sabato, 5 Aprile 2025

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Sla, aperta la strada per la diagnosi precoce

Credits photo avvenire.it

Non solo secchiate d’acque e IceBucketChallenge. Si torna a parlare di Sla, con una buona notizia: arriva la possibilità di una diagnosi precoce.
Il risultato della ricerca, reso noto dalla rivista Neurology, è merito di un gruppo di ricerca italiano.

È stata dimostrata – ha reso noto il Cnr – per la prima volta la possibilità di diagnosticare precocemente la Sla con un esame di tomografia ad emissione di positroni (Pet) mediante un tracciante analogo al glucosio, utilizzato nella pratica clinica dai centri di medicina nucleare“.

Questa tecnica permette di raggiungere un’accuratezza diagnostica del 95% e rappresenta un passo importante per lo sviluppo nella diagnosi precoce della malattia“, ha spiegato Marco Pagani, primo autore dello studio e ricercatore dell’Istc-Cnr che è giunto a questo risultato in collaborazione con Angelina Cistaro, ricercatrice del Centro Pet Irmet di Torino e con Adriano Chiò, direttore del Centro Sla, Azienda ospedaliero universitaria Città della salute e della scienza e Dipartimento di neuroscienze dell’Università degli Studi di Torino.

Finora la Sla poteva essere diagnosticata esclusivamente attraverso l’indagine clinica e con il supporto di metodiche neurofisiologiche e pertanto richiedeva un lungo periodo di osservazione” ha detto il ricercatore.
L’accelerazione e la maggiore accuratezza della diagnosi di Sla sono fondamentali oltre che per la certezza di reclutare nei trial clinici pazienti con diagnosi confermata anche per lo sviluppo di nuove terapie e per l’identificazione di possibili familiarità sulle quali intervenire precocemente“.

Fonte TMNEWS

L’esercizio fisico giova davvero alla nostra salute

Siamo tutti consapevoli del fatto che fare esercizio fisico faccia bene alla salute, ma in pochi sembriamo esserne convinti davvero se consideriamo la sedentarietà dilagante di una larga fetta della popolazione. Un adulto medio avrebbe bisogno di fare attività fisica almeno due ore e mezza alla settimana: questo se si prendono in considerazione esercizi d’intensità moderata, come una camminata a passo svelto.

Facendo jogging o correndo, infatti, il quantitativo di tempo si si può ridurre anche a 75 minuti alla settimana – a cui andrebbero aggiunte un paio di sessioni più intensive specifiche per la muscolatura in modo non solo da rassodarsi, ma anche da proteggere le proprie funzioni cardiache, prevenire lo sviluppo dell’obesità e vivere più a lungo.

Ciò non vuol certo dire che esercizi meno duraturi non valgano la pena: anche un’attività di soli dieci minuti può aiutarci in fatto di benessere e salute. Ma sicuramente chi fa dell’esercizio fisico qualcosa di regolare e quotidiano – senza strafare – può aspettarsi di godere di maggiori benefici: coloro che praticano attività fisica regolarmente corrono infatti il 40% di rischi in meno di andare incontro a patologie degenerative come la demenza, nonché il 60% di rischi in meno di sviluppare problemi cognitivi di qualsiasi tipo. Negli adulti, inoltre, praticare regolarmente attività fisica può fare aumentare la densità minerale ossea dal 2 all’8%, andando a prevenire eventuali fratture in età più avanzata.

Altri benefici, oltre all’allungamento della vita e a minori disfunzioni cardiache, riguardano la capacità di fare rifornimento di ossigeno – legata all’aerobica soprattutto – e una più efficiente sudorazione, che permette a chi si allena di ritornare a temperature normali velocemente. Pronti ad allacciarvi i lacci delle scarpe?

Il cuore svela le nostre emozioni

Il cuore non è solo un muscolo: la letteratura, la musica, l’arte, l’hanno sempre saputo, ora lo sa anche la scienza.

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, il cuore è un vero e proprio filtro di emozioni, una finestra che affaccia sul mondo infinito dei sentimenti. Ma le fondamenta dello studio sono meno astratte di così e il risultato della ricerca è stato ottenuto attraverso l’analisi di un algoritmo matematico collegato ai battiti cardiaci.

Con il nostro studio – spiega uno dei ricercatori, Gateano Valenza, ad Ansaabbiamo sviluppato un algoritmo matematico in grado di fornire attraverso la sola analisi dell’elettrocardiogramma una valutazione continua degli stati emozionali. In pratica, data una certa dinamica cardiaca, siamo in grado di predire il battito successivo e comprendere quale emozione è stata provata dal soggetto sotto osservazione“.

Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università dell’Essex (Inghilterra), l’Harvard Medical School e il Mit di Boston (Usa), risulta essere particolarmente prezioso nell’ambito della psichiatria e della psicofisiologia.

C’è un nesso vero tra cuore e cervello, ora lo si può affermare con certezza. E numerose sono le mosse già programmate per il futuro, come la creazione di macchine per il riconoscimento affettivo e la già sviluppata e sperimentata T-shirt intelligente integrata con sensori ed elettrodi, utile a monitorare l’attività cardiaca e conseguentemente lo stato emozionale dei pazienti.

Veronesi: “i danni della marijuana sono praticamente inesistenti”

Umberto Veronesi, una delle personalità di maggior spicco in campo sanitario, si è espresso nuovamente sulla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere. L’oncologo si è pronunciato pubblicamente in un commento sul settimanale Oggi, dichiarando che “la marijuana non fa male” e che “i danni da “spinello” sono praticamente inesistenti“.

“La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l’incarico anni or sono, mi posi anch’io questa domanda – ricorda il direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia di Milano – E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti ‘danni da spinello’ sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l’Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l’uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l’uso di spinelli non fa male”.

Non solo, Veronesi definisce nella sua rubrica “infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?”.