mercoledì, 27 Maggio 2026

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La coppia più in forma della Gran Bretagna (FOTO)

In forma grazie all’amore: è questo il segreto della coppia più atletica e in salute della Gran Bretagna. Ali Gordon e la sua ragazza, Lydia Millen, si sono conosciuti grazie a Instagram.

Ali, 26 anni, ha contribuito ad insegnare la sua ragazza – che lavora a tempo pieno come blogger – come allenarsi duramente e mangiare pulito, cambiando completamente le sue abitudini scorrette e malsane, spiegandole come fare per essere sempre in forma e in salute.

È la palestra il segreto di questa coppia: Lidia, 27 anni, ha spiegato: “Non ero molto in salute [prima di incontrare Ali]. Ho fumato fino a 20 sigarette al giorno, bevuto durante il fine settimana e la mia dieta era semplicemente orribile, non ho avuto mai nessuna indicazione o consiglio. Ho visto che Ali guardava il suo corpo in un modo completamente diverso da come ho sempre fatto io e ho quasi sentito un po’ di gelosia, volevo guardare anche io il mio fisico in quel mondo. Così lui ha cominciato a spiegarmi, formarmi ed insegnarmi tutto quello che dovevo sapere. Mi sono innamorata grazie al suo stile di vita. Non fumo da due anni e non riesco a ricordare l’ultima volta che ho bevuto un drink”.

La coppia si incontrò due anni fa, dopo che Ali mise un “like” ad una delle foto di Lydia. Hanno subito cominciato a chiacchierare, e dopo aver essersi visti per la prima volta ad una festa, sono arrivati a vivere insieme.

E Ali, che è un ambasciatore per PhD Nutrition – una gamma di prodotti per la nutrizione sportiva – ha spiegato che aiutare Lydia non è stato per renderla “più bella”. Ha detto: “Penso che guardarsi allo specchio serenamente e sentirsi bene per se stessi è la cosa più importante”. Lydia, ambasciatore per PhD Donna, ha detto che fa pochi allenamenti insieme ad Ali, perché i due hanno programmi diversi per rimanere in forma.

L’egoismo rende le persone felici

credits photo: psicologoinfamiglia.myblog.it

Chi l’ha detto che l’egoismo è necessariamente negativo? Certamente essere altruisti ci rende delle persone migliori, ma non più felici. La maggior parte di noi, infatti, è cresciuta secondo il principio di dare più importanza ai desideri degli altri piuttosto che a se stessi. Tutto ciò è peggiorato dal fatto che i nostri desideri, al giorno d’oggi, sono orientati verso ciò che non abbiamo e che, una volta ottenuto, perde di importanza.

Soprattutto alle bambine, afferma Rachel Simmons, insegnante e saggista, viene insegnato a spegnere la voce interiore che indica i propri bisogni in favore dei desideri altrui. Tutto ciò provoca una grande pressione esterna. Le bambine, così come i coetanei maschietti educati con i medesimi principi, devono essere buone, ubbidienti e mai fuori luogo. Come delle piccole perfette principessine.

Secondo una ricerca effettuata negli Stati Uniti, questo modo di educare le bambine le porterà, in futuro, ad essere delle adulte infelici ed incapaci di ascoltare i propri desideri. Le brave bambine diventeranno delle perfezioniste tendenti all’ansia e allo stress. Insomma, come racconta Antonella Panza nel libro “La rivolta delle brave bambine“, sono delle vere e proprie prigioniere di un ruolo.

Per non deludere le aspettative della famiglia e quelle imposte dal mondo del lavoro spesso si perdono di vista quali sono i nostri bisogni più autentici. Essere sempre disponibili, inoltre, aumenta la frustrazione e, con il tempo, può portare ad avvertire una sensazione di soffocamento.

In questi casi avere la capacità di ribellarsi, di saper dire no senza provare sensi di colpa e di essere sanamente egoisti diventa necessario se si vuole vivere una vita quanto più vicina alla felicità. In questo modo si scoprirà una generosità autentica, intesa come ascoltare e donare come il nostro cuore vuole.

Bisogna iniziare a chiedersi quali sono le cose che ci rendono felici, essendo consapevoli che la felicità non è fatta di gioia continua ma dalla capacità di rendersi conto della verità delle proprie emozioni. Non ci resta altro che imparare ad ascoltarci, a coltivare i piaceri e circondarci di cose e persone che ci fanno stare bene. Essere a volte un po’ egoisti non vuol dire essere delle cattive persone bensì voler bene a se stessi.

Dire un semplice grazie può allungarti la vita

credits photo: huffpost.com

Che l’odio fosse un sentimento negativo dannoso per chi lo prova, più che per chi lo subisce, è un detto popolare che spesso riscontra la verità e che sembra oggi essere provato scientificamente. O, più precisamente, è provato che manifestare un sentimento di gratitudine, e quindi positivo, migliora la salute del cuore e allunga la vita.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista “Spirituality” e condotto su 186 persone, uomini e donne, ai quali è stata disagnosticata una insufficenza cardiaca di tipo b, ovvero quella in cui i pazienti hanno sviluppato difetti strutturali del cuore, come per esempio un danneggiamento causato da un infarto, ma che non presentano sintomi come il fiato corto.

I livelli di gratitudine dei pazienti sono stati valutati attraverso test psicologici e si è tenuto conto di altri parametri importanti che possono peggiorare un’insufficenza cardiaca, come sintomi depressivi, qualità del sonno e marcatori infiammatori.

Il risultato è stato sorprendente. Il professor Paul Mills, dell’Università della California, ha affermato che i pazienti più grati dimostravano di possedere un umore migliore, una migliore qualità del sonno, meno affaticamento e minori livelli di infiammazione.

Successivamente è stato chiesto ai pazienti di scrivere un diario della gratitudine per 8 settimane, cioè di appuntare le cose più importanti per cui si è grati nella maggior parte dei giorni. E anche in questo caso il risultato ha sorpreso i ricercatori. Infatti, chi aveva effettivamente tenuto il diario ha mostrato la riduzione di marcatori infiammatori e della frequenza cardiaca. Tutto ciò diminuisce il pericolo di avere in futuro problemi di cuore.

Il consiglio dato dai ricercatori è semplice: per avere un cuore più sano bisogna saper dire grazie e scrivere un diario della gratitudine.

Fumare cannabis penalizza gli studenti di matematica

Rinunciare alla cannabis può evitare una brutto voto a scuola? È risaputo che fumare, specialmente nella fase adolescenziale, aumenta il rischio di conseguenze negative sul cervello; ciò che gli studiosi invece hanno verificato solo recentemente è che questa pianta potrebbe incidere anche sull’esito scolastico degli studenti, soprattutto coloro che studiano matematica e hanno quindi necessità di mettere in moto differenti abilità cognitive.

Lo studio, di recente pubblicazione, è nato dalla considerazione degli economisti Olivier Marie dell’università olandese e Ulf Zolitz dell’Iza su quanto accaduto a Maastricht nel 2011. Qui, si era infatti deciso di mettere una restrizione sull’accesso nei coffee shops: solo chi aveva la nazionalità tedesca, olandese e belga poteva entrare e quindi consumare cannabis. Dai dati analizzati su 54000 gruppi di qualità di studenti di tutto il mondo, i due ricercatori si sono così resi conto che chi non poteva fumare durante quel periodo aveva il 7,6 di possibilità in più di superare gli esami, mentre se si trattava di prove di matematica, la percentuale aumentava di 5 volte.

Quanto emerso e riportato alla Royal Economic Society su un documento ufficiale, non voleva però essere un monito contro l’uso, bensì contro la dipendenza che, come quella dell’alcol e altre sostanze, causa perdita di concentrazione e anche di alcune funzionalità del cervello utili per rispondere in maniera precisa a determinati compiti.

A tal proposito gli esperti dicono che soprattutto nei paesi in cui la cannabis è stata legalizzata occorra un’adeguata informazione che spieghi benefici e controindicazioni, così come avviene per i farmaci.

Antecedente rispetto all’esperimento olandese si veda l’esempio degli Stati Uniti: oltreoceano si dimostrava che, col raggiungimento dell’età legale per bere bevande alcoliche, gli studenti avevano maggiori possibilità di ottenere bassi punteggi nei compiti.

Altro problema è quello che riguarda l’effettiva utilità terapeutica della pianta su bambini e adolescenti. Su questo fronte la scienza si divide tra pro e contro: nel più dei casi i contrari si preoccupano per un possibile abuso ed evidenziano la possibilità di ricorrere a cure alternative, mentre i favorevoli sottolineano le proprietà benefiche della cannabis; tra queste, la capacità di alleviare dolori e il livello di aggressività dei bambini.

Il dibattito è però ancora aperto e ricco di nodi da sciogliere. Tornando al rapporto tra rendimento scolastico e dipendenza da cannabis, alcuni studiosi hanno affermato che
l’informazione potrebbe essere la chiave per evitare un eccessivo consumo: ma sarebbe davvero sufficiente?