venerdì, 7 Ottobre 2022

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Ollie, il cane che si crede un essere umano

mirror.co.uk

Il suo nome è Ollie e la sua fisionomia è quella di un cane da caccia di razza tedesca di due anni dal pelo color nocciola. La sua fisionomia appunto. Perchè Ollie non è un cane “normale”: si comporta in tutto e per tutto come se fosse un essere umano.

A testimoniare e confermare questa particolarità sono i suoi stessi proprietari, Mel Stokes e Eliot Alexander che vivono insieme al loro bambino a quattro zampe in una modesta casa a Forest Hall nel Newcastle. Secondo i loro racconti il cucciolo Ollie assume spesso degli atteggiamenti da vero e proprio essere umano, a partire dalla prima colazione che non gli viene servita in una normale ciotola per cani bensì in una tazza a lui appositamente riservata.

Non solo: Ollie ama moltissimo il mare e farsi lunghe nuotate, con tanto di grandi rotolate nella sabbia. E una volta rientrato a casa la prima cosa che fa non è cominciare a gironzolare tutto sporco a destra e a manca per le stanze, ma correre più veloce della luce in bagno per farsi una riposante e rinfrescante doccia.

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Amato e sicuramente un po’ viziato dai suoi padroni, Ollie è il vero e proprio “cocco di mamma”, tanto che se si intrufola nel letto di Mel e Eliot nel cuore della notte – cosa che spesso accade – non riceve sgridate ma tante coccole e una calorosa ospitalità.

Ollie è trattato come se fosse un vero e proprio bambino, a cui bisogna dedicare molta cura e attenzioni. Ed essendo questa la sua condizione questo bel cane da caccia ha sviluppato una passione che tutti i ragazzini ‘umani’ hanno: quella per il gelato. Tanto che ogni volta che sente la musica del gelataio si precipita fuori da casa, non tiene conto della coda di bambini che come lui aspettano il tanto desiderato cono e ottiene prima di tutti la sua leccornia preferita.

E chissà forse in futuro, andando avanti di questo passo, potremmo veder diventare Ollie il primo cane che ottiene un lavoro da uomo. Un’ipotesi per ora magari assurda ma che con questi presupposti potrebbe anche diventare realtà.

Abe Chan, l’uccello in grado di parlare in giapponese (VIDEO)

Ha letteralmente fatto impazzire il web, il video del Common Hill Myna – uccello di razza asiatica – di nome Abe Chan che è in grado di parlare perfettamente giapponese.

http://www.youtube.com/watch?v=6GjLv6VePSw

Nel video si nota Abe Chan che, al suono dello squillo del telefono, risponde presentando la sua famiglia “Salve questa è la famiglia Ono”, ma la sua padrona lo rimprovera dicendogli che deve rispondere solo dopo aver alzato la cornetta.

Il video è stato caricato Sathoko Ono, padrona del Common Hill Myna . Sul proprio sito, la Ono ha ammesso che il suo Abe Chan le ha procurato non pochi problemi dal momento che l’uccello pare avere la tendenza a volare via dalla finestra lasciando la sua padrona a cercarlo per ore e ore.

Questo esemplare è noto per il suo aspetto: testa grossa, piume nere, becco arancione, due caruncole gialle protese all’indietro ai lati del capo e la coda corta. La lunghezza è variabile va dai 12 ai 30 centimetri mentre il peso è di solito 250 grammi.

Ma tuttavia la particolarità del Common Hill Myna, chiamato anche Gracula religiosa o meglio conosciuto come Merlo Indiano, sta nella capacità di imitare i suoni e i rumori che lo circondano, riuscendo ad imitare perfino, in modo sorprendente, la voce umana (come si può ben notare nel video).
Tutto ciò dipende soprattutto dall’età. Difatti quelli più giovani apprendono meglio rispetto a quelli più anziani, mentre quelli cresciuti nella cosiddetta “cattività” sono considerati i migliori imitatori.

Con molta probabilità gli uccelli di questa razza non hanno idea di ciò che dicono, ma vedere un uccello possedere un’ottima padronanza della lingua rimane comunque un grande spettacolo, se non impressionante.

Cani di razza e meticci: la salute è la stessa

Stando a una nuova ricerca del Royal Veterinary College di Londra, i cani di razza non sono più cagionevoli dei loro simili meticci. Gli scienziati della scuola veterinaria londinese hanno analizzato i parametri vitali di 150.000 cani, aspettandosi un risultato che avrebbe comprovato la comune credenza secondo cui gli esemplari di razza sono più vulnerabili a disturbi quali il soffio al cuore o a problemi di giunture. Con loro grandissima sorpresa, invece, l’esito della ricerca ha mostrato che cani di razza e meticci hanno le stesse identiche probabilità di riscontrare problemi di salute che sono, dunque, comuni nel cane – a prescindere dal pedigree.

Addirittura, i meticci sarebbero risultati più predisposti alle patologie degenerative delle articolazioni, mentre per quanto riguarda gli esemplari di razza gli unici disturbi che sembrano colpirli con maggior frequenza sarebbero le infezioni auricolari, l’obesità e l’ispessimento della pelle.
I dati, analizzati nell’arco di cinque anni da ben 100 veterinari, sono stati commentati dal dottor Dan O Neil, che ha coordinato lo studio nella sua interezza: “Il risultato è che non c’è nessuna prova evidente del fatto che esista una differenza sostanziale tra cani di razza e incroci in termini di salute”.

I meticci, in effetti, non derivano se non da incroci di razze, con combinazioni di predisposizioni da far risalire ai loro genitori. Non godono, perciò, di migliore salute, ed è pertanto un errore stigmatizzare i cani di razza. I 150.000 cani esaminati comprendevano tanto meticci quanto incroci di razze selezionate, come per esempio quelli risultanti dall’incrocio tra Labrador Retriever e Barboncino o tra Cocker Spaniel e Barboncino, ma in tutti i casi non si è registrata alcuna differenza sullo stato di salute complessivo degli animali.
Eppure, nonostante la “purezza della razza” non incida sulle effettive probabilità di sviluppare patologie, un’unica divergenza è stata comunque riscontrata nel corso della ricerca: i cani meticci vivono in media più a lungo (13 anni invece di 12) rispetto a quelli di razza.

Gatti rasati e tinti per la gara di pettinature del New Jersey (FOTO)

Paul Nathan

Si tiene ogni anno in New Jersey e, per quest’edizione, vede la partecipazione di più di 2.000 esemplari felini provenienti da 23 paesi diversi: è l’Intergroom, la più grande gara di pettinature al mondo. Al termine dei tre giorni in cui l’evento ha avuto luogo, i partecipanti hanno potuto illustrare il loro presunto estro creativo: e, dopo aver passato intere settimane a curare meticolosamente, con tagli e tinture, il pelo delle proprie bestiole, hanno esibito i loro “capolavori”. Così, grazie all’eccentricità dei padroni, leoni, uccelli e cani sono apparsi sul dorso dei poveri gatti rasati e tinti in maniera a dir poco bizzarra.

Sono tutti acconciatori professionisti – ha assicurato il fotografo Paul Nathan, presente quest’anno all’Intergroom per scattare le foto che andranno a costituire, insieme ad altre, la sua prossima raccolta, Groomede colgono quest’opportunità per dimostrarsi quanto più creativi possibile. La maggior parte del loro lavoro viene portata a termine prima che arrivino all’evento e questo perché la preparazione dei loro gatti richiede davvero molta meticolosità. Alla fine, non un pelo è fuori posto. Un gatto è stato trasformato in un leone – ma in realtà non aveva l’aria molto feroce. Un altro è stato acconciato come Scooby Doo, quello invece stava bene“.

Sebbene non sia un parrucchiere e non possieda né un gatto né un cane, Paul Nathan ha affermato di apprezzare gli sforzi profusi dai partecipanti in gara: “Penso che le persone che prendono parte a quest’iniziativa debbano essere eccentriche, ma nel modo più aggraziato possibile. Alcuni potrebbero pensare che si tratti di una vera e propria crudeltà, ma tutti i gatti hanno dei proprietari che si prendono cura di loro alla perfezione“.

Il vincitore di quest’anno è stato Martini: un siamese con una fantasia floreale multi-color sul dorso e luccicanti cristalli adesivi sparsi sul resto del corpo. A differenza della padrona, il gatto non dà l’impressione di essere altrettanto soddisfatto: né sembrano in qualche modo apprezzare tutti gli altri esemplari esposti, più che in mostra, al ridicolo. Chi ama i gatti sa che questi animali, più di ogni altra cosa, detestano la costrizione che viene loro imposta anche soltanto mettendoli nei propri trasportini in vista di una visita veterinaria: figuriamoci quanto questi poveri martiri avranno potuto patire tagli e tinture durati settimane. Non sorprende, allora, quell’espressione di manifesto disappunto sui loro volti. A sorprendere è, piuttosto, l’inspiegabile capacità dell’imbecillità umana a trovare sempre forme nuove.