mercoledì, 23 Settembre 2026

Salute

Home Salute Pagina 96
Notizie sulla salute, sugli stili di vita, scoperte mediche, farmaci, diete, fitness

Svelato il segreto per avere un cervello in forma

www.professionistiuniti.it

Una ricerca condotta da alcuni scienziati dell’Università di Edimburgo ha dimostrato che coloro che lavorano come professionisti all’interno di un ambiente stimolante avranno un cervello maggiormente in forma alla vecchiaia, rispetto a coloro che svolgono altri tipi di lavoro in un ambiente monotono.

Il sondaggio ha coinvolto un panel di 1.066 persone nate nel 1936, alle quali sono stati somministrati periodicamente dei test dall’età di 11 anni fino all’età di 70. Le prove erano atte a testare le abilità nel ragionamento, nella memoria, nella velocità di pensiero e indagavano alcuni aspetti riguardanti l’attività fisica e la salute, la vista, la composizione del sangue e la genetica.

Usando modelli statistici, gli psicologi dell’Università di Edimburgo hanno analizzato come l’occupazione di una persona impattasse sul risultato dei test, tenendo in considerazione anche fattori connessi allo stile di vita condotto, all’educazione e al quoziente di intelligenza.

I risultati di questa indagine hanno, così, dimostrato che lavori più complessi permettono di aumentare la memoria e di proteggere il cervello dall’invecchiamento. Le professioni più adatte sono state quelle che coinvolgono attività di insegnamento e di gestione. Coloro che avevano quei lavori in cui dovevano analizzare dati o istruzioni, insegnare o negoziare con le persone avevano un piccolo vantaggio. La scoperta ha rivelato che la complessità del loro ruolo spiegava circa il 2% delle loro performance nei test di pensiero e memoria.

Il professor Ian Deary ha detto che: “E’ interessante notare come la nuova scoperta sembri apportare un piccolo miglioramento alle abilità di pensiero nella vecchiaia. Altri fattori che incidono su questo sono il non fumare, l’essere fisicamente attivi e il conoscere più di una lingua”.

Il professor James Goodwin, che ha aiutato a finanziare il progetto, ha detto che: “Capire come e perché le nostre abilità di pensiero cambiano con l’età è la maggiore sfida della salute. La relazione tra il lavoro che facciamo nella nostra vita e la salute nella tarda età è complessa, e questa scoperta è un passo avanti”.

Sicuramente anche questa ipotesi è da tenere in considerazione quando si sceglie cosa studiare e che lavoro fare da grandi. Abbiamo trovato, così, il modo per allenare anche la mente e avere un cervello che a 70 anni si può considerare ancora in forma.

I dicembre: tutti uniti contro l’AIDS

È vero, attualmente i 9,6 milioni di persone affette dall’AIDS hanno la possibilità di sottoporsi a delle cure efficaci, di acquistare medicine anti-retrovirali economicamente più accessibili rispetto al passato, di rivolgersi a più centri diagnostici e di sottoporsi a trattamenti per il resto della vita: dei dati assolutamente positivi, che segnano anche la diminuzione del numero annuo dei nuovi soggetti che contraggono l’infezione. Laddove questi servizi sono disponibili, questo terribile male si è trasformato in una patologia cronica controllabile.

Eppure non bisogna dimenticare che la diffusione dell’AIDS non si è fermata: sono ancora più di 1,6 milioni le vittime registrate ogni anno e, stando alle nuove linee guida dell’OMS, a dover essere inserite nei programmi di cura sono oltre 18 milioni di persone. E l’AIDS resta la principale causa di morte in molti paesi dell’Africa Sub-Sahariana, dove continua a essere sinonimo di distruzione assoluta.

L’impegno delle personalità politiche nella lotta contro l’AIDS è immobile: agenzie di una certa levatura, come il Fondo Globale, fronteggiano forti cali nei finanziamenti economici, che non rendono pensabili il progetto di inserire molte più persone nei programmi di cura. Sebbene si dica sempre più spesso che la fine dell’epidemia di AIDS è prossima, per poter raggiungere l’obiettivo, si deve riuscire a incoraggiare nuovi progressi progressi, evitando di rallentarli se non bloccarli con un’attivazione troppo poco seguita delle strategie di lotta all’HIV.

In certi Paesi, infatti, la situazione è ancora critica: non riconoscendo la gravità situazione, non solo si minacciano i piani di larga accessibilità del trattamento, ma si osteggia anche l’adozione di di misure che contrastano con efficacia la diffusione della epidemia.

Una telecamera nascosta sul lato B e #guardailtuosedere (FOTO E VIDEO)

Di prevenzione se ne parla sempre più spesso. Si dice che prevenire è meglio che curare, ed è proprio così. Prevenzione è sinonimo di corretta alimentazione, di vita salutare, ma anche di qualche controllino ogni tanto. In America, per sensibilizzare gli uomini in occasione della giornata mondiale della lotta contro il cancro alla prostata, una ragazza ha accettato di camminare con una telecamera nascosta installata sul proprio lato B.

Cosa è emerso? Nulla di nuovo. Perchè di fronte a un paio di leggins attillati e seducenti la maggior parte degli uomini che la ragazza ha incontrato per strada ha buttato, naturalmente, l’occhio sul suo sedere. Il contatore di sguardi, infatti, sale a una velocità vertiginosa: in totale, le occhiate sono state 59, compresi quelli di altre ragazze. Il video è stato pubblicato con l’hashtag #checkyourbutt, ‘guarda il tuo sedere’. Una soluzione originale e divertente per ricordare agli uomini di controllare anche e soprattutto le loro parti intime, non solo quelle della bella modella che si è prestata ad un simpatico esperimento.


Il tumore alla prostata si sviluppa più frequentemente negli ultracinquantenni ed è il secondo tipo di tumore più comune negli Stati Uniti, dopo quello al polmone.

Signori – recita il disclaimer – non dimenticatevi di controllare anche il vostro sedere‘. Non fa una piega.

Disordine da stress post-traumatico: la cura è la cannabis

La cannabis può aiutare a prevenire i sintomi del disordine da stress post-traumatico, parola di scienziati. Pare, infatti, che questa droga leggera agisca sulle aree del cervello legate ai ricordi traumatici: un ulteriore tassello della ricerca che dimostra gli effetti benefici della marijuana.

I ricercatori dell’Università di Haifa, nello Stato di Israele, hanno esaminato gli effetti dello WIN 55,212-2, una sostanza sintetica che produce effetti simili a quelli del tetraidrocannabinolo (THC) contenuto nella marijuana.

Durante lo studio, i ricercatori hanno analizzato come questa sostanza andasse a influenzare le reazioni che i soggetti studiati manifestavano quando messi di fronte a ricordi del proprio trauma: coloro che soffrono di disordine da stress post-traumatico tendono, infatti, a vedere certi eventi, posti o situazioni come strettamente legati a quanto gli è capitato, ingigantendo gli effetti negativi.

Fautrice principale dello studio, la Dottoressa Irit Akirav dell’Università of Haifa, ha affermato: “Le scoperte fatte grazie alla nostra ricerca suggeriscono che a breve sarà possibile prevenire lo sviluppo del disturbo da stress post-traumatico così come l’ansietà che insorge a seguito di un evento traumatico“.

Per simulare il trauma, gli scienziati hanno somministrato alle proprie cavie degli shock elettrici: subito dopo, a parte di esse è stata somministrata la sostanza sintetica simile al THC. Pochi giorni dopo le cavie sono state esposte a oggetti che ricordassero loro il trauma subito: e quelle a cui era stato iniettato il surrogato del THC non hanno mostrato sintomi da disturbo da sindrome post-traumatica, mentre quelle a cui erano stati dati – così come comunemente si fa – degli antidepressivi sì.

I ricercatori hanno così osservato che nelle cavie ri-esposte al trauma vi era maggiore espressione di due recettori del cervello associati ai processi emozionali, i cosiddetti ricettori CB1 e GR. Il composto sintetico sostitutivo del THC ha dunque mostrato di prevenire l’espressione di questi due recettori nell’ippocampo e nella corteccia pre-frontale, le aree del cervello in cui si formano e si archiviano i ricordi traumatici.