domenica, 11 Ottobre 2026

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Animalismo, anticapitalismo o salutismo? Cosa si nasconde dietro alla scelta di astenersi dal consumo della carne? Lo scopriamo insieme con loVeg, la rubrica dedicata ai vegetariani e ai vegani, ma anche ai curiosi che, forse, lo saranno un domani

Parigi: apre la Macelleria Vegetariana (loVeg)

Apre a Parigi la Boucherie Végétarienne, la prima macelleria vegetariana dove saranno serviti hamburger, scaloppine e costolette senza alcuna traccia di carne animale. L’obiettivo della neo-nata attività saranno, nello specifico, i cosiddetti ‘flexitariani’, sarebbe a dire tutti coloro che conducono già uno stile alimentare prevalentemente vegetariano ma che di tanto in tanto si concedono una fetta di carne.

In Francia, in effetti, i vegetariani costituiscono solo il 3% della popolazione totale, mentre più di un quarto dei non vegetariani (27%) si sarebbero dichiarati pronti a diventare, appunto, ‘flexitariani’. “Vogliamo rivolgerci un pubblico vasto – spiega Isabelle Bensimon, tra i gestori della Boucherie Végétarienne – “coinvolgendo soprattutto coloro che vorrebbero mangiare diversamente ma che ancora non sanno bene come comportarsi al livello alimentare“.

Qui, perciò, niente maiale né vitello, ma soltanto prodotti preparati con una pasta a base di soia e frumento, surgelata a -30° C per riuscire a ritrovare la stessa consistenza della carne. Ma anche tofu, tempeh e leguminose varie la fanno da padrone: per come si presentano e per il loro sapore, queste pietanze non solo assomigliano davvero alla carne, ma contengono anche una quantità di proteine sufficiente a soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero.

Non si tralasciano nemmeno le preferenze dei vegani, con prodotti privi di uova e formaggio che potranno essere consumati sul posto o ordinati da asporto, dimostrando anche agli altri che un’alimentazione responsabile è davvero possibile e meno complicata di quanto si creda. Spesso cucinati secondo ricette molto originali, questi piatti offriranno l’occasione di scoprire nuovi orizzonti culinari e, chissà, forse persino i carnivori più convinti si lasceranno tentare.

Un’Italia sempre più veg (loVeg)

Sempre più verdi le forchette di questi italiani: stando ai dati emersi dalla recente indagine GfK Eurisko-TreValli, condotta per analizzare quanto sono cambiate le abitudini alimentari in Italia da vent’anni a questa parte, si contano ben 2 milioni di persone che negli ultimi 9 anni hanno ridotto il consumo di carne, consumandone meno di una volta alla settimana, nonché più di un milione di italiani che al livello culinario si lasciano influenzare da valori vegani.

Quelli che si dichiarano aderenti a un vero e proprio regime alimentare sono il 16% del totale: i vegani risulterebbero il 3% degli intervistati, i vegetariani il 6%, subito seguiti dagli amanti del macrobiotico e dai crudisti (in una percentuale del 2%).

La ricerca ha messo, così, in luce come nell’arco di questi vent’anni la nostra cultura gastronomica siano sono aumentati gli italiani che in cucina fanno riferimento alla dieta mediterranea (nel 1995 erano il 41%, oggi il 62%). Un’abitudine ormai caduta in disuso è risultata essere il pasto completo, che si consuma sempre meno sia a pranzo (dal 68% al 48%) che a cena (dal 41% al 25%). In netto aumento, invece, la colazione (dall’87% al 70%), nuova abitudine a cui si affianca lo snack (36%), che negli anni novanta praticamente non esisteva.

Il dato relativo al 6% degli italiani che ha già scelto di rifiutare il consumo di prodotti di origine animale, ad ogni modo, viene spiegato dalla Lav, che dichiara: “spesso si crede che diventare vegetariani o vegani sia difficile, e che questa scelta possa creare degli squilibri nel nostro organismo”. Una credenza falsa eppure diffusa, anche tra i medici, che – partendo dall’assunto che la dieta debba essere quanto più varia – spesso discriminano questa scelta. Per sollecitare invece l’adesione a questo tipo di alimentazione veg, la Lav annuncia la creazione di Cambiamenu, sito dedicato a chi sceglie di mangiare in modo consapevole e senza causare sfruttamento e sofferenza.

L’organizzazione animalista, come tecnica di avvicinamento, ha quindi proposto il ‘mercoledì veg’, un giorno vegan a settimana: “Essere vegan – spiegano quelli della Lav – è un atto di responsabilità etica verso gli altri esseri viventi. Ogni anno, soltanto nel nostro Paese, vengono uccisi circa 700 milioni di animali terrestri e miliardi di animali acquatici da destinare al consumo alimentare. Gli animali vedono e sentono e, moltissime volte, sono consapevoli di ciò che li aspetta: una morte che spesso è indolore solo sulla carta. Mucche, vitelli, maiali, conigli e tantissimi altri vengono allevati per finire sulla nostra tavola o per essere sfruttati come macchine e quindi ‘rottamati’. E non dimentichiamo i pesci, o i crostacei e i molluschi, cotti o mangiati da vivi”.

Ma, oltre che per ragioni animaliste, questo tipo di alimentazione apporta innumerevoli vantaggi anche sul piano della sua sostenibilità: gli allevamenti intensivi e il ciclo della produzione della carne rappresentano la fonte del 18% delle emissioni di gas serra e dell’utilizzo di risorse in esaurimento, come l’acqua. Basti pensare che per ottenere un chilo di carne occorrono circa 15.000 litri di acqua.

La Guinness lancia la birra vegan (IoVeg)

Dai vermetti nella tequila al sangue bovino in certi vini o alle uova in alcuni cocktail, anche le bevande possono presentare degli ingredienti che metterebbero in difficoltà qualsiasi vegano.

A partire dal 2016, però, ce ne sarà una che smetterà di dare problemi. All’inizio di Novembre, il Mese Vegano Internazionale, la Guinness, l’arci-nota distilleria irlandese con sede in Dublino da 246 anni, ha annunciato che non adotterà più un processo di rifinitura (una specie di procedimento di filtraggio) a base di colla di pesce, la proteina gelatinosa ricavata dalla vescica dei pesci.

La colla di pesce sarebbe l’ingrediente essenziale per rendere la birra schiumosa: le proteine in essa presenti, infatti, legano insieme quanto si accumula sul fondo del barile di birra agevolando lo scarto dei sedimenti, dando alla birra quella tipica chiarezza che è il marchio tipico di una pinta di qualità.

In realtà, però, tutto quel che la Guinness ha fatto è stato mettersi a giorno con l’intera produzione di birre nel Regno Unito, che da parecchio preferisce la birra priva di ingredienti animali.

In primis, per una questione di sapore: come è noto presso le più antiche distillerie, la birra non rifinita è ottima, perché la colla di pesce non rimuove quegli olii naturali che le conferiscono un gusto corposo e vellutato.

In secondo luogo, c’è da dire che la tecnologia è andata avanti: gli impianti delle distillerie moderne e una manutenzione accurata fanno sì che la birra possa risultare chiara già di per sé, senza nessun altro processo aggiuntivo.

Troppo spesso, le grandi distillerie commerciali, per le quali sono i costi quelli ad essere tenuti in considerazione per primi, utilizzano la colla di pesce e altri prodotti di derivazione animale come la gelatina, perché si tratta di alternative economiche all’attesa o all’uso di ingredienti veg come il Protofloc, una specie di muschio.

Veganuary: tutti vegani per un mese (IoVeg)

Un nuovo anno è iniziato: alcuni si sono ripromessi di perdere peso, altri di farla finita con gli alcolici, ma il proposito più gettonato per il 2016 è senz’altro quello di “mangiare in maniera più salutare”. In migliaia nel mondo intero, però, hanno deciso di spingersi un po’ più oltre, abbandonando la carne e i prodotti di derivazione animale per almeno un mese: sono almeno 20.000, infatti, le persone che hanno aderito alla campagna di Veganuary, che appunto incoraggia le persone ad abbracciare il veganesimo per il mese di Gennaio.

Quanti hanno fatto grandi abbuffate durante le feste potrebbero essere molto affascinati dall’idea di partecipare a quest’iniziativa e potrebbero non essere i soli: gli organizzatori di Veganuary, che quest’anno giunge alla sua terza edizione, prevedono che i partecipanti questo Gennaio saranno almeno 50.000, di cui circa la metà resteranno con alte probabilità vegani.

La campagna ha come suo primo obiettivo quello di persuadere le persone a cercare di vivere senza consumare carne, pesce e prodotti animali, come quelli caseari, per un periodo prolungato della propria vita. Quel che resta da fare è, perciò, darsi a una dieta a base di verdure, frutta, farine integrali, legumi e ‘grassi buoni’, come quelli contenuti nelle noci, nei semi, nell’avocado e nell’olio d’oliva.

“Non si tratta soltanto di vivere una vita più salubre” ha dichiarato Jane Land, la fondatrice di Veganuary. “Diventare vegani apporta grandi benefici anche all’ambiente e contribuisce a ridurre la crudeltà perpetrata ai danni degli animali. Sul piano della salute, poi, più del 75% delle persone che hanno provato negli anni passati a diventare vegane per un mese hanno riportato grossi miglioramenti, affermando di dormire meglio e di aver perso in media 2 chili e mezzo dopo aver cominciato questo tipo di dieta“.

Veganuary è una campagna di respiro internazionale: la maggior parte di quanti vi aderiscono risiede in America, ma neanche l’Europa scherza, con il Regno Unito al secondo posto con un numero di partecipanti che ha superato i 3.200 l’anno scorso.

Tra i sostenitori di Veganuary si possono contare svariate celebrità, tra cui la stilista Vivienne Westwood e il poeta Benjamin Zephaniah, il quale ha affermato che “Aderire a Veganuary è un bel modo di iniziare l’anno e potrebbe addirittura rappresentare l’inizio di una nuova vita. Vi sentirete molto meglio“. Ad ogni modo, gli esperti raccomandano alle persone che prevedono di intraprendere un regime alimentare più sano a lungo termine di farlo un po’ alla volta, piuttosto che cimentarsi in cambiamenti radicali dall’oggi al domani.

Gli organizzatori di Veganuary sostengono che l’ondata di sostenitori del veganismo registrata negli ultimi tempi rispecchia una crescente consapevolezza rispetto al fatto che le abitudini alimentari possono davvero contribuire a ridurre la crisi alimentare internazionale.

Gli allevamenti animali e la produzione di cibi di derivazione animale sono i maggiori responsabili dell’emissione di diossido di carbonio, e dunque dell’inquinamento dell’ambiente. Gli organizzatori dell’evento, però, hanno segnalato che la motivazione primaria per quanti scelgono di diventare vegani è comunque di natura animalista.

“Chiediamo sempre a quanti aderiscono a Veganuary le motivazioni che li spingono a farlo: negli ultimi due anni, gli animali hanno rappresentato la ragione principale per la stragrande maggioranza dei partecipanti, con la salute al secondo posto e l’ambiente al terzo“, ha detto Clea Grady, marketing manager di Veganuary. “C’è sempre più consapevolezza riguardo a come trattiamo, impieghiamo e abusiamo degli animali, e questa consapevolezza cresce di anno in anno. Sappiamo comunque che, qualsiasi sia la ragione scatenante, una volta intrapresa la via del veganismo i vari piani finiscono col sovrapporsi“.

Alcuni nutrizionisti sostengono che gli esseri umani non possono ricavare tutti i minerali e le vitamine di cui hanno bisogno da una dieta vegana. Ma la Grady asserisce che la dieta vegana può essere equilibrata, eccome: “Basta avere una guida e approfondire di più certi aspetti, ed è ciò su cui Veganuary si è specializzato: la sezione Salute e Nutrizione su Veganuary.com è a firma di medici e nutrizionisti qualificati, perciò siamo certi delle informazioni che forniamo. A ciò, affianchiamo le guide pratiche su cosa mangiare e cosa sostituire, dimostrando quanto semplice possa essere intraprendere uno stile alimentare sano“.