domenica, 5 Dicembre 2021

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Animalismo, anticapitalismo o salutismo? Cosa si nasconde dietro alla scelta di astenersi dal consumo della carne? Lo scopriamo insieme con loVeg, la rubrica dedicata ai vegetariani e ai vegani, ma anche ai curiosi che, forse, lo saranno un domani

Vegano anche il protagonista di Hunger Games (loVeg)

Benché non debba essere stato esattamente il set di Hunger Games a dargli l’ispirazione, Liam Hemsworth ha dato una svolta alla sua vita ed è diventato vegano: a rivelarlo è stato lui stesso nell’ultimo numero della rivista americana Men’s Health.

Quando gli è stato chiesto cosa l’avesse spinto a cambiare radicalmente il suo regime alimentare, abolendo la carne e prodotti e sottoprodotti di derivazione animale, il bel Liam ha risposto così: “L’ho fatto per la mia salute. E poi, dopo tutte le informazioni che ho raccolto a proposito del maltrattamento degli animali da allevamento, non potevo assolutamente continuare a mangiare carne. Più ne sono diventato consapevole e più difficile si è fatta, via via, la mia scelta: quando sei mesi fa sono andato dal nutrizionista per degli esami a cui dovevo sottopormi prima di mettermi a dieta, il responso che ho ottenuto non è stato del tutto favorevole. Il nutrizionista, nel vedere i risultati delle mie analisi, mi ha infatti rivelato che a causa delle caratteristiche del mio gruppo sanguigno io dovrei mangiare molta più carne rossa abitualmente. Così, ho seguito il suo consiglio: ho iniziato a mangiare molta più carne rossa, ma più ne consumavo peggio mi sentivo. In più, moltissimi miei amici sono vegani: uno tra tutti, Woody Harrelson, altro attore di Hunger Games, che è vegano da qualcosa come trent’anni ed è, in effetti, il responsabile della mia decisione definitiva. Perciò, dopo tutte le cose di cui ero venuto a conoscenza e il fatto che mi sentivo male proprio fisicamente, mi sono sentito in dovere di fare qualcosa di diverso e ho adottato uno stile di vita vegano. Ormai sono quasi cinque mesi“.

E, data la radicalità con cui Liam sta affrontando questa nuova dieta, pare che anche suo fratello Chris Hemsworth, celebre per aver interpretato il supereroe Thor, ne sia stato influenzato e abbia iniziato a mangiare più verdura.

Mi sento semplicemente meglio, mentalmente e fisicamente – dice Liam – Adoro sentirmi così: ho quasi l’impressione che abbia un effetto domino su tutto il resto della mia vita“.

I vegani escono coi non-vegani? (IoVeg)

Credit: lettucelove.com

La compatibilità tra due persone è sempre qualcosa di ostico: in una società come la nostra, in cui gli appuntamenti si organizzano via Tinder, è facile imbattersi in criteri rigorosi per la scelta del candidato ideale con cui uscire per un appuntamento. A volte, a giocare il ruolo più significativo è l’ottima estetica della foto profilo; altre, a interessare sono quelle brevi ‘Informazioni personali’ che danno conferma che la persona in questione abbia un impiego, che ami gli animali, o che casomai abbia come hobby sportivo quello di tirare l’ascia. E per quanto riguarda le preferenze alimentari?

Da un sondaggio da parte del sito di incontri Match.com è emerso che il 30% degli onnivori non vorrebbe uscire con vegetariani o vegani. Per contro, soltanto un misero 4% dei vegetariani e dei vegani si sono detti non disponibili a uscire con onnivori. Morale della favola: esistono persone che, pur di riuscire a fissare un appuntamento, riescono a mettere da parte la propria morale e la propria etica. E non stiamo parlando di una cena fuori, stiamo parlando di gente che cerca di instaurare una vera e propria relazione con qualcuno che non sente disagio rispetto a come vengono trattati gli animali dall’industria alimentare. Insomma, un anti-razzista uscirebbe mai con qualcuno che è razzista?

Eppure, può succedere di cominciare a uscire con qualcuno che non abbia le stesse preferenze alimentari: tutto sta nel quanto siete disposte/i a baciare qualcuno che ha appena masticato carne o ad abbracciare qualcuno che indossa cappotti di pelle. Ma l’amore è strano, si sa: non che si debbano per forza cambiare le vedute di chi ci sta difronte, sia ben chiaro. Può capitare, però, che l’elasticità mentale del vostro partner lo porti ad adattarsi completamente alle vostre scelte – anche se questa è una rarità.

E, anche volendo considerare questo cambiamento come qualcosa di meraviglioso dal vostro punto di vista, quanto vi sentireste bene a pensare di aver influenzato le scelte di qualcun altro in base alle vostre? In linea di massima, si può dire che, una volta che abbiamo imparato a conoscere davvero una persona, sta a noi poi capire se vogliamo continuare a sostenerla per quella che è, o continuare a tenerla ‘sotto osservazione’.

Ma, dato che i contesti sociali che vengono mediamente ‘sopportati’ dai vegani sono già abbondanti, chissà quanto conviene portarsi un contrasto del genere anche a casa. Eppure, non è detta l’ultima parola: pare ci sia ancora speranza per i vegani single. Se si cerca su Google “appuntamenti vegan”, possono uscirne fuori molti buoni suggerimenti: incontri, festival, fiere completamente green dove poter incontrare qualcuno che la pensa come voi. E, per di più, di persona: decisamente più sano, in tutti i sensi.

Pammies: le scarpe veg di Pamela Anderson (loVeg)

Dopo essersi cimentata in cucina, la nota attrice americana Pamela Anderson ha deciso di lanciare, in collaborazione anche con la designer francese Amélie Pichard, una nuova linea di scarpe e accessori vegan.

Le linee, a dire il vero, sono addirittura due: la prima è una collezione di stivali in simil-camoscio chiamati Pammies, così comodi che potrebbero essere indossati anche in spiaggia, a detta di Pam. Gli stivali ricordano molto il modello degli UGG boots, ma sono realizzati in materiali riciclati. Per ora, i modelli sono tre: i Cove Classic, gli Zuma e i Malibu. Dove comprarli? Sul sito PammiesLife.com, dove saranno disponibili a partire da ottobre.

La seconda linea, invece, è molto più ispirata agli anni ’90 e comprende 7 diversi modelli di scarpe e una borsa da mare. Tutta la collezione, frutto della collaborazione con la Pichard, è composta da articoli realizzati con plastiche, cotone, acrilici e gomma non tossici, perché, come ha lei stessa dichiarato, “i giovani vogliono fare scelte migliori quando si tratta di consumi, quando si tratta di moda. Abbiamo bisogno di opzioni sostenibili anche per quanto riguarda scarpe e borse“.

Questa seconda collezione, in particolare, rifletterà la passione dell’attrice per gli anni Novanta, con inserti di denim, materiali in plexiglass per i tacchi delle scarpe e suole in glitter argentato: “È grandioso che la moda di quegli anni sia in qualche modo riemersa. È un bene per me, ma anche per la mia carriera, per trovare sostegno e realizzare progetti di attivismo creativo come questi“, ha puntualizzato Pam.

La cerimonia di inaugurazione delle sue collezioni, prevista per il 10 dicembre a Los Angeles, si preannuncia un vero e proprio trionfo: “Il mio scopo? – conclude la Anderson – Quello di dimostrare che i vegani possono essere sexy, super divertenti e alla moda, oltre che pienamente consapevoli delle scelte che prendono“.

Il miglior ristorante green? La mensa scolastica della Muse (IoVeg)

Con un menù completamente veg, una struttura a energia solare e una produzione di rifiuti di poco superiore allo zero: è la mensa della scuola privata Muse School, la cui fondazione si deve alla moglie del regista cinematografico James Cameron, Suzy Amis (un tempo modella e attrice), che nel 2006 scelse Calabasas a Los Angeles come sua sede operativa, ad essere stata dichiarata “il ristorante più eco-sostenibile del mondo”. L’annuncio è stato pubblicato sulla pagina Facebook della Green Restaurant Association (Gra), ente statunitense no profit impegnato nella certificazione dei ristoranti a norma eco-friendly secondo una serie di criteri che spaziano dalla produzione di rifiuti all’energia, dal cibo al consumo di acqua. La mensa della Muse, i cui studenti vanno dai 3 ai 18 anni, ha così ricevuto il “Certificato di ristorante verde a 4 stelle”: a quanto riporta la Gra, infatti, la scuola nel 2016 è riuscita a raggiungere ben 561,19 GreenPoints, ovvero 185 in più rispetto all’anno scorso. Un risultato eccellente, dovuto in larga parte all’adozione di misure specifiche volte a creare un minor impatto ambientale: l’energia solare e la cucina vegana. “Un sogno che si è avverato” per le due fondatrici della Muse, Suzy Amis Cameron e sua sorella Rebecca.

Nell’edificio scolastico, tutto – dalle luci all’aria condizionata, dalla cucina al frigorifero e al freezer – è alimentato tramite energia solare e il menù della mensa è del tutto privo di prodotti animali e caseari.

Ma non è tutto: tra le ulteriori green policy della Muse vi sono anche la produzione a chilometro zero degli alimenti grazie alla coltivazione di orti scolastici, un programma di riciclo delle sostanze di scarto, l’illuminazione a led e un consumo dell’acqua di 1,89271 litri al minuto grazie a degli appositi filtri.

L’energia solare è subentrata nel 2015: come spiega il regista James Cameron sul sito della Muse, l’adozione del solare si è avuta con l’installazione di cinque Sun Flowers, dei pannelli solari a forma di girasole (alti 10 metri e larghi 5) capaci di coprire tra il 75% e il 90% del fabbisogno giornaliero energetico della struttura. In definitiva, un progetto completo che potrebbe già da ora essere preso a modello esemplare in tutto il mondo.