mercoledì, 27 Maggio 2026

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Un lato B da urlo grazie all’elettroshock

Come fare per avere un lato B perfetto come quello delle star? Niente più esercizi in palestra, squat tremendi su gambe e cosce, diete ferree e camminate lunghissime. Da ora solo elettroshock. Sì, avete capito bene, un elettroshock per avere finalmente glutei tonici e sodi. Sarebbe questa la nuova svolta del fitness 2.0.

La scoperta è stata pubblicata sul “Sun“, e sembrerebbe già portare la sua ventata di originalità e successo tra il pubblico femminile. Secondo questo trattamento, un elettroshock equivarrebbe a 360 squat di seguito, per un lato B perfetto. Basta semplicemente una “scossa” sui glutei, senza sudare né affaticarsi più di tanto, magari mentre si legge un libro sorseggiando una buona tazza di the caldo, affinché la cellulite venga drasticamente ridotta e, favorendo il drenaggio dei liquidi, si tonifichi e si renda più liscia la pelle.

C’è già chi l’ha provato: non si prova alcun dolore ma si avverte una leggera vibrazione o una sensazione di solletico. Niente di più. Ogni sessione di “elettroshock” costa circa 150 dollari (circa 130 euro) e dura 50 minuti (tanto quanto una lezione di zumba, aerobica o fitness in palestra).

Il macchinario si chiama Caci Quantum, e porterebbe grandi risultati fin dal primo trattamento. Ma per avere un lato B perfetto si consiglia di ripeterlo per almeno 5 volte.

Carne cancerogena: arriva la bistecca 100% vegetale

Credit: meteoweb.eu

La carne è sotto accusa da tutti i media tradizionale, il caffè pure. E tra tanta disinformazione, arriva da un ateneo dell’Olanda – più precisamente da Atze Jan van der Goot, tecnologo degli alimenti presso l’università olandese di Wageningen – il Vegetarian Butcher, cioè la bistecca con prodotti 100% vegetali, che avrà la stessa consistenza e proprietà nutritive della carne vera.

Com’è possibile la creazione di una bistecca “carne-free”? La produzione nasce da uno strumento, messo a punto dal gruppo olandese, e chiamato “shear cell technology”, costituito da due cilindri uno dentro l’altro, nei quali è inserito il materiale di origine vegetale (nello specifico, proteine vegetali mischiate con acqua) che è necessario alla creazione della bistecca. I due cilindri ruotano, stirando e deformando così stirando le sostanze inserite nello strumento. La velocità di rotazione, e la temperatura cui viene settato l’apparecchio, fanno sì che le proteine di origine vegetale (della soia, del grano, anche dei piselli) perdano la propria conformazione di origine e assumano una consistenza simile a quella della carne. Il risultato pare proprio una simil-bistecca, sia come consistenza che come proprietà nutrizionali.
E si tratta di cibo che può essere facilmente riproducibile su scala industriale, ma anche per uso domestico.

“La nostra ambizione – dice Atze Jan van der Goot – è arrivare a una bistecca vera. Ancora dobbiamo lavorarci ma i risultati raggiunti finora sono promettenti”.

Medici contro Gwyneth Paltrow per teoria su reggiseno e cancro

Credits: ilgiornale.it

Non c’è un attimo di pace per Gwyneth Paltrow. Dopo solo pochi mesi dal suo controverso annuncio che propagandava sul suo blog Goop una pulizia con il vapore delle parti intime femminili, l’attrice ha di nuovo sollevato un polverone, scatenando le ire dei medici statunitensi che l’hanno accusata di diffondere un vecchio mito secondo il quale il reggiseno sarebbe una delle cause del tumore alla mammella. Nel post incriminatorio, pubblicato sul blog di Gwyneth Paltrow, il dottor Habib Sadeghì afferma che i reggiseni stretti comprimono i linfonodi del seno, impedendo alle tossine di uscire e causando così il loro accumulo che porta al cancro.

Soltanto una bufala, ma è bastato per suscitare la replica indignata dell’American Cancer Society, che ha così affermato sul proprio sito: “Non c’è alcuno studio epidemiologico pubblicato su riviste scientifiche che suggerisce che il reggiseno aumenti il rischio di tumore o che lo faccia la compressione linfatica”.

Pochi mesi fa l’attrice, dal proprio blog aveva magnificato le proprietà di una “doccia di vaporè nelle parti intime per riequilibrare gli ormoni femminili”, una pratica sconsigliata dagli esperti perché può alterare la flora batterica naturale aumentando il rischio di infezioni. E voi, credete a questo vecchio mito?

Carne italiana: meno pericolosa delle altre?

L’allarme ufficiale è ormai stato lanciato: la carne rossa e le carni lavorate come i salumi e gli insaccati, se consumate in quantità smodate, possono provocare il cancro. Le più pericolose per la Iarc (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sui Tumori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), a quanto pare, sono proprio le carni sottoposte a procedimenti di salatura e affumicatura, come prosciutti, pancette, salsicce, carni inscatolate: consumarne 50 grammi al giorno, infatti, aumenterebbe il rischio di sviluppare tumori del 18%. La carne rossa, invece, è stata classificata come ‘probabilmente pericolosa’: una porzione quotidiana di carne rossa da 100 grammi potrebbe far aumentare le possibilità di contrarre il cancro (a colon, pancreas, prostata) del 17%.

Delle informazioni sconcertanti soprattutto se incrociate con i dati della FAO, secondo i quali il consumo di carni nel mondo, lungi dal ridursi al di sotto della soglia massima consigliata di 300 grammi alla settimana, è andato a incrementarsi al livello internazionale, con Sudamerica, Africa settentrionale e orientale e Asia orientale in vetta alla classifica dei più carnivori del mondo: soltanto in Asia orientale, nel 2015 i chili di carne consumati pro capite sono passati da 8,7 che erano negli anni ’70 a ben 50. E la media complessiva nel mondo non è di certo rassicurante: sono stati stimati, infatti, oltre 41 chili di carne pro capite consumati ogni anno.

I meno carnivori, invece, sono i Paesi in via di sviluppo come Ghana, Mozambico, Tanzania e Zambia, insieme con India, Bangladesh ed Etiopia dove, per ragioni legate a cultura e religione locali, non si superano i 4 chili di carne pro capite nell’arco di un anno. Seguono l’Argentina con 86,6 chili, gli Stati Uniti con 90 chili e l’Australia con 90,2 chili. In Europa, invece, la media è di 64,8 chili di carne all’anno.

E in Italia? La situazione non è di certo rassicurante: secondo i dati raccolti dal Wwf, il consumo di carne sarebbe aumentato di più del 190%, gli italiani sarebbero passati, cioè, dai 31 chili consumati negli anni ’60 ai 190 chili procapite nel 2011. La carne è diventata, perciò, la fonte di oltre il 40% delle proteine assunte dai nostri conterranei. E a fronte di una richiesta così ingente, anche la produzione mondiale di carne è aumentata a dismisura: i capi allevati, tra suini, bovini, ovini, pollame, ecc., sono all’oggi quasi 27 miliardi.

Frattanto, la Coldiretti si è prodigata nel tentativo di difendere le carni italiane, specificando quanto esse siano più sane delle altre perché non trattate con ormoni come nel resto del mondo: la prova, dicono, sta tutta nella longevità della popolazione italiana che in genere supera l’ottantina d’anni. Inoltre, proseguono, non si tiene conto del fatto che la maggioranza dei prodotti sotto accusa sono pietanze che, come hot dog e bacon, non fanno parte dell’alimentazione italiana. E come potrebbe un etto di crudo di Parma corrispondere a una quarantina di sigarette?