sabato, 2 Maggio 2026

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Alice Pasti, modella curvy: “Amatevi per come siete” (INTERVISTA)

Alice è la ragazza della porta accanto. Nasce ragioniera, ma capisce ben presto che il suo obiettivo è un altro. Lei vuole fare la modella, nonostante i chili di “troppo” e in una società che eleva come canone di bellezza tutto ciò che rientra in una misera taglia 38. Eppure Alice non ci sta e il suo sogno inizia proprio con questa sfida: fare la modella curvy. Un bel giorno si mette in gioco davanti all’obiettivo di una macchina fotografica, che cattura la sua bellezza, le sue curve, le sue linee morbide. Il gioco è fatto. Il suo corpo diventa il suo biglietto da visita, il mezzo attraverso il quale portare passo dopo passo, scatto dopo scatto, un piccolo cambiamento nella realtà italiana. Un piccolo grande cambiamento per lei e per tutte le donne.

“Spero di aiutare tutte quelle persone che, avendo come icone di bellezza le donne che i media fino ad ora hanno imposto, non riescono purtroppo ad accettarsi per quello che sono”.

15.000 followers su Instagram (@alicepasty), ma la strada è ancora lunga. La determinazione però la accompagna in questo viaggio alla ricerca del successo. Il resto ce lo ha raccontato lei.

Ciao Alice, ti presenteresti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Mi chiamo giustappunto Alice, ho 26 anni e ho appena “mollato” la vecchia vita per potermi dedicare interamente al raggiungimento della realizzazione dei miei sogni, perlomeno, ci proviamo. Sono una fotomodella curvy.

Cosa ti ha spinta a diventare una modella curvy e che risultati stai ottenendo dal punto di vista personale e lavorativo?

In realtà, quando ho iniziato per gioco, mai e poi mai pensavo che il mio percorso avrebbe preso questa piega, ti dico la verità. Ho iniziato dal nulla, molto “silenziosamente” e piano piano mi son fatta conoscere, ho lavorato con tantissimi fotografi, e spero sia l’inizio di un altro lunghissimo step. Ci sono centinaia di fotografi che io stimo e con i quali spero di lavorare, ci sono tantissime cose che sogno e che spero di realizzare, insomma, anche se sono 3 anni che frequento questo “ambiente” mi sento di aver appena cominciato, in realtà, ho appena cominciato, a far sul serio.

A questo punto sono già felicissima, personalmente mi sento una persona nuova, è davvero una soddisfazione riuscire a fare ciò che mi piace, io lavoravo come ragioniera, e mi dedicavo alle foto solo il week end, l’ho fatto per tre anni, ma mi sentivo in una vita che non mi apparteneva. Cosi, la vita mi ha messo di fronte ad una decisione, ho preso coraggio e ho deciso: mi dedico solo a me, alla fotografia e ai miei sogni.

Uno dei grandi sogni, infatti, è quello di poter diventare una specie di “icona” di bellezza alternativa. Tante persone già mi seguono e mi sostengono, infatti sul mio profilo Instagram ho 15000 followers, alcuni di questi mi scrivono complimentandosi per il mio coraggio, per quello che faccio e che vorrei ottenere, vediamo!

Sentiamo parlare sempre più spesso di modelle curvy, come nel caso della protagonista dell’ultimo calendario Pirelli. Secondo te, sta realmente cambiando qualcosa? La moda si è decisa ad assomigliare un po’ di più alla realtà?

La notizia del Calendario Pirelli mi ha lasciata a bocca aperta, davvero piacevolmente colpita e non ti nascondo che ho fantasticato molto, nel senso, sarebbe un sogno per me, essere scelta per qualcosa di cosi “tosto”. Lei è davvero bellissima, ed è un vero esempio di bellezza, alternativa, a quello che la società in questi anni ha voluto imporci. Non saprei dirti se questa scelta è stata frutto di un “loro sistema” oppure è stato fatto per poter essere un esempio a livello mondiale. Io sinceramente mi auguro la seconda ipotesi. Alcune modelle curvy, lavorano davvero tanto, ovvio, il mercato curvy è ancora in crescita, ed io spero che cresca sempre di più.

Stai portando avanti una vera e propria lotta con una realtà italiana in cui la bellezza viene spesso e volentieri associata alla magrezza. Ti sei mai dovuta scontrare con chi aveva pregiudizi nei tuoi confronti? Se sì, come li hai affrontati?

Sai quante porte sbattute in faccia ho ricevuto per la mia “forma fisica”? A molte persone in realtà non importa se sei bella e brava come modella, se hai una taglia superiore alla 42, sei “grassa”, molti fotografi non hanno mai voluto lavorare con me per questo motivo e io all’inizio ci soffrivo molto, poi mi sono seduta un attimo, ho riflettuto e mi son detta: “quante persone hanno creduto in te, e stanno credendo in te come donna e come modella?” ed ancora: “quante persone ti cercano per lavorare come fotomodella”? Quindi ho cominciato ad accettare che non si può piacere a tutti, e sono andata avanti a testa alta, cercando di dare ciò che potevo e non cercare di dare oltre le mie possibilità. Io sono una curvy, le mie misure sono 100-78-100 quindi ho inseguito le strade adatte a me.

I disturbi alimentari sono uno dei mali principali della società moderna. Tu hai mai avuto problemi ad accettare il tuo corpo o hai sempre amato le tue forme morbide?

Purtroppo si, i disturbi alimentari sono proprio una brutta bestia, io personalmente non ne ho mai avuti quindi non vorrei esprimermi su argomenti così delicati, non conoscendone poi molto, ma immagino siano devastanti psicologicamente e fisicamente parlando.

No, non ho sempre accettato il mio corpo, prima lo rifiutavo, ho provato tutte le diete possibili ed immaginabili, sport, digiuno, qualsiasi cosa. Poi da quando ho iniziato a rivedermi, nelle foto, è arrivata la consapevolezza del fatto che ognuno di noi ha la propria conformazione e che deve solo cercare di migliorarsi, nascondere i difetti ed esaltare i pregi. Ovviamente cerco di fare tanto sport, mangiare abbastanza sano, (io amo mangiare) e cerco di migliorarmi finché posso. Vedendomi da fuori, riesco a comprendere cosa va e cosa non va in me e sono arrivata ad oggi, che mi piaccio davvero tanto e finalmente sto riuscendo ad accettarmi per quella che sono tanto da farne una forza.

Cosa vorresti dire a tutte le donne che disprezzano il proprio corpo a causa dei modelli assurdi che vengono proposti? Quale è il segreto per accettarsi e amarsi a prescindere dal proprio peso?

Il mio primo consiglio è quello di accettarsi per come si è, il che non vuol dire “arrendersi”, assolutamente no. Vuol dire accettare il proprio corpo e lavorarci sopra per migliorare ciò che si vorrebbe migliorare. Lo sport è fondamentale, a qualsiasi età. Il mangiar sano, il saper vestirsi e risaltare la propria immagine è fondamentale!
E soprattutto sentirsi bene con quello che si indossa. Come dicevo prima, ogni donna deve esaminarsi e capire cosa vuole “nascondere” e cosa vuole “risaltare” del proprio corpo. A seconda della nostra corporatura e delle nostre forme, noi dobbiamo indossare capi che ci risaltino. Guardatevi dei tutorial di trucco, studiatevi alcuni outfits e provateli su di voi, andate dal parrucchiere, truccatevi, fate ciò che vi piace.

Amatevi per come siete, non smettete mai di prendervi cura di voi.

Come e dove ti vedi tra 5 anni e quali sono i tuoi progetti futuri?

Tra 5 anni? Non mi vedo. Io cerco di godermi giorno per giorno le gioie che la vita mi regala.
Credo che tutto sia più o meno scritto dal destino, ma credo anche, che se vuoi qualcosa, devi lottare per averla.
Più desideri qualcosa, più questa cosa può accadere, devi quindi desiderarla con molta intensità.
Desidero poter diventare modella curvy a tempo pieno, lavorare con grandi nomi, Lavorare lavorare lavorare, girare il mondo e riuscire ad aiutare tutte quelle donne che hanno solo come stereotipo di bellezza quelle donne taglia 38, e che quindi non si accettano. No! La bellezza è quella ma è anche altro ed io ce la metterò tutta.

Daniela Farnese, “La cosa più bella da fare con i libri è leggerli” (INTERVISTA)

Credit: dottoressadania.it

Scrittrice e blogger italiana, Daniela Farnese ha appena pubblicato il suo quarto libro, che è già negli scaffali più in vista di tutte le librerie. La sua prima opera è stata una saggio: “101 Modi per far soffrire gli uomini (siate stronze, siate cattive, siate spietate)”, pubblicato nel 2011, e subito, l’anno successivo è uscito il suo primo libro dal successo internazionale: “Via Chanel N° 5”.

Simpatica, gentilissima e stra divertente, Blog di Lifestyle ha avuto l’occasione di intervistare Daniela Farnese. Ecco cos’abbiamo scoperto di lei.

Ciao Daniela, come sei approdata al mondo della scrittura?

Che bella domanda. In realtà ho sempre scribacchiato ma non ho mai avuto un libro nel cassetto. La parte più impegnativa della scrittura per me è stato il momento in cui ho deciso di aprire un blog ormai 11 anni fa; era un gioco visto che erano ancora sconosciuti e non ce n’erano molti. E niente, poi è diventata un’abitudine quotidiana, chiacchieravo, postavo. Era diventato uno strumento conversazionale, e quella era diventata la mia pratica abituale con la scrittura. I libri poi sono arrivati abbastanza dopo, ho collaborato con qualche rivista, scrivevo dei pezzi, qualche racconto, e poi appunto non ho mai avuto un libro nel cassetto; finché l’editore non mi ha scovata sul blog e mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un libro dal titolo divertente. E da li è nato il primo libro, ma se non fosse stato per lui che me lo veniva a chiedere, conoscendomi e conoscendo la mia pigrizia non l’avrei mai fatto. Anzi è stato anche molto fondamentale avere una data di scadenza, di consegna che mi stimolava a finire il lavoro.

C’è un rito particolare che fai quando devi scrivere? Scrivi in un preciso momento della giornata o non hai regole a riguardo?

Io scrivo soprattutto nel pomeriggio tardo, perché la mattina sono KO, assomiglio a una specie di manichino appoggiato sulla sedia. Il mio momento d’oro di solito è dalle 3 alle 4 in poi: mi preparo il mio caffè, nella mia tazza, che è sempre quella, e comincio a scrivere. Poi diciamo che sono abbastanza poco bukowskiana, perché per scrivere non devo bere, non ci deve essere musica, né silenzio assoluto. Salvo con l’ultimo romanzo che ho un po’ cambiato abitudini per cambiare prospettiva, e sono andata a scriverlo in una libreria-caffè di Milano molto carina. E quindi qualche giorno l’ho passato lì, nella confusione, con un brusio di sottofondo che era molto stimolante. Sempre con il caffè a portata di mano.

Si parla spesso di “blocco dello scrittore”. Ti è mai capitato di aver ostacoli nella stesura dei tuoi libri?

Non mi è mai capitato di non averli, diciamo così. L’ultimo anno ad esempio è stato tutto un blocco. Ho avuto in mente un sacco di idee, e fin da subito non ho voluto fare il terzo libro dei romanzi Chanel perché mi piaceva l’idea che fosse finito con quel lieto fine totale. Quindi ho deciso di fare una storia diversa, e lì c’è stato un attimo di grande blocco, a livello d’ispirazione: avevo tantissime storie ma non me ne convinceva neanche una, quindi ogni settimana cambiavo idea.

C’è un momento preciso in cui è nata l’idea di “A noi donne piace il rosso”?

L’idea mi è venuta al Vinitaly con delle amiche. Erano un paio d’anni che non ci andavo e incontrare vecchi conoscenti e produttori è stato un momento molto carino perché ci dicevamo “altro che settimana della moda, questo è il vero cuore italiano”, “che bello sarebbe vivere di vino”. E allora io mi sono detta, “perché non scrivere qualcosa che parli di vino?” poi è stato bello perché dopo che mi è venuta questa idea avevo l’impalcatura della storia, ma poi dovevo assolutamente studiare, perché raccontare la terra, le vigne, il lavoro era una cosa di cui dovevo documentarmi. Ho ripreso in mano tutti i contatti che avevo di qualche anno fa nell’ambiente del vino e ho chiesto di farmi vedere, ospitarmi. Mi sono fatta due mesi meravigliosi in giro per le cantine e le vigne d’Italia, ed è stata un’esperienza bellissima, nonostante io sia ingrassata di quattro chili. Ma la verità è che se non assaggi non puoi scrivere.

Amore, moda e vino sono parole chiavi dei tuoi libri, è così anche per la tua vita reale?

Non dimentichiamoci il caffè. Comunque si, sono cose che mi piacciono abbastanza. Della moda sopratutto le scarpe, perché soffro molto il problema del rimanere in linea, visto che sono una buona forchetta. Per questo amo le scarpe: non ti fanno mai sentire grassa, hai sempre la stessa taglia, ti stanno sempre bene; e quindi compro una marea di scarpe. Poi a differenza degli altri romanzi e del manuale, questo libro l’ho scritto in un momento particolarmente felice, perché sono innamorata. L’unico grande problema a riguardo è che il mio ragazzo è astemio.

Ci elenchi tre motivi fondamentali per cui la popolazione femminile dovrebbe assolutamente leggere il tuo libro?

Sicuramente perché è una bella storia, perché insegna a non avere paura del tempo, ed è una cosa che spaventa tutte le donne, non solo quelle giovani ma anche quelle che sono un po’ più agée, e poi perché non fa ingrassare.

Quanto c’è di tuo nei personaggi di Rebecca e Ambra?

In realtà molto poco in entrambe. La cosa che abbiamo in comune io e Rebecca è il fatto che lei aveva bisogno di ritrovare se stessa, e in questo, in quel determinato periodo della mia vita, era molto simile a me. E poi c’è ovviamente la fissa per le scarpe. Ambra invece vive sempre connessa, ha questa sindrome perenne di femme prodige e le sembra di perder tempo continuamente, deve fare tutto in fretta. Questa credo che sia l’unica cosa che io a Ambra abbiamo in comune.
Non sono personaggi autobiografici, ma nella storia c’è molto di mio, più nei personaggi minori come le amiche di Ambra che sono molto sarcastiche, in loro mi ci rivedo molto. Ecco, io sono sempre l’amica delle mie protagoniste.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro, ti aspettavi tutto questo successo?

No. Anche perchè non pensavo di essere portata per scrivere libri rosa. Essendo stata sempre molto cinica pensavo di non poter proprio scrivere d’amore. Invece mi sono resa conto, soprattutto con il blog, che quando ti capita la classica batosta d’amore, la prima cosa che fai è quella di lanciare messaggi e parlare di questa situazione. E la cosa pazzesca è che non solo moltissime ragazze si sono riviste nelle mie parole e nel mio percorso doloroso, ma che tutte avevano una storia da raccontare.

Come vivi il rapporto social con i tuoi lettori?

Benissimo, mi diverto molto. Poi tra l’altro è bello perché io avevo dei lettori, prima che uscissero libri, che mi seguivano sul blog, molto più satirico, ed è stato strano per loro vedermi pubblicare questi libri.

Hai mai pensato di creare una pagina Facebook per dividere la tua vita privata dalla tua vita da scrittrice?

In realtà no. Ci ho pensato e ne ho anche discusso con l’ufficio stampa, però in effetti da quando ho aperto un blog la mia vita privata e quella online si sono fuse. Con il blog mi ero già costruita un nickname e un entità parallela, che mi hanno permesso di essere me stessa in tutti i momenti. Quindi io non soffro assolutamente la mancanza di privacy, perché molta parte della mia vita l’ho vissuta mettendo tutto in rete. È ovvio che sono però diventata molto brava a filtrare le informazioni che voglio dare.

Lettura e scrittura sono pane quotidiano per chi fa, o aspira a fare, un lavoro come il tuo. Ma contano in egual modo? Cosa serve maggiormente per arrivare al successo?

Bisogna leggere molto di più di quanto si scrive. L’ho scritto anche in un tweet una volta “Non capisco perché tutti vogliono scrivere, quando la cosa più bella da fare con i libri è leggerli”. Secondo me per riempire il tuo immaginario, per dar vita alla tua fantasia, per essere bravo, bisogna leggere moltissimo. Il grande limite oggi è che tutti hanno nel cassetto un libro autobiografico, perchè tutti ovviamente trovano estremamente interessante la propria vita. In generale, più che pensare alla propria vita e mettersi giù a scrivere, bisogna leggere tanto delle vite degli alti, inventate o meno.
Prima di provare a scrivere bisogna leggere tanto, e poi leggere ancora.

Progetti per il futuro? Qualche nuova storia d’amore che ci lascerà senza fiato?

Spero di si. In quest’anno sabbatico ho raccolto fin troppe idee, e sto cercando di scaglionarle per poterle portare a analizzare bene. Ma almeno un paio le porterò a termine sicuramente. E poi chissà, non ho ancora pensato se fare un seguito di “A noi donne piace il rosse”. Vediamo.

Saluti i nostri lettori suggerendo loro 3 libri che devono assolutamente leggere?

Allora, sicuramente “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, è un buon libro con una storia che mi piace molto. Un altro libro che consiglio sempre a tutti è “Trilogia della città di kappa”, di Kristof Agota. E poi uno dei miei libri preferiti dall’epoca adolescenziale è “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal: la sua scrittura è molto onirica, ma sembra quasi la scrittura di un pazzo alcolizzato, però i suoi libri sono veramente molti belli e hanno un immaginario molto forte. Poi soli 3 libri sono pochi, leggete qualsiasi cosa: se è scritta bene vale la pena di leggerla.
Grazie e buon lavoro.

Grazie a te

Andrea Diprè: “Io e Sara Tommasi ci sposiamo” (INTERVISTA)

Lo conosciamo tutti. Ma proprio tutti. Perché un personaggio come lui è impossibile ignorarlo. O lo si ama o lo si odia. Parliamo di Andrea Diprè, avvocato, critico d’arte, youtuber, fondatore del dipreismo, eclettico e versatile. Si è raccontato a noi di Blog di Lifestyle, senza peli sulla lingua, perché lui non ne ha, e ci ha svelato alcuni dettagli sulla tanto chiacchierata storia con Sara Tommasi.

Buongiorno Andrea, il pubblico del web la conosce perfettamente grazie ai suoi video, ma tutti sicuramente si chiedono: ci è o ci fa? Come si descrive nella vita privata, a telecamere spente?

Sicuramente penso di essere una delle pochissime persone che non è obbligata ad avere una maschera. Tutto quello che io faccio risponde alla mia indole, a me stesso. Si capisce benissimo anche nei filoni che io seguo nei miei video, il Diprè per Lei e il Diprè per il sociale. Nel Diprè per Lei vengono solo opere di arte mobili, ovvero individui di sesso femminile che io incontro certo per fare audience ma anche con uno scopo sessuale, di incontro sessuale, perché il Dipreismo è fondato sul sesso, sulle sostanze stupefacenti e sul denaro liquido e quindi è normale che il sesso sia fondamentale. Mentre il Diprè per il sociale rispecchia la necessità di fare dei video che siano molto visti e seguiti.

Si trova spesso a che fare con personaggi molto singolari, diciamolo spesso trash, che comunque hanno un gran seguito tra i social. Lei che li ha più o meno conosciuti tutti, può dirci, a suo parere, qual è la chiave del loro successo?

Il mio punto di vista è un punto di vista numerico. Le classificazioni non esistono per me, per me esistono solo gli individui che fanno un certo numero di visualizzazioni, che provocano un certo numero di pagine, che hanno un potere di far parlare di sè o no. Infatti trovo scandaloso che le enciclopedie siano piene di soggetti che non valgono nulla e che qualcuno pensa che siano importanti e hanno anche vie titolate e invece soggetti che fanno parlare, che hanno fama ma che non vengono riconosciuti come importanti. Io mi domando ma chi è che può definire che un Rosario Muniz sia meno importante di Petrarca, chi lo stabilisce questo? Esiste un “io” che deve stabilire che un essere umano sia più trash di un altro? Io direi che in base ai numeri non è meglio Petrarca che invece ci obbligano a studiarlo.

Certo è vero che da un punto di vista sensoriale, dei sensi preferisco un Diprè per lei, che un Rosiario Muniz, ma dal punto di vista dei numeri la bilancia è chiara. Per me è trash anche la politica, anche Renzi è trash, Renzi, come per dire qualsiasi altra persona, ma anche di politici mondiali, internazionali, chiunque è trash, chi definisce che cosa è importante e chi non lo è? In realtà, ora siamo nella fase del Dipresmo distruttivo, che è la fase attuale che stiamo vivendo, una fase in cui bisogna abolire ogni falso mito e azzeriamo tutto. È chiaro che se il Dipreismo fosse politica, religione e monarchia io Andrea Diprè stabilirei sotto una cerchia di gerarchia cosa conta e cosa no. Cambierei i libri scolastici. Ad esempio, nel Dipreismo non ci sarebbe mai stato un Expo dei cibi, ma un Expo delle droghe, ad esempio, lo stand della Colombia avrebbe avuto la Cocaina, lo stand Italiano avrebbe avuto la marijuana leccese, quello di New York avrebbe avuto la coca del Bronx, Las Vegas di acidi, voglio dire, tutte cose che farei nel Dipreismo instaurato, che non c’è. Non sono un utopista, so che non c’è e probabilmente non ci sarà mai, ma io vivo come se non ci fossero i governi, non riconosco l’Italia come Stato, così come gli altri Stati, non esiste per me lo Stato, esiste solo il Dipreismo.

Parliamo un po’ di lei, negli ultimi tempi il gossip si scatena, si parla di questo matrimonio con Sara Tommasi, siete stati spesso fotografati insieme, a noi può dirlo quanto c’è di vero dietro questa storia?

C’è questa relazione che è assolutamente vera, però è una relazione dipreista. Intanto il matrimonio che era fissato per il 24 Maggio a Las Vegas non sarà più li, ma in Costa Azzurra, o il 24 o leggermente dopo, però la zona si è spostata verso Nizza, Montecarlo o Cannes, per far partecipare più dipreisti che sono più in Italia che all’estero. Il rito sarebbe un rito dipreista, che per me ha assoluto valore anche se per altri potrebbe non averne. È anche vero che quando si fa un rituale, di qualsiasi tipo sia, quello rappresenta già un legame. Anche se io comunque continuerei a frequentare tutte le altre opere mobili, non c’è assolutamente la monogamia. Con Sara Tommasi ci vediamo costantemente dipende anche da lei, se riesce ad accogliere in pieno il dipreismo, perché ha ancora molte pressioni dettate dalla vecchia maniera, dalla tradizione. Noi questa sera dovevamo fare l’addio al celibato insieme, vediamo se è ancora confermato. Perché su di lei ci sono pressioni di altra gente, tradizionalista. Vediamo fino all’ultimo.

Non possiamo non chiederle anche del film hard a cui ha partecipato..

Il film è scaricabile sul sito. L’attore vero è Max Felicitas che anche Rocco Siffredi ha dichiarato essere il suo miglior erede. Io ho partecipato sia per la stima che ho verso Max Felicitas ma anche perché il dipreismo vuole dimostrare che Andrea Diprè può fare qualsiasi cosa. Io rispondo solo alla mia monarchia, quindi non me ne frega nulla. Certo, finora io posso solo dire: “compratelo questo film”, non posso imporlo, ma se fossi monarca assoluto sarebbe distribuito in tutte le scuole.

La sua vita è ricca di soddisfazioni e successo, ma c’è un sogno nel cassetto che ancora vuole realizzare?

La mia vita è come quella degli Ebrei, sono in continua ricerca della terra promessa, sono schiavo in un mondo non dipreismo. La politica l’ho abbandonata, perché la politica democratica è una cosa inutile, immagini un politico che venga beccato a fare un’orgia, non so se potrebbe continuare a fare quello che fa. E per me quello non è potere, sono solo cavolate.Il potere è un altra cosa. Il potere ce l’ha la regina d’Inghilterra. Ma ancor di più i capi di Stato assoluti, qualcuno li chiama tiranni, in realtà sono monarchi illuminati. C’è chi può vantare questo, paradossalmente mi sembra strano che la super potenza americana non abbia un monarca, ma un presidente elettivo. Voglio dire passa il mandato ed è finita. Non mi occupo più di queste cose qua anche se confesso che un Diprè per Lei con le ministre attuali lo farei volentieri.

Il mio unico sogno è che si instauri il dipreismo assoluto. Ma so che rimane un sogno anche se io vivo fino all’ultimo per combattere affinché si realizzi. Ripeto non sono un utopista, non mi permetterei mai di andare con una fionda al Palazzo del potere perché so che non gli farei nulla. Io se attacco è perché so di avere la forza per farlo. Al 99% qualcuno dirà che non ce l’avrò mai, per questo sto teorizzando un dipreismo metafisico, cioè che si instaurerà su un altro pianeta. C’è qualcuno che mi chiede: “a chi ti paragoni?”, l’unico che mi viene in mente è Gesù Cristo, per quanto siamo su lati diametralmente opposti, come pensieri, valori ecc ma lui è l’unico che ha provato a portare il suo regno. Ha fatto una brutta fine ma secondo i credenti il suo regno è di un altro mondo e anche io arriverò a dire questo: il dipreismo è di un altro mondo, dove sesso, droga ecc regnino è chiaro che solo chi è dipreista lo vivrà, tutti gli altri andranno all’inferno.

Una domanda un po’ più personale, tornando indietro rifarebbe esattamente le stesse scelte?

Ma si. Io mi adoro in un modo incredibile. Anche se capisco che ho dei limiti, so che ci sono ma mi auto compiaccio vivendo fino all’ultimo. Sono convinto della teoria metafisica, io son sicuro che dopo questa vita mi si spalancheranno le porte del regno dipreista. E lo dico anche a quelli che vogliono farmi del male: “attenzione perché ce la pagherete dopo”.

Lei è un critico d’arte, forse il più famoso del web, qual è il suo artista preferito?

Io ti ringrazio per questa domanda. Io per lo Stato sono un avvocato, ho conseguito la Laurea a Trento, ho fatto i miei due anni di pratica e conseguito il titolo di avvocato, dopo 4, 5 anni che ero iscritto al consiglio dell’ordine degli avvocati di Trento mi hanno cancellato sia perché dicevano che facevo un programma televisivo con i pittori, sia perché alcuni miei atteggiamenti, per esempio quando presentavo dei quadri con una modella nuda vicino, non erano compatibili con il decoro della professione, ovviamente era solo una scusa per estromettermi.

Mentre il titolo vero che mi sono data per le mie intuizioni è quello di critico d’arte. Voi sapete che nel calcio si suole dire che esiste il calcio prima e dopo Maradona. Nell’arte esiste un prima e dopo Diprè. Nella vita mi paragono a Gesù Cristo, nell’arte a Giotto. Come Giotto cambiò il modo di dipingere, io sono il primo nel mondo a dire che arte non è più il quadro, la poesia, la scultura ma il quadro si identifica con il sesso femminile. E le donne dovrebbero essere orgogliose perché nel dipreismo c’è una centralità estrema. I riti dipreisti sarebbero ufficiati non da 5 preti che disturbano ma da sacerdotesse dipreiste. La donna avrebbe un ruolo egemone. Ovviamente non superiore al mio. Come la piramide egiziana ci sarei io per primo e poi al primo grado le sacerdotesse dipreiste.

Concludiamo con un saluto ai lettori, ma soprattutto alle lettrici di Blog di Lifestyle, in tema Diprè?

I miei seguaci son quasi tutti maschi. Un vero dipreista sarebbe felice di essere “dominato” da una donna, a parte questo saluto tutti quelli che leggeranno quest’intervista. “Catafratto e sibaridici” sono i miei vocaboli che tutti i dipreisti conoscono. La mia massima filosofica è “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro Diprè”, il cielo stellato richiama l’altro pianeta, la morale dipreista si identifica con un’intera notte di sesso e droga.

Bruno Barbieri: ‘Non dimentico le mie origini’ (INTERVISTA)

quotidiano.net

Per festeggiare i 120 anni dalla sua nascita, il brand Lucano ha creato un connubio perfetto fra tradizione e innovazione. Con la conferenza di ieri la famiglia Vena ha lanciato una nuova selezione di prodotti dal nome “7 stelle”, per richiamare alla mente del pubblico il testimonial d’eccezione di questa campagna: Bruno Barbieri, lo chef italiano con più stelle Michelin (7 per l’appunto).

Noi di Blog di Lifestyle siamo riuscite a strappare un’intervista lampo a questo grande nome della cucina italiana. Sentite – o meglio leggete – che cosa ci ha detto.

Che rapporto ha Bruno Barbieri con la sua terra d’origine e quanto l’Emilia ha influito sul suo concept di cucina?
Bhè, è chiaro che la mia terra di origine ha influito molto sul mio modo di fare e di vedere la cucina. E questo non solo per quanto riguarda la storia della mia famiglia – ricordo in particolare il legame profondo con mia nonna – ma anche per quanto riguarda la regione, il territorio. Sin da bambino la mia idea di cucina respira quest’aria della mia terra natale, della mia famiglia. Una cosa che ci tengo a sottolineare è il fatto che io non dimentico da dove arrivo, da dove sono partito. Questo è importante perchè poi uno arriva nel mondo della televisione, del cinema, e molto spesso il passato, la propria origine, tende a dimenticata. Però io faccio tutt’altro, faccio il cuoco, e non mi sono dimenticato, non posso dimenticarmi da dove vengo e da dove è partito il mio lavoro e la mia passione per la cucina.

Parliamo di Masterchef. Lei ha lavorato sia con la categoria “senior” che con la “junior”. Quale delle due preferisce? Che differenze ci sono fra le due?

Sono due cose diverse. Sinceramente in junior Masterchef mi sono un po’ rivisto: io alla loro età – otto, nove anni – ero così, avevo voglia di scoprire, di trovare, di inventare, avevo già questo sentimento gastronomico che mi avvolgeva e sentivo che mi cambiava giorno dopo giorno. Fra le due categorie un po’ di differenza è normale che ci sia. Nel Masterchef quello “per adulti” arrivano comunque uomini e donne che hanno già un’età, che cercano probabilmente quella parte di televisione, quel momento di celebrità tanto desiderato. I ragazzini invece sono diversi: la cosa incredibile che li caratterizza e che quanto tu gli dici una cosa, un secondo dopo loro hanno già capito e l’hanno già memorizzata. Se tu, ad esempio, durante un assaggio gli suggerisci la ricerca della centralità nella composizione e il fatto che il piatto debba essere verticale anzichè orizzontale, il piatto dopo è già impiattato perfettamente.

In un certo qual senso poi è anche più facile lavorare con i questi giovanissimi talenti, che hanno il cervello pulito, libero da tutta una serie di contaminazioni. Contaminazioni non solo gastronomiche, ma anche televisive: è innegabile che Masterchef sia un programma che ormai tutti conoscono, quindi è chiaro che chi vince diventerà poi una star. In questo senso gli adulti sono molto competitivi, magari meno aperti e disposti ad imparare a migliorare e migliorarsi. I ragazzi invece sono liberi da tutte queste logiche: si divertono, giocano, sperimentano, imparano ad amare sin da giovani tutta una serie di prodotti gastronomici che magari non conoscono. Mi viene a proposito in mente quella volta in cui – mentre mi trovavo a Londra – mi è capitato un episodio che mi ha lasciato senza parole: ero in un supermercato a fare la spesa e ho notato un ragazzino che, prendendo in mano un pollo, ha chiesto alla madre che cosa fosse quell’alimento. Queste cose chiaramente in Italia non succedono, ed è solo un fattore positivo perchè indica che i ragazzi, fin da piccoli, vengono educati alla cultura del cibo e all’apprezzamento dei nostri prodotti gastronomici.

A cura di Valentina Scillieri e Tatjana Ucci