martedì, 27 Febbraio 2024

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Disturbo del sonno, possibile segnale di malattie al cervello

Con l’arrivo della primavera e con il peso della crisi che apporta un carico di stress non indifferente, sono sempre più numerosi gli italiani che vivono in deficit cronico di sonno. 12 milioni di over 18 dormono poco e male, si svegliano spesso nel corso della notte, non riuscendo perciò a riposare bene, aumentando lo stress giornaliero a causa di un notevole stato di stanchezza. Recentemente però alcuni studi hanno individuato un’ulteriore causa al sonno difficile.

I ricercatori dell’Università di Toronto (Canada) sono convinti che un particolare disturbo del riposo, che avviene in particolare durante la fase Rem, possa essere considerato addirittura il miglior segnale predittivo di malattie cerebrali come il Parkinson e l’Alzheimer. Sulla rivista Trends in Neuroscience, su cui è stato riportato lo studio, i ricercatori affermano che “il disturbo comportamentale in sonno Rem, non è solo un precursore, ma un segnale di avvertimento della neurodegenerazione che può portare a malattie del cervello, che si verificano infatti nell’80-90% delle persone affette da questo disturbo”.

Secondo gli studi del team canadese, guidato da John Peever, i problemi neurologici interesserebbero principalmente le aree del cervello che controllano il sonno, per poi attaccare quelle che causano le malattie. Questo tipo di disturbo si verifica nella fase più profonda del riposo e provoca un’interruzione brusca e improvvisa del momento in cui si sogna. Questo può provocare lesioni fisiche a se stessi o alle persone con cui si dorme. Mentre nelle persone sane i muscoli vengono paralizzati momentaneamente durante il sonno per evitare che tutto questo accada, nelle persone con problemi di neurodegenerazione, questa protezione non esiste.

I ricercatori hanno quindi affermato quanto sia importante per i medici riconoscere questo disturbo del sonno come potenziale indicatore di una malattia del cervello al fine di diagnosticare i pazienti in una fase precoce e di trattarli con farmaci che riducono la neurodegenerazione, rallentando dunque l’arrivo di gravi malattie neurodegenerative.

Sesso in gravidanza: si può

Salvo controindicazioni segnalate esplicitamente dal medico, fare sesso in gravidanza non costituisce un pericolo né per la donna né per il bambino. Al contrario, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’attività sessuale in stato interessante può soltanto giovare alla vita di coppia.

Solitamente, infatti, avere un nascituro in arrivo funge da deterrente sotto le lenzuola: i futuri genitori, temendo che fare sesso possa comportare danni al feto o complicazioni durante il parto, finiscono col ridurre i propri rapporti sessuali al limitato e casto scambio di effusioni. In più, se da un lato le donne si focalizzano esclusivamente sulla gravidanza mettendo completamente da parte i propri appetiti, d’altro canto, anche gli uomini risentono del peso dissacrante che il proprio slancio sessuale potrebbe avere nei confronti della “intoccabile” condizione della maternità.

La realtà, però, è ben altra: il sesso in gravidanza, oltre a non essere in alcun modo nocivo, è un’esperienza assolutamente piacevole, soprattutto per le donne. E questo perché le sensazioni provate dalle donne incinte tendono nella maggioranza dei casi ad essere avvertite con intensità maggiore: così, fare sesso col pancione viene a configurarsi quale fonte di piacere, più che di timore, per tutte le future madri, che peraltro scongiureranno in tal modo anche la possibilità di andare incontro a un parto prematuro. Senza trascurare, poi, il dato significativo dell’immediatezza con cui, dopo la nascita del bambino, la coppia potrà ritrovare il feeling sessuale generalmente ripristinato a gran fatica dopo lunghi mesi di inutili privazioni.

Troppe abbuffate e tante calorie: ecco come smaltire le uova di Pasqua

Uova di Pasqua da 800 calorie. Non serve rabbrividire al solo odore di cioccolato o pensare già alla prova costume tra qualche mese. Come “smaltirlo”? Bisogna escogitare. Per un uovo di quelle “dimensioni” caloriche serviranno sicuramente più di 4 ore di camminata (meglio se a passo svelto).
Per i più dinamici un’ora e venti di corsa o anche 61 minuti di burpees, esercizi a corpo libero che fanno lavorare i muscoli. Questa la “scheda” dinamica e fitness dell’esperto inglese Darren Casey, che, in occasione delle festività pasquali, regala soprattutto ai vecchi e saggi trasgressori della linea un vero e proprio insieme toccasana per rimediare allo “sgarro” delle feste.

Se il gusto è cioccolato al latte e ci lasciamo andare a mezzo uovo di Pasqua, pari a 180 calorie – spiega Casey – l’equivalente per smaltirlo è di circa 50 minuti di camminata o 20 minuti di corsa a velocità molto sostenuta – insomma, per chi è già avvantaggiato. Per chi ha la “tartaruga al contrario”, chi l’ha donata al WWF e chi quest’estate punterà sulla simpatia, si consiglia un viaggio di pellegrinaggio a Lourdes. In alternativa ci sono il training metabolico, costituito da esercizi molto duri da sostenere per 8 minuti circa, o i burpees, gli esercizi a corpo libero, per 13 minuti. Se invece avete scelto un uovo al cioccolato fondente e se ne mangia poco meno della metà – circa 250 calorie – serviranno un’ora e 15 minuti di camminata non-stop, 35 minuti di corsa a ritmo sostenuto oppure 17 minuti di training metabolico o 19 di burpees.

Insomma, che siano fondenti o al latte, colorate, fai da te, decorate, grandi o piccole, le uova di cioccolato sono da sempre le protagoniste della nostra Pasqua e delle nostre tavole. Basta non esagerare.

Yoga al naturale, per mettere a nudo la propria verità

Ritrovarsi nudi nel bel mezzo di una lezione è probabilmente uno dei peggiori incubi di sempre, ma non quando si tratta di una lezione di Yoga. Praticare Yoga al naturale sta diventando un’attività sempre più popolare nelle palestre londinesi, dove ci si spoglia nella penombra per concedersi un paio d’ore di meditazione in totale silenzio, a occhi chiusi, prima di rientrare di soppiatto nei propri panni e andarsene senza proferire parola.

Si tratta, tuttavia, di una pratica che, in realtà, affonda le sue radici in tempi antichissimi ed è tuttora in uso presso figure religiose di spicco in India. Negli anni ’60, lo “Yoga a nudo” si diffuse soprattutto tra i seguaci del movimento Hippie americano e oggi ritorna in voga grazie ai sempre più celebri corsi misti che si tengono a New York e a Los Angeles. A Londra, la componente è ancora prevalentemente maschile: l’unico centro in cui si possano seguire lezioni miste in tutta l’Inghilterra è il Naked Yoga London, dove anche l’insegnante Annette istruisce i suoi allievi completamente nuda.

Lo Yoga al naturale è, senz’altro, un modo per superare i propri complessi fisici e accrescere la fiducia in se stessi, ma è soprattutto un’attività critica nei confronti del capitalismo occidentale: spogliandosi, infatti, le persone sono tutte uguali. Nessuno short sportivo all’ultimo grido di cui vantarsi: l’unica cosa a contare davvero è il proprio corpo – e, forse, anche l’anima.

Molte sono le donne ossessionate dai propri difetti fisici che hanno tratto immenso beneficio nel praticare Yoga al naturale e che hanno così trionfato definitivamente sulle proprie fisime. La nudità, però, non è indispensabile al Naked Yoga London, dove ciò che si promuove di più è l’accettazione degli altri e di se stessi. Ad ogni modo, praticare Yoga in totale nudità resta la sola maniera di farne un esercizio rigenerante: superare il fatto che si è nudi, cioè nella condizione di vulnerabilità per antonomasia, significa acquisire, per contro, una forza altrimenti condannata a non svelarsi mai.