sabato, 28 Febbraio 2026

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L’ultima Cuba, l’intenso reportage di Dario (INTERVISTA)

Credits photo Dario Ventre

Una passione nata per caso quella della fotografia, ma vedendo i suoi scatti, sembra che il destino abbia fatto il suo corso. Dario Ventre è un giovane fotografo napoletano, oramai trapiantato a Roma, e con la sua macchina fotografica racconta storie, vicine e lontane.
Per il suo ultimo lavoro l’obiettivo l’ha rivolto a Cuba, in un reportage che ci ha mostrato in anteprima. Noi di Blog di Lifestyle l’abbiamo incontrato per farci descrivere L’ultima Cuba, quella che dà il titolo al suo progetto.

“Per me la fotografia di reportage ha bisogno di un occhio, un dito, due gambe” diceva Henri Cartier-Bresson. Dario, per te cosa non deve mancare ad un fotografo di reportage?

Non devono assolutamente mancare due cose fondamentali.
Una è la capacità di conoscere ogni tecnica fotografica ma distaccarsene al momento dello scatto. Non farsi prendere da tecnicismi, ma dal momento.
E l’altra è l’empatia! Sia con il momento che con le persone che si ritraggono: essere e sentire ogni spasmo di ciò che si fotografa.

Sei da poco tornato da Cuba e vediamo le immagini del tuo reportage. Persone, strade, dettagli: che volto dai a Cuba attraverso i tuoi scatti?

Il volto di un’isola congelata agli anni ’60. Visitare Cuba ora è fare un tuffo nel passato. Sembra proiettarsi in un gangster movie. E anche le persone, felici e con una grande capacità di arrangiarsi, sembrano ancora un po’ legate a quegli anni. Che sia chiaro, Cuba è sicurissima, nessuna sparatoria con mitra per le strade!

Hai un aneddoto particolare da raccontarci?

L’assalto dei Taxisti. Anche provando a non sembrare un turista a loro non li inganni. Dato che lavorare con gli stranieri può garantire mance che possono pesare tanto sullo stipendio statale mensile, c’è una frenesia a servirli! E quindi passeggiando senti sempre, ma sempre, qualcuno che ti dice “taxi?!” anche da una macchina in corsa.

Cuba vive un momento storico importante. La blogger Yoani Sanchez ha dichiarato che “il Paese vive l’agonia del castrismo”, tu che percezione hai avuto?

Agonia o Mutamento. Cuba sta cambiando, chiacchierando qua e là si capisce che quella che era una sorta di riserva naturale del socialismo si sta aprendo all’occidentalizzazione, creando le classi sociali che fino ad ora non apparivano. Non credo ci vorrà molto al cambio totale. Anche l’assenza prolungata del Lider Maximo dalle scene spinge in questo senso.

Come hai capito che quella della fotografia è la tua strada? La tua macchina fotografica dove ti porterà?

Come spesso accadono le cose, un po’ per caso! Per barcamenarmi mentre studiavo Teatro ho cominciato a fare da assistente ad un fotografo, Massimo Danza, che mi ha trasmesso il suo amore per la luce! Da allora ho intrapreso questa strada che mi sta riservando tante soddisfazioni! E credo che ormai io e la mia macchina fotografica ci trasciniamo a vicenda, ricercando immagini per poter raccontare in un singolo scatto storie lontane.

Cristina Chiabotto: “La favola è fatta di tutti i giorni” (INTERVISTA)

Credit: video.mediaset.it

Eletta Miss Italia nel 2004 – incoronata da Giorgio Panariello – è rimasta nel cuore di tutti quanti per il suo fascino, la sua semplicità e il suo sorriso.
Parliamo di Cristina Chiabotto, una bellezza nata il 15 settembre del 1986 a Moncalieri, da mamma originaria di Benevento e papà piemontese doc.

Poco per volta, passo dopo passo, Cristina ha scalato la vetta del successo, senza dimenticare o mettere da parte la sua incantevole normalità.
Su Blog di Lifestyle ci racconta la sua favola.

Cristina Chiabotto: ex Miss Italia, show girl e conduttrice televisiva. 1 metro e 80 di bellezza allo stato puro. Ma come ti descriveresti? Ti presenti in 3 aggettivi?

Alta, come hai detto tu; 1.84 per la precisione. Solare e semplice.

Sono passati 10 anni da quando quella sera, il 19 settembre, hai vinto il concorso di Miss Italia. Come ricordi quei momenti?

È stato un momento davvero speciale, è stato la mia porta d’accesso e l’inizio di una bellissima favola. Non potrò mai dimenticarla. Veramente un’emozione unica, che capita una volta nella vita; poco per volta poi ti rendi conto, come difatti mi è successo, che in quel preciso momento è partito un nuovo capitolo della tua vita.

All’epoca, poco dopo l’incoronazione, immaginavi il successo che hai adesso?

No, ti dico la verità. Tutto ciò che è arrivato era inaspettato praticamente. Non mi sarei mai immaginata tutto questo, e ora sono molto contenta. La favola è fatta di tutti i giorni, di quello che è capitato e di quello che ancora sta capitando, perciò sono felicissima che la favola – la mia favola – stia continuando così.

Quanto, nella tua carriera, ha contato la bellezza? Quanto il talento e quanto la fortuna?

La bellezza sicuramente un buon 50% perché tutto è iniziato proprio con un concorso di bellezza, però la fortuna è stato un altro elemento molto importante, che sicuramente ha fatto il suo gioco a mio favore. Però è anche vero che devi saper giocare anche tu, usando tutte le tue qualità. Traendo le conclusioni direi l’insieme di tutte e tre le cose.

Se dovessi individuare il tuo punto di forza, quale sarebbe? E il tuo tallone d’Achille invece?

Sicuramente il mio punto di forza è il sorriso. E come tallone d’Achille direi il piede, ho un 42. Ho una zattera invece del piede, altro che tallone d’Achille.

Da Miss Italia alle librerie. È uscito pochi giorni fa “Di notte contavo le stelle”, edito da Rizzoli. Com’è stata l’esperienza di scrivere un libro?

È stata un’emozione unica, un’avventura speciale che mi ha permesso di celebrare così i miei 10 anni da favola, proprio con il libro. Un’emozione veramente speciale e originale, un’esperienza unica: la mia prima volta, la mia prima opera. Un romanzo che in realtà ripercorre la mia vita, anche se in modo diverso: l’ho rivisitato perché non mi sembrava il caso di fare un’autobiografia a 28 anni.

Dal tuo libro emerge questo messaggio: non importa chi sei, né da dove vieni. Solo se conosci la direzione dei tuoi desideri e non smetti di seguire la tua stella guida, la favola si avvera. Quanto c’è di tuo, delle tua storia in queste parole?

C’è tanto di mio in queste parole. Mi piace rincorre i sogni, e mi piace anche correre verso il mondo del sognare. Credo che alla fine ognuno possa raggiungere i propri sogni, nonostante le difficoltà che la vita ci può mettere davanti, alla fine conta quanto tu riesci veramente a prendere il meglio delle situazioni.

Ti abbiamo visto in svariate vesti. Dalla ragazza “plin plin”, pulita dentro e bella fuori, alla vincitrice di Ballando con le Stelle. Ti abbiamo vista come conduttrice delle Iene, del Festival di Montecarlo e di Tacco 12… Si nasce; per non parlare di Byblos e Radio Kiss Kiss. Quali sono adesso i tuoi piani, i tuoi obiettivi a breve termine?

Come obiettivi a breve termine c’è il programma, che parte domenica 5 ottobre, e si chiama “So glam, so you”, su La5, il canale femminile di Mediaset. Si tratta di una rubrica di approfondimento, un magazine tutto al femminile dove parleremo di fashion, make up, nails art, styling e parleremo addirittura di ricette di cucina molto veloci e divertenti per conquistare il proprio lui. Quindi tutte le domeniche, alle 10.40, su La5, mi raccomando.

E per il futuro? Sogni nel cassetto?

Sinceramente sto già vivendo un bellissimo sogno, e ora come ora non posso desiderare altro. Amo essere sorpresa dalla vita e sorprendere a mia volta, quindi sono pronta a tutto.

Sei un esempio di moda a 360°. Vari dall’essere elegantissima e super sexy, mostrandoti anche casual e acqua e sapone. Qual è il tuo stile, o quello che preferisci?

Nella quotidianità sicuramente preferisco la semplicità, poi mi piace essere come un camaleonte e trasformarmi in base al contesto, variando da un look elegante a magari un look più rock.

Saluti i nostri lettori, svelando cosa non può mai mancare mai nella giornata di Cristina Chiabotto?

L’affeto e l’amore. Nulla di più bello.

Auguro personalmente a Cristina Chiabotto una buona vita, che la sua favola continui come più desidera.

Nonsoloturisti: “State per partire? Se possibile non fate il biglietto di ritorno!”(INTERVISTA)

Girovagando sul web in cerca di viaggi sono ‘inciampata’ nella pagina facebook “Non solo Turisti”. Mi ha subito colpito per un motivo: al contrario di altre mille pagine in tema di viaggi non solo Turisti racconta emozioni.
Racconta tramite foto, descrizioni, consigli. Sono stata subito catapultata a Fuerteventura, per poi volare negli Stati Uniti, passando per San Francisco, Parigi e ancora ritrovarmi pagina dopo pagina in India, Egitto, in Canada rapita dalle maestose cascate del Niagara e incantata dai paradisi naturali della Polinesia.
Non riuscivo più a tornare a casa.

Su Blog di Lifestyle l’intervista a Flavio Alagia, che si occupa dei contenuti della pagina web, di questo diario di bordo che pullula di esperienze, di bellezze naturali, di amore, amore puro per la vita, una vita dedicata a viaggiare.

Vi presentate ai nostri lettori?

Mi chiamo Flavio Alagia, ho un’età compresa tra i 20 e i 40 anni che non intendo specificare, amo viaggiare e mettermi nei guai in modi originali e tragicomici in paesi che la maggior parte delle persone farebbe fatica a individuare sulla mappa. Dopo una laurea di dubbia utilità in giornalismo mi sono immolato in varia misura nell’ufficio stampa dell’Università degli Studi di Verona, in un quotidiano locale sempre nella città scaligera, in una rivista edita da una ONG in Sudafrica. Marco Allegri, il fondatore di NonSoloTuristi.it, mi ha adescato un paio d’anni fa. Da allora scarico le mie manie di protagonismo sul web e impongo la mia tracotante autorità sui nostri collaboratori. Insomma sono il responsabile dei contenuti di NonSoloTuristi.it.

Come nasce NonSoloTuristi.it?

NonSoloTuristi.it nasce come un diario di viaggio, un travel blog personale della coppia italo-britannica Marco e Felicity. I due-cuori-e-un-biglietto-aereo erano partiti nel 2010 per un viaggio intorno al mondo e ne narravano le tappe sul sito e sulla sua versione anglofona ThinkingNomads.com. Quando si sono accorti di avere un certo seguito – complici anche le loro esperienze passate nel marketing online e nel social media management – si sono detti “col cavolo che torniamo a lavorare in ufficio!”, e da allora hanno fatto della nostra piccola zattera virtuale un luogo in cui condividere esperienze, consigli, immagini, racconti e notizie.

Il successo sul web è notevole, quasi 12 mila mi piace: come vi spiegate questo successo?

Dei 12.000 contatti su Facebook siamo ovviamente molto orgogliosi, così come dei 3000 che ci seguono su G+ e degli 86.000 su Twitter. I numeri, però, servono solo per mandare avanti il carrozzone, senza di essi non potremmo presentarci ai nostri sponsor con il petto dovutamente in fuori per esigere le scarsissime risorse che ci consentono di andare avanti. Il vero successo è l’interazione con i nostri lettori, la fiducia che ci dimostrano quando ci chiedono consigli per i loro prossimi viaggi, l’affetto che ci sorprende nel leggere un commento ad un articolo appena pubblicato, il contributo generoso e spontaneo di decine e decine di viaggiatori.

Si tratta di un rapporto delicato ma molto importante che è stato costruito giorno dopo giorno puntando sulla passione che ci anima in viaggio e davanti alla tastiera; sulla coerenza e l’impegno nel cercare di dare voce a tutti; sulla trasparenza – mai abbastanza, ma sempre inseguita – nel riportare fatti e giudizi con onestà e coraggio; sulla scelta spesso criticata di favorire un approccio più professionale, che valorizzi anche linguaggio e forma, senza indulgere in toni troppo emotivi o accentuati personalismi.

Quali destinazioni, mete, Paesi vi hanno colpito maggiormente e perché?

Questa è l’eterna domanda a cui probabilmente non sapremo mai dare una risposta soddisfacente. Ogni luogo ha in sé un po’ di magia che si rivela al momento opportuno a chi ha gli occhi e il cuore per coglierla. Di recente Marco è stato nel freddo Nord, in Islanda e Norvegia, tra ghiacciai, aurora boreale, sole di mezzanotte ed altre incredibili meraviglie. Ci ha portato immagini e racconti capaci di far venire la pelle d’oca anche a Thor e a Ragnar Lothbrok. Io solitamente preferisco mete più calde, anche perché i giacconi nello zaino non troverebbero proprio posto.

Amo molto il mondo arabo, Paesi dal fascino inesplicabile che si caratterizzano con un profondo senso dell’ospitalità e – purtroppo – anche con profonde controversie che nei casi più drammatici portano a quei conflitti di cui abbiamo spesso notizia. Sono stato a lungo in Marocco, dove la cultura araba si confonde con quella berbera e sahrawi. Ho assistito alle elezioni presidenziali in Egitto, un altro Paese centrale nella cultura dei viaggiatori che in questi anni ha subito profonde e inquietanti trasformazioni. E ho raggiunto il Libano, dove la crisi siriana e l’occupazione israeliana continuano a tracciare segni profondi e dolorosi sulla società multietnica di questa incredibile nazione.

C’è un posto che consigliate di vedere almeno una volta nella vita?

Certo, molti a dire il vero. Ma invece di tediare inutilmente i lettori su questa pagina preferisco indicare un elenco dettagliato che include tutte le principali mete che andrebbero assolutamente viste almeno una volta nella vita. Si chiama atlante.

Meglio viaggiare da soli o in compagnia?

“Meglio” forse non è il termine più adatto. Ogni scelta ha i suoi vantaggi e svantaggi. Certo che viaggiare da soli è molto, molto più semplice. Viaggiare insieme è peggio di coabitare. In casa almeno ognuno ha i suoi spazi, esce per andare a scuola o al lavoro, si lascia ipnotizzare per ore dalla televisione. In viaggio invece si è davvero a contatto l’uno con l’altro per 24 ore su 24. Ogni scelta si ripercuote sul gruppo, e se l’esito non è quello sperato la frustrazione di uno alimenta quella degli altri. Io sono molto felice quando incontro qualche compagno di viaggio, ma sapere di poter tagliare la corda in qualunque momento è fondamentale.

Il giorno che troverò una persona con cui io possa viaggiare, non avrò altra scelta che sposarla. Inoltre viaggiare da soli rende più aperti e socievoli, ci si lascia più facilmente assorbire dalla cultura locale, si fanno incontri inaspettati e si vivono più avventure.

“Non solo turisti”: che differenza c’è tra un turista e un viaggiatore?

E chi lo sa? Di solito chi si definisce “viaggiatore” lo fa sempre con una punta di presunta superiorità, come se arrivato in un paese sconosciuto non debba anche lui superare barriere linguistiche e culturali, o non cercasse anche lui le attrazioni più popolari o i souvenir più bizzarri. Certo che se per qualcuno viaggiare significa prenotare una vacanza all inclusive sul Mar Rosso una volta l’anno, allora è davvero un turista e nient’altro.
Ecco perché “non solo turisti”. Turisti lo siamo tutti quando visitiamo per la prima volta un posto nuovo, non c’è niente di male. Ma sforzarsi di capire, di conoscere, avvicinarsi al diverso con rispetto e umiltà… ecco, questi atteggiamenti possono talvolta renderci qualcosa in più che semplici visitatori di passaggio, possono permetterci di catturare l’essenza di un luogo e portarne un pezzettino con noi. In modo che il viaggio fisico sia anche un viaggio interiore verso la persona in cui ci stiamo trasformando crescendo.

Ci lasci con tre consigli per chi si appresta a fare un viaggio importante?

Fare una copia digitale di tutti i documenti importanti e inviarsela per email; cenare un’ultima volta con tutti gli amici più cari, gustando i piatti preferiti della propria cucina regionale; se possibile, evitare di comprare il biglietto di ritorno.

Luca AuanaSgheps non te le manda a dire (INTERVISTA)

Credit Photo: www.derev.com

Luca Fiorentino è il blogger di un sito assai AuanaSgheps.
E io ho provato a chiedergli cosa significasse ma ha messo in dubbio l’unica certezza che avevo: che gli illuminati delle sette massoniche fossero accesi. E per chi non lo conosce sembrerebbe che io stia dicendo qualcosa di assurdo, e ha ragione. Quindi lascio sia lui a presentarsi in quest’intervista rilasciata a blog di lifestyle.

Sei noto soprattutto a Napoli per quella che è la tua attività sui social. Quindi ti chiedo innanzitutto di presentarti ai nostri lettori: chi è AuanaSgheps?

AuanaSgheps è il mio secondo nome all’anagrafe, solo che mio padre si scordò di far mettere la virgola e quindi mò quando firmo devo sempre aggiungerlo.
Ho anche un terzo nome, SoleSolange.

AuanaSgheps da cosa nasce? Sembra una di quelle cose che non significano nulla, ma dietro le quali si nasconde un mondo di idee.

Un mondo di idee, ma soprattutto un universo d’amore.
AuanaSgheps è una nuova religione, più precisamente una setta massonica di illuminati spenti.
Avevamo bisogno di un nome altisonante per definirla – senza nomi altisonanti non vai da nessuna parte – piglia Abramo, Mosè, Ismaele, Prepuzio.

Con i tuoi post miri a trattare tematiche di spessore, per la maggiore, ma lo fai in modo ironico e senza mai risparmiarti. Come è iniziato tutto?

Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso.
Embè licia e che stai facendo nella vita, no niente uagliù un sacco di nuovi proggetti, mi so scocciata del diario segreto, mò scrivo i miei pensierini direttamente su feisbuc ihihih.
(Cambia Licia in Luca, e Andrea e Giuliano in Giuliano e Andrea, ed il gioco è fatto.)

Diretto e – diciamolo – anche scurrile.
Come viene visto dalla gente questo tuo modo di esprimerti? Sono in più quelli che ti criticano o che colgono il tuo sarcasmo?

Adoro le critiche, soprattutto quelle dei bizzuochi.
Mi piace pensare che esista tutto un sottobosco di abbonati che, senza aver la minima facoltà mentale per approfondire qualsivoglia cosa, si permettono di sparare sentenze e mettere bocca sui cazzi altrui.
Bocche inesperte, colme di denti appuntiti, solo rigatoni.

La tua popolarità è data soprattutto dai social. “Società-Social” ci lasci una delle tue riflessioni a riguardo?

Penso che i social non interferiscano sulla società.
Però non mi ricordo più, quando la mattina spremo ON, se è il computer o la vita.

Qual è, invece, il tuo rapporto con Napoli? Possiamo definirla la tua musa ispiratrice?

Napoli è la città che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di blogger. Qui ho appreso la passione per la libertà. Un vero peccato che tutto, da queste parti, rifletta la teoria delle finestre rotte, e pure quella delle uallere abboffate.

Durante la tua permanenza a Napoli hai dato vita anche a lo “Zabbaglione” che, in questo caso, non è una cosa che si mangia. Ce ne parli?

Sembra uovo ma non è, serve a darti l’allegria (almeno secondo sti link che girano ultimamente su feisbuc, circa la depressione curata a botta di chionz).

Ti saluto e ti ringrazio della disponibilità Luca. Lasci i nostri lettori con una delle tue citazioni per te più significativa?

La migliore frase che ho mai scritto è sicuramente NN PUO’ PIOVERE X SENPRE, ciao.