venerdì, 28 Gennaio 2022

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Luca AuanaSgheps non te le manda a dire (INTERVISTA)

Credit Photo: www.derev.com

Luca Fiorentino è il blogger di un sito assai AuanaSgheps.
E io ho provato a chiedergli cosa significasse ma ha messo in dubbio l’unica certezza che avevo: che gli illuminati delle sette massoniche fossero accesi. E per chi non lo conosce sembrerebbe che io stia dicendo qualcosa di assurdo, e ha ragione. Quindi lascio sia lui a presentarsi in quest’intervista rilasciata a blog di lifestyle.

Sei noto soprattutto a Napoli per quella che è la tua attività sui social. Quindi ti chiedo innanzitutto di presentarti ai nostri lettori: chi è AuanaSgheps?

AuanaSgheps è il mio secondo nome all’anagrafe, solo che mio padre si scordò di far mettere la virgola e quindi mò quando firmo devo sempre aggiungerlo.
Ho anche un terzo nome, SoleSolange.

AuanaSgheps da cosa nasce? Sembra una di quelle cose che non significano nulla, ma dietro le quali si nasconde un mondo di idee.

Un mondo di idee, ma soprattutto un universo d’amore.
AuanaSgheps è una nuova religione, più precisamente una setta massonica di illuminati spenti.
Avevamo bisogno di un nome altisonante per definirla – senza nomi altisonanti non vai da nessuna parte – piglia Abramo, Mosè, Ismaele, Prepuzio.

Con i tuoi post miri a trattare tematiche di spessore, per la maggiore, ma lo fai in modo ironico e senza mai risparmiarti. Come è iniziato tutto?

Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso.
Embè licia e che stai facendo nella vita, no niente uagliù un sacco di nuovi proggetti, mi so scocciata del diario segreto, mò scrivo i miei pensierini direttamente su feisbuc ihihih.
(Cambia Licia in Luca, e Andrea e Giuliano in Giuliano e Andrea, ed il gioco è fatto.)

Diretto e – diciamolo – anche scurrile.
Come viene visto dalla gente questo tuo modo di esprimerti? Sono in più quelli che ti criticano o che colgono il tuo sarcasmo?

Adoro le critiche, soprattutto quelle dei bizzuochi.
Mi piace pensare che esista tutto un sottobosco di abbonati che, senza aver la minima facoltà mentale per approfondire qualsivoglia cosa, si permettono di sparare sentenze e mettere bocca sui cazzi altrui.
Bocche inesperte, colme di denti appuntiti, solo rigatoni.

La tua popolarità è data soprattutto dai social. “Società-Social” ci lasci una delle tue riflessioni a riguardo?

Penso che i social non interferiscano sulla società.
Però non mi ricordo più, quando la mattina spremo ON, se è il computer o la vita.

Qual è, invece, il tuo rapporto con Napoli? Possiamo definirla la tua musa ispiratrice?

Napoli è la città che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di blogger. Qui ho appreso la passione per la libertà. Un vero peccato che tutto, da queste parti, rifletta la teoria delle finestre rotte, e pure quella delle uallere abboffate.

Durante la tua permanenza a Napoli hai dato vita anche a lo “Zabbaglione” che, in questo caso, non è una cosa che si mangia. Ce ne parli?

Sembra uovo ma non è, serve a darti l’allegria (almeno secondo sti link che girano ultimamente su feisbuc, circa la depressione curata a botta di chionz).

Ti saluto e ti ringrazio della disponibilità Luca. Lasci i nostri lettori con una delle tue citazioni per te più significativa?

La migliore frase che ho mai scritto è sicuramente NN PUO’ PIOVERE X SENPRE, ciao.

Con Marco Fiori scopriamo se il nostro lui è un potenziale traditore (INTERVISTA)

Credits photo giornalettismo.com

Chissà se era vero l’incontro con quell’amico. E la partita di calcetto? Siamo sicure che sia andato lì e non abbia qualche appuntamento clandestino? Domande a cui spesso è difficile dare una risposta certa, a meno che non siamo davanti a delle prove incofutabili. Ci ha pensato Marco Fiori, grafologo veneziano, a capire quali sono i tratti grafologici e caratteriali di un amore clandestino.

Sono un uomo pulito dentro e fuori“, edito da Mondadori, è un divertente viaggio alla scoperta delle inclinazioni e delle abitudini dell’uomo italiano che si crede – a volte senza esserlo- un grande seduttore.

Per saperne di più su Blog di Lifestyle l’intervista a Marco Fiori, che ci ha svelato il nesso tra scrittura e seduzione.

Marco, partiamo dal titolo del suo ultimo libro: esiste per davvero un uomo pulito dentro e fuori?

Non saprei se esiste nella realtà. Sulla carta esiste sicuramente… pulito, bello, alto, occhi verdi… tutti perfetti quando non siamo di fronte al nostro interlocutore.

Con Marco Fiori scopriamo se il nostro lui è un potenziale traditore (INTERVISTA)

Sveliamo il perché di questo titolo: il libro è la raccolta delle risposte, di uomini, ad un annuncio fittizio da lei pubblicato “AAA sono una signora di 25 anni, bella, colta e delusa. Finora ho conosciuto soltanto mio marito. Prima di invecchiare vorrei conoscere segretamente altri uomini. Descrivere proprio aspetto e personalità” e appunto “sono un uomo pulito dentro e fuori” è una delle risposte ricevute.

Ci racconta com’è nata l’idea?

L’idea, non ci crederete, è nata per motivi scientifici legati alla grafologia; in altre parole con mio padre, anch’egli grafologo, abbiamo cercato determinate caratteristiche grafiche (e psicologiche) che potessero accomunare uomini disposti ad un incontro al buio (ed al tradimento). Il falso annuncio fu messo negli anni ’90 quando era costume rispondere con carta e penna. Le 1.100 lettere che sono arrivate in risposta sono però risultate così divertente ed interessanti che abbiamo pensato di raccoglierle in un libro.

Che identikit è emerso dell’uomo italiano?

In realtà non è emerso l’identikit di un italiano tipo… piuttosto una moltitudine di caratteri, sfumature e personalità che forse rappresentano uno spaccato della nostra società. Solo per citarne alcuni hanno risposto: il “poeta”, il vergine, il “ragioniere”, la coppia di amici, l’imbranato, l'”amico”, l’agenzia di incontri, il pensionato scopo matrimonio, il giovane in cerca di vendetta, il muscoloso, il “sano con certificato medico”, la coppia voyeur, lo studente che aspira ad essere mantenuto… insomma “chi ti scrive è la persona che fa per voi”, in altre parole “provo a scriverla anch’io” e “se non ti ho convinta del tutta chiamami”.

Quali sono i tratti grafologici dell’amore clandestino?

Nella parte finale del libro sono riprodotte una ventina di lettere con la scrittura originale da cui sono tratti degli spunti di grafologia. Tra i vari segni riportati possiamo citare: “Occhielli a ruota”, (lettere “a”, “o” e “d” tracciate con movimento orario) indicano facilità nel trovare espedienti per raggiungere un obiettivo in modo ingegnoso. “Asole inferiori allungate e dilatate” (in particolare nelle lettere “g”) indicano eccessivo interesse e fantasie nel campo della sessualità.
“Grafia svettante” (allunghi superiori sproporzionati) indicano idealismo e idealizzazione degli affetti.

Qual è stata la risposta più strana che ha ricevuto?

Le risposte sono tutte particolari e ci fanno conoscere uno spicchio della personalità degli aspiranti seduttori, basta estrapolare delle frasi per capire che splendido materiale abbiamo di fronte:

Per metterci in contatto, metti questo annuncio: vendo vecchia dentiera chiedere di Tonino.
Lei signora mi ha dato un piccolo scossone alla mia esistenza.
Ciao sono l’uomo in cui vai in cerca.
Ho una personalità in via d’estinzione.
Occhi molto verdi al mattino meno verdi di sera.
Linquaggio e cultura buoni.
Se risponde mia moglie basta che tu dici che telefoni per un lavoro idraulico e lei non capirà niente.
Ho 38 anni ma fisicamente e culturalmente dimostro molto di meno.
Con l’augurio di una VS immediatissima risposta passo distintamente a salutarvi
Sarei lieto di incontrarla a Napoli e vedere se scocca quel filling capace di far sentire emozioni nuove
.

Prevede anche un’indagine al femminile? O le interessava solo il lato maschile?

Sarebbe sicuramente interessante, ma penso che al giorno d’oggi non sarebbe più possibile ripetere un’esperienza simile perchè sono cambiate molte cose; ad esempio l’avvento di internet, l’introduzione dei social e l’uso dei cellulari non potrebbe più far rivivere quel senso di attesa, quel “rispondimi su fieracittà”, quel “ci vediamo a quest’ora, in questo punto ed io sono vestito così” ed infine quel “se risponde mia moglie attacca subito”.

Riceviamo il primo biglietto d’amore da parte del nostro partner: cosa consiglia di notare nella scrittura? E c’è un elemento che deve far assolutamente diffidare della sincerità del lui in questione?

In assoluto non basta un solo segno grafologico a “tradire” una persona. Ci vorrebbe l’analisi completa e neanche questo sarebbe esaustiva perchè le nostre azioni scaturiscono non solo dalla nostra personalità ma anche dalla situazione che viviamo e dalla persona con cui interagiamo. In ogni caso se notiamo gli “occhielli a ruota”, se l’andamento del rigo non è rettilineo ma tortuoso, se le “m” ed “n” hanno l’arco in alto, se ci sono vari ricci, soprattutto se tornano indietro… direi che è meglio passare al prossimo! Però c’è anche da dire che al giorno d’oggi se qualcuno scrive un biglietto d’amore è un punto a favore!

Quanto è in pericolo la grafologia con l’incremento dell’uso della tastiera?

Questa è una bella domanda perché effettivamente la nostra cara vecchia scrittura sembra pronta per il pensionamento. Probabilmente ci insegneranno a scrivere in corsivo ancora per anni, ma il test grafologico ha senso solo se la scrittura è completamente naturale, sciolta e spontanea, quindi se viene utilizzata spesso. Perciò non saprei che rispondere, spero solo che la grafologia, con la sua straordinaria capacità di esplorare l’animo umano, non venga gettata in soffitta e sacrificata in favore dei computer e delle tastiere.

Just Australia, biglietto di sola andata per Melbourne (INTERVISTA)

Partire è necessario, emozionante, formativo. Partire dovrebbe essere un piacere, una scelta ma spesso diventa anche un bisogno, un’imposizione. Capita quando non si riesce a trovare lavoro o quando non si riesce a vedere un futuro nel proprio Paese. Ci vuole coraggio a lasciare tutto e iniziare una nuova vita, in un nuovo Paese, con nuove persone. La casa da cercare, il lavoro per pagarsela, le varie spese, le nuove amicizie.
A volte è semplicemente questo quello di cui abbiamo bisogno: fare la valigia e chiuderci alle spalle una porta, nella speranza che dinanzi a noi si apra un portone ricco di opportunità.

Il grande salto, insieme ad altri ragazzi italiani, l’ha fatto Ilaria Gianfagna, una ragazza del nord Italia, che un bel giorno ha deciso di prendere l’aereo per l’Australia ed Approdare a Melbourne, dove ha fondato Just Australia (www.justaustralia.it), un info point gratuito per chi si trasferisce dall’altro lato del mondo.

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Sono circa 16 mila l’anno gli italiani con il visto vacanza-lavoro (working holiday visa, durata 1 anno con la possibilità di rinnovarlo di un altro anno a patto di lavorare 88 giorni nelle fattorie, le cosiddette farm, quindi prestare lavoro agricolo) che possono richiedere solo i ragazzi al di sotto dei 31 anni. Superata la soglia d’età dei 31, se si ha tanta voglia di studiare o fare corsi d’inglese si può comunque richiedere uno student visa, ovvero un visto studio, che dà un permesso di lavoro part time. Sono circa 2000 gli italiani che ogni hanno la richiedono. Mentre in 600 l’anno riescono ad ottenere la residenza permanente.

Ilaria ha deciso di raccontarsi a Blog di Lifestyle, di parlare del suo progetto e di dare anche dei consigli a chi, come lei, ha voglia di fare un biglietto aereo, andata senza ritorno. Almeno per il momento.

Ciao Ilaria, avrei potuto anticipare la tua storia ma vorrei che lo facessi tu, quindi come prima cosa come ti presenteresti ai nostri lettori?

Ho 35 anni, vengo da Udine, dove lavoravo come giornalista e ho sempre vissuto un po’ in Italia e un po’ all’estero, per un paio d’anni in Inghilterra, quasi un anno in Spagna e poi sono arrivata a Melbourne, dove ho frequentato un master (sempre in comunicazione) alla University of Melbourne. Il progetto Just Australia, riguarda anche Stefano, anche lui 34 anni originario di Udine, viene dal mondo dell’imprenditoria e ha gestito prima alcuni ristoranti e poi un’azienda di organizzazione di eventi.

Perché andar via dall’Italia?

Per la voglia di cambiare vita. Non sono partita con la rabbia dentro, come succede a molti italiani insoddisfatti dell’economia italiana, sono partita felice, per il semplice motivo di fare un’esperienza diversa. Molto diversa. Tra le mete possibili c’era anche l’Inghilterra (mi piace parlare inglese e cercare di migliorarlo costantemente) ma alla fine anche l’Inghilterra è pur sempre Europa, quindi ho pensato che era tempo di un cambiamento radicale.

Perché scegliere Melbourne, e l’Australia?

L’idea è nata insieme a Stefano, che aveva già alcuni contatti di lavoro in Australia e c’era già stato alcune volte. Io invece non avevo idea di cosa mi aspettasse e volevo partire con un obiettivo ben preciso, mi ero sempre un po’ pentita di non aver fatto un master dopo l’università, così ho pensato che fosse il momento giusto per rimettersi sui libri e iniziare la mia nuova vita studiando in inglese, per integrarmi al meglio nella cultura australiana. E così è stato.

Una bella mattina ti sei svegliata in Australia quindi. Qual è stata la prima cosa che hai fatto?

Ho fatto colazione in un bar chiamato “Breakfast Club” con pane tostato e avocado (qui l’avocado è come il pomodoro da noi) e subito ho notato la gentilezza degli australiani, persino al bar i camerieri sono felici, ti sorridono, ti chiedono da dove vieni, amano chiacchierare. All’inizio mi sembrava così strano parlare con gli sconosciuti e condividere un pezzo di giornata e di vita, adesso fa parte della mia quotidianità scambiare ogni giorno quattro chiacchiere con persone diverse, per il semplice gusto di parlare, senza secondi fini. Così si creano nuove amicizie e nuovi contatti di lavoro, magari al bar o sul tram. Poi naturalmente ho fatto un giro della città (che è enorme e si sviluppa praticamente tutta in orizzontale, a parte il distretto economico centrale che è un susseguirsi di grattacieli). Mi è piaciuta subito, c’era il sole e una bella atmosfera, artisti di strada, sorrisi, tutto ordinato, tanto verde pubblico e poco traffico (nonostante sia una città da più di 4 milioni di abitanti), persone da tutto il mondo, ristoranti di ogni tipo. Insomma una delle città più multietniche che avessi mai visto.

Cosa facevi a Udine, la tua città prima di trasferirti?

Lavoravo come giornalista free lance per varie testate, tra cui il Messaggero Veneto (il quotidiano di Udine) il sito Udinetoday e il canale sportivo Udinese Channel. In più mi occupavo di uffici stampa. Avevo un lavoro, una macchina, tanti amici, la mia famiglia, insomma dopo qualche anno di gavetta dal punto di vista lavorativo, tutto procedeva per il verso giusto, ero felice, ma mancava qualcosa, avevo voglia di scoprire qualcosa di nuovo. E forse la routine mi aveva un po’ annoiato. Mi sembrava tutto uguale e avevo voglia di mettermi alla prova.

Qual è stata la cosa che ti ha fatto dire “ora basta. Parto”?

Ho fatto domanda a vari master in giro per l’Europa e quello a Melbourne. Ero stata accettata anche ad un master di giornalismo a Londra, ma non so nemmeno io perché alla fine ho rinunciato a quel posto, sperando che mi prendessero in Australia. Ma la risposta dalla University of Melbourne non arrivava mai, così mi sono detta “parto lo stesso”. E sono partita.

Cosa ti manca dell’Italia?

Tutto. L’aperitivo con gli amici, il pranzo della domenica con la mia famiglia, il caffè al sole circondata da edifici storici, il ciotolato per strada, le travi a vista della mia vecchia casa, il prosciutto, gli agriturismi. Tutto ciò che in qualche modo è legato ad un momento conviviale con i miei amici e con la mia famiglia. La pizza e il caffè invece non mi mancano per nulla. Melbourne è la capitale della ristorazione, ogni anno esce un articolo sul migliore caffè al mondo e la migliore pizza al mondo che si trovano proprio a Melbourne. Ed è vero. Mi manca semplicemente la bellezza dell’Italia.

Parliamo del tuo, anzi vostro progetto: Just Australia. Di che si tratta?

Just Australia è principalmente due cose: un infopoint gratuito a Melbourne, dove tutte gli italiani (e non solo) che hanno bisogno di assistenza possono passare e chiederci aiuto e consigli su lavoro, casa, burocrazia. E poi è un’agenzia educativa, quindi aiuta le persone a realizzare percorsi di studio e di lavoro, per progettare una nuova vita in Australia. Il servizio è totalmente gratuito, perché siamo convenzionati con una serie di scuole e istituti in tutta l’Australia e quindi retribuiti dalle scuole che rappresentiamo. Siamo specializzati in corsi d’inglese e diplomi professionali. Chi vuole infatti migliorare l’inglese o qualificarsi in Australia, se si affida a noi risparmia e ha un servizio completamente gratuito in italiano. Just Australia, infatti, offre prezzi promozionali agli studenti, che se invece si iscrivessero direttamente nelle scuole pagherebbero di più. Le scuole, infatti, si sgravano di tutto il lavoro di iscrizione e richiesta del visto studente, affidando questo compito alla agenzie con cui sono convenzionate. In più offriamo una serie di altri servizi: conto in banca, assicurazione sanitaria, assistenza nella ricerca del lavoro. In questi anni abbiamo sviluppato molti contatti e spesso le aziende ci chiamano quando hanno bisogno di personale. Spesso si tratta di lavoro nella ristorazione, un settore in Australia molto in voga e anche ben retribuito. Infine lavoriamo a stretto contatto con uno studio di migration agent, a cui indirizziamo tutte le persone che hanno bisogno di assistenza per tutti gli altri visti che non siano student visa o working holiday visa. Questi ultimi spesso non richiedono una consulenza da parte di un avvocato specializzato in immigrazione. Partire in Australia (e rimanerci non è facile) e c’è bisogno di un buon livello d’inglese, qualifiche ed esperienze nel proprio settore, che spesso devono essere riconosciute o effettuate qui in Australia. Per questo, spesso, è utile consultare un migration agent per capire quali sono le reali opportunità in Australia, a seconda del caso specifico. Il primo step è sempre quello di migliorare la lingua, perché per ottenere altri visti di lavoro (sponsor o visti permanenti) è necessario superare un test d’inglese.

Qual è la differenza più evidente tra Italia e “resto del mondo” e tra Italia e Australia in particolare?

L’Italia è un paese meraviglioso e molto amato dagli australiani. Tutte le persone che conosco qui trascorrono spesso e volentieri un paio di mesi tra l’Italia e l’Europa, per motivi vacanza, per lavoro, per visitare i parenti (la comunità italiana e di origini italiane in Australia è davvero numerosa, pare che ci siano circa 2 milioni di persone di discendenza o nascita italiana). Essere italiani e vivere in Australia spesso significa essere molto apprezzati per la lingua, cultura e naturalmente per il cibo italiano, che qui va per la maggiore. Quindi da un lato non ci si sente così lontani da casa. L’Australia si differenzia perché è veramente la terra delle opportunità, dove si può fare carriera e si può realizzare i propri sogni, cosa che forse in Italia in questo momento è un po’ più difficile. Inoltre vivere in Australia significa vivere in un continente estremamente multietnico che ti spinge ad essere molto più aperto mentalmente e a dimenticare quel pregiudizio e pettegolezzo tipico italiano. Saranno due anni che non parlo male di nessuno! Ai miei amici australiani non piace criticare gli altri. L’Italia da questo punto di vista forse è un po’ più chiusa e limitata purtroppo e io stesso ero molto più “bigotta” quando vivevo in Italia. E poi gli australiani sono sempre sorridenti e cordiali, sai quante volte mi è successo di vedere portafogli e cellulari persi e caduti e sempre ritrovati? Qui è normale vedere uno sconosciuto che raccoglie il tuo portafoglio e te lo restituisce sorridendo. O se un senzatetto non ha soldi per pagarsi un caffè o un pasto c’è sempre qualcuno che gli paga la spesa o gli compra un panino e glielo regala. Le organizzazioni no-profit in Australia danno lavoro a più di 30 mila persone, qui il volontariato e l’assistenza sociale sono considerati a tutti gli effetti parte integrante della quotidianità.

Tra l’Italia e il resto del mondo non saprei, alla fine da qui mi sembra che l’Italia abbia molto in comune con tutti i paesi europei, quando parlo con uno spagnolo, un tedesco o un francese, mi sento a casa, ci capiamo al volo e parliamo dei luoghi visitati in Europa e del cibo che abbiamo mangiato. Prima non avrei mai pensato di avere così tante cose in comune con i tedeschi ad esempio.

Quale consiglio ti senti di dare ai giovani italiani?

Sicuramente mi viene da dire: “se puoi, parti”, ma non perché l’Italia è un paese da cui scappare, semplicemente perché vivere all’estero è molto formativo, ti cambia come persona, ti arricchisce. Non è facile come sembra: la lingua, la cultura diversa, la lontananza possono scoraggiarti e forse non è necessario trasferirsi definitivamente all’estero, può essere anche solo una bella esperienza temporanea, ma che vale la pena di vivere proprio per aprire i nostri orizzonti e scoprire anche qualcosa di più di se stessi, a cui forse nella quotidianità e nella routine di tutti i giorni non si fa neanche caso.

Chiudiamo con un’ultima domanda che tutti vorrebbero fare. Quali caratteristiche servono per avere successo all’estero?

Devo dire la verità anche per me è stato molto difficile all’inizio, nonostante avessi già un livello d’inglese molto alto. E anche per Stefano, entrambi ci siamo fidati delle persone sbagliate e ci siamo scoraggiati più volte, senza però mollare mai, che forse è la chiave del successo all’estero. Poi è fondamentale migliorare la lingua. L’inglese che impariamo a scuola non è sufficiente e poi se l’obiettivo è l’Australia, l’australiano è piuttosto difficile da capire (almeno per le prime settimane o mesi, fino a quando non si fa l’orecchio). Quindi un po’ perché è il mio lavoro e un po’ perché io per prima ho fatto decine di corsi d’inglese (e credo che questo sia uno dei motivi per cui sono qui) consiglio sempre di iniziare la propria esperienza con un corso d’inglese anche breve (o della lingua del posto in generale) per integrarsi il più velocemente possibile, conoscere a scuola nuovi amici nella stessa situazione. Spesso si pensa di poterlo imparare sul lavoro, ma a volte proprio quando il livello d’inglese è ancora intermedio è molto difficile trovare lavori ben retribuiti. E poi forse il sapersi reinventare. Quando non è possibile svolgere il proprio lavoro (qui in Australia non è facile tra visti, riconoscimenti delle qualificazioni e dell’esperienza) forse c’è qualcos’altro in cui siamo bravi, semplicemente non lo sapevamo ancora.

Curvy Pride: la rivincita delle donne formose (INTERVISTA)

Ieri, a Bologna, si è svolta la seconda edizione del “Curvy Pride”, il flash mob per dire basta alla “dittatura della taglia 38”. Perchè magro non significa necessariamente bello. La mente dietro questa manifestazione è Marianna Lo Preiato, imprenditrice, napoletana di origine.

L’obiettivo del Curvy Pride è quello di dar voce alle taglie morbide, perchè dietro ogni taglia c’è una persona.
L’evento sta avendo sempre più successo e sempre più attenzione da parte di tutti.
Noi di Blog di Lifestyle abbiamo intervistato proprio Marianna Lo Preiato che ci ha parlato dell’evento, ma non solo.

Ciao, Marianna, innanzitutto ti presenti alle nostre lettrici?

Io sono Marianna Lo Preiato, sono napoletana, ho 42 anni, sono un’imprenditrice, sposata e con una figlia di 13 anni.

Ieri si è tenuto a Bologna il “curvy pride”, un flash mob per rilanciare le forme della donna, quella in carne, in salute. Come nasce l’idea?

L’idea nasce perchè, avendo un negozio di abbigliamento per forme morbide, l’esperienza del mio lavoro mi porta a voler dire al “mondo intero” che non solo le donne magre, filiformi possono avere successo o essere privilegiate sotto vari punti di vista. Per esempio spesso non si riesce a trovare vestiti della propria taglia in un negozio. La maggioranza siamo noi – anche io sono una donna morbida- e il messaggio che ci trasmettono i media, i social network, le pagine dei giornali non è veritiero.
Questo è il secondo anno che organizzo il curvy pride. Io parlo del quotidiano, di quello che può essere il disagio di una donna, una ragazza che entra in un negozio e non trova la propria taglia, magari una 46 e sentirsi discriminata. Come se non ti devi vestire, non devi trovare nulla per te, perchè i modelli dei nostri stilisti, dei nostri brand arrivano fino alla 44. Insieme alla mia esperienza, al comune di Bologna che ha appoggiato questa iniziativa, alla Fanep che cura i disturbi alimentari da 30 anni e all’agenzia che mi ha aiutato a realizzarlo, Studio Endorfine, questa iniziativa è stato un gran successo.
Noi non facciamo assolutamente la lotta contro la magrezza o la festa del grasso. Assolutamente. Ma la cosa importante è l’equilibrio mentale. Si può avere la 42 e stare bene come si può avere 5 chili in più ed essere ugualmente sani e belli. La nostra vita non deve essere condizionata dai chili perchè dietro questi chili ci sono delle persone, delle donne, e molte volte ci sono anche dei dolori. Io mi sono battuta molto, perchè le mie donne, le mie femmes, mi hanno regalato tanto e io ho voluto portare avanti questo messaggio. L’anno scorso sono venute 100 donne, quest’anno 300. E noi da lunedì già inizieremo a lavorare per il curvy pride 2015, perchè il messaggio che diamo è positivo.

Un grande successo, la partecipazione di più di 300 persone. Vediamo la figura della donna curvy in tutte le opere d’arte più famose. Da sempre, la donna formosa è sinonimo di femminilità e bellezza. Perchè oggi vige la “dittatura della taglia 38” per così dire? Cosa è cambiato in questi anni?

La colpa è degli stilisti, che hanno portato in passerella top model magrissime. Negli anni ’90 Naomi Campbell ed altre erano l’eccezione e nessuno mai si sarebbe permesso di dire che sembrassero anoressiche perchè non avevano un’eccessiva magrezza, non sembravano aver patito. Erano nate così, altissime, bellissime e levissime. Da li in poi è scattato qualcosa. Tutti si sono voluti mettere a quel livello. C’è stata una guerra tra queste donne. In realtà, a mio avviso credo sia una violenza anche per loro. Pensa ad una donna di spettacolo, che se non è bella, magra e tirata sempre non la fanno lavorare. Ma non si è sempre giovani. Fino a ieri avevo 30 anni ora ne ho 42, ma io la mia vita la vivo ugualmente anzi, vado avanti nei miei progetti. Loro sono penalizzate in tante cose. Noi dobbiamo portare avanti il messaggio della “normalità”, anche di un’imperfezione che ti rende unica, bellissima.
Il messaggio va a queste ragazze, che stando sui social, aldilà dell’equilibrio familiare, nella loro testa può scattare qualcosa e possono iniziare a pensare: “oddio, non sono bella” “sono obesa” “non mi vorrà nessuno”. Come si fa a crescere dei figli così?

Sono previsti altre eventi simili in altre città?

Adesso noi ci mettiamo di nuovo al lavoro per il 2015 e poi vediamo gli sviluppi che ne verranno fuori. Sicuramente c’è stata una grande attenzione, il Messaggero ci ha dedicato un’intera pagina, Tgcom24, Italia1 ci hanno dato molta attenzione. Ma non sono solo io, c’è Studio Endorfine che crea l’evento e la Fanep e il comune di Bologna che ha aderito.

Il curvy pride ha voluto sostenere la Onlus Fanep che si occupa di disturbi del comportamento alimentare. Anoressia e Bulimia, sono due delle malattie più comuni tra le ragazze sotto i 25 anni. Due facce della stessa medaglia o due mali uno all’opposto dell’altro?

Sono due facce della stessa medaglia, perchè uno va dietro all’altro.

Purtroppo è recente la vicenda del ragazzino di 14 anni di Napoli, vittima di sevizie e bullismo perché “obeso”. Quanto pensi che le istituzioni come la famiglia, la scuola pesino nella formazione di certi disturbi, che come abbiamo visto negli ultimi anni coinvolgono sia ragazzi che ragazze? Quale potrebbe essere una soluzione?

Bisogna educare prima la famiglia per far si che questi ragazzi crescano serenamente. Ovviamente, ripeto io non faccio l’inno all’obesità, ma adesso con Fanep c’è “Bologna del Food”, ma non nel senso di mangiare da fast food e riempirsi di schifezze. Mangiamo sano, ma può essere che qualcuno sia in sovrappeso, anche leggero ma con un equilibrio mentale sano e vivere comunque benissimo. Sia l’obesità che l’anoressia sono due malattia e noi non vogliamo negare questo. E per la famiglia, a volte è difficile affrontare certi temi, perchè i ragazzi sopratutto dai 13 anni in poi vivono nel loro mondo e adesso non comunicano neanche più tra loro ma attraverso i social che è ancora più difficile.
La soluzione sarebbe che i media, televisioni, giornali ecc, facessero un’informazione più corretta. Non possiamo pensare di essere perfette. E magari evidenziare difetti, come la cellulite, che sono normalissimi e comuni non è corretto. Per i personaggi famosi è anche una tortura perchè ovviamente io, se ho la cellulite, mi rimane nei pantalone, perchè nessuno mi fotografa, ma loro non possono permetterselo. Torniamo alla normalità, guardiamo le donne degli anni ’50 che erano stupende e morbide. Io ho sbagliato epoca, dovevo nascere prima.

Che messaggio ti senti di dare alle nostre lettrici che, sommerse da stereotipi femminili, cercano disperatamente di raggiungere certi modelli e che si sentono a disagio nel loro corpo?

Tutte noi siamo sempre a dieta. La dieta nasce con noi. Non appena nasci donna la dieta diventa parte di noi. E non ti sto dicendo di non fare la dieta. Ma dieta nel senso di corretta alimentazione. Se uno mangia bene, sano, regolarmente, e una volta fai uno strappo alla regola non puoi e non devi sentirti in colpa.
Per fortuna rispetto a prima ci sono molti più negozi dove vestirsi anche se si ha qualche chilo in più.
Io perchè ho ideato tutto questo? Perchè ci sono donne che possono anche essere 100 chili ma hanno un sex appeal che una ragazza che ne pesa 50 si può solo sognare. In una donna curvy, anzi donna normale, trovi delle qualità, del fascino che magari in una stupenda e bellissima donna magra non trovi.
Noi siamo più felici, siamo solo un pò arrabbiate perchè veniamo screditate dalle pagine patinate. Non dalla società perchè per fortuna ci sono donne in carne che rivestono ruoli importantissimi e che sono molto affascinanti. Il concetto è “sei magra, hai tutto. Non sei magra non hai niente”. Non è assolutamente così. E bisogna fermare questo messaggio dannoso.

Il curvy pride sta avendo sempre più seguito. E ci auguriamo che continui così. Che sia arrivato il momento della svolta? Un messaggio che ci sentiamo di dare noi è solo quello di inseguire la felicità, con qualche chilo in più o in meno non importa.
Educhiamo i nostri figli a volersi bene e facciamolo dandogli il buono esempio.