giovedì, 18 Agosto 2022

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Musica e fitness, la coppia perfetta

credits photo: assortedfitness.com

Basta fare un giro in una qualsiasi palestra per rendersi conto di quanto la musica sia importante per l’attività fisica. In quasi tutte le palestre, infatti, la musica è inserita come sottofondo ad addominali, piegamenti, sollevamento pesi e sedute di cardio, e, laddove non ci sia, vedremo quasi tutti con un paio di cuffiette.

Non è solo per una questione di noia, dovuto all’allenarsi in solitudine, che ascoltiamo musica. I suoi benefici sono stati scientificamente dimostrati e vanno dal ridurre le inibizioni al regolare l’umore, dal catturare l’attenzione all’evocare ricordi. Ma soprattutto, cosa molto importante per chi è impegnato in una sessione di palestra, incoraggia il movimento.

A dimostrarlo ci pensa una ricerca londinese condotta dal dottor Karageorghis. Secondo l’esperto sono quattro i fattori che confermano la teoria che la musica favorisce lo svolgimento dell’attività fisica.

Innanzitutto, le persone tendono ad adattare i propri gesti ed i propri movimenti al ritmo della musica. Il secondo fattore è datto dalla musicalità, ossia dall’armonia del suono. A determinarlo è più un aspetto culturale, che favorisce il diffondersi di un determinato genere musicale. Infine, un importante ruolo è giocato da ciò che evoca l’ascolto di una determinata canzone.

Fitness e musica è, quindi, l’abbinamento perfetto. Sono, infatti, cinque le capacità che la musica condiziona mentre facciamo attività fisica. Favorisce la dissociazione, facendoci distrarre dall’affaticamento. Ascoltata prima di una gara o di un allenamento garantisce l’attivazione rendendoci propensi al movimento. Accresce la sincronizzazione, aumentando i livelli della prestazione. Infine aiuta ad incrementare la coordinazione e a creare l’atmosfera giusta per una forte motivazione personale, attenzione e concentrazione.

Sintomi gestosi in gravidanza: cos’è e cause

Sintomi gestosi in gravidanza

Sintomi gestosi in gravidanza: cos’è e cause del problema. Si tratta di un disturbo che va tenuto sotto controllo.

Può manifestarsi intorno alla 20esima settimana di gravidanza ed è anche detta preeclampsia.

Sintomi gestosi in gravidanza: cos’è

La gestosi è l’altro nome dell’ipertensione che può manifestarsi in una donna mentre è in attesa.

E’ potenzialmente pericolosa perché può sfociare in attacchi epilettici, può causare il parto prematuro e danneggiare gli organi della madre e del feto perciò va tenuta sotto controllo.

I soggetti a rischio sono:

  • le donne che hanno già sofferto di pressione alta
  • madri che hanno sofferto di gestosi nelle precedenti gravidanze
  • donne con diabete o problemi renali
  • donne in gravidanza gemellare

Fra i fattori d’incidenza che aumentano le possibilità di sviluppare la gestosi abbiamo smog ed inquinamento

Sintomi gestosi in gravidanza

La sintomatologia della gestosi è la seguente:

  • pressione alta
  • aumento delle proteine nelle urine
  • mal di testa frequenti
  • vista offuscata
  • dolori addominali
  • ritenzione idrica

I due segnali preoccupanti sono:

  • la pressione arteriosa superiore a 140 di massima e a 90 di minima
  • la presenza di proteine nelle urine a livelli oltre i 290 mg/l

C’è da dire anche però che in gravidanza un leggero aumento delle proteine nelle urine è considerato normale. Proprio per questo, se fuori gravidanza viene tollerata una proteinuria fino a 150 mg/l, durante la gestazione il limite si alza a 290. Una proteinuria molto elevata può dipendere da infezioni urinarie, come le cistiti. Parlarne con il medico è sempre la soluzione ideale.

Sintomi gestosi in gravidanza: cosa fare

In primis occorre fare attenzione a ciò che si mangia: no a sale e caffè, no alla liquirizia, ovviamente o ai grassi, fumo ed alcool. Sì a fibre, frutta e verdura, pesce, cereali integrali e molta acqua.

Quindi la madre deve conferire con il medico e seguire la giusta cura farmacologica. Bisogna tenere sotto controllo la pressione arteriosa e fare regolari controlli delle urine.

Un’app svela i segreti del sonno

CREDIT: www.bednews.it

Nessuno sa esattamente perché dormiamo, ma i ricercatori continuano a scoprire importanti verità circa il misterioso fenomeno. In particolare, uno studio condotto a livello globale su circa 8.000 persone in 100 paesi, mette in luce il ruolo della società e della biologia nel definire le nostre abitudini di sonno. I dati raccolti dimostrano che esiste un conflitto tra il nostro desiderio di restare svegli fino a tardi e il ritmo circadiano del nostro corpo, che ci imporrebbe di alzarci presto di mattina. La società ci spinge ad andare a dormire tardi, mentre l’orologio biologico del corpo vorrebbe ci svegliassimo presto. Questo scenario ci obbliga a sacrificare ore di sonno, un fenomeno che abbiamo chiamato ‘crisi mondiale del sonno’.

Nello studio, il team di ricercatori dell’Università del Michigan, hanno utilizzato un’app per smartphone, battezzata Entrain, sviluppata alcuni anni fa dagli scienziati per aiutare i viaggiatori a superare il jet lag, ovvero la sindrome da fuso orario. Per utilizzare l’applicazione, si inserisce il programma di sonno tipo, così come i tempi in cui si è normalmente esposti alla luce. Utilizzando queste informazioni, l’applicazione suggerisce orari personalizzati di luce e buio per aiutare le persone ad abituarsi ad un nuovo fuso orario. Grazie a questo esperimento è stato possibile delineare una mappa di come, dove e quanto dormono gli abitanti della Terra.

La mappa geografica del sonno: gli italiani tra i più dormiglioni

Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, a dormire più di tutti nel mondo sono gli olandesi, mentre dormono meno gli abitanti di Singapore e Giappone. Gli italiani, con 7 ore 53 minuti in media sono nella top ten dei più dormiglioni. Le differenze tra paesi possono sembrare lievi, ma sono in realtà significative perché ogni mezz’ora di sonno in più ha un impatto fortissimo sulle funzioni cognitive e sulla salute a lungo termine. Gli abitanti di Singapore e Giappone, con 7 ore e 24 minuti e 7 ore e 30 minuti, rispettivamente, sono quelli che dormono meno al mondo. Gli olandesi, al contrario, sono quelli che godono di più il piacere ristoratore del sonno, con una media di 8 ore e 12 minuti al giorno.

Gli italiani sono tra coloro che tendono ad andare a letto più tardi (23:42) e a svegliarsi più tardi (7:35). Ad andare a letto e a svegliarsi prima di tutti sono gli australiani (22:42 e 6:47), e invece gli animali notturni per eccellenza sono gli spagnoli (23:45 l’ora media del sonno, e si svegliano alle 7:36).

Sono le donne a passare più tempo a letto

Dalla ricerca è emerso che noi donne tendiamo ad andare a letto presto e a svegliarci più tardi rispetto agli uomini, concedendoci in media mezz’ora di riposo in più a notte. Mentre a stare meno a letto sono gli uomini di mezza età, che dormono meno di 7-8 ore a notte. Inoltre, va a letto prima la sera chi trascorre gran parte del giorno all’aperto, alla luce solare.

È stato dimostrato che le abitudini del sonno delle persone sembravano convergere quando si cresce. Ad esempio, ci sono state più somiglianze tra gli orari del sonno delle persone di età superiore ai 55 anni, rispetto a quelli più giovani di 30. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è che le persone anziane tendono ad avere una finestra ristretta di tempo entro la quale si può rimanere addormentati.

Infine gli scienziati suggeriscono di fare attenzione alle ore che dedichiamo al sonno. Anche se per qualcuno 6 ore di sonno per notte sono sufficienti, quella persona sta costruendo un “debito di sonno“, che avrà nel corso del tempo un effetto deficit sul corpo, portando stanchezza fisica e mentale. Il sonno, sostengono gli esperti, è più importante di quanto pensi la maggior parete delle persone, ed essere troppo stanchi può avere l’effetto di una sbornia: le prestazioni si riducono, ma le persone non lo percepiscono.