sabato, 28 Gennaio 2023

Interviste

Home Interviste

Simona Sacri: per il mondo alla ricerca di emozioni (INTERVISTA)

Simona Sacri, napoletana di nascita, ma piemontese d’origine e romagnola d’adozione ha da sempre una grande passione per i viaggi e per l’esplorazione in generale. Lei stessa afferma che viaggiare fa crescere e maturare. E questo è quello che è accaduto a lei che, fin da bambina è cresciuta viaggiando in compagnia di due genitori instancabili avventurieri.

Per lei il viaggio è libertà, felicità, gioia ed euforia, spirito di adattamento e uno stile di vita.

Blog di Lifestyle ha avuto il piacere di intervistarla: ecco cosa ci ha raccontato.

Simona, raccontaci di te. Com’è nata l’idea di fare la travel blogger?

In realtà non é stata una scelta mirata, lo sono diventata per, diciamo così, un felice caso fortuito. Io mi definisco principalmente una viaggiatrice. Ho imparato il senso del viaggio dai miei genitori, l’ho poi sviluppato arricchedolo con la mia innata curiosità e la mia passione per la storia, le tradizioni e le culture differenti ed oggi lo condivido con un meraviglioso compagno di vita, e di viaggi naturalmente, mio marito. Ho iniziato a raccontare le esperienze e la mia personale scoperta del mondo sulle pagine virtuali del mio blog, simonasacri.com, per condividerle con amici e conoscenti, che sempre più spesso mi chiedevano consigli ed informazioni pratiche sui luoghi visitati. Con il tempo, la passione ed un pizzico di fortuna tutto questo si é trasformato in una nuova avventura che, oggi dopo ben tre anni, mi regala grandi soddisfazioni e nuovi stimoli per continuare a crescere e migliorare e per poter offrire ai miei lettori sempre maggiore qualità ed informazioni dettagliate.

Un luogo al quale sei più affezionata?

Beh, da sempre ed ogni viaggio di più, gli Stati Uniti d’America ed in particolar modo la east coast. Un paese così variegato e sorprendente, con tante storie, luoghi e situazioni da raccontare.


Cosa non deve assolutamente mancare nella tua valigia?

Macchina fotografica, smartphone e moleskine, per catturare istanti ed impressioni preziose, ed un kit di primo soccorso e medicine varie, sono una viaggiatrice estremamente responsabile, forse perchè nei miei viaggi di situazioni difficile ne ho viste (e qualche volta vissute..) di tutti i colori.

Ci sono persone che organizzano un viaggio senza il metodo ‘fai da te’ e lasciano fare alle agenzie. Spiega i lati positivi di organizzare un viaggio e almeno un aspetto negativo. Ci sarà, no?

Il bello di un viaggio fai-da-tè, al di là dell’inevitabile risparmio, é la libertà di creare un percorso in base alle proprie attitudini ed il lusso di poterlo modificare sul posto, magari dietro un incontro, uno spunto o una curiosità. Il lato negativo é sicuramente l’impegno, decisamente maggiore, richiesto nella preparazione e nello svolgimento… se proprio vogliamo trovarne uno, eh!!


5) Qual è il viaggio più difficile da organizzare?

Sicuramente quello a cui tieni di più, per un fattore emotivo, sentimentale o, come mi é accaduto spesso ultimamente, lavorativo.

Ci sono molte persone che hanno paura di volare. Dai loro tre consigli per salire su un aereo senza timore?

Partendo dal presupposto che a me piace molto volare… direi di prenderla come una specie di relax-zone, un’anticamera del viaggio vero e proprio, quello che comincia appena scesi dalla scaletta, di cogliere l’occasione per leggere un libro inerente la meta che ci si appresta a visitare, di provare ad essere più positivi, insomma su quell’aereo ci si sale quasi sempre per raggiungere un luogo dei sogni, o no?

Hai già pensato al prossimo viaggio?

Più che pensato, l’ho già organizzato. Partirò a fine mese per un lungo viaggio, il vetitreesimo ormai, nei miei amati States. Un mese dal new Mexico a New York, 7 stati, diversi mezzi di trasporto ed un numero considerevole di km macinati. Nel mezzo tante città, piccole realtà locali, incontri speciali, tradizioni e qualche chicca. Se volete, potrete seguirmi sui social, ed interagire live seguendo
l’hashtag #myUSA15


8) Se dovessi dare un consiglio ai nostri lettori per un viaggio last minute?

Di non guardare solo al prezzo conveniente ma anche alla qualità, ed alla veridicità, dei servizi offerti, al periodo climatico ed alla sicurezza. Viaggiare é una gran bella cosa, farlo coscienziosamente, credetemi, lo é ancora di più!!

Michelle Bonev: “Ecco come sono cambiata” (INTERVISTA)

Dragomira Boneva Janeva è il vero nome di Michelle Bonev, attrice e regista bulgara trasferitasi in Italia alla ricerca del successo. E ci è riuscita, certo con non poca fatica. Ma soprattutto non pochi problemi, gli stessi che l’hanno fatta diventare quella che è ora.

Tanti auguri Michelle  Bonev

Ha deciso di raccontarsi a Blog di Lifestyle, per la prima volta dopo una lunga assenza dai media e dalla tv, per far conoscere a tutti come è diventata oggi Michelle Bonev.

Ciao Michelle, innanzitutto, grazie per esserti resa disponibile per questa piccola intervista.
Una donna dalle mille forme. Ti abbiamo conosciuta mora nel 2004 in “Mai storie d’amore in cucina” e nel 2007 in “operazione pilota”, riccia nel 2008 in “Artemisia Sanchez”, bionda nel film autobiografico “Goodbye Mama” . Versatile direi, sempre adatta ad ogni personaggio. Come si descriverebbe nella vita privata?

La mia vita privata è quasi inesistente. Ultimamente non ho più tempo per cambiare il colore dei capelli. Ora ogni mia energia e risorsa economica è dedicata agli ultimi, a chi soffre. Ho venduto le mie proprietà, i miei gioielli, per aiutare chi ha perso ogni speranza e vuole farla finita. Ho creato la prima piattaforma informatica del terzo settore, dove chi ha bisogno di aiuto incontra chi offre aiuto. Tutti devono avere la possibilità di riscrivere la propria storia.

Parliamo subito del libro. “Alberi senza radici”, come nel film “Goodbay Mama”, anche nel libro si racconta, racconta il suo passato, un’infanzia difficile, da cui scappare. Non ha mai voluto nascondere nulla dei suoi dolori. La scelta di metterlo nero su bianco, un’esigenza?

Sì, sicuramente è stata un’esigenza personale, dovevo capire molte cose di me e della vita. C’erano troppe domande senza risposta. Per esempio: “Come mai un padre abbandona una figlia?” Oppure “Come mai una madre può non amare le proprie figlie?”
Ripercorrere il dolore degli anni passati mi ha reso più sicura di me. Comunque, la decisione di raccontare tutto in un libro e in un film ha ragioni diverse. Attraverso il racconto della mia storia volevo dare coraggio a chi soffre. Volevo comunicare che se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti! Il mio messaggio è anche per chi non ha avuto un’infanzia difficile, affinché possa capire ed essere più tollerante con chi soffre. Spesso dietro la maschera sorridente di una persona si cela un grande dolore.

A 19 anni, quando ha lasciato la Bulgaria per venire in Italia, quali erano le sue aspettative? Quali di queste sono state deluse?

Io sono arrivata in Italia nel 1990, a 18 anni, con soli 20 dollari in tasca. Volevo diventare famosa, dimostrare ai miei genitori che avevano sbagliato a non amarmi. Avevo la passione del cinema e sono arrivata ad essere l’attrice di punta di Rai Uno: ho vinto sempre lo share di prima serata. E poi ho scritto, prodotto e interpretato il mio film autobiografico, Goodbye Mama, opera prima come regista. Non è andata come avevo sognato. L’arte è bella, ma quando alzi la posta, il prezzo da pagare è molto salato. Il talento non basta, serve sempre un “Santo in Paradiso”.

tanti  auguri michelle bonev

Nel 2013 ha deciso di denunciare il sistema italiano, che definisce estremamente corrotto. L’intervista a “servizio pubblico” con Santoro, i suoi video su YouTube, la lotta contro un colosso della politica, l’ex premier Silvio Berlusconi. Una scelta coraggiosa, guardandosi indietro lo rifarebbe?

Il sistema in Italia è corrotto e non lo devo dire io, ho soltanto voluto riprendere la mia dignità. Raccontare davanti al mondo intero i compromessi che sono stata costretta ad accettare per avere successo nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta molto sofferta, ma l’unica possibile per me. Non potevo più vivere nella menzogna e nella corruzione. Nessun sogno vale la nostra vita!

Si sente cambiata da questi eventi?

Sono cambiata completamente. Anche prima credevo nei valori della verità, della solidarietà e della giustizia sociale, ma non facevo nulla in quel senso. Pensavo che sarebbe bastato dare lavoro a centinaia di famiglie che prendevano parte alle mie produzioni. D’altronde il sistema funziona così da sempre e sarebbe stato un vero suicidio denunciarlo. Infatti, oggi non lavoro più nel mondo dello spettacolo, l’intero sistema si è chiuso contro di me. Ma io mi sento bene nel mio cuore, ho fatto la cosa giusta.

Cambiamo argomento, c’è un personaggio tra quelli interpretati che si porta nel cuore?

Ho amato ogni personaggio, ma Artemisia Sanchez resterà nel mio cuore per sempre. Era la mia prima volta come protagonista assoluta. Sei milioni e mezzo di spettatori hanno seguito le quattro puntate su Rai Uno in prima serata nel dicembre 2008. Nella splendida cornice della Calabria del 1784, Artemisia, una giovane marchesa, lotta per i diritti dei poveri, rischiando persino la sua vita.

Come si vede fra 10 anni? Quali sono i suoi progetti futuri?

Un anno e mezzo fa, ho fondato l’Associazione Michelle Bonev che si prende cura di chi è stato abbandonato dalle istituzioni e dai media, perché nessun essere umano merita di rimanere invisibile! Per me è assurdo pensare di costruire un futuro luminoso, ignorando chi oggi sta morendo. E dopo tutto quello che ho passato nella mia vita, posso dire che non c’è nulla di più bello del sorriso di un essere umano che ha ripreso la sua dignità. Ogni giorno ricevo centinaia di messaggi da giovani ragazzi che vogliono cambiare il Paese. Mi chiedono cosa devono fare. Sono delusi e impotenti di fronte a questa macchina infernale della corruzione. E io rispondo loro: “Facciamo del bene! È l’unica cosa che possiamo fare. Salviamo chi soffre oggi, perché in quel futuro luminoso che sogniamo, dobbiamo andarci tutti insieme!”

Daniela Farnese, “La cosa più bella da fare con i libri è leggerli” (INTERVISTA)

Credit: dottoressadania.it

Scrittrice e blogger italiana, Daniela Farnese ha appena pubblicato il suo quarto libro, che è già negli scaffali più in vista di tutte le librerie. La sua prima opera è stata una saggio: “101 Modi per far soffrire gli uomini (siate stronze, siate cattive, siate spietate)”, pubblicato nel 2011, e subito, l’anno successivo è uscito il suo primo libro dal successo internazionale: “Via Chanel N° 5”.

Simpatica, gentilissima e stra divertente, Blog di Lifestyle ha avuto l’occasione di intervistare Daniela Farnese. Ecco cos’abbiamo scoperto di lei.

Ciao Daniela, come sei approdata al mondo della scrittura?

Che bella domanda. In realtà ho sempre scribacchiato ma non ho mai avuto un libro nel cassetto. La parte più impegnativa della scrittura per me è stato il momento in cui ho deciso di aprire un blog ormai 11 anni fa; era un gioco visto che erano ancora sconosciuti e non ce n’erano molti. E niente, poi è diventata un’abitudine quotidiana, chiacchieravo, postavo. Era diventato uno strumento conversazionale, e quella era diventata la mia pratica abituale con la scrittura. I libri poi sono arrivati abbastanza dopo, ho collaborato con qualche rivista, scrivevo dei pezzi, qualche racconto, e poi appunto non ho mai avuto un libro nel cassetto; finché l’editore non mi ha scovata sul blog e mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un libro dal titolo divertente. E da li è nato il primo libro, ma se non fosse stato per lui che me lo veniva a chiedere, conoscendomi e conoscendo la mia pigrizia non l’avrei mai fatto. Anzi è stato anche molto fondamentale avere una data di scadenza, di consegna che mi stimolava a finire il lavoro.

C’è un rito particolare che fai quando devi scrivere? Scrivi in un preciso momento della giornata o non hai regole a riguardo?

Io scrivo soprattutto nel pomeriggio tardo, perché la mattina sono KO, assomiglio a una specie di manichino appoggiato sulla sedia. Il mio momento d’oro di solito è dalle 3 alle 4 in poi: mi preparo il mio caffè, nella mia tazza, che è sempre quella, e comincio a scrivere. Poi diciamo che sono abbastanza poco bukowskiana, perché per scrivere non devo bere, non ci deve essere musica, né silenzio assoluto. Salvo con l’ultimo romanzo che ho un po’ cambiato abitudini per cambiare prospettiva, e sono andata a scriverlo in una libreria-caffè di Milano molto carina. E quindi qualche giorno l’ho passato lì, nella confusione, con un brusio di sottofondo che era molto stimolante. Sempre con il caffè a portata di mano.

Si parla spesso di “blocco dello scrittore”. Ti è mai capitato di aver ostacoli nella stesura dei tuoi libri?

Non mi è mai capitato di non averli, diciamo così. L’ultimo anno ad esempio è stato tutto un blocco. Ho avuto in mente un sacco di idee, e fin da subito non ho voluto fare il terzo libro dei romanzi Chanel perché mi piaceva l’idea che fosse finito con quel lieto fine totale. Quindi ho deciso di fare una storia diversa, e lì c’è stato un attimo di grande blocco, a livello d’ispirazione: avevo tantissime storie ma non me ne convinceva neanche una, quindi ogni settimana cambiavo idea.

C’è un momento preciso in cui è nata l’idea di “A noi donne piace il rosso”?

L’idea mi è venuta al Vinitaly con delle amiche. Erano un paio d’anni che non ci andavo e incontrare vecchi conoscenti e produttori è stato un momento molto carino perché ci dicevamo “altro che settimana della moda, questo è il vero cuore italiano”, “che bello sarebbe vivere di vino”. E allora io mi sono detta, “perché non scrivere qualcosa che parli di vino?” poi è stato bello perché dopo che mi è venuta questa idea avevo l’impalcatura della storia, ma poi dovevo assolutamente studiare, perché raccontare la terra, le vigne, il lavoro era una cosa di cui dovevo documentarmi. Ho ripreso in mano tutti i contatti che avevo di qualche anno fa nell’ambiente del vino e ho chiesto di farmi vedere, ospitarmi. Mi sono fatta due mesi meravigliosi in giro per le cantine e le vigne d’Italia, ed è stata un’esperienza bellissima, nonostante io sia ingrassata di quattro chili. Ma la verità è che se non assaggi non puoi scrivere.

Amore, moda e vino sono parole chiavi dei tuoi libri, è così anche per la tua vita reale?

Non dimentichiamoci il caffè. Comunque si, sono cose che mi piacciono abbastanza. Della moda sopratutto le scarpe, perché soffro molto il problema del rimanere in linea, visto che sono una buona forchetta. Per questo amo le scarpe: non ti fanno mai sentire grassa, hai sempre la stessa taglia, ti stanno sempre bene; e quindi compro una marea di scarpe. Poi a differenza degli altri romanzi e del manuale, questo libro l’ho scritto in un momento particolarmente felice, perché sono innamorata. L’unico grande problema a riguardo è che il mio ragazzo è astemio.

Ci elenchi tre motivi fondamentali per cui la popolazione femminile dovrebbe assolutamente leggere il tuo libro?

Sicuramente perché è una bella storia, perché insegna a non avere paura del tempo, ed è una cosa che spaventa tutte le donne, non solo quelle giovani ma anche quelle che sono un po’ più agée, e poi perché non fa ingrassare.

Quanto c’è di tuo nei personaggi di Rebecca e Ambra?

In realtà molto poco in entrambe. La cosa che abbiamo in comune io e Rebecca è il fatto che lei aveva bisogno di ritrovare se stessa, e in questo, in quel determinato periodo della mia vita, era molto simile a me. E poi c’è ovviamente la fissa per le scarpe. Ambra invece vive sempre connessa, ha questa sindrome perenne di femme prodige e le sembra di perder tempo continuamente, deve fare tutto in fretta. Questa credo che sia l’unica cosa che io a Ambra abbiamo in comune.
Non sono personaggi autobiografici, ma nella storia c’è molto di mio, più nei personaggi minori come le amiche di Ambra che sono molto sarcastiche, in loro mi ci rivedo molto. Ecco, io sono sempre l’amica delle mie protagoniste.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro, ti aspettavi tutto questo successo?

No. Anche perchè non pensavo di essere portata per scrivere libri rosa. Essendo stata sempre molto cinica pensavo di non poter proprio scrivere d’amore. Invece mi sono resa conto, soprattutto con il blog, che quando ti capita la classica batosta d’amore, la prima cosa che fai è quella di lanciare messaggi e parlare di questa situazione. E la cosa pazzesca è che non solo moltissime ragazze si sono riviste nelle mie parole e nel mio percorso doloroso, ma che tutte avevano una storia da raccontare.

Come vivi il rapporto social con i tuoi lettori?

Benissimo, mi diverto molto. Poi tra l’altro è bello perché io avevo dei lettori, prima che uscissero libri, che mi seguivano sul blog, molto più satirico, ed è stato strano per loro vedermi pubblicare questi libri.

Hai mai pensato di creare una pagina Facebook per dividere la tua vita privata dalla tua vita da scrittrice?

In realtà no. Ci ho pensato e ne ho anche discusso con l’ufficio stampa, però in effetti da quando ho aperto un blog la mia vita privata e quella online si sono fuse. Con il blog mi ero già costruita un nickname e un entità parallela, che mi hanno permesso di essere me stessa in tutti i momenti. Quindi io non soffro assolutamente la mancanza di privacy, perché molta parte della mia vita l’ho vissuta mettendo tutto in rete. È ovvio che sono però diventata molto brava a filtrare le informazioni che voglio dare.

Lettura e scrittura sono pane quotidiano per chi fa, o aspira a fare, un lavoro come il tuo. Ma contano in egual modo? Cosa serve maggiormente per arrivare al successo?

Bisogna leggere molto di più di quanto si scrive. L’ho scritto anche in un tweet una volta “Non capisco perché tutti vogliono scrivere, quando la cosa più bella da fare con i libri è leggerli”. Secondo me per riempire il tuo immaginario, per dar vita alla tua fantasia, per essere bravo, bisogna leggere moltissimo. Il grande limite oggi è che tutti hanno nel cassetto un libro autobiografico, perchè tutti ovviamente trovano estremamente interessante la propria vita. In generale, più che pensare alla propria vita e mettersi giù a scrivere, bisogna leggere tanto delle vite degli alti, inventate o meno.
Prima di provare a scrivere bisogna leggere tanto, e poi leggere ancora.

Progetti per il futuro? Qualche nuova storia d’amore che ci lascerà senza fiato?

Spero di si. In quest’anno sabbatico ho raccolto fin troppe idee, e sto cercando di scaglionarle per poterle portare a analizzare bene. Ma almeno un paio le porterò a termine sicuramente. E poi chissà, non ho ancora pensato se fare un seguito di “A noi donne piace il rosse”. Vediamo.

Saluti i nostri lettori suggerendo loro 3 libri che devono assolutamente leggere?

Allora, sicuramente “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, è un buon libro con una storia che mi piace molto. Un altro libro che consiglio sempre a tutti è “Trilogia della città di kappa”, di Kristof Agota. E poi uno dei miei libri preferiti dall’epoca adolescenziale è “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal: la sua scrittura è molto onirica, ma sembra quasi la scrittura di un pazzo alcolizzato, però i suoi libri sono veramente molti belli e hanno un immaginario molto forte. Poi soli 3 libri sono pochi, leggete qualsiasi cosa: se è scritta bene vale la pena di leggerla.
Grazie e buon lavoro.

Grazie a te

Costanza Caracciolo: la mia vita dopo Striscia (INTERVISTA)

Costanza Caracciolo, 24 anni, siciliana doc, sta trascorrendo l’ultimo periodo delle sue vacanze in Sicilia e dal suo account Instagram, costy_caracciolo, delizia sempre i suoi follower con alcuni scatti che la vedono in relax in bikini sulle spiagge della splendida isola.

igd_82b2df152bfc9647ec3639c874397ded

La bella ex velina bionda ci ha raccontato la sua esperienza sul bancone più famoso d’Italia, cioè quello di Striscia la Notizia, a cui ambiscono migliaia di ragazze, i suoi progetti per il futuro, dopo le esperienze di Pechino Express, in coppia con la collega e amica Federica Nargi, e il programma sportivo Tiki Taka, e il suo amore per la moda, regalando piccoli consigli glamour.

Dall’inizio della tua carriera a Striscia la Notizia a oggi, quanto sei cambiata?

Beh, sicuramente sono cresciuta molto soprattutto a livello personale. Avevo appena 18 anni e per la prima volta mi sono ritrovata a vivere da sola con tutte le responsabilità che porta, e poi, per la prima volta, sono entrata nel mondo del lavoro, quindi da quando ho iniziato ad oggi ho imparato in primis un mestiere e poi tantissime altre cose. Oggi mi sento più preparata, ma ho ancora molto da imparare.

igd_67505888a2c573ccac10a76b1dd79ac6

Cosa pensi di tutte le critiche che vengono fatte alle veline, ad esempio quella di donna-oggetto?

Quello della velina è un ruolo, anzi, oserei dire che ormai si tratta di un mestiere televisivo. Nulla di piu. Per 4 anni ho ballato sul bancone di striscia e presentato quotidianamente la telepromozione. Non riesco a capire cosa ci si possa vedere di pruriginoso. Mai una volta mi sono sentita sfruttata. Anzi. Ho lavorato in un ambiente famigliare dove ho imparato moltissimo. Grazie a striscia ho potuto studiare ed entrare in questo settore da una porta privilegiata. Le ripeto che si tratta di un ruolo. Spente le telecamere tornavo a essere una normale ragazza di 20 anni: amici, famiglia, corsi al mattino e sala prove fino a sera.

Quanto è importante per te la moda?

Sicuramente è importante. A volte ho difficoltà ad abituarmi subito ad un nuovo stile, però trovo molto divertente sperimentare. Faccio bene a non buttare nulla, spesso le cose vecchie tornano di moda!

igd_6914d951fd2ad0bddb88a7bb3922e0ed

Il tuo capo d’abbigliamento e l’accessorio preferito, a cui non sai davvero resistere?

Il jeans è un must assoluto, versatile e può essere sfruttato quasi in ogni occasione, non immagino una vita senza blue jeans! Accessorio che non mancherà mai sicuramente la borsa, grande, piccola, una shopping o una clatch che sia, a me farà sempre compagnia. Dimenticavo: devo sempre portare al dito almeno un anello li adoro.

Se dovessi dare un consiglio di stile a tutte le ragazze che ti seguono, quale sarebbe?

Non sono una fashion addicted assoluta, però posso dire che una t-shirt bianca può essere stilosa se portata con personalità, quindi avere inventiva, usare gli accessori giusti, senza eccedere ed essere sempre diversi dagli altri.

igd_d105d288e12823b64138c0c4bc21674b

Quanto segui il mondo del calcio, visto la tua partecipazione al programma Tiki Taka?

Quando inizia il campionato, ricomincia la stagione per tutti credo, si ritorna dalle vacanze e si ricomincia con la routine quotidiana. Seguire una partita, o tenermi aggiornata sui social e sui risultati ormai mi viene quasi spontaneo, a maggior ragione prima facendo tiki taka. Ho quasi sempre seguito il calcio e devo dire che ogni tanto andare a vedere una partita allo stadio non mi dispiace per niente.

I tuoi progetti futuri?

Si sa, questo è un lavoro molto precario, si aspetta sempre la cosa giusta e di solito arriva quando meno te lo aspetti. Adesso studio recitazione, mi preparo, faccio provini e semino. Vedremo!

igd_766c2113fd6f8180a38e79823e0a9ab2