mercoledì, 7 Dicembre 2022

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Ritratti randagi per incoraggiare all’adozione (FOTO)

Pur non essendo forte abbastanza da darsi al volontariato, Brian Moss, fotografo newyorchese, ha cercato di mettere le sue capacità professionali al servizio dei randagi del canile Bergen County Protect and Rescue del New Jersey: così, ha realizzato una serie di ritratti fotografici di tutti i cani e i gatti abbandonati che la struttura ospita, nella speranza che queste adorabili immagini spingano dei potenziali padroni a guardare al di là della loro sfortunata condizione.

La cosa più logica da fare – spiega Brian Moss – era sfruttare la mia esperienza di fotografo per immortalare lo spirito di questi cani e gatti, che non aspettano nient’altro che essere adottati“. Dei ritratti randagi, con cui Brian spera di far breccia nel cuore dei futuri padroni, convincendoli a non soffermarsi sui problemi che questi animali hanno, purtroppo, ereditato (si pensi, ad esempio, alle cataratte), ma piuttosto a pensare nuovamente a gatti e cani come a una parte integrante della propria vita.

Il set fotografico di “Rescue me” è stato allestito all’interno del canile stesso, tra un lavandino e una lavatrice che perdeva acqua: alcuni dei cani ritratti, come Jack il Jack Russell, sono randagi ritrovati da gente del posto che li ha condotti al Bergen County Protect and Rescue. Duke il Pitbull, invece, esibisce un corpo 100% muscoli: un fisico per il quale molti esseri umani lavorano sodo tutti i giorni, mentre lui l’ha ricevuto in dotazione naturale – spiega la scheda allegata al suo profilo.

L’abilità di Brian nel catturare le emozioni di questi animali, così visibili attraverso i loro occhioni pieni di vulnerabilità, offre l’opportunità a tutti quanti siano interessati all’adozione di randagi di percepirne immediatamente la personalità: alcuni sono dei timidoni, già pronti per entrare a far parte di una nuova famiglia, altri hanno ancora problemi di socializzazione con altri cani, ma non disdegnano affatto il contatto umano.

Nonostante l’Alzheimer un uomo riconosce il suo cane (VIDEO)

Credit Photo: dailydot.com

“Mio padre è malato di Alzheimer ma riconosce il suo cane”

Sono le parole di Lisa Abeyta, la quale ha assistito a quello che si può definire un vero e proprio miracolo in un momento difficile che riguarda la sua famiglia.

I malati di Alzheimer perdono la memoria fino a non riconoscere più nemmeno i familiari.
Perdono l’uso della parola, ed hanno bisogno di aiuto anche per svolgere le attività quotidiane di routine.
Essere affetti dalla sindrome di Alzheimer significa perdere, a mano a mano, tute le prestazioni cognitive acquisite negli anni: inizia un percorso inverso, che conduce chi ne è affetto a tornare mentalmente agli stadi primordiali della propria vita.

Questo è quanto Lisa Abeyta ha dovuto imparare a sue spese, accudendo il suo papà.
Ma un giorno si apre una parentesi felice all’interno di questo percorso difficile, e Lisa ha voluto condividere quel momento con questo video:

http://youtu.be/4Sl_DGLxm1s

La donna ha postato il video sul suo blog.
Ha raccontato che i suoi genitori vivono in casa con due cani, ma Molly, il cane del video, ha scelto come padrone il signor Abeyta: “Molly, è il compagno costante di mio padre” – spiega Lisa –
“Non volendo perdere la memoria del momento, ho girato alcuni attimi della sua interazione con il nostro cane, sorpresa dalla chiarezza delle parole di mio padre. Quella sera ho guardato la clip e ho voluto condividere questo momento con la mia mamma e la nostra famiglia”.

Il rapporto che unisce Molly e il suo padrone è speciale, come avviene per ogni padrone che si merita il proprio cane, compagno di vita.

Cani e gatti sono biologicamente capaci di amare

Scodinzolii, occhioni tenerissimi, zampate affettuose e buffi rotolamenti ai vostri piedi? Il vostro cane vi ama. E non si tratta di ruolo, dipendenza o quant’altro: cani e gatti, come affermano i ricercatori della Claremont Graduate University in California, sono in grado di amare.

Per chi avesse ancora dei dubbi, lo studio parla chiaro. Il livello di ossitocina, l’ormone dell’amore, sale vertiginosamente negli animali, nel momento in cui interagiscono con l’uomo o con i loro simili, esprimendo le tipiche espressioni festose e accoglienti.

Un primo esperimento è stato eseguito su cavie molto differenti: una capra e un cane. Da tempo abituati a vivere insieme in un allevamento in Arkansas, i due esemplari sono stati lasciati ad interagire per circa quindici minuti, avendone analizzato il livello di ossitocina prima e dopo tale interazione.

Paul Zak, a capo del gruppo di scienziati, spiega i risultati:”Abbiamo scoperto che il cane ha avuto un aumento del quarantotto per cento nell’ossitocina. Questo dimostra che il cane è abbastanza legato alla capra. La variazione dei valori dell’ormone suggeriscono che il cane vede la capra come “un amico”“.

Ben diverso, invece, il coinvolgimento della capra:”I suoi valori sono cresciuti del duecentodieci per cento. In sostanza un livello che testimonia un innamoramento della capra verso il cane. L’unica volta che ho visto una tale ondata di ossitocina negli esseri umani capita quando qualcuno vede la propria amata, quando è romanticamente attratto da qualcuno o quando si riceve un gesto di estrema gentilezza“.

Il secondo esperimento ha invece coinvolto gli esseri umani. Cento volontari hanno lasciato che si analizzasse il loro livello di ossitocina, prima e dopo l’incontro con alcuni animali domestici.

L’incremento dell’ormone è risultato del trenta per cento, negli individui che già avevano condiviso esperienze con dei cani, mentre inferiore è risultato il livello di chi aveva posseduto gatti o di chi non possedeva alcun animale domestico.

Nessuno nutriva dubbi a tal proposito, ma, si sa, una conferma come questa non può far altro che rafforzare l’immensa forza già esistente: quella dell’amore incondizionato tra un animale domestico e il suo padrone.

Andare a cavallo fa bene ai bambini

Andare a cavallo fa bene ai bambini: è quanto emerge da una recente ricerca, secondo cui i bambini che trascorrono il proprio tempo con i cavalli, cavalcandoli o meno, presentano minori livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. I ricercatori hanno monitorato per tre mesi un gruppo di 130 ragazzini durante i loro corsi di equitazione dopo scuola: lezioni da 90 minuti ciascuna, in cui è stato insegnato loro come si cura, come va trattato, come si monta il proprio destriero. Ogni ragazzino ha fornito sei campioni di saliva due giorni prima e due giorni dopo il trimestre in cui si è svolto il test: i risultati delle analisi, pubblicati sull’American Psychological Association’s Human-Animal Interaction Bulletin, hanno poi rivelato che questi bambini, avendo trascorso il proprio tempo andando a cavallo, presentavano livelli di stress notevolmente ridotti rispetto a quelli registrati prima dell’inizio dei corsi.

La Dottoressa Patricia Pendry della Washington State University ha inoltre riscontrato che l’ormone dello stress, il cortisolo, tendeva ad ridursi soprattutto durante il pomeriggio: un risultato incoraggiante, se si considera che alti livelli di cortisolo, soprattutto nel pomeriggio, sono considerati un grosso fattore di rischio nello sviluppo di patologie psicologiche.

I ricercatori si augurano che lo studio condotto rappresenti un primo passo verso la scoperta di nuovi metodi per prevenire lo sviluppo di patologie mentali. Studi precedenti avevano già evidenziato quanto l’interazione con cani, cavalli e gatti giovi, in effetti, all’autostima dei bambini, ma mai ci si era focalizzati prima d’ora sul fatto che i cavalli potessero aiutare a ridurre lo stress negli adolescenti. Una prospettiva di prevenzione che non esclude, però, la possibilità di fare dell’equitazione una forma terapeutica che possa aiutare anche le persone già affette da disturbi psicologici.