mercoledì, 27 Maggio 2026

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Tutto quello che sappiamo (di sbagliato) sulla dieta

Credit: www.nutrizionistaerika.it

Ennesima prova di dieta e regime alimentare sano, ennesimo fallimento. Eppure, la stessa dieta sulla nostra migliore amica è stata efficace e ha prodotto risultati tempestivi.
Come mai? Ce lo spiegano Eran Segal e Eran Elinav, dell’Instituto Scientifico Weizmann che hanno effettuato uno studio su 800 volontari in salute e pre-diabetici tra i 18 ed i 70 anni.
I volontari sono stati sottoposti a questionari sulla salute e lo stile di vita, misurazione del corpo, analisi del sangue e monitoraggio del livello di glucosio nel corpo.
Ai partecipanti, inoltre, è stato somministrato un piano alimentare ed è stato chiesto di mangiare carboidrati durante la colazione ogni giorno.

Nel momento in cui sono stati esaminati i risultati, sono venute fuori delle profonde differenze tra i vari individui. Ogni fisico, infatti, reagiva in maniera differente ad uno stesso tipo di cibo.

Il pomodoro, per esempio, nelle donne di età media con alle spalle molte diete fallite provocava un immediato aumento dei livelli di zucchero nel sangue. Questo fenomeno, a detta dei due studiosi, era dovuto ad un abuso di questo tipo di cibo durante un lungo arco di tempo, le signore in questione avevano passato parecchi anni della loro vita a mangiare insalate e pomodori. Se in un primo momento questo tipo di dieta poco variegata aveva prodotto una diminuzione di peso, adesso non dava risultati.

Secondo i due medici, il piano alimentare che permette ad ogni essere umano di avere una forma fisica sana è da ricercasi in un algoritmo formato da centinaia di fattori.
Segal ed Elinav, sono entrambi convinti che una dieta poco variegata possa produrre disfunzioni a livello fisico e pochi risultati in campo di perdita di grasso corporeo e aggiungono: “Alcune persone mangiano cioccolato, gelati ed assumono alcool in maniera moderata e riscontrano meno problemi nel perdere peso rispetto a chi mangia insalata ogni giorno”.

Il giusto mezzo, ancora una volta, risulta essere la carta vincente per una vita sana ed equilibrata. Variare e concedersi uno strappo alla regola ogni tanto ci permetterà di essere in forma e più felici.

Giornata mondiale contro l’AIDS: quanto è stato fatto finora?

Credits: corrieredinovara.com

Trent’anni fa, Rock Hudson confessò al mondo di essere malato di Aids ed essere omosessuale, dando il via a una stagione mediatica che ha contribuito alla lotta contro questa malattia, e trovando i fondi necessari per contrastarla con trattamenti sempre più efficaci. Tuttavia l’Aids non se n’è mai andato e ogni anno ci sono due milioni di nuove infezioni Hiv. In occasione del 1° dicembre 2015, Giornata Mondiale di Lotta all’Aids, l’invito è perciò questo: non abbassare la guardia. Anche se negli ultimi anni non ci sono più campagne importanti contro Aids e Hiv, è bene ricordare che il numero delle infezioni non è diminuito, anzi, è aumentato costantemente, sopratutto in Europa e in Italia, dove ha raggiunto dei numeri allarmanti. Analizziamoli per capire meglio la situazione.

Ogni 100 mila abitanti, ci sono 6,1 nuovi casi di sieropositività e i più colpiti sono i giovani tra i 25 ed i 29 anni, afferma il Centro Operativo Aids dell’Iss. Non solo: nell’84% dei casi il contagio avviene attraverso rapporti sessuali senza preservativo, che accadono nel 40% casi dei tra omosessuali maschi. Il mancato calo delle nuove diagnosi, unito comunque alla bontà delle cure per chi scopre di avere un’infezione, fa sì che nel nostro Paese ci siano 140mila sieropositivi, il numero più alto d’Europa. Come bisogna fare per prevenire il problema?

Uno studio del Cdc di Atlanta ricorda che l’assunzione dei farmaci prima di contrarre l’infezione ridurrebbe i contagi del 90%, tuttavia non è molto conosciuta neanche dai medici oltreoceano, tanto che oltre un terzo non ne ha mai sentito parlare. Da questi dati si deduce che poco e niente è stato fatto per prevenire. Se si confrontano le stime del 2014, registrate da un rapporto Oms-Ecdc, le infezioni erano 142mila nei 53 paesi della regione europea dell’Oms, di cui circa 30mila nella sola Unione Europea, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio.

Il vero problema di trasmissione è quindi generato dai rapporti omosessuali non protetti. “Le diagnosi di Hiv tra uomini che fanno sesso con uomini sono aumentate ad un allarmante tasso del 42% nel 2014 rispetto al 30% del 2005 in quasi tutti i Paesi europei”, ha sottolineato Andrea Ammon, direttore Ecdc. Bisogna perciò spingere nelle campagne di prevenzione, coinvolgere le persone e invogliarle ad usare il preservativo, come unico ‘scudo’ in grado di proteggerci da questa malattia.

Hiv: aumentano i casi in Italia

photo credits: datamanager

In vista della giornata mondiale contro l’AIDS, che si terrà martedì 1 dicembre, il Centro Operativo Aids dell’Istituto superiore della sanità rende noti alcuni numeri riguardanti i casi di HIV e AIDS in Italia.

Ogni 100 mila abitanti si scoprono 6,1 nuovi casi di sieropositività, i più colpiti sono i giovani tra i 25 ed i 29 anni di età.
Per l’84% dei casi la trasmissione del virus è avvenuta tramite rapporti sessuali non protetti dall’utilizzo del preservativo, sia all’interno di rapporti eterosessuali ed omosessuali uomini. Nella maggior parte dei casi, i pazienti hanno riscontrato la loro sieropositività eseguendo il test per svariati motivi.
Solo il 26,4% ha effettuato il test a seguito di una sintomatologia che facesse pensare al virus dell’HIV. Il 21,6 % ha eseguito il test dopo un comportamento a rischio e il 10% ha scoperto di essere affetto durante accertamenti per un’altra patologia.

Parlando invece dell’incidenza del virus, l’Italia è al dodicesimo posto in una classifica che comprende tutti i paesi dell’Unione Europea. Un dato importante e comunque allarmante che si concentra maggiormente in alcune regioni della penisola, come Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Diminuisce l’incidenza sulle donne affette da HIV in Italia ed i decessi delle persone colpite da questa malattia.
Il 27,1% delle persone positive al virus nel nostro paese è di nazionalità straniera, con una maggiore incidenza nelle regioni di Lazio, Campania, Molise e Sicilia. Tra gli stranieri, però, la percentuale maggiore dei casi è costituita da eterosessuali donne.

Risulta preoccupante il fenomeno della scoperta della malattia in tempi lunghi e di conseguenza un intervento che spesso giunge in ritardo rispetto alla sua diffusione.
L’unica soluzione per proteggere la nostra salute e noi stessi in maniera completa, rimane il preservativo. Ricordiamocene sempre e non solamente in prossimità della giornata mondiale contro l’AIDS.

Innovazioni utili per chi soffre di dementia (FOTO)

Credits photo: techpost.it

Secondo la World trade Organization sono 35.6 milioni le persone al mondo che soffrono di dementia. Questo particolare tipo di disturbo che afflige la memoria può essere causato da altri fattori quali l’Alzheimer. Per rendere più facile la vita delle persone che ne soffrono esistono diversi strumenti che aiutano a concentrarsi e migliorare l’attenzione.

Le innovazioni vanno da oggetti di uso comune, quali l’orologio o un set da tavolo, a particolari gadgets tecnologici, come sensori e gps. La dementia provoca infatti nella persona un’incapacità di prendersi cura di sé naturalmente oltre che grande confusione mentale per cui è necessario un costante controllo su abitudini e comportamenti oltre che un aiuto al paziente nella possibilità di recupero della propria autonomia (almeno parziale).

Secondo quanto scoperto dagli studiosi, ecco quali sono gli oggetti essenziali e perché possono facilitare la quotidianità degli anziani.

Orologio digitale

Credits photo: trevi.it
Credits photo: trevi.it

La perdita della cognizione del tempo è uno dei disturbi più comuni provocati dalla dementia. L’incapacità di stabilirsi cronologicamente nel tempo può essere sconfitta grazie ad un orologio digitale, sul quale leggere l’orario preciso senza rimanere confusi dalle lancette dell’analogico. A questo è poi utile aggiungere il giorno e il mese dell’anno in corso.

Luci con sensori di movimento

Credits photo: youtube.com
Credits photo: youtube.com

In molti ambienti pubblici, specialmente nei servizi igienici, sono diventate d’uso comune le luci automatiche con sensore di movimento. Queste possono essere molto utili anche in casa di chi è affetto da dementia per prevenire che la persona, nel corso della notte, cada perché ha dimenticato di accendere la luce.

Set da tavolo

Credits photo: marshable.com
Credits photo: marshable.com

La dementia porta la mente dell’anziano in una condizione di ragionamento quasi infantile, per cui anche un’attività come il pranzo o la cena ha bisogno di una guida. I colori del set da tavolo servono per incrementare il senso di appettito e aiutare gli anziani a nutrirsi del giusto fabbisogno giornaliero.

Etichette

Credits photo: faidatemania.pianetadonna.it
Credits photo: faidatemania.pianetadonna.it

Confondere gli spazi può essere davvero semplice per chi vive gli effetti della dementia. Per rispondere a questo problema, non occorrono grandi tecnologie. Basta porre delle etichette fuori dalla porta di ogni stanza: sarà così più semplice non perdersi anche all’interno di casa propria.

Sensori di movimento

Credits photo: digitalvideoht.it
Credits photo: digitalvideoht.it

Una delle invenzioni più utili arriva da un ragazzo di 15 anni, Kenneth Shinozuka, che ha creato delle calze con sensori integrati che mandano un segnale al tutore dell’anziano con dementia tramite un’app se quest’ultimo si alza inaspettatamente. Altri sensori si azionano quando il piede del paziente tocca il pavimento.

Gps

Credits photo: techpost.it
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Il gps può essere utilizzato per diversi scopi: uno di questi è rintracciare la persona di cui si ha cura e sapere dove si trova in ogni momento. Questo può anche essere depositato nella suola delle scarpe.