venerdì, 16 Ottobre 2026

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Never Give Up, un supporto contro anoressia e bulimia (INTERVISTA)

L’anoressia e la bulimia rientrano nella categoria dei Disturbi di Comportamento Alimentare. Purtroppo ne soffrono moltissime giovani, e meno giovani, donne. Sono disturbi molto pericolosi, che se non trattati professionalmente possono condurre anche alla morte. È recente la storia di Jodi Cahill, la ragazza australiana diventata anoressica dopo quattro anni in cui ha scoperto di avere lo stesso padre di sua madre, vittima in casa di ripetute violenze, riportano alla ribalta sulle cronache internazionali il tema dei disturbi alimentari.
Ma Jodi non è l’unica. In questi anni si sono susseguiti una serie di esperienze che dovrebbero farci riflettere. Nasce per questo NEVER GIVE UP, una Onlus che dal 2014, a Roma che si sta battendo per sollevare quel velo che cela situazioni di disagio personale e spesso sottaciute.

Noi di Blog di Lifestyle abbiamo contattato Stefania e Simona Sinesi, rispettivamente presidente e vice presidente di NEVER GIVE UP, che ci hanno raccontato il loro progetto.

Ciao Simona. Tu e Stefania, tua sorella, siete le fondatrici di NEVER GIVE UP, la Onlus per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, che ha l’obiettivo di aiutare e supportare coloro che soffrono o hanno problemi con cibo, peso e immagine corporea.
Stefania è psicologa clinica e PhD in Psicologia Dinamica e Clinica, mentre tu, laureata in Economia, hai consolidato la tua esperienza nel mondo della comunicazione e della strategia. Una combinazione vincente per un progetto unico.
Secondo le statistiche, solo il 10% delle persone che soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare riesce a chiedere aiuto. Con NEVER GIVE UP quali obiettivi vi proponete di raggiungere?

NEVER GIVE UP nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere a chiedere aiuto e supportare chi ha un problema con cibo, peso ed immagine corporea o un Disturbo del Comportamento Alimentare e le persone che sono loro vicine – genitori, amici e insegnanti – attribuendo a questi ultimi un ruolo fondamentale nel trattamento.
NEVER GIVE UP si propone di costruire, oltre alla piattaforma on-line di supporto, spazi sul territorio in cui sviluppare programmi di screening, di prevenzione e di cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (maggiori informazioni sul sito).
NEVER GIVE UP ha un approccio multidisciplinare messo a punto da un Comitato Scientifico di eccellenza formato da professionisti che operano in strutture internazionali per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, con cui Stefania si è confrontata nel corso della sua esperienza accademica e clinica.
L’approccio è basato sulla ricerca scientifica e sulle esperienze maturate nelle realtà in cui il Comitato Scientifico opera; in particolare, ad esempio, sia la piattaforma on-line che i progetti di screening precoce nella fascia neo-natale sono stati implementati con successo proprio in queste realtà.
Per quanto riguarda i programmi sul territorio, una parte fondamentale è rappresentata dalle NEVER GIVE UP House, ossia strutture per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare in regime ambulatoriale, semi residenziale e residenziale.

Come ogni progetto, anche il vostro ha bisogno di fondi per il suo sviluppo. Voi avete iniziato a raccogliere fondi attraverso campagne di crowdfounding. Avete avuto un riscontro positivo?

Nello scorso dicembre- dichiara Simona- abbiamo dato il via alla nostra prima campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Charitystars che in quattro mesi, grazie al supporto di piu’ di 80 donatori, di cui 41 personaggi del mondo della musica, dello sport, della moda e dello spettacolo (tra cui Luca Argentero, Noemi, Emma Marrone, Lorella Cuccarini, Francesca Michielin, Malika Ayane, Chiara, Chef Rubio e Antonio Marras), campagna che ci ha permesso di raccogliere 25.000 euro, per finanziare lo sviluppo della piattaforma on-line di supporto, il primo dei servizi che NEVER GIVE UP si propone di offrire.

Di recente, un atleta della Squadra Nazionale di Cross Triathlon di UK , Stefano Sardo, ha scelto di supportare NEVER GIVE UP lanciando un appello a donare e correndo con il logo di NEVER GIVE UP sulla divisa di gara ai Mondiali del 27 Settembre prossimo (link per supportare la campagna qui)

Negli ultimi giorni , abbiamo anche attivato una campagna di raccolta sulla piattaforma Eppela (link per donare) in cui Aurora Ruffino, attrice e protagonista della serie TV Braccialetti Rossi, parla del nostro progetto e del gran numero di adolescenti che le scrivono per condividere le loro esperienze e il loro disagio verso il cibo e la immagine corporea.

Oltre al crowdfounding, stiamo lavorando su bandi europei e stiamo dialogando con soggetti pubblici e privati per costruire insieme un piano che ci permetta di attivare i servizi che intendiamo sviluppare.
Crediamo molto nelle partnership e nella funzione sociale di NEVER GIVE UP, non solo nell’offrire supporto a chi ne ha bisogno, ma anche nel dare opportunità di lavoro sia all’interno del team scientifico che dello staff.

Tornando alla piattaforma on-line di supporto, questa si inserisce in un contesto in cui i siti più visitati da coloro che sono affetti da disturbi alimentari sono siti, blog e forum, cosiddetti “pro-ana” e “pro-mia”, dove le persone che soffrono possono confrontarsi con altre che vivono la stessa situazione. Spazi in cui condividono, ad esempio, consigli per essere sempre più magre, metodi di autolesionismo e nuove modalità per poter nascondere il disagio a famiglia e amici.

Come pensi che la vostra piattaforma possa coinvolgere e invitare queste persone a farsi aiutare?

Attraverso la piattaforma on-line di supporto – ci spiega Stefania – NEVER GIVE UP si propone di costruire uno spazio di condivisione on-line accessibile, gratuito e facilitato da un professionista che crei un contesto in cui, specialmente gli adolescenti, la fascia di popolazione più colpita da questi disturbi – sono 2 milioni 600 mila i ragazzi fra 12 e i 25 anni a soffrirne – possano sentirsi liberi di condividere, possano sentirsi ascoltati e possano essere supportati senza essere giudicati.

Le persone che soffrono di anoressia e bulimia sono in prevalenza donne, circa il 70%. Tuttavia, c’è l’altro 30%, con trend in crescita, che vede anche i ragazzi fare i conti con il proprio corpo e la non accettazione di sé. I canoni televisivi, le modelle/i,gli attori/attrici,alcune fashion blogger, ecc. Influiscono, in modo preponderante, su questa pericolosissima tendenza che coinvolge fasce età sempre più giovani.
Quali sono gli altri fattori che pericolosamente giocano un ruolo chiave nella nascita di tali disturbi?

I Disturbi del Comportamento Alimentare – spiega ancora Stefania– da qualche anno stanno assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale, con esordi sempre più precoci. Non si ritrovano altri esempi di disturbi psichiatrici con una propagazione di tale portata.
In Italia, oltre agli adolescenti, sono 3 milioni 600 mila le persone che ne soffrono: un numero pari alla popolazione delle città di Roma e Milano. Questi disturbi hanno un’eziologia multifattoriale e non è possibile tracciare una teoria sintetica, atta alla spiegazione della loro eziopatogenesi.
Il modello generale più convincente è quello che vede la via finale comune di vari e possibili processi patogenetici, nati da interazioni tra forze molteplici nell’evento patologico. Diversi sono i fattori di rischio, psicologici, genetici, sociali, culturali, life events, vissuti traumatici, lutti, modelli televisivi, influenza delle fashion blogger, che possono concorrere all’insorgenza dei disturbi che si manifestano nei confronti del cibo, ma che rappresentano, il più delle volte, solo la punta dell’iceberg di un disagio ben più profondo.

Un bel progetto, che tutti dovremmo sostenere nel nostro piccolo, perché l’unione fa la forza e il sogno di non vedere più giovani vite perdere la propria insieme al peso non deve morire.

Marco Invernizzi e il giro del mondo in bicicletta (INTERVISTA)

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Avete mai pensato di fare il giro del mondo in bicicletta? Può sembrare un’impresa da pazzi e del tutto impossibile, ma c’è chi si è cimentato in quest’avventura: si tratta di Marco Invernizzi, un ragazzo ventottenne di Cuggiono – un comune vicino a Milano – che si è raccontato in esclusiva a Blog di Lifestyle.

Ciao Marco, ti presenti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Sono Marco Invernizzi, ho 28 anni e nella vita ho un’agenzia pubblicitaria che ho aperto quasi 10 anni fa.

In molti, come hai scritto anche tu sul tuo sito, ti conoscono come “il pazzo di turno” per l’avventura che hai deciso di intraprendere. Come è nata in te la voglia di fare questo lungo viaggio?

Una volta ad una domanda del genere ho risposto che, secondo me, sono pazzi quelli che rimangono a casa. È una questione di punti di vista diversi.
Non sono partito da zero: ho fatto altri viaggetti più corti in Europa, sempre in bicicletta. Durante primo sono andato a Barcellona ed è stato bellissimo; per questo l’anno dopo ho voluto fare un viaggio più lungo andando in Norvegia, a Oslo, sempre partendo da Milano. Lì ho provato ad utilizzare CouchSurfing, un sistema per dormire a casa della gente, ed è stato interessante perché ho capito il punto di vista delle persone che ci vivono dentro che, secondo me, è il modo migliore per riuscire a viversi un posto. Tutto questo unito alla bicicletta che, secondo me, è il modo migliore per spostarsi alla giusta velocità riuscendo a vedere tutto, tutto quello che c’è in mezzo alla partenza e all’arrivo – ed è quello il vero viaggio.
Quando parto lo faccio da solo, ma sono solo solamente quando pedalo perché poi quando arrivo c’è sempre un sacco di gente. In questo viaggio che è molto lungo, in realtà, ogni giorno ho una casa nuova, non ho mai un legame fisso e nemmeno un punto di riferimento: questa cosa non so come mi farà stare a lungo termine, ma sarà interessante scoprirlo.

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it
Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Durante questo tuo percorso hai deciso di vivere in tenda o di farti ospitare a casa di altri. Ma è difficile trovare qualcuno che accetti di averti con loro anche solo per qualche giorno?

Su CouchSurfing sito ci sono i feedback, non si rischia, sono tutte persone verificate. È vero, poi ci sono persone particolari, come la coppia super formale. Ora sono in una casa di collegiali, dove tutto è lasciato dov’è: per esempio, mangiano su un tavolo e poi lasciano lì. Tutta la casa è così e penso vivano così da anni. Ma è bello anche questo, conoscere culture diverse.

Tra i posti che hai visitato finora, ce n’è uno in particolare che ti ha lasciato qualcosa più degli altri? Perchè?

Domanda un po’ difficile. Non lo so, ogni posto ha le sue particolarità.
Per quanto riguarda le persone, per esempio, negli Usa, al sud sono più calorose, un po’ come da noi: al nord sono tipicamente più freddi – che poi non è vero, dipende dalle persone – mentre al sud sono un po’ più calorosi, festaioli.

Quella della bicicletta, per te, è una vera e propria passione. Hai altri hobbies?

La mia non è una passione, non sono un ciclista, mi piace l’idea della bicicletta accoppiata al viaggio. La bici è solamente un mezzo per viaggiare: ovvio che mi piace pedalare ma non sono uno di quelli che esce la domenica per andare a fare l’anello di centro chilometri. Infatti prima di partire un po’ di allenamento l’ho fatto, ma veramente minimo: mi sono obbligato ad uscire per non partire da zero.
Faccio un sacco di sport: ballo la salsa, scio, faccio windsurf e barca a vela. Il problema è che non li faccio in maniera continuativa: la mia vita è un poi così, quando ho voglia di fare una cosa la faccio.

Credit photo: www.marcoinvernizzi.it
Credit photo: www.marcoinvernizzi.it

Hai in mente altri viaggi dopo questo? Se si, quali paesi visiterai?

Adesso ho in mente questo anche perché di paesi ne vedrò un sacco: sto facendo il giro del mondo in un anno e non mi mancheranno molti posti da vedere. Sicuramente poi mi verrà voglia di fare altri tipi di viaggio.

Dai 3 consigli a tutti coloro che vorrebbero lanciarsi in questa avventura?

Non pensarci troppo, provare e partire. Magari iniziare da qualcosa di non complicato proprio per cominciare, per mettersi alla prova e vedere quali sono i propri limiti. Se la cosa piace, poi, è facile trovare il passaggio successivo. Lo consiglio a tutti quanti perché è una cosa per tutti, né difficile né faticosa.

Simple&Madama: ecco cosa c’è dietro le quinte (INTERVISTA)

Lorenza Di Sepio è una semplicissima ragazza con la passione per il disegno, i fumetti e per le situazioni di coppia. Sicuramente la maggior parte di voi la conosce come la “madre” di Simple&Madama, la serie di vignette che sta spopolando su Facebook e sul web in generale.

Lorenza si è raccontata a Blog di Lifestyle e ci ha svelato cosa c’è dietro le quinte di Simple&Madama ma sopratutto ci ha dato anche qualche anticipazione interessante per gli appassionati del genere.

Ciao Lorenza. Simple&Madama, un successo esorbitante. Lo conoscono tutti e moltissimi si riconoscono nelle storie raccontate dalle tue vignette.
Come nascono questi due personaggi? E soprattutto quanto di te e della tua vita privata c’è in questo progetto?

Ciao Stefania e grazie. A te e a tutta la redazione di Blog di Lifestyle.
I personaggi spuntano fuori totalmente per caso, il progetto poi gli è stato costruito attorno grazie al riscontro positivo che ho avuto sul web.

Ho iniziato con delle vignette sul mio privato, spedite via mms (quando ancora non avevo uno smartphone serio e tutte le app del caso!) e successivamente postate sul mio blog per poterle condividere con le persone che ho accanto.

Poi hanno iniziato a chiamarmi, per avvisarmi che le avevano “rubate” per metterle sui social, dove le condivisioni e gli apprezzamenti sono volati alle stelle!

Ho capito così che molte delle esperienze o gaffe non erano solo una mia esclusiva, che in tanti si ritrovavano in questa o quella situazione, per cui ho deciso di allargare il cerchio raccontando non solo di me, ma anche di chi ho intorno, o dei luoghi comuni.


Perché hai scelto questi nomi?

Ammetto di non averci pensato molto, sono nati per gioco così come i personaggi.

Il punto di partenza è stato Madama. Come nome lo trovo estremamente evocativo per il caratterino di questo personaggio così umorale, permaloso e un po’ pepato.

Simple, beh, sta a sottolineare il complementare, la semplicità, la genuinità e la pazienza del suo compagno di avventure.

Che poi, lungi da me fare categorie sessiste, gioco solo sull’esasperazione di uno stereotipo!

È stato da poco presentato il tuo libro “La scintilla” e a seguire è prevista l’uscita di una serie di volumi. Ci racconti qualcosa del libro?

E’ una bellissima esperienza che mi è stata offerta da Magic Press Edizioni. Quando ho iniziato il progetto (…e anche durante il suo svolgimento!) non avrei mai immaginato questa occasione e ancora mi stupisco e mi emoziono.

Abbiamo lavorato tanto per trovare un giusto compromesso tra la realizzazione di un progetto editoriale vero, come volevano loro e il preservare la mia natura essenziale e sintetica delle “pillole”, come volevo io.

Alla fine abbiamo creato questo ibrido, un volume di 64 pagine con una storia svolta in parte con una narrazione più classica, in parte con le pillole che tanto piacciono in rete.

Il primo volume, La Scintilla, parte ovviamente dall’inizio. Il primo incontro, il primo appuntamento…e tutte le complicazioni del caso!

Il secondo volume è previsto per San Valentino e sarà l’evoluzione della loro situazione, ma non posso davvero dire altro. Rovinerei l’effetto freddura.

Il terzo sarà a seguire, previsto intorno a maggio o giugno, con un tema più estivo e vacanziero. Poi quarto, quinto, ecc insomma, spero di fare una lunga e coloratissima collana!

Le vignette di Simple&Madama affascinano in particolar modo le ragazze, che evidentemente si rispecchiano nella figura di Madama. Ti aspettavi tutto successo? E soprattutto come te lo spieghi?

No, assolutamente!
Come detto anche prima, credevo che le mie vignette (soprattutto le primissime) rappresentassero delle assurdità della mia vita. Trovare tante altre ragazze (ma anche tanti ragazzi!) a condividerle e commentarle mi ha fatto capire quanto invece sia normale.

Si potrebbe dire che dal punto di vista psicologico e sociale, per me è stata quasi una terapia!

Poi, oltre ai contenuti, c’è anche da dire che parte del successo è dovuto proprio ai social e alla visibilità che riescono a dare.


Soffermiamoci un attimo su Madama. Bel caratterino, lunatica, una rappresentazione abbastanza fedele dello stereotipo della donna. Siamo davvero tutte così?

Io lo sono, ma…poveri Simple, spero non sia così anche per tutte le altre!

A parte gli scherzi, il carattere di Madama è ovviamente un’esasperazione del luogo comune della donna. Però non c’è neanche da demonizzarlo tanto, anzi.

La gelosia, la sindrome premestruale, le fissazioni in genere, per addolcire tutto, bisogna imparare a scherzarci su. Come dico sempre: negarlo è il primo sintomo!
Simple&Madama: ecco cosa c'è dietro le quinte (INTERVISTA)
Simple invece è molto più accondiscendente, tenero, affettuoso. Questo è il tipo di uomo che la donna desidera al suo fianco?
Simple&Madama: ecco cosa c'è dietro le quinte (INTERVISTA)
Simple è così perché è “la spalla” perfetta per Madama.

Anche qui ho giocato sul luogo comune del fidanzato tipico.

Non è necessariamente così che deve essere un uomo ma, per quanto mi riguarda, la caratteristica fondamentale e imprescindibile è la gentilezza ed il rispetto verso la donna che si ha accanto.

Le vicende dei due protagonisti sembrano scenette di vita quotidiana realmente accadute. Cosa ti ispira ogni giorno?

Adesso che il progetto è cresciuto, così come la visibilità, cerco di trarre spunto da ogni cosa…per accontentare più lettori possibile, che peraltro sono aumentati tantissimo!

Quindi mi guardo attorno e in qualsiasi situazione, da una cena fuori, una gita fuori porta, una festa con amici o alla fermata del bus, mi appunto ciò che vedo e che potrebbe funzionare. O ciò che mi ispira di più.

A volte faccio anche qualche vignetta sull’attualità, ma davvero di rado. Mi piace lasciare Simple&Madama puliti dai discorsi sulla politica, gossip sporco, o calcio.

Simple&Madama: ecco cosa c'è dietro le quinte (INTERVISTA)
Il mondo del disegno in generale è una passione che richiede sacrifici, costanza e soprattutto una grande determinazione. Non è un mondo facile in cui vivere e lavorare, la competizione è spietata molto più che in altri settori. Quando hai capito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro e non sarebbe rimasto semplicemente un hobby?

Mi fanno piacere queste tue parole.
Di solito, questo, è un settore che viene screditato, sottovalutato. La determinazione sta prima di tutto nell’affrontare tutte quelle persone che ti dicono di trovare un lavoro vero!

Comunque non so risponderti su quand’è stato il momento in cui ho realizzato di volerci lavorare, perché per me è sempre stato così.

Non avevo nemmeno 10 anni, che davanti alla tv ero già decisa a fare i cartoni animati.

Nonostante il veto da parte dei miei genitori, che mi ha portata a fare una scuola che non fosse il liceo artistico, ho continuato a sperimentare e studiare da autodidatta fino alla maturità.

Poi la svolta è arrivata con la Scuola Internazionale di Comics, dove ho imparato le tecniche di animazione 2D e che mi ha permesso di iniziare subito a lavorare.

Simple&Madama è subentrato come un’extra, le vignette le realizzo nelle pause, nei weekend, oppure di notte. Adesso che il progetto ha sgomitato prendendo più spazio di quanto pensassi, l’ho integrato nelle ore lavorative.

Ci sono delle caratteristiche necessarie per sfondare in questo settore?

Come hai detto tu, la determinazione.
E’ un lavoro che richiede umiltà, perché non si finisce mai di imparare. E basta farsi un giro sul web per trovare qualcuno molto più bravo di te. O più esperto, o più aggiornato. Un’altra prerogativa essenziale è sicuramente un sano spirito di sacrificio!

Sono state tante le serate in cui sono stata invitata al cinema, o al pub, o una domenica al mare e così via, ma quando ci sono le consegne, vanno rispettate.

Progetti per questo 2015 appena iniziato?

Ho appena concluso il secondo libro, a breve inizierò a lavorare sul terzo.

In aggiunta, ci sono in arrivo il sito ufficiale, tanti gadget e collaborazioni, come quella con Screenweek.
A parte questo, che non è poco, preferisco non buttare troppa carne al fuoco. Meglio fare una cosa per volta, ma fatta bene!

Coinquilini: come trovarli e da chi stare alla larga (INTERVISTA)

Coinquilini: c’è chi li cerca per affrontare una nuova vita, quella universitaria, tra lezioni, bi-locali e abbonamenti per la metropolitana. C’è chi vuole liberarsene: troppo frastuono la notte, piatti sempre sporchi e orari delle pulizie non rispettati mai. Senza parlare delle bollette pagate l’ultimo giorno e della dispensa sempre vuota.
C’è chi ne ha bisogno, per dividere le spese così pazze e ammortizzare il caroprezzo della vita al nord.

Come trovarli e da chi stare alla larga? Abbiamo fatto due chiacchiere con Giuseppe, l’amministratore della pagina “Il Coinquilino di Merda”. Ecco cosa ci ha risposto.

Ciao Giuseppe, come è nata l’idea della pagina? Hai avuto delle esperienze negative con dei coinquilini?

Ciao Fabiola, l’idea è nata quando una mia coinquilina si asciugava i capelli con il phon in corridoio, verso l’una di notte. A quel punto ho detto: o la uccido o faccio qualcosa per sfogarmi. Così è nata la pagina. Poi ho scoperto che non ero l’unico ad avere questo tipo di frustrazione.

Quali devono essere le “qualità perfette per un perfetto coinquilino”?

Per il “perfetto coinquilino” hai sbagliato interlocutore! Io penso che il coinquilino perfetto non esista, anzi credo che esistano solo coinquilini di merda. Ognuno lo è modo suo e nessuno si salva.

Quali sono i litigi più comuni tra coinquilini?

Tempo fa abbiamo lanciato un sondaggio dalla pagina proprio sulle cose e azioni più gravi del coinquilino di merda, ed è emerso senza dubbio
che la cosa meno sopportata è la scarsa igiene. Viste le testimonianze, comunque, aggiungo le liti sul cibo e sulla carta igienica.

Da chi stare alla larga?
Dipende! Personalmente io non sopporto i coinquilini che fanno gli amiconi e poi ti fregano i soldi delle bollette. Preferisco i cinghiali che però si fanno voler bene.

Le tre “regole” perfette per la convivenza perfetta

Le tre regole:
vai a vivere da solo
vai a vivere da solo
vai a vivere da solo

altrimenti scappa.