sabato, 5 Aprile 2025

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Kate Middleton soffre di iperemesi gravidica. Cosa vuol dire?

Kate Middleton e l’incubo delle gravidanza: la Duchessa di Cambridge soffre di una condizione debilitante chiamata iperemesi gravidica (HG), che provoca nausea persistente e vomito fino alla perdita di peso e disidratazione.

È questa la sindrome che non lascia in pace la bella Kate Middleton. Ne soffriva anche durante la sua prima gravidanza, quella che ha dato alla luce il principe George. Non è una cosa così sorprendente, dal momento che le donne che soffrono di HG in una gravidanza tendono ad averne sintomi una seconda volta ancora, anche se spesso meno intensa rispetto alla prima volta . “La Duchessa soffre di HG: le donne che soffrono di questa condizione hanno un 80% di possibilità che i sintomi si verifichino anche nelle gravidanze future”, ecco la dichiarazione della Fondazinoe HER. “E mentre la gravità e la durata dei sintomi variano tra le donne, HG rimane debilitante e persino pericolosa: può avere gravi conseguenze per la salute sia della mamma e del bambino” , continuano.

Dal momento che la condizione è genetica, il 20% delle donne che sono affette da HG hanno una sorella sofferente della stessa malattia, e il 30% una madre, così come conferma Marlena Fejzo, dell’Università di Harvard, ricercatrice leader, su Yahoo Salute.

“Complicanze materne di grave HG, ha detto, possono includere retine distaccate, costole fratturate, timpano soffiato e lacrime esofagee, tutto a causa di vomito frequente, così come la malnutrizione”. Fejzo ha trovato attraverso la sua ricerca che il 18% delle donne che ha subito gli effetti della malattia HG finisce con disturbo da stress post-traumatico, mentre il 37% decide di non avere più figli perché non sopportare di nuovo la sofferenza. È molto grave, può portare ad aborti e morte.

“È una condizione devastante”, conferma la Dr. Irina Burd presso la Johns Hopkins University nel Maryland. “È anche abbastanza rara, colpisce solo circa 1-2% delle donne in gravidanza. Ogni paziente ed ogni situazione richiede una personalizzazione delle cure”.

Cancro: Torino ospita il primo festival sulla prevenzione

sky.it

“Cancro? No grazie” è il primo festival al mondo che tocca i temi della prevenzione e dell’innovazione nella lotta contro il cancro. Ad ospitare questa significativa manifestazione sarà la città di Torino: dal 19 al 21 settembre il capoluogo piemontese diventerà un brulicare di incontri e dibattiti riguardanti i tumori e la loro prevenzione.

Perchè il vero segreto per non ammalarsi di cancro sta nel giocare in anticipo sulla malattia. L’Italia purtroppo non brilla in questo senso: solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva – contro una media UE del 2,9% – è stata investita per fare reale attività preventiva.

Attività che invece verrà svolta e promossa durante tutto il Festival, con la distribuzione di gadget utili come opuscoli informativi, metro per misurare il girovita e contapassi.

Si, perchè la base per la prevenzione al tumore è l’esercizio fisico. E Torino non è stata scelta come sede di questa iniziativa a caso: la città è infatti stata eletta la Capitale Europea dello Sport.

Ma non solo l’attività fisica è un ottimo alleato per prevenire un tumore. Un’alimentazione corretta e una particolare attenzione posta al consumo di alcol e tabacco sono atri due elementi essenziali per evitare la malattia.

Il Festival – organizzato da AIOM, dalla Fondazione “Insieme Contro il Cancro” e da Healthy Foundation – prevede anche la presenza di alcuni illustri personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport: da Massimiliano Allegri a Valentina Vezzali, da Antonio Nocerino a Aldo Montano per finire con Ciro Ferrara e Maurizio Damilano.

Il vero obiettivo del Festival – di cui si fanno promotori anche questi grandi testimonial – è però uno solo: portare il messaggio della prevenzione e dell’innovazione ogni anno in una città diversa, organizzando così una manifestazione itinerante.

Perchè prevenire è meglio che curare. Sempre.

Caffè dipendenti: ecco la classifica dei lavoratori

C’è quello americano o il classico espresso. Il caffè è sicuramente la bevanda più amata dagli italiani, e non solo, per tenersi svegli e attivi. Ma quelli ad avere una vera e propria dipendenza da caffeina sono i lavoratori.

Ben l’85% dei professionisti, tra giornalisti, insegnanti e funzionari di polizia, secondo un sondaggio, consumano dalle quattro alle cinque tazze o tazzine di caffè al giorno e quasi il 70% ha detto che la capacità di lavoro ne risentirebbe senza la dose quotidiana di caffè. Il 71% ha detto che bevevano il caffè principalmente per il gusto e l’aroma del caffè.

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Questo sondaggio è stato effettuato tra 10.000 lavoratori e ne è venuta fuori una curiosa classifica.

1. Giornalisti e personale dei media: quattro o cinque tazze al giorno
2. Agenti di polizia
3. Insegnanti
4. Idraulici e lavoratori nel settore del commercio
5. Infermieri e personale medico: tre o quattro tazze al giorno
6. Dirigenti di Società
7. Addetti alle televendite
8. IT di supporto tecnico: due o tre tazze al giorno
9. Venditori al dettaglio:
10. Tassisti: una o due tazze al giorno

L’indagine è stata svolta tra il 1° luglio e il 17 Agosto 2014, compresi gli impiegati a tempo pieno, liberi professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi di età. Tutti i partecipanti erano di età compresa 18 e oltre. In media l’indagine ha rilevato che gli uomini bevono più caffè rispetto alle donne, ma solo un po’ di più, con precisione si tratta del 5%.

Gli esperti sono divisi sul fatto che bere il caffè sia un bene o un male. Secondo NHS Choices, bere più di quattro tazze di caffè al giorno può aumentare la pressione sanguigna, e può portare a disidratazione se è la vostra unica fonte di fluido. Altri studi hanno collegato l’assunzione di caffeina in dosi elevate con diabete, malattie coronarica e ictus.

Tuttavia, altre ricerche hanno scoperto che bere moderate quantità di caffè (circa quattro tazze al giorno) ha ridotto il rischio di insufficienza cardiaca, probabilmente a causa degli antiossidanti,che lavorano per abbassare le infiammazioni nel corpo.

Gli esperti suggeriscono anche, che questo rituale mattiniero è in realtà un segno di tossicodipendenza di massa. “Le persone che consumano regolarmente caffeina diventeranno dipendenti da esso“, ha detto Peter Rogers, professore di psicologia biologica presso l’Università di Bristol e uno dei maggiori esperti sulla caffeina.

Il professor Rogers ha studiato il caffè e i suoi effetti per oltre 20 anni e, di conseguenza, lui e gli altri membri della sua squadra hanno rinunciato caffeina. “A conti fatti, la caffeina non è particolarmente utile. Aumenta la pressione sanguigna e crea dipendenza, che non è una buona cosa“. Inoltre, anche al caffè si può diventare “resistenti“. Infatti, chi ne beve molto può non avvertire più alcune delle sue conseguenze, come stato di allerta o aumento dell’ansia.

Con il consumo frequente di caffè“, ha spiegato Rogers, “si sviluppa innanzitutto una tolleranza agli effetti ansiogeni della bevanda, che quindi non provoca più agitazione. Qualcosa di simile avviene anche per l’attenzione e la lucidità mentale: in chi beve caffè spesso l’effetto di ‘sveglia‘ si perde. Anzi, succede che quando si è in astinenza da caffè, fra una tazzina e l’altra, il livello di attenzione scende al di sotto della soglia ‘normale’ per quell’individuo: bere la tazzina non fa ‘svegliare‘, semplicemente riporta l’amante del caffè nella situazione-base“.

Nella controversa questione sui benefici o i guai portati dal caffè, una cosa sola pare sicura: con moderazione non fa male, neanche a chi ha qualche problema di cuore. Basta appunto non superare le tre, quattro tazzine quotidiane.

Uomini e mal di schiena, la sex position adatta per soffrire meno

Il momento del piacere si attende, tra gli impegni e le occupazioni giornaliere, e quando finalmente arriva niente e nessuno può rovinarlo. Tranne il corpo. Lui può. E gli uomini lo sanno bene, dal momento che avvertono da sempre il peso della buona riuscita di un rapporto intimo.

Come fare dunque quando il fulcro del movimento del corpo umano, la schiena, è sofferente e la partner, ansiosa, con lui?

A risponderci sono gli studiosi dell’Università di Waterloo, in Ontario, che, avendo monitorato i movimenti della colonna vertebrale durante il coito, affermano come la posizione ideale per gli uomini che soffrono di mal di schiena sia proprio il doggy-style.

Dieci sono state le coppie su cui è stato testato lo studio degli scienziati, attraverso sistemi elettromagnetici in grado di catturare i movimenti coinvolti in cinque posizioni sessuali comuni. I risultati parlano chiaro: coloro che soffrono di dolori cronici e debilitanti lungo la spina dorsale, dovrebbero preferire l'”Aeroplano” del Kamasutra alle altre posizioni, concentrandosi in modo da non scaricare tutto il peso sulla colonna.

Le precauzioni naturali esistono e basterà seguire questi consigli per vivere al meglio, nonostante questi problemi, la propria intimità. Nessun addio, dunque, ai rapporti con la partner per paura di mesi e mesi di agonia.

Perché l’intimità è il metro per misurare il successo o il fallimento di una relazione. Uomini e donne devono viverla con serenità in quanto diritto nei confronti di se stessi.