domenica, 31 Maggio 2026

Lady A

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C'è una pillola per dimagrire, una per dormire, una per ringiovanire. E poi una per fare l'amore: quella pillola è Lady A. Perché all'amore servono consigli, così come alle persone serve fare l'amore.

Odi et amo funziona, ma solo tra le lenzuola (LADY A)

Forse è una delle cose più facili del mondo odiare l’altro sesso. Ci viene più spontaneo del “chi è quella?” quando lui saluta una sconosciuta. Perché prima lo odiamo perché la conosce. Anche se non è colpa sua. Ma che dico, è sempre colpa sua. Così lo odiamo perché è colpa sua sempre. E la storia si ripete all’infinito, in ogni singolo momento della giornata. Ché le ragioni non sono mai troppe. Ma arriva un momento in cui occorre fare la pace. E quel momento è quasi sempre sotto le lenzuola.

Anche se la parola “pace” la cambierei volentieri, dal momento che è nel sesso che daremo sfogo a tutta la rabbia, la fisicità, la voglia di dimostrare che “comando io”. Gli esperti la chiamano “Hate Sex”, la guerra tra le lenzuola. La versione porno della lotta con i cuscini. I corpi nudi che combattono e fanno l’amore contemporaneamente. Nicholas Holtzman e Michael Strube della Washington University di St. Louis sono i due psicologi che hanno approfondito il potenziale sessuale del lato oscuro femminile e maschile. I due ricercatori hanno preso in considerazione un campione di 111 studenti, in maggioranza donne, ed hanno chiesto loro di indossare capi semplici e neutri, legare i capelli in una coda di cavallo, struccare il viso e rimuovere ogni accessorio. Li hanno fotografati e hanno chiesto ai restanti membri del gruppo di assegnare un punteggio di gradimento alle foto delle ragazze. A ciascuno è stato poi somministrato un questionario psico-attitudinale, per lasciare che emergessero eventuali tendenze pscicopatologiche, come narcisismo, machiavellismo e sociopatia. E ad emergere è stata proprio l’attrattiva del lato oscuro personale.

Perché conosciamo tutti l’effetto che fa parlare sporco sotto le lenzuola. Sappiamo tutte quanto ci viene bene minacciare fisicamente il nostro partner. E allora via alle parolacce, agli schiaffetti, ai polsi stretti, al sesso selvaggio.

Odiatevi sotto le lenzuola. Fuori potrete solo amarvi.

Mai sottovalutare la lingerie (LADY A)

Tra i reati penalmente perseguibili, gli uomini annoverano indiscutibilmente l’astensione dalla ceretta e i mutandoni della nonna. Sì, quelli enormi, aberranti, che se non sei Emily Ratajkowski potrebbero sventare un’invasione aliena. Quelli che ecciterebbero solo e forse Luigi XIV. Insomma, sono stata chiara. E assodato questo, sottolineerei ancora, ancora e ancora l’importanza della lingerie tra le lenzuola. Sì, quella fatta di pizzo Sangallo, di merletti, perline, fiocchetti, stampe animalier e tanta fede negli squats, do you know? Quella che per comodità riserviamo solo alle occasioni speciali, perché, andiamo, lui ce la sfilerà dopo cinque minuti.

Sbagliato. E non per mettere sù una vacua apologia della perfezione a tutti i costi, ma perché la lingerie prima che a lui serve a noi. Che tra pizzi e merletti, con un push up ben assestato e una brasiliana che “Belèn levati proprio”, ci sentiamo più belle, sicure, sensuali. Perché, guarda caso, c’è solo una cosa che eccita gli uomini più della lingerie: la sicurezza.

E noi che di Belèn abbiamo solo la passione per i minidress, siamo delle insicure croniche. Insomma, l’incertezza è così femminile. Abbiamo bisogno di sentirci belle e abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo faccia credere. È una maledetta catena: facciamo qualcosa per noi, ci sentiamo più sicure, il nostro uomo va in tilt. Funziona così e non ci sono scuse che tengano. Che anche se non hai gli addominali di un’istruttrice di cross fit, ti sentirai sensualissima nel tuo completino intimo e lui impazzirà per la tua pancia morbida. Lui amerà ogni tua imperfezione perché ti ha scelta.

È impossibile piacersi completamente, dato che quello che più si avvicina alla perfezione sono gli Angeli di Victoria’s Secret. Ci sono cose nel nostro corpo che non si possono cambiare, ma che si possono superare e iniziare ad amare. Ché il nostro lui ha bisogno di qualcuno che gli dia l’esempio, ha bisogno di vedere che ci accettiamo e amiamo. E noi abbiamo bisogno di vederci attraverso i suoi occhi, abbiamo bisogno di vedere quello che vede lui. Così mettete sù il vostro completino, petto in fuori, pancia in dentro, sinuosità da gatta e tanta fantasia: con tutto quello che c’è da fare e vedere, lui non si accorgerà neanche delle gambe corte o di quei fianchi che proprio non riusciamo a levigare.

Per questo motivo dico sì alla lingerie: perché quando dico sì alla lingerie dico sì anche alla sicurezza, alla sensualità, al buon sesso, all’amore.

Sì, sì e sì. Per noi, prima che per lui.

L’intimità non è solo questione di sesso (LADY A)

Passiamo interi periodi della vita a sfilarci calzini come fossero autoreggenti, perché è l’atteggiamento quello che conta. Poi il motivo per mettere autoreggenti vere arriva e le aspettative salgono su un piedistallo altissimo, rischiando di precipitare rovinosamente al suolo. Perché sì, è bello ma non simpaticissimo, è simpatico ma non bellissimo: insomma, gli mancherà sempre qualcosa, come mancherà a noi.

Ma l’amore fa perdonare le mancanze e fa amare profondamente le presenze. Solo una mancanza non riusciremo a perdonarla mai: tanto sfiancante, intenso e salutare sesso. Perché insieme alle attenzioni, alla fiducia e all’amore, il sesso è il pilastro di una relazione. È il metro che misura l’attrazione tra due anime.

E a quelli che “il sesso non è fondamentale” farei una gigantesca e fragorosa pernacchia. Perché? Perché fare l’amore è unione, condivisione, è l’apice del cercarsi, è trovarsi con i cinque sensi (forse anche qualcuno in più), tutti lì, presenti, di colpo. È un punto dal quale non si torna più indietro. È il punto da cui si va parte, altrimenti ciao. Chi dice di riuscire a farne a meno, si sta solo accontentando di un rapporto a metà.

E chi l’ha detto che per fare l’amore bastano due corpi? Il sesso fa solo parte di un ingranaggio ancora più grande e ancora più complesso: quello dell’intimità. L’amore è chiassoso e pretenzioso, e spesso promette hic et nunc cose più grandi di lui, di noi, di tutto. Più discreta è l’intimità, spontanea complicità che anche chi ne è fuori avverte. L’intimità è una questione di testa e di chimica, per questo molti ne sono tagliati fuori. La riconduciamo alla mera fisicità, ma è infinitamente più complessa. È lei che ti fa pensare, anche solo per un momento, “sì è lui“. È lei che ti fa essere esattamente lì dove sei, in maniera pura, spensierata e serena.

Secondo un sondaggio condotto da un sito di dating online, una donna su cinque mette in discussione la propria relazione se l’intesa tra le lenzuola non è perfetta, esattamente come farebbe un maschio su tre. E sì, parliamo dell’atto fisico in sé, ma fino ad un certo punto. Perché la sessualità inizia dalle attenzioni quotidiane, dagli atteggiamenti che ogni giorno assumiamo nei confronti del partner. E ok, Richard Gere in Ufficiale e Gentiluomo magari ha distorto la nostra idea di gentleman, ma chi ti cerca tra la folla con gli occhi, chi coglie ogni momento per accarezzarti impercettibilmente, chi ti ha sempre lì, tra i pensieri, esiste, ed è la nostra metà. Quella che abbiamo scelto.

Dunque, alla domanda “quanto conta il sesso in una relazione?”, io rispondo che a fine giornata dovremmo tutti voler tornare tra le braccia di chi amiamo e fare tanto, sfiancante, intenso e salutare sesso. Esattamente come dovremmo pretendere occhi che ci guardano, mani che ci sfiorano e pensieri dedicati a noi durante tutto il resto del giorno. Ogni singolo giorno.

Chi non lavora non fa l’amore. Sì, ma al contrario (LADY A)

Chi non lavora non fa l’amore“. Era così, oggi non più. O quasi. In questo mondo in cui la Nutella non fa dimagrire, David Gandy non mi chiede di uscire, le Louis Vitton non costano poco e i miei capelli non si pettinano neanche a rastrellate, insomma, in questo mondo in cui tutto gira al contrario anche questo proverbio deve capovolgersi. “Chi non fa l’amore lavora, ma non come chi lo fa“, c’è da dire. E no, non lo dimostra una ragazzetta uterina qualunque come me, ma una ricerca britannica. Spero non condotta da una ragazzetta uterina britannica laureata. Insomma, chi ha più successo con l’altro sesso, è vincente anche nel lavoro. Gli individui più realizzati sul fronte privato, lo sono anche in termini lavorativi. Lo studio ha preso in esame 7500 cittadini greci ed evidenzia come coloro che reagiscono alla crisi economica intensificando i piaceri privati, se la cavano meglio degli altri, che invece vanno in bianco o, se proprio gli va bene, in celestino. Lo studio non è in grado di stabilire quale sia il legame tra tanto sesso e buon guadagno e dunque è legittimo chiedersi: è nato prima l’uovo o la gallina? L’amore all night long o il 4,5% in più sulla busta paga? Non è lecito sapere, ma l’importante è che ci sia un collegamento. Perché insomma, sesso e salario, insieme, a bomba, rasentano la felicità.

E ne è convinto anche Maslow, che con la sua Teoria del Bisogno, ha idealizzato la piramide dei bisogni dell’uomo, in grado di garantirgli la felicità. E indovinate un po’? Al vertice troviamo le relazioni personali, anche da svestiti, e la realizzazione professionale. Chi l’avrebbe mai detto. Personalmente ci avrei aggiunto solo un buono shopping illimitato da Zara. Così cari mariti esausti, se volete la promozione dovete guadagnarvela a suon di missionario.

Stop allo zapping, via all’amore.