sabato, 27 Giugno 2026

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Marco Invernizzi e il giro del mondo in bicicletta (INTERVISTA)

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Avete mai pensato di fare il giro del mondo in bicicletta? Può sembrare un’impresa da pazzi e del tutto impossibile, ma c’è chi si è cimentato in quest’avventura: si tratta di Marco Invernizzi, un ragazzo ventottenne di Cuggiono – un comune vicino a Milano – che si è raccontato in esclusiva a Blog di Lifestyle.

Ciao Marco, ti presenti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Sono Marco Invernizzi, ho 28 anni e nella vita ho un’agenzia pubblicitaria che ho aperto quasi 10 anni fa.

In molti, come hai scritto anche tu sul tuo sito, ti conoscono come “il pazzo di turno” per l’avventura che hai deciso di intraprendere. Come è nata in te la voglia di fare questo lungo viaggio?

Una volta ad una domanda del genere ho risposto che, secondo me, sono pazzi quelli che rimangono a casa. È una questione di punti di vista diversi.
Non sono partito da zero: ho fatto altri viaggetti più corti in Europa, sempre in bicicletta. Durante primo sono andato a Barcellona ed è stato bellissimo; per questo l’anno dopo ho voluto fare un viaggio più lungo andando in Norvegia, a Oslo, sempre partendo da Milano. Lì ho provato ad utilizzare CouchSurfing, un sistema per dormire a casa della gente, ed è stato interessante perché ho capito il punto di vista delle persone che ci vivono dentro che, secondo me, è il modo migliore per riuscire a viversi un posto. Tutto questo unito alla bicicletta che, secondo me, è il modo migliore per spostarsi alla giusta velocità riuscendo a vedere tutto, tutto quello che c’è in mezzo alla partenza e all’arrivo – ed è quello il vero viaggio.
Quando parto lo faccio da solo, ma sono solo solamente quando pedalo perché poi quando arrivo c’è sempre un sacco di gente. In questo viaggio che è molto lungo, in realtà, ogni giorno ho una casa nuova, non ho mai un legame fisso e nemmeno un punto di riferimento: questa cosa non so come mi farà stare a lungo termine, ma sarà interessante scoprirlo.

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it
Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Durante questo tuo percorso hai deciso di vivere in tenda o di farti ospitare a casa di altri. Ma è difficile trovare qualcuno che accetti di averti con loro anche solo per qualche giorno?

Su CouchSurfing sito ci sono i feedback, non si rischia, sono tutte persone verificate. È vero, poi ci sono persone particolari, come la coppia super formale. Ora sono in una casa di collegiali, dove tutto è lasciato dov’è: per esempio, mangiano su un tavolo e poi lasciano lì. Tutta la casa è così e penso vivano così da anni. Ma è bello anche questo, conoscere culture diverse.

Tra i posti che hai visitato finora, ce n’è uno in particolare che ti ha lasciato qualcosa più degli altri? Perchè?

Domanda un po’ difficile. Non lo so, ogni posto ha le sue particolarità.
Per quanto riguarda le persone, per esempio, negli Usa, al sud sono più calorose, un po’ come da noi: al nord sono tipicamente più freddi – che poi non è vero, dipende dalle persone – mentre al sud sono un po’ più calorosi, festaioli.

Quella della bicicletta, per te, è una vera e propria passione. Hai altri hobbies?

La mia non è una passione, non sono un ciclista, mi piace l’idea della bicicletta accoppiata al viaggio. La bici è solamente un mezzo per viaggiare: ovvio che mi piace pedalare ma non sono uno di quelli che esce la domenica per andare a fare l’anello di centro chilometri. Infatti prima di partire un po’ di allenamento l’ho fatto, ma veramente minimo: mi sono obbligato ad uscire per non partire da zero.
Faccio un sacco di sport: ballo la salsa, scio, faccio windsurf e barca a vela. Il problema è che non li faccio in maniera continuativa: la mia vita è un poi così, quando ho voglia di fare una cosa la faccio.

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it
Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Hai in mente altri viaggi dopo questo? Se si, quali paesi visiterai?

Adesso ho in mente questo anche perché di paesi ne vedrò un sacco: sto facendo il giro del mondo in un anno e non mi mancheranno molti posti da vedere. Sicuramente poi mi verrà voglia di fare altri tipi di viaggio.

Dai 3 consigli a tutti coloro che vorrebbero lanciarsi in questa avventura?

Non pensarci troppo, provare e partire. Magari iniziare da qualcosa di non complicato proprio per cominciare, per mettersi alla prova e vedere quali sono i propri limiti. Se la cosa piace, poi, è facile trovare il passaggio successivo. Lo consiglio a tutti quanti perché è una cosa per tutti, né difficile né faticosa.

Come dimagrire dopo le feste di Natale (INTERVISTA)

Credits photo: benessere.unita.it

Tra Vigilia, Natale e Santo Stefano alzi la mano chi non si è risparmiato a tavola. Ora via i sensi di colpa la domanda è: come dimagrire? Siamo pronti a tutto (o quasi) per perdere peso?

Sfatiamo luoghi comuni come quello del digiuno forzato e scopriamo insieme come possiamo agire per ritornare quanto prima in forma.
Abbiamo chiesto alla nutrizionista di Blog di Lifestyle, la Dott.ssa Scala, che cura la rubrica “Ma cosa mangi?” qualche consiglio.

Fernanda, come dimagrire dopo le feste di Natale? Come possiamo fare per rimetterci in forma e levare quel senso di pesantezza che accomuna tutti?

Prima di tutto è importante iniziare una fase di disintossicazione di qualche giorno per favorire l’eliminazione dei troppi grassi introdotti, e delle tossine prodotte.
Bere tanta acqua ci aiuta a ridurre lo stato di ritenzione idrica, uno dei motivi che ci fa sentire gonfi come dei palloncini. Allo stesso modo scegliere alimenti leggeri, come carni bianche, riso, verdure, e metodologie di cottura semplici, con un basso contenuto in grassi e sale, ci aiuterà a farci sentire più leggeri.

La domanda che tutti si fanno è: esiste qualche segreto in particolare per dimagrire?

Per riuscire a smaltire i chiletti accumulati e ritornare subito in forma, il segreto è quello di evitare di lasciarci trasportare dall’onda delle feste anche nei giorni non festivi, continuando a consumare eccessive quantità di cibo. Riprendere immediatamente una dieta ipocalorica, dopo essersi concessi qualche piacevole tentazione culinaria, è sicuramente il modo migliore per tornare velocemente in forma senza accumulare troppi chili in eccesso. Evitate invece di seguire periodi di digiuno, saltare i pasti o diete troppo drastiche! Questi metodi non favoriranno la perdita della massa grassa ma solo di acqua.

Le feste non sono ancora finite, ad attenderci il cenone del 31 e l’Epifania: per chi ha già messo su qualche kg di troppo cosa consigli per questi appuntamenti? Possiamo concederci un piccolo strappo?

I giorni festivi devono essere vissuti non come dei giorni di privazione ma dei momenti in cui, senza esagerare, è possibile concedersi qualche strappo alla regola, che fanno sicuramente bene anche a chi segue una dieta ipocalorica. Se si limitano questi eventi ai soli giorni di festa, seguendo quindi lo schema alimentare fornito da uno specialista negli altri giorni, i prossimi appuntamenti festivi, cenone del 31 ed Epifania, potranno essere vissuti con serenità e moderazione senza pensare troppo alla linea.

Diciamoci la verità per molte donne, anche se magre, queste feste portano l’effetto “pancia gonfia”. Ci sono degli alimenti che aiutano a sgonfiare? Tè, tisane etc. le consigli?

Un consumo eccessivo di alimenti conditi, bevande alcoliche, ed alimenti ricchi di zuccheri possono portare a gonfiori addominali localizzati. Regolarizzare l’alimentazione e bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, è sicuramente un ottimo metodo per contrastarli riducendo il senso di pesantezza. Utilizzare tisane specifiche, inoltre, può essere estremamente utile.
Potremmo ad esempio provare tisane a base di finocchio, zenzero, the verde, tarassaco in grado di favorire i processi digestivi, esercitando un naturale effetto diuretico. Mi raccomando: scegliamo di consumarle senza l’aggiunta di zuccheri o, se necessario, preferendo un dolcificante invece dello zucchero comune.

Il sogno di tutti è dimagrire mangiando, e c’è chi crede che la tanto amata nutella possa farci trovare la linea. Realtà o utopia?

È possibile dimagrire mangiando, ma dipende da quello che si mangia, dagli alimenti che compongono la nostra dieta quotidiana e da come questi vengono cucinati.
La Nutella può rappresentare un dolce strappo alla regola da concedersi una tantum ma sicuramente non rappresenta un alimento in grado di farci dimagrire, e che dovrebbe essere mantenuta sotto controllo anche da chi non ha la necessità di seguire una dieta ipocalorica, valutando i suoi parametri nutrizionali.

Michelle Bonev: “Ecco come sono cambiata” (INTERVISTA)

Dragomira Boneva Janeva è il vero nome di Michelle Bonev, attrice e regista bulgara trasferitasi in Italia alla ricerca del successo. E ci è riuscita, certo con non poca fatica. Ma soprattutto non pochi problemi, gli stessi che l’hanno fatta diventare quella che è ora.

Tanti auguri Michelle  Bonev

Ha deciso di raccontarsi a Blog di Lifestyle, per la prima volta dopo una lunga assenza dai media e dalla tv, per far conoscere a tutti come è diventata oggi Michelle Bonev.

Ciao Michelle, innanzitutto, grazie per esserti resa disponibile per questa piccola intervista.
Una donna dalle mille forme. Ti abbiamo conosciuta mora nel 2004 in “Mai storie d’amore in cucina” e nel 2007 in “operazione pilota”, riccia nel 2008 in “Artemisia Sanchez”, bionda nel film autobiografico “Goodbye Mama” . Versatile direi, sempre adatta ad ogni personaggio. Come si descriverebbe nella vita privata?

La mia vita privata è quasi inesistente. Ultimamente non ho più tempo per cambiare il colore dei capelli. Ora ogni mia energia e risorsa economica è dedicata agli ultimi, a chi soffre. Ho venduto le mie proprietà, i miei gioielli, per aiutare chi ha perso ogni speranza e vuole farla finita. Ho creato la prima piattaforma informatica del terzo settore, dove chi ha bisogno di aiuto incontra chi offre aiuto. Tutti devono avere la possibilità di riscrivere la propria storia.

Parliamo subito del libro. “Alberi senza radici”, come nel film “Goodbay Mama”, anche nel libro si racconta, racconta il suo passato, un’infanzia difficile, da cui scappare. Non ha mai voluto nascondere nulla dei suoi dolori. La scelta di metterlo nero su bianco, un’esigenza?

Sì, sicuramente è stata un’esigenza personale, dovevo capire molte cose di me e della vita. C’erano troppe domande senza risposta. Per esempio: “Come mai un padre abbandona una figlia?” Oppure “Come mai una madre può non amare le proprie figlie?”
Ripercorrere il dolore degli anni passati mi ha reso più sicura di me. Comunque, la decisione di raccontare tutto in un libro e in un film ha ragioni diverse. Attraverso il racconto della mia storia volevo dare coraggio a chi soffre. Volevo comunicare che se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti! Il mio messaggio è anche per chi non ha avuto un’infanzia difficile, affinché possa capire ed essere più tollerante con chi soffre. Spesso dietro la maschera sorridente di una persona si cela un grande dolore.

A 19 anni, quando ha lasciato la Bulgaria per venire in Italia, quali erano le sue aspettative? Quali di queste sono state deluse?

Io sono arrivata in Italia nel 1990, a 18 anni, con soli 20 dollari in tasca. Volevo diventare famosa, dimostrare ai miei genitori che avevano sbagliato a non amarmi. Avevo la passione del cinema e sono arrivata ad essere l’attrice di punta di Rai Uno: ho vinto sempre lo share di prima serata. E poi ho scritto, prodotto e interpretato il mio film autobiografico, Goodbye Mama, opera prima come regista. Non è andata come avevo sognato. L’arte è bella, ma quando alzi la posta, il prezzo da pagare è molto salato. Il talento non basta, serve sempre un “Santo in Paradiso”.

tanti  auguri michelle bonev

Nel 2013 ha deciso di denunciare il sistema italiano, che definisce estremamente corrotto. L’intervista a “servizio pubblico” con Santoro, i suoi video su YouTube, la lotta contro un colosso della politica, l’ex premier Silvio Berlusconi. Una scelta coraggiosa, guardandosi indietro lo rifarebbe?

Il sistema in Italia è corrotto e non lo devo dire io, ho soltanto voluto riprendere la mia dignità. Raccontare davanti al mondo intero i compromessi che sono stata costretta ad accettare per avere successo nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta molto sofferta, ma l’unica possibile per me. Non potevo più vivere nella menzogna e nella corruzione. Nessun sogno vale la nostra vita!

Si sente cambiata da questi eventi?

Sono cambiata completamente. Anche prima credevo nei valori della verità, della solidarietà e della giustizia sociale, ma non facevo nulla in quel senso. Pensavo che sarebbe bastato dare lavoro a centinaia di famiglie che prendevano parte alle mie produzioni. D’altronde il sistema funziona così da sempre e sarebbe stato un vero suicidio denunciarlo. Infatti, oggi non lavoro più nel mondo dello spettacolo, l’intero sistema si è chiuso contro di me. Ma io mi sento bene nel mio cuore, ho fatto la cosa giusta.

Cambiamo argomento, c’è un personaggio tra quelli interpretati che si porta nel cuore?

Ho amato ogni personaggio, ma Artemisia Sanchez resterà nel mio cuore per sempre. Era la mia prima volta come protagonista assoluta. Sei milioni e mezzo di spettatori hanno seguito le quattro puntate su Rai Uno in prima serata nel dicembre 2008. Nella splendida cornice della Calabria del 1784, Artemisia, una giovane marchesa, lotta per i diritti dei poveri, rischiando persino la sua vita.

Come si vede fra 10 anni? Quali sono i suoi progetti futuri?

Un anno e mezzo fa, ho fondato l’Associazione Michelle Bonev che si prende cura di chi è stato abbandonato dalle istituzioni e dai media, perché nessun essere umano merita di rimanere invisibile! Per me è assurdo pensare di costruire un futuro luminoso, ignorando chi oggi sta morendo. E dopo tutto quello che ho passato nella mia vita, posso dire che non c’è nulla di più bello del sorriso di un essere umano che ha ripreso la sua dignità. Ogni giorno ricevo centinaia di messaggi da giovani ragazzi che vogliono cambiare il Paese. Mi chiedono cosa devono fare. Sono delusi e impotenti di fronte a questa macchina infernale della corruzione. E io rispondo loro: “Facciamo del bene! È l’unica cosa che possiamo fare. Salviamo chi soffre oggi, perché in quel futuro luminoso che sogniamo, dobbiamo andarci tutti insieme!”

Ti regalo l’interior designer (INTERVISTA)

Quante volte vi sarà capitato di vedere dei progetti bellissimi su internet e pensare: “casa mia sarà così”, o di girare per case di amici e pensare a quanto sia personale quell’armadio o come siano disposti bene gli spazi. Questo è il lavoro dell’interior desiger e Giulia Busio lo svolge da diversi anni a Milano. Ma da qualche tempo ha pensato di lanciare una linea di cofanetti regalo per rendere più accessibile la consulenza ai suoi clienti.
Noi di Blog di Lifestyle l’abbiamo intervistata, ecco cosa ci ha svelato.

Ciao Giulia, ti presenti ai nostri lettori?

Sono Giulia Busio, faccio l’interior designer, faccio questo lavoro autonomamente da qualche anno, prima ho lavorato presso altri studi. Penso di svolgere il mio lavoro con una passione che va al di là di un lavoro, e i miei clienti di solito sono contenti di questo così nel tempo si diventa quasi amici. Mettere in piedi una casa è una cosa molto personale, bisogna conoscersi bene ed è questo quello che vorrei trasmettere: la professione dell’interior designer è qualcosa che da quel di più. Al giorno d’oggi è facile trovare anche negli showroom stessi, di arredo, qualcuno che ci dia una mano nella progettazione, sicuramente però è difficile trovare qualcuno che ci segua passo passo nelle scelte personali e il mio lavoro è proprio questo: conosce il meglio possibile la persona che ho davanti e trovare qualcosa veramente adatta a lui.

La tua passione per il Design è nata per caso oppure hai sempre avuto le idee ben chiare di cosa fare della tua vita?

Io ho sempre avuto le idee molto chiare su cosa mi piaceva. Mi raccontano che quando ero piccola ci mettevo un’ora a costruire la casa di Barbie e poi ci giocavo 5 minuti. Per me il gioco era proprio quello, abbinare i tessuti, costruire ecc. È una cosa che mi porto già da piccola. Poi le mie scelte sono state altre, perché ai miei tempi la facoltà di Architettura era un po’ diversa, io non ero proprio precisissima, adesso ci sono i pc ed è tutto più semplice, quindi ho seguito l’altra mia passione, quella per l’arte e mi sono laureata all’Accademia delle belle Arti in Storia e critica d’arte e questa passione adesso è ben amalgamata perchè è importante avere un gusto artistico piuttosto che riconoscere un pezzo da un altro e saperlo inserire nell’ambiente, che sia domestico o un hotel, un ristorante. È un valore aggiunto che sono contenta di avere.

Sul tuo sito si legge: “Anche i viaggi mi aiutano a dare alla mia attività un’impronta attuale… E’ infatti attraverso l’influenza di altre culture che le idee prettamente pratiche si fondono ad ispirazioni che danno vita ad atmosfere sempre diverse…” Qual è stato il viaggio che più di tutti ha influenzato il tuo modo di fare, di pensare e che ti ha cambiato?

Devo dire che in realtà forse quello che più ha cambiato il mio stile, che è diventato un po’ più pulito è stato quello a New York, perché io ho fatto sempre viaggi abbastanza particolari, in Oriente, isole e da li ho preso molto l’abbinamento di colori caldi, ho capito che anche solo un pezzo di questo genere può scaldare un ambiente. Lo stile americano o meglio newyorkese mi ha veramente colpito. Io sono stata ospite di un’artista a Brooklyn, la sua casa era essenziale ma personalissima. Ecco quello che mi piace di questo stile. Poi ho avuto modo di visitare altre case, di amici, non sono stata sempre in albergo, ed è stato bello anche capire come vivono, loro non hanno case grandi e quindi se fosse arredata in un modo molto ricco sarebbe opprimente. Ecco perché si utilizza lo stile minimale ma si riesce a renderle molto personali e calde. E anche a Milano abbiamo le stesse problematiche. Molti miei clienti sono ragazzi giovani che prendono un monolocale, bilocale e non abbiamo molti spazi per giocare con gli arredi e quindi bisogna far in modo che l’ambiente sia abbastanza caldo da accoglierci quando arriviamo a casa, però che non sia opprimente, pieno di cose.

Parliamo dei GiftBox, un nuovo progetto firmato da te. Di che si tratta?

Proprio perché la realtà che viviamo oggi ci mette abbastanza in grado di progettarci una casa come più ci piace, basta andare in uno showroom di arredamento e troviamo un progettista che ci aiuta, o in grandi magazzini di mobili dove abbiamo cose molto carine e presentate in modo che ci diano idea di come arredare. Però, quello che vedo è che tutti hanno la stessa casa e si perde il personale. Poi non dimentichiamo che i consigli sono dati proprio per vendere quel pezzo, è una progettazione volta alla vendita. L’interior designer è diverso, il mio cliente viene da me proprio perché vuole qualcosa di personale. Vuole che io studi per lui la soluzione adatta a lui. È come andare da un sarto. Il mio è un lavoro molto sartoriale.
Io però mi sono resa conto che c’è molta paura ad interpellare l’interior designer. Perché mentre l’architetto viene chiamato perché c’è bisogno di un progetto, di pratiche, quando non c’è bisogno di questo le persone tendono a fare da sole, perché hanno paura anche per il costo.
Negli anni, aiutando amici e parenti ad aggiustare casa mi sono imbattuta in mille ringraziamenti. L’idea dei Giftbox mi è venuta parlando con mia cugina, io le ho chiesto: “secondo te senza il mio aiuto la casa sarebbe venuta così?” e lei mi ha risposto “assolutamente no”, io poi le ho chiesto: “ma non avresti pagato una persona per fare questo?” e la sua risposta è stata: “dipende da quanto mi sarebbe venuto a costare”. Di qui l’idea di questi cofanetti per far sì che si possa regalare l’interior designer.
È un po’ per avvicinare le persone al mio lavoro. Se una cosa ti viene regalata anche solo per curiosità magari vai a vedere di che si tratta, cos’è, com’è.

Ti regalo l'interior designer (INTERVISTA)

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente mi piacerebbe avere una linea di progettazione che punta molto ai giovani, alle persone che mettono su casa. Speriamo che questa crisi inizi a passare, nel campo immobiliare si sta muovendo qualcosa. Mi piacerebbe appunto, fare questi pacchetti, come la giftbox, proprio per i giovani, fare incontri informali, conoscere i miei clienti, fare un aperitivo, un giro, come se fossi una personal shopper. Mi piacerebbe pensare di avere dei clienti che si affidano a me come amica, e con la giftbox potrebbe iniziare tutto ciò. Voglio capire se è possibile far entrare questo tipo di cofanetto, di consulenza nelle liste nozze, con i wedding planners o inserirlo in quei negozi dove si va a cercare la lista nozze.
Inoltre mi piacerebbe creare un blog attraverso anche la mia pagina Facebook, dove le persone possano chiedermi consigli semplici, mandando anche una foto della casa. Io lo dico sempre anche nella trasmissione in radio che faccio ma non è ancora molto seguita. Mi piacerebbe pubblicizzare questa cosa. È ovvio che a me fa più piacere portare a casa un cliente, ma se sono piccoli consigli che possono servire anche a dare più visibilità alla mia figura tra i giovani ben venga.

In questi giorni Milano è nell’occhio del ciclone, si è da poco concluso l’appuntamento fisso con il salone del mobile, fiera del design made in Italy e non solo e si sta inaugurando l’Expo. Cosa si aspetta da questa grande occasione per l’Italia?

Io in realtà mi aspetto che la mia città, visto che ospiterà l’expo, venga molto più visitata dagli stranieri. Non che Milano non sia già importante nel mondo, perché lo è anche nel campo del design, ma noi ci aspettiamo veramente tantissime persone da tutto il mondo, ma più che per i padiglioni di Expo anche per Milano che si è rinnovata. È quello che succede anche durante il salone del mobile, Milano si veste a festa e le persone che vengono da fuori seguono anche il fuori salone, per visitare la città.

Spesso si pensa che il per “arredare una casa” l’occhio della donna sia fondamentale. Ma come troppo spesso accade nel mondo del lavoro in generale, la donna viene sottovalutata e ad essa si evita di affidare incarichi di responsabilità che di solito ricoprono gli uomini. Accade anche in questo settore?

Io vedo che effettivamente moltissimi colleghi sono uomini e che la donna viene vista meglio da un’altra donna. Se il mio cliente è una coppia e la persona dominante è lei, penso che venga da una interior designer donna perché si pensa di essere capite meglio. In realtà il buon gusto c’è l’ha un uomo quanto una donna e la praticità non è necessariamente donna, anche se devo dire che noi donne abbiamo un occhio di riguardo su una cosa: capiamo immediatamente quanto spazio ci serve per riporre le cose. Questa è una cosa che noto sempre a differenza dei colleghi uomini. Noi prevediamo sempre molti più ripostigli, più armadi, più spazi. Mentre l’uomo tende a fare una stanza più bella ma meno funzionale. Ci sono cucine bellissime ma se si compra una pentola in più non si sa dove metterla. È vero però che gli ingegneri e gli architetti sono prettamente uomini quelli più ricercati, ma siamo tante anche noi donne. Il lavoro è più duro ma ce la facciamo.