martedì, 28 Aprile 2026

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La comunità trans segue l’esempio di Caitlyn Jenner (FOTO)

Da quando è stato pubblicato il Vanity Fair che la ritraeva in copertina, Caitlyn Jenner è diventata fonte di ispirazione e di coraggio per la comunità transgender, che si è fatta avanti per creare la loro propria cover sul magazine. Ecco che su Twitter è diventato virale l’hashtag #MyVanityFairCover lanciato da due coinquiline americane, Crystal Frasier e Jenn Dolari, le quali dopo aver visto la copertina con Caitlyn Jenner hanno twittato il loro desiderio di apparire anche loro nell’ambita prima pagina.

A questo si è aggiunto un messaggio della coppia su Tumblr: “Da quando Vanity Fair ha annunciato la pubblicazione della storia di Caitlyn Jenner, secondo il magazine il mondo ti accetta solo se sei sufficientemente ricca o fortunata per per apparire in prima pagina, seguendo le loro normative di bellezza.” ha scritto la Frasier. “Mi sono sentita frustrata, inutile e travolta da opinioni contrastanti sulle donne trans e su come ‘dovrebbero’ apparire se vogliono essere prese seriamente. Nessuna di noi vuole rispettare questi standard. […] Noi siamo bellissime e meritiamo di sentirci in questo modo. Vogliamo che il mondo ci riconosca per quello che siamo.”

È bastato questo post per scatenare una reazione virale sul web. La Frasier ha postato la sua propria versione della copertina di Vanity Fair con il titolo “Chiamatemi Crystal” e ha invitato l’intera comunità a fare lo stesso, inserendo il proprio nome.

Perché è stato importante pubblicare queste foto? “Molte donne trans non hanno milioni di dollari e non possono permettersi dottori, ormoni e chirurghi come Caitlyn Jenner,” ha scritto su Tumblr Nadia, una donna trans che ha postato la sua copertina.
Nancy ha invece scritto: “#MyVanityFairCover con Gordene, la mia compagna di vita da 17 anni. Ad essere onesta, compiere questo spaventoso passo e rischiare tutto mi ha permesso di avere quella relazione che ho sempre sognato, e che sapevo era possibile.”
Infine Noelle che scrive: “Non ho il trucco. Non mi lavo da uno o due giorni. I miei occhiali devono essere puliti e ho punture di zanzare sul viso. I miei capelli sono crespi, ho delle occhiaie, le mie sopracciglia sono doppie e sono quasi certa che che la mia testa somigli a una melanzana. E probabilmente la telecamera sul mio portatile è terribile. Certamente non credo di meritare una copertina su Vanity Fair, ma voglio postare questa foto perché è questo il punto, capite?”

Un applauso al coraggio di queste donne che si sono messe in gioco. Non sono tutte Caitlyn Jenner, ma sono fiere di essere loro stesse.

Ecco la galleria delle foto postate da alcune donne trans su Tumblr:

Giugno c’è. E tu? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: banksy-hope

È arrivato giugno.
E, mai come quest’anno, è arrivato davvero in un attimo. Ma di quegli attimi che sembrano fermare il tempo e che ricordo perfettamente, uno ad uno. Un po’ come ieri – sembra ieri – in macchina, pioveva, ma a tratti faceva freddo, a tratti caldo, a tratti caldissimo che quasi ci mancava l’aria. Sembra ieri che i tuoi occhi erano il posto più bello guardati da qui. E sapevo che giugno sarebbe arrivato, ma non lo immaginavo così.

A questo punto vorrei preoccuparmi della prova costume. A giugno lo fanno tutti.
Delle scadenze imminenti, delle zanzare che distraggono, della baracchina dei gelati sotto casa che ha riaperto e che mi distrae anche lei, della bottiglia di Coca-Cola in frigo che però non batte il pensiero di un Mojito in spiaggia e che, ormai, non manca molto. Vorrei iniziare il conto alla rovescia per le ferie. Quello per la quattordicesima e i saldi che – ma va! – capitano così vicini. Vorrei che almeno uno di questi pensieri mi distraesse dal pensare ad un giugno in cui ieri c’eri e oggi?
Comunque devi sapere che esistono momenti terribili nella mia vita.
Ti faccio qualche esempio: la caffettiera sul fuoco, lo smalto quando è fresco, il dessert al ristorante, la fila alle poste e altre 4/5 cose che mi costringono ad aspettare rendendo la mia giornata un vero inferno. Non lo so fare, non ne sono capace e per quanto mi renda conto da sola che il tempo passa lo stesso: non è lo stesso.

“L’adesso è il momento più bello di sempre”

Per le persone come me (ma anche per quelle come te) non è mai lo stesso e nessuna cosa vale l’altra. Ecco perché non aspetterò.
Perché giugno è arrivato e, per una ragione che non mi spiego, ogni cosa è al suo posto. Il sole batte forte fino a sera, le braccia sono nude, le spiagge piene, i cani nei parchi, la libertà di scegliere, le fontane aperte, le vacanze prenotate e tu?

Che mondo sarebbe #IfMenHadPeriods? (VIDEO)

Si depilano, scrubbano, pettinano, specchiano, abbronzano, ormai. Ah, gli uomini. Bisognerebbe inventarli se non esistessero. Esattamente come bisognerebbe inventare gli uomini con il ciclo. Sì, perché se c’è una cosa che sanno fare benissimo, è avere le crisi pre-mestruali senza alcuna traccia di mestruazioni. Così WaterAid, charity britannica volta ad assicurare ai paesi più poveri un accesso facilitato ad acqua e igiene, se li è immaginati davvero, gli uomini col ciclo. E come appare, nei video realizzati, l’uomo mestruato? Forte, combattivo, solidale, spavaldo. L’esatto opposto della donna con il ciclo, nell’immaginario collettivo.

#IfMenHadPeriods è il nome della simpatica campagna messa in piedi da Barbara Frost, Chief Executive di WaterAid. “800 milioni di donne ogni giorno hanno le mestruazioni, eppure molti di noi continuano a considerare il fatto un taboo“, ha affermato la Frost. “Ci sono perfino elaborati eufemismi usati per evitare di pronunciare la parola in questione. Ecco perché abbiamo provato a immaginare cosa accadrebbe se ad essere interessati dal ciclo fossero i maschi“. Sì, perché #IfMenHadPeriods, le mestruazioni non si chiamerebbero “stagione delle fragole” come in Francia, “settimana della marmellata” come in Finlandia o “visita della zia Flo” come in Inghilterra. Si chiamerebbero probabilmente “sangue del drago” o “pozzo del coraggio”. Insomma, avrebbero un nome ganzo, che non necessita di eufemismi o censure.

Se gli uomini avessero il ciclo, probabilmente sarebbero trattati come eroi, vincitori della battaglia contro la natura perfida. Per milioni di donne, invece, la realtà è oggi ancora quella della discriminazione, basata sulla convinzione che esse siano contaminate, impure”. Così WaterAid prova a sensibilizzare tutti sul fatto che, nel mondo, 1.25 miliardi di donne non hanno accesso a un bagno nei giorni delle mestruazioni. O sul fatto che tante si sentono ancora in colpa per ciò che è semplicemente una regola della biologia.

Se gli uomini avessero il ciclo, almeno avrebbero una scusa.

Inventato il casco per non perdere capelli durante la chemio

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Una novità molto importante per tutte le donne, sia in campo tecnologico che emotivo: è stato appena inventato un caschetto “magico” che salva i capelli dalla caduta durante i cicli di chemioterapia. Questo “cappello” congela i bulbi capillari e permette a tutte le donne che lo utilizzano di non perdere capelli. Il progetto è stato presento durante l’incontro “Ieo per le donne” all’Istituto europeo per l’oncologia (IEO) fondato da Umberto Veronesi, che lo ha sperimentato su 30 donne, con risultati positivi per circa l’85% dei casi. È una scoperta molto importante, e aiuta psicologicamente le pazienti, anche semplicemente ad accettare il male e i lunghi e dolorosi cicli alle quali sono sottoposte per sconfiggere la malattia.

“Il freddo diminuisce la perfusione del sangue e il metabolismo frenando localmente l’attività “distruttiva” dei chemioterapici”, ha spiegato Paolo Veronesi, direttore della senologia chirurgica, commentando la grande scoperta.

Tante sono state le donne riunitesi nell’ospedale milanese per parlare della loro malattia, per condividere il proprio percorso medico, ma soprattutto la bellissima sensazione provata una volta sconfitto il cancro. Tra gli interventi, un toccante video-messaggio di Emma Bonino che ha spiegato i suoi “sette segreti contro il cancro”, in una serata “tra donne” presentata da Daria Bignardi e Monica Guerritore. Insieme, per sconfiggere il male.