sabato, 13 Giugno 2026

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Animalismo, anticapitalismo o salutismo? Cosa si nasconde dietro alla scelta di astenersi dal consumo della carne? Lo scopriamo insieme con loVeg, la rubrica dedicata ai vegetariani e ai vegani, ma anche ai curiosi che, forse, lo saranno un domani

L’illustrazione che divide i vegani (IoVeg)

Un’illustrazione di dubbio gusto è girata recentemente sui social media: sulla sinistra, un uomo – probabilmente un afroamericano – impiccato al ramo di un albero. Dall’altro lato, un maiale, legato nella stessa maniera. “Allora c’era il razzismo – hanno scritto nel post – adesso abbiamo lo specismo“.

L'illustrazione che divide i vegani (IoVeg)

In poco tempo, i vegani da sempre molto uniti, si sono divisi. Da un lato chi crede che immagini così forti siano necessarie per rendere l’idea di quel che succede agli animali e dall’altro chi, invece, crede che non sia il caso di fare questi paragoni.

Per quanto sia legittimo e giusto indignarsi e mobilitarsi contro l’abuso perpetrato ad opera delle industrie alimentari ai danni degli animali da allevamento, accostare l’epoca della schiavitù nera alla problematica della stabulazione intensiva potrebbe rischiare di far apparire i vegetariani e i vegani allo stesso livello di coloro contro cui manifestano.

Il trattamento subito dagli animali da allevamento è una forma di schiavitù, corredato da omicidio, tortura e abusi. Alla base della vita di una giovane mucca c’è soltanto la sua produttività: separata immediatamente da un suo neonato, questa sarà sfruttata fino a quando non sarà più in grado di produrre latte. A quel punto, gli allevatori non dovranno far altro che disfarsene. Alternativa obbligata anche per un vitello maschio, mentre le femmine cresceranno e vivranno la propria vita solo all’interno di quest‘orribile processo di produzione e lavorazione di prodotti e derivati del latte.

E lo stesso vale per i polli da batteria o per i test che l’industria cosmetica pratica sugli animali. Alla luce di questi crimini ormai risaputi, consumare carne significa partecipare in qualche maniera all’allevamento in cattività, al lavoro forzato e all’uccisione di milioni di esseri dotati di coscienza ed emotività. Perciò, vedere la loro come una forma di schiavitù non è del tutto erroneo. Ma usare immagini relative alla schiavitù subita da altre persone, con l’obiettivo di far giungere un messaggio, forse non è il modo migliore. E non perché sia offensivo paragonare un maiale a un essere umano, ma semplicemente perché è privo di tatto strumentalizzare l’oppressione e la sofferenza patita storicamente da un altro gruppo di persone per portare avanti la propria causa.

Il veganismo costituisce una strada lunga: chi è già vegetariano è avvantaggiato e non ha bisogno di queste immagini perché ha già fatto la sua scelta etica, ma di base la carne fa largamente parte della stragrande maggioranza delle culture e delle religioni umane. E anche in questo caso non sarà un’immagine a far cambiare le abitudini alimentari.
Non possiamo certo continuare a ignorare il fatto che la crudeltà sugli animali è parte (disgustosa) della vita moderna. Ma, visti e considerati i già fin troppo validi argomenti, dovremmo riuscire a combatterla senza sfruttare una ferita ancora aperta come quella dell’infame schiavismo inflitto alla popolazione nera.

Pam Anderson e il Vegano sensuale (loVeg)

Vegana convinta e attivista per i diritti degli animali, Pamela Anderson ha già posato in déshabillé per la PETA, e adesso si accinge a prodigarsi per un’altra causa affine alla sua passione per il mondo animale: la cucina veg.

Nel rispondere a una serie di domande che i suoi fan le hanno fatto su Reddit AMA, Pamela ha annunciato che i preparativi per lo show di cucina vegana sono pronti e che le riprese partiranno a partire da Giugno.

Sto per lanciare un programma di cucina, il che mi fa sentire davvero elettrizzata. Si chiamerà ‘The Sensual Vegan’ (Il Vegano sensuale). Frattanto, sto scrivendo anche un libro – si tratta della mia seconda opera – e trovo tutto ciò incredibile. C’è da dire che, generalmente questi show di cucina propongono dei suggerimenti davvero troppo basici per preparare cibo vegano, e vorrei davvero che il mio programma diventasse qualcosa di più di questo. Inizieremo a girare a giugno, non vedo davvero l’ora.

La biondissima celebrità ha anche parlato di cibo, delle sue preferenze in fatto di alimenti: “Ormai è risaputo, il cibo non è esattamente tra le mie priorità nella vita, anche se può sembrare paradossale. Eppure, mi piacciono gli alimenti sani, salutari: quando mangio, si tratta sempre di qualche pietanza semplice. Come, per esempio, gli avocado. Non mi piacciono i cibi pronti, raffinati: credo che si debba mangiare semplice“.

Ancora non è stato annunciato quando apparirà sugli schermi, ma ‘The Sensual Vegan’ suona come qualcosa di davvero interessante. Anche per tutti i fanatici italiani di programmi in streaming, rigorosamente veg.

La scelta vegan di Beyoncé e Jay-Z (loVeg)

Il nuovo progetto della coppia più famosa del mondo formata da Beyoncé e Jay-Z? Far diventare tutti vegani. Già il 3 dicembre 2013 i due annunciarono, tramite social media, che avrebbero dato inizio alla loro “sfida” vegana per 22 giorni: era il giorno prima del quarantaquattresimo compleanno di Jay-Z, ma anche il giorno immediatamente successivo al loro ingresso da partner nell’azienda alimentare fondata da Marco Borges, loro trainer e maestro di vita.

A febbraio di quest’anno, circa un anno dopo, 22 Days Nutrition (questo il nome della loro azienda) ha avviato un servizio di consegna a domicilio di cibo vegano (al costo di 600 dollari per tutti e 22 i giorni) che ha fatto il tutto esaurito non appena la coppia ha pubblicizzato la sfida sui social. Il nome, in effetti, deriva dalla convinzione di Borges che ci vorrebbero 21 giorni per prendere un’abitudine e che, perciò, a partire dal ventiduesimo si è sulla strada giusta.

Tutti i pasti sono privi di soia, di latticini e di glutine, ma 22 Days Nutrition distribuisce anche barrette proteiche e integratori in polvere. Attualmente i due soci stanno indagando su un possibile frutto o vegetale da utilizzare per la creazione di snack in busta. E si pensa anche a pasti già pronti da acquistare al supermercato o a punti vendita che renderanno questa tipologia di cibo più fruibile in maniera più semplice. “Le persone vogliono stare in salute – dice Borges – ma per una ragione o per un’altra la convenienza batte la salute“.

Dopo aver intrapreso questa scelta, la stessa Beyoncé ha affermato: “sono le cose più piccole che noti all’inizio, come per esempio il fatto di avere più energia. Ma i benefici del veganismo devono essere alla portata di tutti: dovremmo dedicare più tempo ad amare noi stessi, a prenderci cura di noi stessi attraverso un’alimentazione sana“.

A Napoli corsi di pasticceria veg (IoVeg)

Chi ha detto che latte, burro, panna e uova sono ingredienti imprescindibili per la preparazione di dolci? La pasticceria veg ne fa tranquillamente a meno, grazie all’impiego di prodotti biologici vegetali che, se sapientemente utilizzati, non nuocciono minimamente al sapore del nostro dessert, anzi. Un’arte dolciaria, questa, che verrà ben presto insegnata a Napoli, dove partiranno a brevissimo corsi per pasticcieri vegani presso la scuola di formazione professionale dell’Aciief, la cui iniziativa vuole proprio andare incontro alla richiesta sempre maggiore di quanti hanno deciso di abbracciare un’alimentazione priva di qualsiasi derivato di tipo animale.

La scelta di inserire un corso del genere va nella direzione di fornire agli allievi quel qualcosa in più che caratterizza il nostro modo di intendere la formazione professionale“, ha spiegato alla stampa la direttrice della scuola Aciief Dolores Cuomo.

Inoltre è del tutto possibile preparare dolci” ha aggiunto la Cuomo “senza ricorrere a ingredienti di derivazione animale. Un bravo pasticciere specializzato in cucina vegana deve avere una conoscenza vasta e approfondita delle farine, da quella di riso a quella di ceci“.

E dunque via lo zucchero raffinato per far spazio allo zucchero di canna integrale e al bando l’uso di farina di frumento 00, per far sì che, oltre a rappresentare una scelta etica, la pasticceria vegana preservi anche la nostra salute.

Una scelta che, insomma, riscontra sempre più consensi, a dimostrazione di quanto stiano aumentando sia la consapevolezza sia l’interesse per un’alimentazione che, se ben bilanciata, risulta essere tra le più etiche e sane.

Accanto al corso per pasticceri vegani, poi, Aciief ha organizzato anche il corso per dolci “a impatto glucosio zero”, destinato ai golosi che purtroppo soffrono di diabete.