giovedì, 23 Settembre 2021

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Curvy Pride: la rivincita delle donne formose (INTERVISTA)

Ieri, a Bologna, si è svolta la seconda edizione del “Curvy Pride”, il flash mob per dire basta alla “dittatura della taglia 38”. Perchè magro non significa necessariamente bello. La mente dietro questa manifestazione è Marianna Lo Preiato, imprenditrice, napoletana di origine.

L’obiettivo del Curvy Pride è quello di dar voce alle taglie morbide, perchè dietro ogni taglia c’è una persona.
L’evento sta avendo sempre più successo e sempre più attenzione da parte di tutti.
Noi di Blog di Lifestyle abbiamo intervistato proprio Marianna Lo Preiato che ci ha parlato dell’evento, ma non solo.

Ciao, Marianna, innanzitutto ti presenti alle nostre lettrici?

Io sono Marianna Lo Preiato, sono napoletana, ho 42 anni, sono un’imprenditrice, sposata e con una figlia di 13 anni.

Ieri si è tenuto a Bologna il “curvy pride”, un flash mob per rilanciare le forme della donna, quella in carne, in salute. Come nasce l’idea?

L’idea nasce perchè, avendo un negozio di abbigliamento per forme morbide, l’esperienza del mio lavoro mi porta a voler dire al “mondo intero” che non solo le donne magre, filiformi possono avere successo o essere privilegiate sotto vari punti di vista. Per esempio spesso non si riesce a trovare vestiti della propria taglia in un negozio. La maggioranza siamo noi – anche io sono una donna morbida- e il messaggio che ci trasmettono i media, i social network, le pagine dei giornali non è veritiero.
Questo è il secondo anno che organizzo il curvy pride. Io parlo del quotidiano, di quello che può essere il disagio di una donna, una ragazza che entra in un negozio e non trova la propria taglia, magari una 46 e sentirsi discriminata. Come se non ti devi vestire, non devi trovare nulla per te, perchè i modelli dei nostri stilisti, dei nostri brand arrivano fino alla 44. Insieme alla mia esperienza, al comune di Bologna che ha appoggiato questa iniziativa, alla Fanep che cura i disturbi alimentari da 30 anni e all’agenzia che mi ha aiutato a realizzarlo, Studio Endorfine, questa iniziativa è stato un gran successo.
Noi non facciamo assolutamente la lotta contro la magrezza o la festa del grasso. Assolutamente. Ma la cosa importante è l’equilibrio mentale. Si può avere la 42 e stare bene come si può avere 5 chili in più ed essere ugualmente sani e belli. La nostra vita non deve essere condizionata dai chili perchè dietro questi chili ci sono delle persone, delle donne, e molte volte ci sono anche dei dolori. Io mi sono battuta molto, perchè le mie donne, le mie femmes, mi hanno regalato tanto e io ho voluto portare avanti questo messaggio. L’anno scorso sono venute 100 donne, quest’anno 300. E noi da lunedì già inizieremo a lavorare per il curvy pride 2015, perchè il messaggio che diamo è positivo.

Un grande successo, la partecipazione di più di 300 persone. Vediamo la figura della donna curvy in tutte le opere d’arte più famose. Da sempre, la donna formosa è sinonimo di femminilità e bellezza. Perchè oggi vige la “dittatura della taglia 38” per così dire? Cosa è cambiato in questi anni?

La colpa è degli stilisti, che hanno portato in passerella top model magrissime. Negli anni ’90 Naomi Campbell ed altre erano l’eccezione e nessuno mai si sarebbe permesso di dire che sembrassero anoressiche perchè non avevano un’eccessiva magrezza, non sembravano aver patito. Erano nate così, altissime, bellissime e levissime. Da li in poi è scattato qualcosa. Tutti si sono voluti mettere a quel livello. C’è stata una guerra tra queste donne. In realtà, a mio avviso credo sia una violenza anche per loro. Pensa ad una donna di spettacolo, che se non è bella, magra e tirata sempre non la fanno lavorare. Ma non si è sempre giovani. Fino a ieri avevo 30 anni ora ne ho 42, ma io la mia vita la vivo ugualmente anzi, vado avanti nei miei progetti. Loro sono penalizzate in tante cose. Noi dobbiamo portare avanti il messaggio della “normalità”, anche di un’imperfezione che ti rende unica, bellissima.
Il messaggio va a queste ragazze, che stando sui social, aldilà dell’equilibrio familiare, nella loro testa può scattare qualcosa e possono iniziare a pensare: “oddio, non sono bella” “sono obesa” “non mi vorrà nessuno”. Come si fa a crescere dei figli così?

Sono previsti altre eventi simili in altre città?

Adesso noi ci mettiamo di nuovo al lavoro per il 2015 e poi vediamo gli sviluppi che ne verranno fuori. Sicuramente c’è stata una grande attenzione, il Messaggero ci ha dedicato un’intera pagina, Tgcom24, Italia1 ci hanno dato molta attenzione. Ma non sono solo io, c’è Studio Endorfine che crea l’evento e la Fanep e il comune di Bologna che ha aderito.

Il curvy pride ha voluto sostenere la Onlus Fanep che si occupa di disturbi del comportamento alimentare. Anoressia e Bulimia, sono due delle malattie più comuni tra le ragazze sotto i 25 anni. Due facce della stessa medaglia o due mali uno all’opposto dell’altro?

Sono due facce della stessa medaglia, perchè uno va dietro all’altro.

Purtroppo è recente la vicenda del ragazzino di 14 anni di Napoli, vittima di sevizie e bullismo perché “obeso”. Quanto pensi che le istituzioni come la famiglia, la scuola pesino nella formazione di certi disturbi, che come abbiamo visto negli ultimi anni coinvolgono sia ragazzi che ragazze? Quale potrebbe essere una soluzione?

Bisogna educare prima la famiglia per far si che questi ragazzi crescano serenamente. Ovviamente, ripeto io non faccio l’inno all’obesità, ma adesso con Fanep c’è “Bologna del Food”, ma non nel senso di mangiare da fast food e riempirsi di schifezze. Mangiamo sano, ma può essere che qualcuno sia in sovrappeso, anche leggero ma con un equilibrio mentale sano e vivere comunque benissimo. Sia l’obesità che l’anoressia sono due malattia e noi non vogliamo negare questo. E per la famiglia, a volte è difficile affrontare certi temi, perchè i ragazzi sopratutto dai 13 anni in poi vivono nel loro mondo e adesso non comunicano neanche più tra loro ma attraverso i social che è ancora più difficile.
La soluzione sarebbe che i media, televisioni, giornali ecc, facessero un’informazione più corretta. Non possiamo pensare di essere perfette. E magari evidenziare difetti, come la cellulite, che sono normalissimi e comuni non è corretto. Per i personaggi famosi è anche una tortura perchè ovviamente io, se ho la cellulite, mi rimane nei pantalone, perchè nessuno mi fotografa, ma loro non possono permetterselo. Torniamo alla normalità, guardiamo le donne degli anni ’50 che erano stupende e morbide. Io ho sbagliato epoca, dovevo nascere prima.

Che messaggio ti senti di dare alle nostre lettrici che, sommerse da stereotipi femminili, cercano disperatamente di raggiungere certi modelli e che si sentono a disagio nel loro corpo?

Tutte noi siamo sempre a dieta. La dieta nasce con noi. Non appena nasci donna la dieta diventa parte di noi. E non ti sto dicendo di non fare la dieta. Ma dieta nel senso di corretta alimentazione. Se uno mangia bene, sano, regolarmente, e una volta fai uno strappo alla regola non puoi e non devi sentirti in colpa.
Per fortuna rispetto a prima ci sono molti più negozi dove vestirsi anche se si ha qualche chilo in più.
Io perchè ho ideato tutto questo? Perchè ci sono donne che possono anche essere 100 chili ma hanno un sex appeal che una ragazza che ne pesa 50 si può solo sognare. In una donna curvy, anzi donna normale, trovi delle qualità, del fascino che magari in una stupenda e bellissima donna magra non trovi.
Noi siamo più felici, siamo solo un pò arrabbiate perchè veniamo screditate dalle pagine patinate. Non dalla società perchè per fortuna ci sono donne in carne che rivestono ruoli importantissimi e che sono molto affascinanti. Il concetto è “sei magra, hai tutto. Non sei magra non hai niente”. Non è assolutamente così. E bisogna fermare questo messaggio dannoso.

Il curvy pride sta avendo sempre più seguito. E ci auguriamo che continui così. Che sia arrivato il momento della svolta? Un messaggio che ci sentiamo di dare noi è solo quello di inseguire la felicità, con qualche chilo in più o in meno non importa.
Educhiamo i nostri figli a volersi bene e facciamolo dandogli il buono esempio.

Never Give Up, un supporto contro anoressia e bulimia (INTERVISTA)

L’anoressia e la bulimia rientrano nella categoria dei Disturbi di Comportamento Alimentare. Purtroppo ne soffrono moltissime giovani, e meno giovani, donne. Sono disturbi molto pericolosi, che se non trattati professionalmente possono condurre anche alla morte. È recente la storia di Jodi Cahill, la ragazza australiana diventata anoressica dopo quattro anni in cui ha scoperto di avere lo stesso padre di sua madre, vittima in casa di ripetute violenze, riportano alla ribalta sulle cronache internazionali il tema dei disturbi alimentari.
Ma Jodi non è l’unica. In questi anni si sono susseguiti una serie di esperienze che dovrebbero farci riflettere. Nasce per questo NEVER GIVE UP, una Onlus che dal 2014, a Roma che si sta battendo per sollevare quel velo che cela situazioni di disagio personale e spesso sottaciute.

Noi di Blog di Lifestyle abbiamo contattato Stefania e Simona Sinesi, rispettivamente presidente e vice presidente di NEVER GIVE UP, che ci hanno raccontato il loro progetto.

Ciao Simona. Tu e Stefania, tua sorella, siete le fondatrici di NEVER GIVE UP, la Onlus per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, che ha l’obiettivo di aiutare e supportare coloro che soffrono o hanno problemi con cibo, peso e immagine corporea.
Stefania è psicologa clinica e PhD in Psicologia Dinamica e Clinica, mentre tu, laureata in Economia, hai consolidato la tua esperienza nel mondo della comunicazione e della strategia. Una combinazione vincente per un progetto unico.
Secondo le statistiche, solo il 10% delle persone che soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare riesce a chiedere aiuto. Con NEVER GIVE UP quali obiettivi vi proponete di raggiungere?

NEVER GIVE UP nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere a chiedere aiuto e supportare chi ha un problema con cibo, peso ed immagine corporea o un Disturbo del Comportamento Alimentare e le persone che sono loro vicine – genitori, amici e insegnanti – attribuendo a questi ultimi un ruolo fondamentale nel trattamento.
NEVER GIVE UP si propone di costruire, oltre alla piattaforma on-line di supporto, spazi sul territorio in cui sviluppare programmi di screening, di prevenzione e di cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (maggiori informazioni sul sito).
NEVER GIVE UP ha un approccio multidisciplinare messo a punto da un Comitato Scientifico di eccellenza formato da professionisti che operano in strutture internazionali per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, con cui Stefania si è confrontata nel corso della sua esperienza accademica e clinica.
L’approccio è basato sulla ricerca scientifica e sulle esperienze maturate nelle realtà in cui il Comitato Scientifico opera; in particolare, ad esempio, sia la piattaforma on-line che i progetti di screening precoce nella fascia neo-natale sono stati implementati con successo proprio in queste realtà.
Per quanto riguarda i programmi sul territorio, una parte fondamentale è rappresentata dalle NEVER GIVE UP House, ossia strutture per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare in regime ambulatoriale, semi residenziale e residenziale.

Come ogni progetto, anche il vostro ha bisogno di fondi per il suo sviluppo. Voi avete iniziato a raccogliere fondi attraverso campagne di crowdfounding. Avete avuto un riscontro positivo?

Nello scorso dicembre- dichiara Simona- abbiamo dato il via alla nostra prima campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Charitystars che in quattro mesi, grazie al supporto di piu’ di 80 donatori, di cui 41 personaggi del mondo della musica, dello sport, della moda e dello spettacolo (tra cui Luca Argentero, Noemi, Emma Marrone, Lorella Cuccarini, Francesca Michielin, Malika Ayane, Chiara, Chef Rubio e Antonio Marras), campagna che ci ha permesso di raccogliere 25.000 euro, per finanziare lo sviluppo della piattaforma on-line di supporto, il primo dei servizi che NEVER GIVE UP si propone di offrire.

Di recente, un atleta della Squadra Nazionale di Cross Triathlon di UK , Stefano Sardo, ha scelto di supportare NEVER GIVE UP lanciando un appello a donare e correndo con il logo di NEVER GIVE UP sulla divisa di gara ai Mondiali del 27 Settembre prossimo (link per supportare la campagna qui)

Negli ultimi giorni , abbiamo anche attivato una campagna di raccolta sulla piattaforma Eppela (link per donare) in cui Aurora Ruffino, attrice e protagonista della serie TV Braccialetti Rossi, parla del nostro progetto e del gran numero di adolescenti che le scrivono per condividere le loro esperienze e il loro disagio verso il cibo e la immagine corporea.

Oltre al crowdfounding, stiamo lavorando su bandi europei e stiamo dialogando con soggetti pubblici e privati per costruire insieme un piano che ci permetta di attivare i servizi che intendiamo sviluppare.
Crediamo molto nelle partnership e nella funzione sociale di NEVER GIVE UP, non solo nell’offrire supporto a chi ne ha bisogno, ma anche nel dare opportunità di lavoro sia all’interno del team scientifico che dello staff.

Tornando alla piattaforma on-line di supporto, questa si inserisce in un contesto in cui i siti più visitati da coloro che sono affetti da disturbi alimentari sono siti, blog e forum, cosiddetti “pro-ana” e “pro-mia”, dove le persone che soffrono possono confrontarsi con altre che vivono la stessa situazione. Spazi in cui condividono, ad esempio, consigli per essere sempre più magre, metodi di autolesionismo e nuove modalità per poter nascondere il disagio a famiglia e amici.

Come pensi che la vostra piattaforma possa coinvolgere e invitare queste persone a farsi aiutare?

Attraverso la piattaforma on-line di supporto – ci spiega Stefania – NEVER GIVE UP si propone di costruire uno spazio di condivisione on-line accessibile, gratuito e facilitato da un professionista che crei un contesto in cui, specialmente gli adolescenti, la fascia di popolazione più colpita da questi disturbi – sono 2 milioni 600 mila i ragazzi fra 12 e i 25 anni a soffrirne – possano sentirsi liberi di condividere, possano sentirsi ascoltati e possano essere supportati senza essere giudicati.

Le persone che soffrono di anoressia e bulimia sono in prevalenza donne, circa il 70%. Tuttavia, c’è l’altro 30%, con trend in crescita, che vede anche i ragazzi fare i conti con il proprio corpo e la non accettazione di sé. I canoni televisivi, le modelle/i,gli attori/attrici,alcune fashion blogger, ecc. Influiscono, in modo preponderante, su questa pericolosissima tendenza che coinvolge fasce età sempre più giovani.
Quali sono gli altri fattori che pericolosamente giocano un ruolo chiave nella nascita di tali disturbi?

I Disturbi del Comportamento Alimentare – spiega ancora Stefania– da qualche anno stanno assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale, con esordi sempre più precoci. Non si ritrovano altri esempi di disturbi psichiatrici con una propagazione di tale portata.
In Italia, oltre agli adolescenti, sono 3 milioni 600 mila le persone che ne soffrono: un numero pari alla popolazione delle città di Roma e Milano. Questi disturbi hanno un’eziologia multifattoriale e non è possibile tracciare una teoria sintetica, atta alla spiegazione della loro eziopatogenesi.
Il modello generale più convincente è quello che vede la via finale comune di vari e possibili processi patogenetici, nati da interazioni tra forze molteplici nell’evento patologico. Diversi sono i fattori di rischio, psicologici, genetici, sociali, culturali, life events, vissuti traumatici, lutti, modelli televisivi, influenza delle fashion blogger, che possono concorrere all’insorgenza dei disturbi che si manifestano nei confronti del cibo, ma che rappresentano, il più delle volte, solo la punta dell’iceberg di un disagio ben più profondo.

Un bel progetto, che tutti dovremmo sostenere nel nostro piccolo, perché l’unione fa la forza e il sogno di non vedere più giovani vite perdere la propria insieme al peso non deve morire.

Chiara Nasti: “Se non vi piace quello che scrivo non comprate il mio libro” (INTERVISTA)

Iper criticata e giudicata da molti frivola e infantile, Chiara Nasti, per i suoi followers @nastilove, in questo libro-diario ha raccontato la sua vita privata, il percorso che l’ha portata ad essere una delle blogger di moda più seguite, con i suoi consigli di stile, nonostante abbia solo 16 anni.

chiara nasti

Contesa fra le varie ed importantissime case di moda, la giovane blogger napoletana vanta un successo straordinario, che l’ha spinta a scrivere questo libro, “Diario di una fashion blogger“, edito da Mondadori e disponibile in libreria dal 23 settembre.

Mi tremano le mani mentre scrivo, sono molto nervosa, penso alle vostre reazioni, a cosa direte, se la cosa vi piacerà. Cerco di passarvi almeno qualcuna delle mille emozioni che ho provato durante i primi shooting, durante i primi lavori…La frenesia e lo smarrimento durante i primi viaggi. Ora sto iniziando ad essere sicura e a crescere. Io lo sto facendo a mio modo, spero un modo buono, un modo giusto…Siamo liberi di scegliere come farlo, ma sempre con consapevolezza, fierezza, dignità e correttezza“.

copertina del libro

Il libro ha portato con sè successo e anche molte critiche e noi di Blog di Lifestyle abbiamo contattato Chiara, che ci ha raccontato come sta vivendo questo momento sotto i riflettori della popolarità.

Se dovessi utilizzare 3 aggettivi, quali useresti per descriverti?

Semplice, ironica e determinata.

Cos’è per te una fashion blogger?

Una ragazza che può essere un punto di unione tra le aziende ed il pubblico, che mostri cosa le piace, quali sono i trend del momento e che sappia interpretare le tendenze.

chiara nasti

A chi o a cosa ti ispiri nel tuo lavoro?

Mi sono sempre ispirata a Chiara Ferragni, ma ora cerco di creare un qualcosa che mi rispecchi e che sia unico per me.

Tra le fashion blogger quale ti piace di più e perché?

Come dicevo Chiara assolutamente, è la regina.

Ti consideri una fashion blogger? O come ti piace definirti?

Direi semplicemente una blogger.

chiara nasti per imperfect

Dicono che non sei una vera fashion blogger, ma una socialite, una ragazza che vuole solo apparire.

Posso dirti che onestamente non do molta importanza a cosa pensano di me. Mi diverto e sono me stessa.

Cosa rispondi a queste critiche mosse dal sito Impulse.it, ramo di Grazia.it?

Io leggo sempre cose buone e meno buone, tutto può comunque darci ispirazione per far meglio o capire se c’è qualcosa che non va. Credo che a volte dimentichino che sono una 16enne e che tutto andrebbe visto con molta più semplicità e meno accanimento.

Parliamo del tuo libro, appena uscito in libreria. Cosa ti ha spinto a scriverlo e lanciarti in questa nuova avventura? Ti vedi nella veste di scrittrice?

No, in veste di scrittrice no, ma mi sono divertita moltissimo. Mondadori mi ha dato una grandissima mano e ne sono contenta.

Come tutti i personaggi “pubblici” ricevi tanti apprezzamenti e altrettante critiche. Cosa rispondi a chi non ha apprezzato la scelta del libro?

Che non deve comprarlo per forza.

Chiara insieme ai suoi fan

Hai mai pensato che questo lavoro nato un po’ per caso ti abbia sottratto del tempo, vista la tua giovane età?

Credo che mi abbia e mi stia regalando bellissime esperienze e voglio viverle fino in fondo.

Ti abbiamo vista in tv e ora in veste di scrittrice: cosa ti aspetta per il futuro?

E chi lo sa…

chiara nasti

Chiara Besana: l’amore è una storia da raccontare (INTERVISTA)

Giornalista e wedding blogger, Chiara Besana ha da poco pubblicato il suo primo libro ‘La casa dei matrimoni’. Dolce, fresca ed eterna romantica è una delle voci più autorevoli in fatto di matrimoni: la sua ambizione l’ha portata alla nomina di prima wedding blogger d’Italia.

Blog di Lifestyle ha avuto l’occasione di intervistarla. Ecco cos’abbiamo scoperto di lei.

Chiara Besana, 30 anni, giornalista, blogger, moglie e mamma. Ci racconti chi è Chiara in tre aggettivi?

Passionale, innamorata e determinata. La passione per il mio lavoro è uno dei due motori della mia vita, oltre all’amore per la mia famiglia che ha un ruolo centrale nelle mie scelte e nei miei successi. La determinazione, insieme alla creatività, invece sono quello che mi stimola a pensare a progetti sempre nuovi. Ops, ma così sono quattro aggettivi alla fine.

‘La casa dei Matrimoni’: com’è nata l’idea di questo libro?

L’idea in realtà è nata da mio marito. Davvero. Il mio editore mi aveva chiesto delle proposte per un libro e durante un viaggio verso Roma a lui è venuta l’intuizione: “Perchè non scrivere un romanzo sulla nostra storia personale, sulla nostra famiglia. Al giorno d’oggi siamo delle mosche bianche con tutti matrimoni solidi e riusciti.”

Da lì ho iniziato a pensarci e ha preso forma La casa dei matrimoni, uno spaccato della società italiana e di come questa ha interpretato e vissuto il matrimonio negli ultimi sessant’anni di storia dal Dopo Guerra fino ad oggi. Prima c’è stato un lungo lavoro di documentazione, raccogliendo le testimonianze dei protagonisti delle storie. Mentre rielaboravo il materiale mi sono accorta di entrare sempre più nel cuore del vissuto di genitori e nonni, vedendoli ora sotto una luce diversa.

É stato molto emozionante immergermi nelle loro storie, rivivendo gioie, paure, conquiste, delusioni e tutto quello che la vita riserva ad ognuno di noi. Chiudevo gli occhi e cercavo di immaginarmi i sapori e gli odori delle case di ringhiera degli anni ’50, della Milano degli anni di Piombo o del boom del wedding in Italia nel 2000. Il romanzo non racconta solo matrimoni, ma noi italiani, il nostro modo di essere cambiati in tutti questi anni nel pensare alla famiglia e non solo. C’è la vita di tutti e ci sono storie commoventi che si intrecciano inaspettate nel cammino di una coppia, come quella di mia mamma che scopre di avere una malattia all’età di 18 anni.

Come nasce la passione per il wedding?

Per caso. Mi stavo per sposare e il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori ebbe l’idea: affidarmi un blog in cui raccontare il mondo del wedding, mettendo a frutto l’esperienza personale che stavo vivendo per i preparativi delle mie nozze. Nacque così Oggi Sposi: il primo blog tenuto da una giornalista che parlasse del settore a 360 gradi con esperti e professionisti; divenne in breve tempo un vero e proprio punto di riferimento. Un successo che mi ha poi portato tanti progetti correlati: dall’omonima rivista free press, al programma tv sino ai corsi e al libro.
Il segreto di questo successo è stato sicuramente arrivare prima di altri, diventando una voce autorevole, in un momento in cui c’era poco a livello di stampa online legata al settore.

Partendo dall’esperienza di Oggi Sposi, il tuo blog: quali sono le domande più comuni che ti fanno?

Ricevo ogni giorno email soprattutto da chi lavora nel settore o desidera affacciarsi alle professioni nel campo del wedding. Per molti anni il matrimonio è stato sulla bocca di tutti e per certi versi è sembrato una sorta di gallina dalle uova d’ora, così tanti giovani e non solo hanno deciso di buttarsi in questo mondo. Non è facile e io cerco sempre di dire le cose come stanno a coloro che mi scrivono o ai ragazzi che incontro nei corsi che tengo ogni mese per Komax.
Avere il privilegio di poter lavorare in questo settore è bellissimo, ma bisogna rendersi conto che nel realizzare sogni e aspettative attese una vita dalle coppie di sposi, ci vuole tanta esperienza, professionalità e pazienza. Solo con la giusta preparazione, la curiosità e la cura per questo lavoro si possono avere buoni risultati.

Ricevo ogni giorno anche tante email di persone che vorrebbero lavorare con me e che mi lusingano sempre molto.
Per il resto gli sposi mi chiedono consigli su come realizzare il matrimonio dei sogni, su come fare a risparmiare e su chi posso consigliargli.

Progetti per il futuro?

Tantissimi. Nei prossimi mesi sarò in giro ancora per la promozione del libro e sto già lavorando al secondo. E poi una piccola anticipazione: a marzo uscirà una mia capsule collection legata al mondo del wedding. Sono molto orgogliosa di questo progetto: ho potuto esprimere la mia visione del settore, attraverso la mente creativa di un talento noto in Italia per la sua eleganza e classe. Per il resto tante idee nel cassetto.

Infine, mi permetto di aggiungere che Chiara è la classica ragazza della porta accanto: Chiara è una donna che in Sofia, la sua bellissima bambina di tre anni, rivede se stessa qualche anno fa. A Chiara piacciono i dolci, specialmente se di cioccolato, perchè ‘danno la carica’.

Grazie Chiara per questa intervista.
Grazie per questo e per molto altro.