sabato, 5 Aprile 2025

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Dolori mestruali, ecco gli alimenti che aiutano a combatterli

Ogni mese con l’arrivo delle mestruazioni arrivano anche gli indesiderati dolori mestruali -portatori di crampi, nausea, mal di testa, mal di schiena, mal di reni, mal di pancia e mal di gambe- che ci fanno vivere in maniera abbastanza stressante quei cinque giorni del mese.

Per combattere i dolori mestruali ricorriamo spesso ad antidolorifici, e per almeno qualche ora riusciamo a stare bene, Quello che forse non sapevamo è che esistono dei rimedi naturali che ci aiutano a combattere gli odiosissimi dolori mestruali senza dover ricorrere alla cara vecchia borsa dell’acqua calda o all’abuso di medicinali.
Dunque, per superare la dismenorrea- cioè il ciclo mestruale doloroso- dobbiamo ricorrere ad un’alimentazione sana ed evitare quegli alimenti troppo salati e troppo grassi che riducono l’assorbimento del magnesio.

Pesce e frutta secca

Tonno, salmone, pesce spada, pesce azzurro, acciuga, trota, sono tutti tipi di pesce ricchi di Omega 3, mentre la frutta secca come i pistacchi, le arachidi, la crusca e le noci sono ricchi di vitamina B1 ed aiutano a ridurre l’intensità dei crampi dovuti dalle contrazioni dell’utero.

Broccoli

I broccoli sono ricchi di calcio e, oltre a possedere dalle proprietà antitumorali, sono degli ottimi alleati delle donne perché contribuiscono allo sgonfiamento dell’addome.

Alimenti ricchi di magnesio


I ceci, le patate bollite, le mandorle, le banane, il cacao, le mele, il mais, le zucchine etc, sono tutti alimenti ricchi di magnesio che hanno una azione antispastica e rilassante sull’utero. Durante i giorni di ciclo è essenziale assumere molto magnesio onde evitare stanchezza, malumore e stress.

Arance

Le arance, oltre ad essere ricche di vitamina C, contengono anche della vitamina B che ha un effetto calmante sui dolori.

Carboidrati


Durante i giorni di ciclo ci sentiamo stanche e spossate ed è necessario sostenere il fegato con i carboidrati. Dunque pasta, pane, patate e riso sono essenziali nella nostra alimentazione.

Ebola, contagiato medico italiano

È risultato positivo al virus Ebola un medico italiano operativo in Sierra Leone. Lo ha comunicato il ministero della Salute, dopo aver avuto notizie dall’Ong Emergency nel pomeriggio di ieri. Sono state attivate di urgenza l’Unità di crisi della Farnesina e l’Aeronautica militare per il trasferimento del paziente, che nella notte verrà trasportato all’Istituto Nazionale pe le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha dato disposizioni immediate riguardo il trasferimento e il trattamento del medico italiano con trasporto ad alto biocontenimento.

“Il medico di Emergency arriverà in Italia durante la nottata. Sono state predisposte tutte le misure per garantire il trasporto e il ricovero del paziente in massima sicurezza e iniziare tempestivamente il trattamento clinico”, sottolinea il ministero.

“Mi sento di rassicurare la famiglia che il nostro medico sta bene, non ha avuto febbre o altri sintomi durante la notte, stamattina ha fatto colazione e continua a bere in maniera autonoma, esprimo la mia vicinanza a lui e alla famiglia e assicuro che il governo italiano tutto è al fianco del nostro connazionale”. Lo ha affermato, in una nota, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Sfatato il mito delle 8 ore di sonno

Credit: www.giornalettismo.com

Se siete sempre stanchi al mattino, se non riuscite mai ad alzarvi da sotto le coperte, se vi serve sempre una buona dose di caffè per iniziare a carburare, allora forse dormite troppo. Non troppo poco, solo troppo.
Una ricerca finlandese ha infatti sfatato il mito della necessità delle 8 ore di sonno per notte.

Lo studio condotto dai finlandesi rivela nuovi dati: svolto su 1885 uomini e 1875 donne, e pubblicato a settembre sulla rivista scientifica Sleep, ha quantificato il tempo esatto che maschi e femmine dovrebbero impegnare dormendo: 7,6 ore le donne (pari a 7 ore e 36 minuti) e 7,8 gli uomini (pari a 7 ore e 48 minuti). Nulla di più, nulla di meno.

A ogni partecipante è stato inizialmente chiesto di indicare età, eventuali problemi di salute, la quantità di ore dormite, la qualità del sonno, i disturbi riportati (prima di dormire, durante la notte e durante il giorno) e i giorni lavorativi persi. Da questi dati forniti è emerso che coloro che rispettavano la giusta media di ore di sonno perdevano meno ore lavorative per malattia, che si riducono del 28%.
Chi invece dorme meno o più delle ore indicate dal nuovo studio finlandese non proverà altro che sonnolenza mattutina e assenza dal lavoro: la ricerca ha calcolato infatti che le persone che dormono male si assentano circa 8 giorni in più rispetto a chi dorme le giuste ore di sonno.

Capita però che si faccia fatica ad addormentarsi, specialmente in concomitanza al cambio di stagione, o che ci si svegli molte ore prima di quando abbiamo impostato la sveglia e non si riesca più a chiudere occhio.
Ecco allora qualche consiglio per prendere sonno più facilmente e dormire meglio:
– Cercate di andare a dormire sempre alla stessa ora, e mantenete anche una certa regolarità nel svegliarvi la mattina
– Riducete il fumo e l’alcool
– Niente caffè, the, o bevande contenenti queste sostanze per almeno le 6 ore precedenti il riposo
– Prima di andare a dormire, non mangiate troppo, non mangiate troppo poco: in entrambi i casi rischiate una notte insonne con i crampi allo stomaco
– Fate sport durante il giorno se vi è possibile, farlo alla sera vi “sveglia”
– Eliminate computer e dispositivi elettronici prima di andare a letto, ma sopratutto non portate il vostro smartphone sotto le lenzuola con voi.

[Credit: lifegate.it]

Virus della stupidità, esiste davvero?

Credits photo huffingtonpost.it

Stupidità? Quante volte si è ricorso a questa parola per motivare anche piccoli insuccessi. A scuola, a lavoro, nel gioco: il cervello affronta ogni giorno prove di abilità che ne mettono in luce le fragilità e alzi la mano chi non ha mai pensato di essere affetto da un vero e proprio virus. Ma esiste davvero?

Si chiama scientificamente ATCV-1, oppure molto più semplicemente “virus della stupidità“. Si tratta di un batterio scoperto, per puro caso, dai ricercatori della scuola di medicina John Hopkins e dell’Università del Nebraska, che provoca la diminuzione delle capacità cognitive negli individui che lo contraggono. Si parla di casualità perché i due scienziati erano impegnati, in realtà, nell’analisi di campioni di culture della gola quando si sono accorti della presenza di questo microbo su alcuni individui.

Una volta individuato ne hanno così studiato gli effetti: è stato effettuato, come prima cosa, un test su 92 volontari, che ha dimostrato che il 43,5% aveva contratto l’infezione virale. Non solo: chi di loro era stato designato come “malato”, aveva ottenuto risultati del 10% inferiori di 7-9 punti rispetto alla media.

Nello specifico, i “non sani“, avevano difficoltà nel disegnare una linea di connessione tra una sequenza di numeri e un’altra e dunque un livello di attenzione più basso e una diminuzione della consapevolezza spaziale.
Nessun nesso è stato trovato invece, tra la diminuzione delle capacità cognitive e fattori quali sesso, livello d’istruzione e sigarette fumate.

Gli scienziati però non si sono accontentati dei primi esiti e ne hanno verificato l’accuratezza prendendo come cavie per il successivo esperimento alcuni topi.
Secondo le analisi, il gruppo dei topolini presentava le stesse difficoltà dei primi soggetti: scarso interesse per i giochi nuovi e minor capacità di orientarsi.

Nel rapporto conclusivo pubblicato sulla rivista Proceedings e negli atti dell’Accademia ufficiale delle scienze, si è resa ufficiale dunque l’esistenza del virus della stupidità.

Robert Yolken, autore principale dello studio ha affermato successivamente: “Questo è un esempio lampante che dimostra che i microrganismi che portiamo possono influenzare il comportamento e cognizione“.

Nessuna spiegazione però è pervenuta su un eventuale contagio. In molti si sono infatti chiesti se sia possibile che il virus venga trasmesso.

James L. Van Etten ha illustrato la sua idea in un’intwervista al Newsweek: “Non c’è ragione di credere che ci sia una trasmissione tra le persone o gli animali. Una delle mie ipotesi è che gli agenti patogeni possano infettare un altro microrganismo tra le alghe e gli uomini. Questo potrebbe essere il modo in cui il virus arriva nella gola“.

Ma gli stessi scienziati brancolano ancora nel buio, alla ricerca di una risposta plausibile sulla questione.