde così Gregg Homer, che tenta allo stesso tempo di rassicurare sulla sicurezza di questa operazione.
Secondo quanto sostenuto dagli esperti infatti, il laser non produce il rischio di aumentare la pressione oculare o causare il glaucoma e non aggiunge alcun pigmento ma semplicemente rimuove quello che ricopre il naturale stato blu della pupilla.

A questo punto, l’unico dubbio rimane nel caso di un eventuale pentimento del paziente. Per evitare danni perpetui all’occhio, sarebbe infatti poco consigliabile tentare l’operazione contraria. Inoltre ci sono i costi: 5 mila euro per avere degli occhi blu per sempre; ne vale davvero la pena?

La prevenzione del futuro sarà nel guardaroba

Il futuro è ormai alle porte, anche nel nostro guardaroba che si “veste” di prevenzione: da capi in tessuto veri e propri, come reggiseni o magliette, a accessori quali orologi e braccialetti, le ultime novità in fatto di moda sposano la causa del benessere e della salute, non solo fisici.

Il reggiseno Foxleaf, ideato e realizzato da Sarah Da Costa della Central St. Martins di Londra assieme alla maison di lingerie Agent Provocateur, presenta delle ‘bolle’ di un farmaco anticancerogeno microincapsulate all’interno delle coppe. Grazie al calore del corpo, il farmaco (tamoxifene) viene pian piano assorbito dalla pelle nel corso della giornata, prevenendo lo sviluppo del tumore al seno.

Il Cold Shoulder Vest, di invenzione di uno scienziato della Nasa, è invece un vestito da tenere in freezer che aiuterà a bruciare calorie: dotato di tasche all’altezza della schiena e delle spalle contenenti blocchetti di ghiaccio, esso spingerà il corpo a consumare più calorie per riscaldarsi.

La Omsignal, ancora, ha sviluppato una maglietta hi-tech con sensori sul petto atti a tenere sotto controllo il battito cardiaco: le informazioni vengono indirizzate a una scatola nera (del volume di una carta di credito), anch’essa facente parte della t-shirt, che a sua volta le manda al cellulare del proprietario, consigliandogli di rallentare il passo, accelerarlo o respirare di più.

E per le donne in dolce attesa c’è anche un vestito in fibre speciali per monitorare le attività cardiache, la respirazione, la pressione e la temperatura corporea: messo a punto da Blake Uretsky della Cornell University Usa, l’abito è in grado di invitare la proprietaria a muoversi di più o a riposare, a seconda delle sue necessità e di quelle del suo piccolo.

Che dire poi degli accessori intelligenti, quali il braccialetto di Netatmo June, che rileva l’intensità dei raggi Uv, segnalando tramite tablet o smartphone quando occorre di ripararsi all’ombra o rimettersi la crema? Un’intelligenza altamente tecnologica che ci salverà anche dagli errori di postura, grazie alla spilla Lumo lift posture coach, capace di vibrare, per non incorrere in nessun mal di schiena.

Neanche la mente e l’animo vengono tralasciati, grazie alla t-shirt che regala abbracci: la Hug Shirt di London CuteCircuit è in grado di restituire la sensazione di un caldo abbraccio, per il tramite di sensori che generano calore e pressione. Ciò permetterà agli amici di inviarsi degli abbracci nonostante siano lontani: perché la salute passa anche dal cuore.

Gli ottimisti vivono più a lungo

“Essere ottimisti allunga la vita”: ad affermarlo non sono più solo persone solari, intraprendenti e determinate, che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più difficoltose, ma anche uno studio dell’University College of London, che attesta scientificamente il valore di questa dichiarazione. Il think positive (pensare positivo) non sarebbe quindi solo un modo per superare le difficoltà al meglio, ma anche per vivere a lungo. Vediamo più da vicino che cosa hanno scoperto gli studiosi della famosa università londinese.

Non è la prima volta che gli scienziati parlano di correlazione tra ottimismo e longevità: anche l’American Psycomatic Society in passato aveva dichiarato che il pessimismo incrementa la possibilità di morire per attacchi di cuore o tonsillite.
Guardando proprio a questi due problemi sono dunque intervenuti gli studiosi della più antica Università di Londra, che sulla base dei dati da loro raccolti hanno affermato che oggi sono 2,3 milioni in Inghilterra le persone che soffrono di problemi di cuore alle coronarie mentre 375000, quelle morte negli Stati Uniti d’America per lo stesso problema.

Le cause principali, come ben si sa, sono principalmente uno stile di vita non sano, che comprende i cibi consumati, il fumo e l’eccessiva attività fisica.
Così Andrew Steptoe, professore della British Heart Foundation, insieme al suo team ha avviato uno studio per verificare se gli ottimisti avessero realmente più probabilità di superare il rischio di incorrere in questi disturbi, un po’ come chi affronta con forza e determinazione la chemioterapia, ha maggiori possibilità di sconfiggere il tumore.

Le ricerche su 369 ex pazienti hanno portato Andrew Steptoe a scoprire che un anno dopo l’intervento per un problema al cuore, metà delle persone più pessimiste non aveva smesso di fumare, mentre l’85% tra gli ottimisti aveva dimenticato completamente la sua dipendenza dalla sigaretta.

I risultati sembrano andare nella stessa direzione se si guarda al regime alimentare: solo il 20% dei pazienti pessimisti si nutriva con il giusto apporto di frutta e verdura, mentre gli ottimisti che rispettavano i consigli per la dieta erano il doppio, ben il 40%.
Pare dunque che l’ottimismo renda più facile al soggetto depurare il proprio organismo da tutto ciò che è nocivo, mentre chi è pessimista, probabilmente ricerca proprio in cibi ricchi di grassi e nella nicotina, quello sfogo che non può sempre esplicitare con le parole.

Come conclusione il Dr Mike Knapton, direttore medico associato nella medesima British heart foundation, ha proclamato che il prossimo passo per questa ricerca sarà dimostrare che la psicoterapia come terapia cognitiva comportamentale per aumentare l’ottimismo può migliorare i risultati nelle persone pessimiste.

Un ulteriore input dunque per la scienza, che si propone ogni giorno nuove sfide per incrementare le possibilità di vivere a lungo per tutti. Ma se già tra voi che leggete si nasconde un animo pessimista, il consiglio è quello di sorridere e lasciare alle spalle i cattivi pensieri, perché come diceva il grande maestro Roberto Begnigni, la vita è bella.