giovedì, 24 Settembre 2026

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Lombardia: sì alla cannabis terapeutica

Credits: www.cannabis.brucofalla.com

Dalla Regione Lombardia è stato dato il via libera per l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico, andando così a raggiungere le altre dieci regioni italiane -tra le quali Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Sicilia e Veneto- che in questa materia si sono già rese attive da diversi mesi, oltre ad aver emanato delle leggi regionali su misura.

L’indicazione su questo nuovo obiettivo si trova nelle Regole di sistema, ovvero l’insieme di norme emanate dalla Lombardia per il problema sanitario nel 2016. Quest’indicazione, in particolare, accoglie un decreto del ministero della Salute dello scorso anno: in esso si individuano cinque tipi di patologie per le quali i farmaci contenenti i principi attivi della marijuana potranno essere usati a scopo terapeutico. Importante il fatto che i pazienti non dovranno pagare alcuna quota, il tutto verrà rimborsato dal servizio sanitario regionale.

Ma quali sono le patologie indicate nel decreto? La cannabis potrà essere usata per curare più di 80 mila persone che in Lombardia soffrono di dolore cronico e spasmi. In particolare, le cure sono permesse a chi è soggetto alla sclerosi multipla e a chi da lesioni al midollo spinale, oltre che per l’anoressia e la sindrome di Tourette, che causa movimenti involontari. Ma non è tutto: la cannabis potrà essere anche un’alleata ai pazienti che si sottopongono a chemioterapia, radioterapie e terapie per l’Hiv, ma che purtroppo non sono più in grado di combattere i loro effetti collaterali con normali farmaci.

Perché tutto questo inizi, però, bisognerà attendere la “disponibilità del prodotto da parte del ministero della Salute alle Regioni“, o meglio, quando arriverà il primo carico di marijuana prodotto dal ministero: il decreto, infatti, stabilisce che la cannabis terapeutica sia prodotta a Firenze. Il progetto prevede la coltivazione di 100 chili di cannabis da parte dell’Istituto farmaceutico militare e non più l’importazione dall’estero, in particolare dall’Olanda. Tutto ciò permetterà di abbassare i prezzi e far partire i rimborsi.

Per quanto riguarda la Lombardia, poi, la ricetta del medico -che non avrà il nome del paziente per ragioni di privacy- farà sì che chi si sottoporrà a questa cura possa accederci solo in ospedale, ma senza pagare nessuna quota. Al contrario, le cure a domicilio, che avranno un maggior numero di restrizioni, rimarranno a pagamento, almeno per ora.

Sindrome da smartphone: in arrivo una cura

photo credits: il giornale

Se i nostri genitori al massimo telefonavano con gettoni e carte in cabina o aspettavano telefonate dal telefono di casa per poi andare in giro con la prolunga del filo per tutto l’appartamento, noi siamo l’esatto opposto. Lo smartphone è diventato una dipendenza: lo portiamo con noi ovunque – anche e soprattutto in bagno – viviamo nel panico di ritrovarci con la batteria scarica e controlliamo in maniera spasmodica social e chat.
Ma non è tutto, anche le cene in compagnia o le uscite con gli amici vengono paralizzate dall’uso dello smartphone. Le serate, infatti, passano tra selfie e sguardi puntati sulle chat. Bei tempi quando si parlava guardandosi negli occhi e non tra gli schermi.

Sembra proprio che non ci sia soluzione per questa sindrome che colpisce tutti indistintamente. Tuttavia, un designer olandese, Ingmar Larsen, ha progettato una cura che sta andando molto di moda nei siti di e-commerce. Si tratta di una tavoletta, che il designer ha chiamato NoPhone, che riproduce le dimensioni e le fattezze di un classico smartphone.
Questo surrogato in plastica andrebbe a placare la mania che ci rende dipendenti dall’uso del cellulare e dalla voglia di tenere lo smartphone sempre a portata di mano.
Ovviamente il NoPhone è privo di qualsiasi funzione e ricorda lo smartphone solo esteticamente. Per cui, dite pure addio alla sindrome da vibrazione fantasma.
Niente internet, social e chat, quindi, per chi vuole curare la propria ossessione. Solo uno specchio per simulare i selfie dei più vanitosi.

Gli effetti di questo strano oggetto non sono ancora stati dimostrati. Probabilmente, come per il vizio del fumo o qualsiasi altra dipendenza, una buona dose di volontà è il farmaco principale per un’ottima guarigione. Il resto è solo marketing.

Fruttosio: aumenta il rischio di ammalarsi di tumore

credits photo: bebeblog.it

Secondo l’Anderson Cancer Center del Texas, uno dei centri oncologici più importanti d’America, gli zuccheri, ed in particolar modo il fruttosio, aumenterebbero le probabilità di sviluppo dei tumori, in primis quello al seno.

I test sono stati effettuati su alcuni topi di laboratorio, dai quali è emersa l’azione cancerogena del fruttosio e, la sua influenza su un processo metabolico, il 12-LOX, che facilita lo sviluppo di metastasi.

Il responsabile della ricerca, il Dott. Lorenzo Cohen, ha dichiarato: “A troppi pazienti viene detto che ciò che mangiano non influenza il cancro, ma questi dati emersi dagli esperimenti sugli animali provano il contrario, e che l’alimentazione ha un’ influenza anche dopo una diagnosi”.

I topi, sono stati alimentati con quattro diverse diete: una a base di amidacei, priva di zuccheri semplici, e le altre con una predominanza di vari zuccheri da tavola.
Dai dati emersi dall’esperimento, nei topi che si alimentavano soprattutto di fruttosio (zucchero che viene metabolizzato dal fegato, a differenza del glucosio che passa per il pancreas) è stata riscontrata una maggiore crescita dei tumori.

“Sembra che il fruttosio sia il principale responsabile dei processi infiammatori, molto più del glucosio. Sarebbe dunque il fruttosio a guidare i processi di metastasi, rendendo più attivo il 12-LOX”, ha affermato Cohen.

I test per dimostrare l’influenza del fruttosio nello sviluppo dei tumori, sono partiti da circa sei mesi, e in questo lasso di tempo è stato osservato che, nei topi nutriti con molti amidacei, circa il 30% ha sviluppato tumori; mentre, nei topi che avevano ingerito più zuccheri, più del 50% ha sviluppato tumori.

Questi dati allarmanti hanno così portato i ricercatori a credere che possa davvero esserci un collegamento tra il consumo eccessivo di zuccheri, e lo sviluppo di tumori e conseguenti metastasi.

Quanti km dovete correre per consumare ogni singolo cibo

Ogni cibo, un tot di chilometri da fare di corsa. E, naturalmente, più schifezze caloriche mangi più c’è da correre.
Esempio? Mangiare un Cheeseburger ti costringe a fare più di 4 km di corsetta per smaltirlo. Facile, niente cheeseburger, niente corsa. Ma, fosse così semplice dire no al cibo, soprattutto quello più grasso e proteico, che ci piace così tanto divorare con gli amici il sabato sera che non potremmo mia farne a meno.

Ma se vuoi spaventarti ancora di più – in fondo, 4km di corsa non sono neanche chissà quanti – riusciresti mai ad immaginare quanta corsa dovresti fare per smaltire qualcosa di più pesante e “dannoso” per la tua linea come per esempio una piadina super condita o un pacco di patatine al gusto paprika? Tra i 10 e gli 11 chilometri. Senza poi neanche tenere in conto i 6 chilometri per una scatola di patatine del Mc Donald’s e i 2 – 3 km per birra o Coca Cola.

Insomma, più mangiate più dovete correre. La soluzione sarebbe davvero ad un passo: smettere di mangiare tutte queste prelibatezze della cucina, ma non è sempre facile rinunciare.

Per avere un quadro generale della situazione, ecco delle immagini che vi spiegheranno quanto correre in base a quanto mangiate.

Credits foto: Facebook