martedì, 21 Aprile 2026

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Quello che ho scoperto sulla felicità

Tutti ne parlano, nessuno sembra sapere esattamente cosa sia, come trovarla e dove. Una leggenda metropolitana, fino a quando non arriva l’amore, una proposta di lavoro, una bella notizia: allora sì, lo vogliamo urlare al mondo che la felicità esiste.

E basta poco a ritrovarla, magari anche per caso, come è capitato a me . Può bastare anche un laboratorio di cui lei è protagonista. “Un’idea di felicità-Laboratorio per il futuro“, questo è il nome della tre giorni, tenuta in seno ai Dialoghi di Trani e organizzata dall’associazione Faber. Così l’ho scoperta e riscoperta, la felicità. Così l’ho idealizzata, identificata, immaginata, toccata. Così l’ho condivisa.

Cosa saresti se fossi la felicità?“- mi è stato chiesto. Ho chiuso gli occhi e ho risposto, sicura: “Sarei una penna che scrive storie“. E in fin dei conti mi ritrovo qui, a raccontarvela questa storia. La storia di come ho capito che la felicità più che un obiettivo, un risultato, un premio, è un modo d’essere. È una scelta quotidiana.

Così andrò, felice, a elencare quello che ho scoperto su di me prima e sulla felicità poi. Perché a me è servito qualcuno che dicesse “chiediti come stai in questo momento” tanto quanto io spero serva a voi che state leggendo.

Ridi

Presentati al gruppo con nome e cognome e dopo prova a ridere“. Una richiesta spiazzante, insolita e a dir poco imbarazzante. Insomma, come si può ridere senza motivo o senza almeno un disturbo psichico degno di nota?

Provaci e basta“. E così il primo tentativo: una risata forzata, inibita, finta, imbarazzata. E poi l’imbarazzo che diventa contagioso e buffo, che genera altre risate, vere. E la tua, quella finta che si trasforma in lacrime di gioia.

Il nostro corpo non riesce a distinguere la risata vera dalla risata finta, è stata questa la scoperta. Così la sensazione di benessere, che sia spontanea o forzata, quella risata ce la libera dentro. Lascia che esploda in ogni cellula e il risultato straordinario è una persona che sta bene, per qualche minuto o per tutta la giornata.

La risata ha un potere enorme e non costa nulla. Ed è il primo passo verso la felicità.

Liberati del superfluo

La vita va affrontata a mani vuote. In caso di tempesta, come fai a reggere il timone con due valigie? E se fa bel tempo, sei più leggero a testa sgombra” – scrive Emmanuel Gallot-Lavallée in Clown Celeste.

Siamo partiti da questa riflessione, per il secondo esercizio. Presentarsi agli altri, solo con nome e cognome. “Il mio nome è Anita Casalino” – in apnea e con i pugni chiusi. Ma ero in dolce compagnia. Le valigie degli altri erano mani sudate, spalle basse, deglutizione, tic, iperventilazione.

Cose normali, a cui non facciamo neanche caso. Cose che in realtà sono le mille maschere che poniamo tra noi e gli altri, per apparire al meglio, strafighissimi nel nostro alone di mistero. Questo è il superfluo che aggiungiamo al “noi stessi” di base. Riconoscerlo è il primo passo per mollarlo via.

Un respiro profondo, prima di parlare, prima di agire e poi, in scena.

Senti te stesso, senti gli altri

Ci siamo presentati ad un gruppo di persone. Ma cosa succede quando l’interlocutore è uno? Come rifuggiamo il contatto? Neghiamo parti del corpo, tendiamo la mano evitando uno sguardo diretto, non ricordiamo il nome dell’altro perché siamo troppo occupati a costruire la nostra immagine, facciamo un passo indietro. Siamo assenti, in parole povere.

Toccare fisicamente chi abbiamo di fronte, sentire la sua energia, parlare con gli occhi: così si è presenti, così si crea una storia, anche se brevissima, con l’altro. Perché la comunicazione vera non ha parole. Quelle usiamole dopo.

E poi chiediamoci, “cosa mi ha lasciato questo incontro? Quale sensazione? Come mi sento adesso? Cosa trasmetto?“. Domande piccole, che ci concederanno risposte inestimabili.

Agita il sedere

Provate a cantare col culo” – ci è stato detto. Sarebbe stato più facile chiedermi di arrivare puntuale ad un appuntamento o rinunciare al dessert dopo pranzo. Ma non sempre quello che si crede complicato lo è.

Sulla base di Micheal Jackson – riposi in pace – abbiamo agitato, a gruppi di cinque, il sedere. Eravamo buffi e ridicoli. Abbiamo esposto insieme la nostra goffaggine e la vulnerabilità che ne deriva. Ne abbiamo riso. Abbiamo riso di quel poliziotto, Flick, che si trova nella mente di ognuno e che interviene automaticamente a giudicarci e a giudicare gli altri. Abbiamo condiviso la gioia e sentito il nostro corpo.

Secondo le culture tribali, il centro delle emozioni si trova proprio nella zona del sedere. Confluiscono tutte lì: gioia, rabbia, delusione, tristezza, nervosismo, serenità. Dominare quell’area anatomica, lasciare che si scarichi, trasformare le emozioni in movimento: sarà incredibile, ma fa stare bene. E fa ridere a crepapelle.

Idealizza la felicità, costruiscila, comprendi cosa le manca

Spesso la identifichiamo in qualcuno o qualcosa, la felicità. Ma la più grande scoperta che ho fatto è che la felicità siamo noi. Così: “Immagina la felicità. Cosa saresti?” – Una nuvola, un sole, il mare, una stella, è venuto fuori da tutti. “Bene, ora disegnala la tua felicità“.

Così è nato il mio disegno, un libro con una penna e su una facciata, scritte in rosso, le cose che vorrei nella mia vita, quelle che compongono i miei sogni: amore, passione, gentilezza, famiglia.

La mia idea di felicità era lì, di fronte a me. E una volta costruita, la domanda che mi ha dato a sua volta LA risposta è stata: “cosa manca al tuo disegno?“. Mancava una mano che reggesse la penna. Mancava qualcuno che leggesse. Mancava una pagina bianca.

Il coraggio di guidare il mio percorso, qualcuno che mi ascolti, un nuovo inizio. Questo ostacola la mia felicità. Ed è bastato un disegno o forse solo un po’ di tempo, quello che non ritaglio mai, per rifletterci su.

La consapevolezza rende felici.

La perfezione non esiste

Ultimo step per provare a essere felici? Non farsi promesse. La promessa è l’anti qui e ora. Non prometterti di non rifare un errore. Prova a farne uno diverso.

Quante persone perfette conosci?” – è stato chiesto a una combattiva e stacanovista signora.
Nessuna” – ha risposto lei.
E vorresti davvero essere l’unica?

Siamo tutti imperfetti, viviamo nei tentativi di felicità. Il massimo che possiamo fare è augurarci un tentativo diverso, se il precedente non ci ha resi felici. E poi alla fine arriva, il benessere.

Scottarsi fa parte del gioco e la missione di questo videogioco è vivere gli anni che abbiamo a disposizione, nella maniera più serena possibile. “Siamo quello che siamo e non possiamo cambiarlo. Possiamo cambiare quello che facciamo“.

È stato augurato a me, io lo auguro a voi. Vi auguro di fare errori diversi.

Milano Sposi 2014, sfilano gli abiti più belli (FOTO)

Milano Sposi 2014, dal 25 al 28 Settembre al Mediolanum Forum sfilano gli abiti più belli dell’alta moda italiana: tra pizzi e ricami, location, trucco e parrucco, il “giorno più bello di tutta la vita” è perfettamente organizzato grazie ai preziosi consigli degli stilisti. La 42ª edizione della Fiera degli Sposi targata 2014 non delude le più grandi aspettative. Un tripudio di Made in Italy ed eleganza nostrana, a Milano ecco gli abiti più emozionanti di sempre.

In passerella ecco la meravigliosa collezione abiti di Nicole Spose. Un sogno, una passione, l’impegno di ogni giorno affinché un’ambizione diventasse realtà. Collezioni che parlano di una moda fresca e giovane, che sa dettare le tendenze, non tralasciando qualità e impronta sartoriale.

Nicole è un atelier che nasce nel 1996: la tradizione familiare portata in alto dal marchio tutto italiano. Alessandra Rinaudo, fondatrice del marchio insieme al marito Carlo Cavallo, ha respirato fin da bambina le atmosfere dell’antica sartoria d’alta moda. Fin da piccola e grazie alla passione per il fashion ha cominciato ad apprezzare il pregio di un pizzo francese, a riconoscere la qualità delle migliori sete italiane, a cogliere il valore del ricamo per esaltare la bellezza e l’originalità di un vestito. Nicole è espressione dell’artigianalità che si riconosce nei valori di classe, eleganza e raffinatezza.
Sette i punti vendita: a Milano, Torino, Manta, Centallo e Alba, Bassano del Grappa e Savona.

Linee morbidamente scivolate, seducenti schiene scollate si impreziosiscono di sontuosi ricami. Dettagli contemporanei e luminosi gioielli su prestigiose sete la eleggono icona di stile. Un sentito ringraziamento a tutte le coppie che hanno scelto Nicole e che, con il loro affetto e la loro gioia, rappresentano per noi la linfa per guardare al futuro.

Grandissimo successo per gli abiti di RS Couture Roma di Renato Savi: Nell’atelier della capitale rivive la tradizione della sartoria su misura. Lo stilista offre un sicuro punto di riferimento alle giovani spose che desiderano creazioni esclusive realizzate su misura in tessuti pregiati e curate in ogni particolare dallo stesso stilista. Le collezioni RS Couture sono distribuite in Italia e nel mondo.
Il Made in Italy si combina allo stile dei pizzi e dell’haute couture francese grazie ad un mix di tendenza e sartoria. RS espone le sue collezioni anche nella bellissima boutique Kleinfeld. “Particolarità di RS è il legame con il Giappone”, ci dice Rosario, assistente manager di Renato Savi Couture Roma. “Moltissimi, infatti, gli abiti realizzati in rosa, proprio perché nel paese nipponico il bianco è associato al lutto e le donne molto spesso usano altri colori per il loro giorno di festa”. Originale l’uso di altre cromature particolari, come il celeste o il viola.

Sara Radice è stilista e sarta professionista. La Sartoria Sara Radice è una boutique di moda specializzata in abiti da sposa e da cerimonia realizzati su misura.
Inaugurata nel 2010 con un piccolo e vivace atelier, negli anni la sartoria si è ampliata fino a spostarsi nell’attuale sede di Garbagnate Milanese, dove le clienti e le creazioni di Sara possono trovare il giusto spazio per essere valorizzate al massimo. È possibile trovare e provare numerosi abiti di linee e stili diversi. Sarà la stilista stessa ad accogliere e consigliare i clienti per creare insieme a loro l’abito dei propri sogni.

È all’interno dell’atelier che le idee si realizzano e gli abiti vengono confezionati dalla stilista con i migliori tessuti. Tutte le creazioni, infatti, sono realizzate in seta proveniente da laboratori italiani e ogni capo, dettaglio e accessorio viene realizzato artigianalmente e rigorosamente a mano.

Eleganti ed unici, gli abiti di Sara Radice vengono realizzati seguendo passo dopo passo le richieste di ogni cliente che, così, avrà la possibilità di indossare una creazione unica che non vedrà mai indossata da altre.

Centro Sposi Paradiso è il paese dei balocchi perfetto per i futuri sposi: lo store nasce più di 35 anni fa ed è diventato un punto di riferimento per le coppie di Milano e provincia. L’assortimento di oltre 1000 Abiti da Sposa, Sposo, Cerimonia; le molteplici griffes, la presenza in show-room di tutti gli altri servizi ed accessori: bomboniere, partecipazioni, accessori per gli sposi, agenzia viaggi; la realizzazione di una linea propria, “Creazioni Rossana“, dalle linee semplici e scivolate e con prezzi molto vantaggiosi, la presenza in show-room della stilista Elisa e della confezionatrice Marina sono alcune delle caratteristiche fondamentali di Centro Sposi.

È presente, inoltre, durante tutto l’anno, un reparto Outlet (sia Sposa, che Uomo, che di abiti Cerimonia Donna) con sconti sino all’80% insieme al reparto “taglie comode“, con campioni in taglie sino alla 64 da provare subito.

Qui i sogni diventano realtà.

Tra le grandi griffes, menzione speciale per il marchio Petrelli Uomo: con la nuova collezione 2014 le linee degli abiti diventano più pulite, ma sempre particolari negli accessori, utilizzando manifattura e materiali italiani e garantendo un prodotto di alta qualità. Alex Belli è il bellissimo testimonial di Petrelli Uomo.

Look da Star: Justin Bieber, da angelo a vero bad boy (FOTO)

Justin Bieber: solo 20 anni ma una storia tutta da raccontare. Il bel canadese ha fatto fin da subito parlare di sé: le ragazzine in visibilio, miliardi di fans e account social sempre strapieni di mi piace, commenti, foto e “followers”. È uno dei cantanti più seguiti della storia della musica, tra dischi, premi, gossip e tanti “scandali” che hanno riempito le prime pagine di quotidiani e giornaletti.

Justin Drew Bieber è nato a Londra il 1° Marzo del 1994: tra chi vuole dedicare la giornata interamente alla ricorrenza “sacra” e chi, invece, vorrebbe che non fosse mai successo – le haters, chiamate così perché “schierate” completamente in un anti-team per criticare e screditare i cantanti – il successo è fuori ogni dubbio.

Venne scoperto nel 2007 dal talent manager Scooter Braun che si imbatté per caso in un suo video su YouTube e successivamente divenne suo manager. Bieber ottenne un contratto con la Island Records, propostogli da L.A. Reid. Il suo singolo di debutto, One Time, fu pubblicato a livello mondiale nel 2009, e raggiunse la top ten in Canada e in altri trenta paesi. L’album di debutto My World, pubblicato il 17 novembre 2009, è stato certificato disco di platino negli Stati Uniti.

Il successo incredibile del piccolo aguzzo prodigio cominciava sempre più a salire. Il singolo Baby, pubblicato nel gennaio 2010, è accompagnato da un videoclip che, con oltre 800 milioni di visualizzazioni, ha detenuto il record di video più visualizzato di YouTube fino al 24 novembre 2012, quando è stato superato da Gangnam Style.

Nel 2010 ha vinto un American Music Awards nella categoria “miglior artista dell’anno”, ed è stato nominato sempre nello stesso anno ai Grammy Awards nella categoria “miglior artista emergente” e “miglior artista pop”. Nel 2013, con un patrimonio di 82 milioni di dollari, è il secondo teenager più ricco del mondo, alle spalle di Miley Cyrus. Nel 2013 ha vinto il “Diamond Award”, ovvero il Disco di Diamante per aver totalizzato 12 milioni di vendite con il singolo Baby.

Dal 7 ottobre fino al 9 dicembre 2013, Justin ha pubblicato ogni lunedì (chiamati #MUSICMONDAYS), un singolo promozionale per il suo album.

Non solo musica nella carriera del bel Justin: film, riconoscimenti a livello mondiale, tour e tanto tanto gossip.
Un nome importante nella vita del cantante: Selena Gomez. La loro storia nacque nel lontano 2010, forse per caso o forse per “comodità” – soprattutto per la bella Selena, all’epoca vistasi “superare” dal ragazzino biondo in quanto a popolarità. Dopo averlo, infatti, considerato un “fratellino, piccolo” per lei, la Gomez e Justin si sono fidanzati dando vita alla celeberrima coppia “Jelena“. Solo per i paparazzi? Solo per il successo, Selena? Adesso la coppia “sembra essersi avvicinata definitivamente”, anche se continuando ancora i rumors che li vorrebbero su due strade separate.

Dal 2012 in poi il comportamento del cantante è cambiato completamente: Justin ha cominciato a commettere numerose “bravate”. Accusato di aggressione, violenza, minacce e guida in stato di ebrezza, Justin si è trasformato dopo una metamorfosi vera e propria in un “ragazzaccio” alle prese con la popolarità e il successo – forse – a volte troppo grande per essere controllato. Bieber ha continuato ad inalberare successi, soprattutto nei suoi concerti sempre grandemente sontuosi e pirotecnici.

Il suo stile è ricercato fin nell’ultimo dettaglio: alterna grunge ad underground style. Colori sempre scusi, pantaloni larghi e scarpe tennis alla moda. Occhiali, cappellini e bigiotteria sempre presente. In risalto i suoi tatuaggi per un bad boy che faticherà a perdere colpi. Almeno per il momento.

”Sei bella, ma anche intelligente”: così cresce l’interesse in una bimba

Che bei capelli” oppure “quanto sei carina“, così ci rivolgiamo istantaneamente a una bimba. Ed è quello che vediamo, lì dall’esterno, che sia la nostra o di qualcun altro. Ma ci chiediamo mai, con la stessa velocità, se quella bambina carina dai bei capelli abbia anche talento?

Questa la riflessione dello spot della Verizon, azienda americana prominente nel settore delle telecomunicazioni wireless, che ha portato alla luce un atteggiamento e di conseguenza un approccio, esistente da sempre, tra la donna e la tecnologia.

Secondo le statistiche USA, in quarta elementare il 66% delle bambine mostra interesse e propensione verso le materie scientifiche. Cosa succede poi al momento della scelta del college? Solo il 18% di loro si iscrive a facoltà di Ingegneria.

Un drastico calo che riscopre, secondo lo spot, le sue radici negli stimoli che le bambine ricevono sin da piccole: la bellezza prima di tutto, l’apparenza, i modi, le buone maniere. Poi, forse, con un bel caratterino o l’indole ribelle, la bimba riesce, da sola, a mostrare anche la sua intelligenza.

Nonostante i “lascia stare“, “spostati“, “fai fare a me“. Nonostante una bambola sia ritenuto un regalo più adatto a lei. Nonostante il mondo per i primi12 anni di vita, insomma. E quante hanno la forza di perseguire un obiettivo senza stimoli a farlo? Oggi sicuramente più di allora. Ma secondo i dati ancora troppo poche.

Così lo spot fornisce una riflessione interessante, per tutti gli adulti cresciuti a suon di “sei bella e brava“. Così riflettono anche tutte quelle giovani ragazze che il tacco 12 lo usano solo per servire meglio agli altri la loro intelligenza. Perché le due cose, bellezza e intelligenza, possono coesistere e quando coesistono spaventano. Quando coesistono sono un’arma letale per tutti. Perché dietro c’è la forza della consapevolezza, la forza di un cammino personale e il più delle volte solitario. Dietro c’è un mondo di emozioni, sentimenti, tenacia.

“Seziona anche tu quella rana come tuo fratello”, forse sarebbe più salutare di un bel vestito su una bambina fisicamente impacchettata per offrirsi al mondo a metà.