sabato, 27 Giugno 2026

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Never Give Up, un supporto contro anoressia e bulimia (INTERVISTA)

L’anoressia e la bulimia rientrano nella categoria dei Disturbi di Comportamento Alimentare. Purtroppo ne soffrono moltissime giovani, e meno giovani, donne. Sono disturbi molto pericolosi, che se non trattati professionalmente possono condurre anche alla morte. È recente la storia di Jodi Cahill, la ragazza australiana diventata anoressica dopo quattro anni in cui ha scoperto di avere lo stesso padre di sua madre, vittima in casa di ripetute violenze, riportano alla ribalta sulle cronache internazionali il tema dei disturbi alimentari.
Ma Jodi non è l’unica. In questi anni si sono susseguiti una serie di esperienze che dovrebbero farci riflettere. Nasce per questo NEVER GIVE UP, una Onlus che dal 2014, a Roma che si sta battendo per sollevare quel velo che cela situazioni di disagio personale e spesso sottaciute.

Noi di Blog di Lifestyle abbiamo contattato Stefania e Simona Sinesi, rispettivamente presidente e vice presidente di NEVER GIVE UP, che ci hanno raccontato il loro progetto.

Ciao Simona. Tu e Stefania, tua sorella, siete le fondatrici di NEVER GIVE UP, la Onlus per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, che ha l’obiettivo di aiutare e supportare coloro che soffrono o hanno problemi con cibo, peso e immagine corporea.
Stefania è psicologa clinica e PhD in Psicologia Dinamica e Clinica, mentre tu, laureata in Economia, hai consolidato la tua esperienza nel mondo della comunicazione e della strategia. Una combinazione vincente per un progetto unico.
Secondo le statistiche, solo il 10% delle persone che soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare riesce a chiedere aiuto. Con NEVER GIVE UP quali obiettivi vi proponete di raggiungere?

NEVER GIVE UP nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere a chiedere aiuto e supportare chi ha un problema con cibo, peso ed immagine corporea o un Disturbo del Comportamento Alimentare e le persone che sono loro vicine – genitori, amici e insegnanti – attribuendo a questi ultimi un ruolo fondamentale nel trattamento.
NEVER GIVE UP si propone di costruire, oltre alla piattaforma on-line di supporto, spazi sul territorio in cui sviluppare programmi di screening, di prevenzione e di cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (maggiori informazioni sul sito).
NEVER GIVE UP ha un approccio multidisciplinare messo a punto da un Comitato Scientifico di eccellenza formato da professionisti che operano in strutture internazionali per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, con cui Stefania si è confrontata nel corso della sua esperienza accademica e clinica.
L’approccio è basato sulla ricerca scientifica e sulle esperienze maturate nelle realtà in cui il Comitato Scientifico opera; in particolare, ad esempio, sia la piattaforma on-line che i progetti di screening precoce nella fascia neo-natale sono stati implementati con successo proprio in queste realtà.
Per quanto riguarda i programmi sul territorio, una parte fondamentale è rappresentata dalle NEVER GIVE UP House, ossia strutture per lo studio e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare in regime ambulatoriale, semi residenziale e residenziale.

Come ogni progetto, anche il vostro ha bisogno di fondi per il suo sviluppo. Voi avete iniziato a raccogliere fondi attraverso campagne di crowdfounding. Avete avuto un riscontro positivo?

Nello scorso dicembre- dichiara Simona- abbiamo dato il via alla nostra prima campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Charitystars che in quattro mesi, grazie al supporto di piu’ di 80 donatori, di cui 41 personaggi del mondo della musica, dello sport, della moda e dello spettacolo (tra cui Luca Argentero, Noemi, Emma Marrone, Lorella Cuccarini, Francesca Michielin, Malika Ayane, Chiara, Chef Rubio e Antonio Marras), campagna che ci ha permesso di raccogliere 25.000 euro, per finanziare lo sviluppo della piattaforma on-line di supporto, il primo dei servizi che NEVER GIVE UP si propone di offrire.

Di recente, un atleta della Squadra Nazionale di Cross Triathlon di UK , Stefano Sardo, ha scelto di supportare NEVER GIVE UP lanciando un appello a donare e correndo con il logo di NEVER GIVE UP sulla divisa di gara ai Mondiali del 27 Settembre prossimo (link per supportare la campagna qui)

Negli ultimi giorni , abbiamo anche attivato una campagna di raccolta sulla piattaforma Eppela (link per donare) in cui Aurora Ruffino, attrice e protagonista della serie TV Braccialetti Rossi, parla del nostro progetto e del gran numero di adolescenti che le scrivono per condividere le loro esperienze e il loro disagio verso il cibo e la immagine corporea.

Oltre al crowdfounding, stiamo lavorando su bandi europei e stiamo dialogando con soggetti pubblici e privati per costruire insieme un piano che ci permetta di attivare i servizi che intendiamo sviluppare.
Crediamo molto nelle partnership e nella funzione sociale di NEVER GIVE UP, non solo nell’offrire supporto a chi ne ha bisogno, ma anche nel dare opportunità di lavoro sia all’interno del team scientifico che dello staff.

Tornando alla piattaforma on-line di supporto, questa si inserisce in un contesto in cui i siti più visitati da coloro che sono affetti da disturbi alimentari sono siti, blog e forum, cosiddetti “pro-ana” e “pro-mia”, dove le persone che soffrono possono confrontarsi con altre che vivono la stessa situazione. Spazi in cui condividono, ad esempio, consigli per essere sempre più magre, metodi di autolesionismo e nuove modalità per poter nascondere il disagio a famiglia e amici.

Come pensi che la vostra piattaforma possa coinvolgere e invitare queste persone a farsi aiutare?

Attraverso la piattaforma on-line di supporto – ci spiega Stefania – NEVER GIVE UP si propone di costruire uno spazio di condivisione on-line accessibile, gratuito e facilitato da un professionista che crei un contesto in cui, specialmente gli adolescenti, la fascia di popolazione più colpita da questi disturbi – sono 2 milioni 600 mila i ragazzi fra 12 e i 25 anni a soffrirne – possano sentirsi liberi di condividere, possano sentirsi ascoltati e possano essere supportati senza essere giudicati.

Le persone che soffrono di anoressia e bulimia sono in prevalenza donne, circa il 70%. Tuttavia, c’è l’altro 30%, con trend in crescita, che vede anche i ragazzi fare i conti con il proprio corpo e la non accettazione di sé. I canoni televisivi, le modelle/i,gli attori/attrici,alcune fashion blogger, ecc. Influiscono, in modo preponderante, su questa pericolosissima tendenza che coinvolge fasce età sempre più giovani.
Quali sono gli altri fattori che pericolosamente giocano un ruolo chiave nella nascita di tali disturbi?

I Disturbi del Comportamento Alimentare – spiega ancora Stefania– da qualche anno stanno assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale, con esordi sempre più precoci. Non si ritrovano altri esempi di disturbi psichiatrici con una propagazione di tale portata.
In Italia, oltre agli adolescenti, sono 3 milioni 600 mila le persone che ne soffrono: un numero pari alla popolazione delle città di Roma e Milano. Questi disturbi hanno un’eziologia multifattoriale e non è possibile tracciare una teoria sintetica, atta alla spiegazione della loro eziopatogenesi.
Il modello generale più convincente è quello che vede la via finale comune di vari e possibili processi patogenetici, nati da interazioni tra forze molteplici nell’evento patologico. Diversi sono i fattori di rischio, psicologici, genetici, sociali, culturali, life events, vissuti traumatici, lutti, modelli televisivi, influenza delle fashion blogger, che possono concorrere all’insorgenza dei disturbi che si manifestano nei confronti del cibo, ma che rappresentano, il più delle volte, solo la punta dell’iceberg di un disagio ben più profondo.

Un bel progetto, che tutti dovremmo sostenere nel nostro piccolo, perché l’unione fa la forza e il sogno di non vedere più giovani vite perdere la propria insieme al peso non deve morire.

Alice Pasti, modella curvy: “Amatevi per come siete” (INTERVISTA)

Alice è la ragazza della porta accanto. Nasce ragioniera, ma capisce ben presto che il suo obiettivo è un altro. Lei vuole fare la modella, nonostante i chili di “troppo” e in una società che eleva come canone di bellezza tutto ciò che rientra in una misera taglia 38. Eppure Alice non ci sta e il suo sogno inizia proprio con questa sfida: fare la modella curvy. Un bel giorno si mette in gioco davanti all’obiettivo di una macchina fotografica, che cattura la sua bellezza, le sue curve, le sue linee morbide. Il gioco è fatto. Il suo corpo diventa il suo biglietto da visita, il mezzo attraverso il quale portare passo dopo passo, scatto dopo scatto, un piccolo cambiamento nella realtà italiana. Un piccolo grande cambiamento per lei e per tutte le donne.

“Spero di aiutare tutte quelle persone che, avendo come icone di bellezza le donne che i media fino ad ora hanno imposto, non riescono purtroppo ad accettarsi per quello che sono”.

15.000 followers su Instagram (@alicepasty), ma la strada è ancora lunga. La determinazione però la accompagna in questo viaggio alla ricerca del successo. Il resto ce lo ha raccontato lei.

Ciao Alice, ti presenteresti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Mi chiamo giustappunto Alice, ho 26 anni e ho appena “mollato” la vecchia vita per potermi dedicare interamente al raggiungimento della realizzazione dei miei sogni, perlomeno, ci proviamo. Sono una fotomodella curvy.

Cosa ti ha spinta a diventare una modella curvy e che risultati stai ottenendo dal punto di vista personale e lavorativo?

In realtà, quando ho iniziato per gioco, mai e poi mai pensavo che il mio percorso avrebbe preso questa piega, ti dico la verità. Ho iniziato dal nulla, molto “silenziosamente” e piano piano mi son fatta conoscere, ho lavorato con tantissimi fotografi, e spero sia l’inizio di un altro lunghissimo step. Ci sono centinaia di fotografi che io stimo e con i quali spero di lavorare, ci sono tantissime cose che sogno e che spero di realizzare, insomma, anche se sono 3 anni che frequento questo “ambiente” mi sento di aver appena cominciato, in realtà, ho appena cominciato, a far sul serio.

A questo punto sono già felicissima, personalmente mi sento una persona nuova, è davvero una soddisfazione riuscire a fare ciò che mi piace, io lavoravo come ragioniera, e mi dedicavo alle foto solo il week end, l’ho fatto per tre anni, ma mi sentivo in una vita che non mi apparteneva. Cosi, la vita mi ha messo di fronte ad una decisione, ho preso coraggio e ho deciso: mi dedico solo a me, alla fotografia e ai miei sogni.

Uno dei grandi sogni, infatti, è quello di poter diventare una specie di “icona” di bellezza alternativa. Tante persone già mi seguono e mi sostengono, infatti sul mio profilo Instagram ho 15000 followers, alcuni di questi mi scrivono complimentandosi per il mio coraggio, per quello che faccio e che vorrei ottenere, vediamo!

Sentiamo parlare sempre più spesso di modelle curvy, come nel caso della protagonista dell’ultimo calendario Pirelli. Secondo te, sta realmente cambiando qualcosa? La moda si è decisa ad assomigliare un po’ di più alla realtà?

La notizia del Calendario Pirelli mi ha lasciata a bocca aperta, davvero piacevolmente colpita e non ti nascondo che ho fantasticato molto, nel senso, sarebbe un sogno per me, essere scelta per qualcosa di cosi “tosto”. Lei è davvero bellissima, ed è un vero esempio di bellezza, alternativa, a quello che la società in questi anni ha voluto imporci. Non saprei dirti se questa scelta è stata frutto di un “loro sistema” oppure è stato fatto per poter essere un esempio a livello mondiale. Io sinceramente mi auguro la seconda ipotesi. Alcune modelle curvy, lavorano davvero tanto, ovvio, il mercato curvy è ancora in crescita, ed io spero che cresca sempre di più.

Stai portando avanti una vera e propria lotta con una realtà italiana in cui la bellezza viene spesso e volentieri associata alla magrezza. Ti sei mai dovuta scontrare con chi aveva pregiudizi nei tuoi confronti? Se sì, come li hai affrontati?

Sai quante porte sbattute in faccia ho ricevuto per la mia “forma fisica”? A molte persone in realtà non importa se sei bella e brava come modella, se hai una taglia superiore alla 42, sei “grassa”, molti fotografi non hanno mai voluto lavorare con me per questo motivo e io all’inizio ci soffrivo molto, poi mi sono seduta un attimo, ho riflettuto e mi son detta: “quante persone hanno creduto in te, e stanno credendo in te come donna e come modella?” ed ancora: “quante persone ti cercano per lavorare come fotomodella”? Quindi ho cominciato ad accettare che non si può piacere a tutti, e sono andata avanti a testa alta, cercando di dare ciò che potevo e non cercare di dare oltre le mie possibilità. Io sono una curvy, le mie misure sono 100-78-100 quindi ho inseguito le strade adatte a me.

I disturbi alimentari sono uno dei mali principali della società moderna. Tu hai mai avuto problemi ad accettare il tuo corpo o hai sempre amato le tue forme morbide?

Purtroppo si, i disturbi alimentari sono proprio una brutta bestia, io personalmente non ne ho mai avuti quindi non vorrei esprimermi su argomenti così delicati, non conoscendone poi molto, ma immagino siano devastanti psicologicamente e fisicamente parlando.

No, non ho sempre accettato il mio corpo, prima lo rifiutavo, ho provato tutte le diete possibili ed immaginabili, sport, digiuno, qualsiasi cosa. Poi da quando ho iniziato a rivedermi, nelle foto, è arrivata la consapevolezza del fatto che ognuno di noi ha la propria conformazione e che deve solo cercare di migliorarsi, nascondere i difetti ed esaltare i pregi. Ovviamente cerco di fare tanto sport, mangiare abbastanza sano, (io amo mangiare) e cerco di migliorarmi finché posso. Vedendomi da fuori, riesco a comprendere cosa va e cosa non va in me e sono arrivata ad oggi, che mi piaccio davvero tanto e finalmente sto riuscendo ad accettarmi per quella che sono tanto da farne una forza.

Cosa vorresti dire a tutte le donne che disprezzano il proprio corpo a causa dei modelli assurdi che vengono proposti? Quale è il segreto per accettarsi e amarsi a prescindere dal proprio peso?

Il mio primo consiglio è quello di accettarsi per come si è, il che non vuol dire “arrendersi”, assolutamente no. Vuol dire accettare il proprio corpo e lavorarci sopra per migliorare ciò che si vorrebbe migliorare. Lo sport è fondamentale, a qualsiasi età. Il mangiar sano, il saper vestirsi e risaltare la propria immagine è fondamentale!
E soprattutto sentirsi bene con quello che si indossa. Come dicevo prima, ogni donna deve esaminarsi e capire cosa vuole “nascondere” e cosa vuole “risaltare” del proprio corpo. A seconda della nostra corporatura e delle nostre forme, noi dobbiamo indossare capi che ci risaltino. Guardatevi dei tutorial di trucco, studiatevi alcuni outfits e provateli su di voi, andate dal parrucchiere, truccatevi, fate ciò che vi piace.

Amatevi per come siete, non smettete mai di prendervi cura di voi.

Come e dove ti vedi tra 5 anni e quali sono i tuoi progetti futuri?

Tra 5 anni? Non mi vedo. Io cerco di godermi giorno per giorno le gioie che la vita mi regala.
Credo che tutto sia più o meno scritto dal destino, ma credo anche, che se vuoi qualcosa, devi lottare per averla.
Più desideri qualcosa, più questa cosa può accadere, devi quindi desiderarla con molta intensità.
Desidero poter diventare modella curvy a tempo pieno, lavorare con grandi nomi, Lavorare lavorare lavorare, girare il mondo e riuscire ad aiutare tutte quelle donne che hanno solo come stereotipo di bellezza quelle donne taglia 38, e che quindi non si accettano. No! La bellezza è quella ma è anche altro ed io ce la metterò tutta.

Nonsoloturisti: “State per partire? Se possibile non fate il biglietto di ritorno!”(INTERVISTA)

Girovagando sul web in cerca di viaggi sono ‘inciampata’ nella pagina facebook “Non solo Turisti”. Mi ha subito colpito per un motivo: al contrario di altre mille pagine in tema di viaggi non solo Turisti racconta emozioni.
Racconta tramite foto, descrizioni, consigli. Sono stata subito catapultata a Fuerteventura, per poi volare negli Stati Uniti, passando per San Francisco, Parigi e ancora ritrovarmi pagina dopo pagina in India, Egitto, in Canada rapita dalle maestose cascate del Niagara e incantata dai paradisi naturali della Polinesia.
Non riuscivo più a tornare a casa.

Su Blog di Lifestyle l’intervista a Flavio Alagia, che si occupa dei contenuti della pagina web, di questo diario di bordo che pullula di esperienze, di bellezze naturali, di amore, amore puro per la vita, una vita dedicata a viaggiare.

Vi presentate ai nostri lettori?

Mi chiamo Flavio Alagia, ho un’età compresa tra i 20 e i 40 anni che non intendo specificare, amo viaggiare e mettermi nei guai in modi originali e tragicomici in paesi che la maggior parte delle persone farebbe fatica a individuare sulla mappa. Dopo una laurea di dubbia utilità in giornalismo mi sono immolato in varia misura nell’ufficio stampa dell’Università degli Studi di Verona, in un quotidiano locale sempre nella città scaligera, in una rivista edita da una ONG in Sudafrica. Marco Allegri, il fondatore di NonSoloTuristi.it, mi ha adescato un paio d’anni fa. Da allora scarico le mie manie di protagonismo sul web e impongo la mia tracotante autorità sui nostri collaboratori. Insomma sono il responsabile dei contenuti di NonSoloTuristi.it.

Come nasce NonSoloTuristi.it?

NonSoloTuristi.it nasce come un diario di viaggio, un travel blog personale della coppia italo-britannica Marco e Felicity. I due-cuori-e-un-biglietto-aereo erano partiti nel 2010 per un viaggio intorno al mondo e ne narravano le tappe sul sito e sulla sua versione anglofona ThinkingNomads.com. Quando si sono accorti di avere un certo seguito – complici anche le loro esperienze passate nel marketing online e nel social media management – si sono detti “col cavolo che torniamo a lavorare in ufficio!”, e da allora hanno fatto della nostra piccola zattera virtuale un luogo in cui condividere esperienze, consigli, immagini, racconti e notizie.

Il successo sul web è notevole, quasi 12 mila mi piace: come vi spiegate questo successo?

Dei 12.000 contatti su Facebook siamo ovviamente molto orgogliosi, così come dei 3000 che ci seguono su G+ e degli 86.000 su Twitter. I numeri, però, servono solo per mandare avanti il carrozzone, senza di essi non potremmo presentarci ai nostri sponsor con il petto dovutamente in fuori per esigere le scarsissime risorse che ci consentono di andare avanti. Il vero successo è l’interazione con i nostri lettori, la fiducia che ci dimostrano quando ci chiedono consigli per i loro prossimi viaggi, l’affetto che ci sorprende nel leggere un commento ad un articolo appena pubblicato, il contributo generoso e spontaneo di decine e decine di viaggiatori.

Si tratta di un rapporto delicato ma molto importante che è stato costruito giorno dopo giorno puntando sulla passione che ci anima in viaggio e davanti alla tastiera; sulla coerenza e l’impegno nel cercare di dare voce a tutti; sulla trasparenza – mai abbastanza, ma sempre inseguita – nel riportare fatti e giudizi con onestà e coraggio; sulla scelta spesso criticata di favorire un approccio più professionale, che valorizzi anche linguaggio e forma, senza indulgere in toni troppo emotivi o accentuati personalismi.

Quali destinazioni, mete, Paesi vi hanno colpito maggiormente e perché?

Questa è l’eterna domanda a cui probabilmente non sapremo mai dare una risposta soddisfacente. Ogni luogo ha in sé un po’ di magia che si rivela al momento opportuno a chi ha gli occhi e il cuore per coglierla. Di recente Marco è stato nel freddo Nord, in Islanda e Norvegia, tra ghiacciai, aurora boreale, sole di mezzanotte ed altre incredibili meraviglie. Ci ha portato immagini e racconti capaci di far venire la pelle d’oca anche a Thor e a Ragnar Lothbrok. Io solitamente preferisco mete più calde, anche perché i giacconi nello zaino non troverebbero proprio posto.

Amo molto il mondo arabo, Paesi dal fascino inesplicabile che si caratterizzano con un profondo senso dell’ospitalità e – purtroppo – anche con profonde controversie che nei casi più drammatici portano a quei conflitti di cui abbiamo spesso notizia. Sono stato a lungo in Marocco, dove la cultura araba si confonde con quella berbera e sahrawi. Ho assistito alle elezioni presidenziali in Egitto, un altro Paese centrale nella cultura dei viaggiatori che in questi anni ha subito profonde e inquietanti trasformazioni. E ho raggiunto il Libano, dove la crisi siriana e l’occupazione israeliana continuano a tracciare segni profondi e dolorosi sulla società multietnica di questa incredibile nazione.

C’è un posto che consigliate di vedere almeno una volta nella vita?

Certo, molti a dire il vero. Ma invece di tediare inutilmente i lettori su questa pagina preferisco indicare un elenco dettagliato che include tutte le principali mete che andrebbero assolutamente viste almeno una volta nella vita. Si chiama atlante.

Meglio viaggiare da soli o in compagnia?

“Meglio” forse non è il termine più adatto. Ogni scelta ha i suoi vantaggi e svantaggi. Certo che viaggiare da soli è molto, molto più semplice. Viaggiare insieme è peggio di coabitare. In casa almeno ognuno ha i suoi spazi, esce per andare a scuola o al lavoro, si lascia ipnotizzare per ore dalla televisione. In viaggio invece si è davvero a contatto l’uno con l’altro per 24 ore su 24. Ogni scelta si ripercuote sul gruppo, e se l’esito non è quello sperato la frustrazione di uno alimenta quella degli altri. Io sono molto felice quando incontro qualche compagno di viaggio, ma sapere di poter tagliare la corda in qualunque momento è fondamentale.

Il giorno che troverò una persona con cui io possa viaggiare, non avrò altra scelta che sposarla. Inoltre viaggiare da soli rende più aperti e socievoli, ci si lascia più facilmente assorbire dalla cultura locale, si fanno incontri inaspettati e si vivono più avventure.

“Non solo turisti”: che differenza c’è tra un turista e un viaggiatore?

E chi lo sa? Di solito chi si definisce “viaggiatore” lo fa sempre con una punta di presunta superiorità, come se arrivato in un paese sconosciuto non debba anche lui superare barriere linguistiche e culturali, o non cercasse anche lui le attrazioni più popolari o i souvenir più bizzarri. Certo che se per qualcuno viaggiare significa prenotare una vacanza all inclusive sul Mar Rosso una volta l’anno, allora è davvero un turista e nient’altro.
Ecco perché “non solo turisti”. Turisti lo siamo tutti quando visitiamo per la prima volta un posto nuovo, non c’è niente di male. Ma sforzarsi di capire, di conoscere, avvicinarsi al diverso con rispetto e umiltà… ecco, questi atteggiamenti possono talvolta renderci qualcosa in più che semplici visitatori di passaggio, possono permetterci di catturare l’essenza di un luogo e portarne un pezzettino con noi. In modo che il viaggio fisico sia anche un viaggio interiore verso la persona in cui ci stiamo trasformando crescendo.

Ci lasci con tre consigli per chi si appresta a fare un viaggio importante?

Fare una copia digitale di tutti i documenti importanti e inviarsela per email; cenare un’ultima volta con tutti gli amici più cari, gustando i piatti preferiti della propria cucina regionale; se possibile, evitare di comprare il biglietto di ritorno.

Cenare tra le nuvole a Milano (INTERVISTA)

Se volete provare una cena tra le nuvole, basterà recarvi a Milano. Il 1 Maggio è stato, infatti inaugurato il ristorante sospeso, in occasione proprio dell’Expo 2015. Il progetto nasce dall’unione di due grandi aziende: il Klima Hotel e Alessandro Rosso Group. Noi di Blog di Lifestyle abbiamo raggiunto Elisa Dal Bosco, che si è occupata del progetto in prima persona per un’intervista a tutto tondo.

Come è nata l’idea del Dinner in the sky, il ristorante sospeso?

Abbiamo conosciuto questa innovativa qualche anno fa, gestendo eventi e business in varie parti del mondo e ci ha da subito affascinato. Siamo un’azienda di eventi ed incentive e quale modo migliore c’è per una cena di lavoro o piacere che stare sospesi a 50 m gustando i piatti migliori ed ammirando un paesaggio unico?
“Experience in the Sky” si basa sull’esperienza di Dinner in the Sky TM, un prodotto unico al mondo come esperienza e come strumento di comunicazione. La piattaforma in acciaio con un tetto in plexiglass trasparente, sostenuta da una gru che può arrivare fino a 50 metri di altezza, è gestita da personale altamente specializzato. Ogni posto a sedere è dotato di tre cinture di sicurezza e ha possibilità di rotazione a 180°. Dinner in the Sky è presente in oltre 30 Paesi nel Mondo. Un prodotto flessibile che non pone limiti alla creatività e al desiderio di stupire.

Cenare tra le nuvole a Milano (INTERVISTA)

Un’esperienza per i più audaci, come è strutturato il ristorante?

Tutti i commensali o invitati sono seduti e portati in alto, in estrema sicurezza, in alto fino a 50 m di altezza. A bordo posso gustare una colazione o un aperitivo, una cena o un pranzo. Alessandro Rosso Group porta ancora una volta in Italia l’unica piattaforma al mondo che permette di vivere un’esperienza indimenticabile per scoprire Expo Milano 2015 da 50 metri di altezza. CNHi Experience in the Sky nasce in collaborazione con Klima Hotel, che ospita la struttura e fornisce il servizio di catering e grazie alla sponsorizzazione di CNH Industrial, leader globale nel settore dei capital goods.
Daniele Rosso, Ceo: “un grande benvenuto a tutti i turisti e ai milanesi che verranno a Milano e potranno scoprire Expo 2015 dall’alto, da 50 metri di altezza, in una location a pochi minuti dalla più grande esposizione universale mai realizzata. La piattaforma è dotata delle migliori tecnologie e l’emozione di sorseggiare un ottimo vino o una cena dall’alto è davvero un’esperienza da non perdere. Ringrazio in modo particolare CNH Industrial, che ha permesso di realizzare questa iniziativa che, per la prima volta, permetterà di vivere questa emozionante esperienza per ben 180 giorni consecutivi. Siamo Expottimisti, anche dall’alto di Experience in the Sky”.

Cenare tra le nuvole a Milano (INTERVISTA)

Quanti posti ci sono?

22 intorno al tavolo, a terra si possono organizzare altri momenti, come in un qualsiasi incontro conviviale o di evento aziendale. In questo nuovo progetto siamo ospitati all’interno di Klima Hotel a Milano, che ringraziamo, insieme al main partner CNHi una grande azienda che ha creduto da subito in questo progetto. A soli 600 m dal sito di Expo Milano 2015.

Parliamo della sicurezza dei “commensali”. Saranno legati con qualche fune immagino?
In totale sicurezza, attorno ad un tavolo e comodamente seduti, una piattaforma altamente tecnologica vi farà salire a 50 metri di altezza e degustare il migliore cocktail o un raffinato menu.
Tocca il cielo con un dito: immagina di fare colazione, pranzo, cena, o anche solo un aperitivo nel cielo di Expo Milano 2015, ammirando i Padiglioni, il cardo, il decumano, le piazze di Expo sotto di te, come se stessi volando. Tutto questo è CNHi EXPERIENCE IN THE SKY, un’esperienza incredibile che consente di fare una cosa del tutto normale in un posto ed ad un’altezza veramente speciali.

Il sito per le prenotazioni sarà attivo solo il 1 maggio, ma nel frattempo che riscontro vi aspettate?

È stato creato un sito www.experienceinthesky.com dove è possibile prenotare e pagare i servizi in modo semplice entrando nella sezione booking e compilando un form con i propri dati, il servizio e l’orario scelto, il menu preferito e il numero di persone. Chi prenota riceve subito una mail di conferma della richiesta che verrà convalidata come prenotazione prima del servizio con l’invio di un voucher. Stiamo ricevendo numerose richieste, anche dal grande pubblico, ma soprattutto da aziende che vorrebbero utilizzare lo spazio sia a 5o m che a terra per eventi di business, di momenti aziendali, premiazioni, conferenze e presentazione di prodotti.

Questo originale progetto sarà inaugurato proprio in occasione dell’Expo. Per Milano, e in generale per l’Italia l’Expo può essere una grande finestra per il resto del mondo, un’occasione per far conoscere il Bel Paese ma soprattutto per rinascere e superare questo momento difficile. Cosa può dare Expo all’Italia e cosa l’Italia ad Expo?

L’Expo 2015 è una grande occasione per tutti, come Alessandro Rosso Group, siamo molto “Expottimisti” ci crediamo fin dal principio. Abbiamo esperienza di Expo già da quello di Shanghai nel 2010, quello di Milano è un Expo che porterà risultati in tutto il nostro paese, ma anche in Europa, immaginate quanti visitatori scopriranno per la prima volta questi luoghi magnifici ed in quanti si fermeranno per una vacanza o torneranno con la famiglia.