mercoledì, 15 Aprile 2026

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Scandalo Zara: il brand realizza una maglia con la stella di David

Nelle ultime ore il noto brand d’abbigliamento low cost Zara sta facendo molto parlare di se a causa della vendita shock di una una t-shirt a righe con una grossa stella gialla che molto ricorda i pigiami a righe che erano costretti ad indossare gli ebrei durante il terribile regime nazista.

Nella descrizione della t-shirt, realizzata per il settore dell’abbigliamento bimbo dai 3 mesi ai 3 anni, c’è scritto “Sheriff Shirt” alludendo al fatto che la grande stella, gialla e a sei punte, riprende il distintivo degli sceriffi americani. Molti però ci hanno visto la stella di David, simbolo degli ebrei, e la scelta di inserirla in un capo a righe bianche e blu ha poco a che vedere con la divisa da cowboy, ma è senza alcun dubbio un richiamo alle divise dei deportati.

L’indignazione ha fatto il giro del web e la maglia è stata ritirata dal commercio sia online che nei vari punti vendita.

Bastano pochi semplici rimedi naturali per sconfiggere il dolore

Se c’è qualcosa in cui riuscite al meglio, non smettete di farla: le nostre più grandi abilità contribuiscono infatti in maniera significativa alla nostra felicità, alla nostra soddisfazione e al nostro benessere – nonché a quello di chi ci sta intorno. Stando a una recente ricerca realizzata dalla compagnia americana Gallup, coltivare il migliore dei propri talenti è qualcosa che porta reale giovamento: nel corso delle oltre 120.000 interviste condotte sul finire del 2012, gran parte delle persone è risultata incline ad avvertire meno dolore fisico qualora avesse avuto modo di far uso delle proprie abilità nel corso di tutta la giornata. Sebbene sia ancora da definire se ciò sia dovuto anche alla loro positività o alla loro distrazione, si tratta di un dato di grande aiuto nell’ambito delle tecniche di controllo e di gestione del dolore, che oltre al pieno uso delle nostre abilità includono dei semplici rimedi naturali capaci di farci subito star bene:

Ridere

Non è una medicina, ma ci si avvicina di molto: la risata possiede a tutti gli effetti delle proprietà salutari. Ridere non solo contribuisce a ridurre lo stress, a bruciare una manciata di calorie e ad allungare la vita, ma aiuta anche a liberarsi dal dolore fisico grazie alla secrezione di endorfine che si verifica al momento della risata, delle sostanze chimiche che si comportano appunto come antidolorifici.

Combattere lo stress

La risposta fisica allo stress (battito accelerato, fiato corto, tensione muscolare) è molto simile a quella che l’organismo fornisce contro il dolore. Per evitare di sviluppare una crescente vulnerabilità al dolore occorre, allora, rilassarsi nei modi più disparati: che sia leggendo un libro, andando a fare una corsa, schiacciando un pisolino o facendo meditazione, l’importante è concedersi il giusto relax.

Dormire

Cos’è che una buona dormita non può risolvere? Oltre a giovare alla memoria, all’umore e alla linea, il sonno – meglio se prolungato – è un grande alleato di noi tutti nella riduzione della sensibilità al dolore. Durante un breve studio risalente al 2011, 18 persone in perfetta salute sono state suddivise in due gruppi, di cui l’uno ha potuto dormire due ore in più a notte. I soggetti che avevano dormito più a lungo sono poi stati in grado di appoggiare la mano su un fornello, dimostrando una tolleranza al dolore del 25% più alta rispetto agli altri partecipanti.

Innamorarsi

Allo stesso modo, pure trovare l’amore non soltanto allunga la vita e abbassa i livelli di stress, ma riduce anche il dolore. Un breve studio del 2011 ha visto infatti 17 donne impegnate in una relazione a lungo termine sottoporsi a una piccola prova di dolore, durante la quale ad alcune è stato permesso di guardare una foto del proprio compagno, mentre ad altre no. Quelle che hanno avuto modo di guardare l’immagine del proprio fidanzato hanno effettivamente sofferto di meno, perché la vista in quel caso ha attivato delle aree del cervello connesse alla sensazione di sicurezza.

Imprecare

Nel corso di uno studio condotto nel 2009, a 67 studenti è stato chiesto di immergere le proprie mani in acqua gelata per quanto più tempo possibile: quelli che hanno imprecato sono riusciti a resistere 40 secondi in più rispetto a quelli che hanno evitato di farlo. Ma dell’imprecazione è meglio non fare un’abitudine: l’uso frequente può infatti comprometterne ogni effetto benefico.

Mangiare con attenzione

Le infiammazioni croniche, spesso associate a seri problemi di salute, sono attribuibili anche alle nostre scelte alimentari: una dieta mediterranea, ricca di omega-3, frutta, verdura, farinacei integrali e carni magre può certamente essere d’aiuto nel ridurle. Attenzione, però, a non cascare nella trappola del troppo zucchero, dei grassi saturi, dei carboidrati complessi e dell’alcol!

Darsi una mossa

Contrariamente a quanto si possa credere, muoversi non è affatto sconsigliabile quando non ci si sente bene: l’esercizio fisico, difatti, è – se praticato in maniera prudente e sana – un grande generatore di endorfine, che vengono rilasciate in tutto il corpo rendendolo meno sensibile al dolore.

Ascoltare musica

Da non sottovalutare è anche il potere della distrazione: da uno studio condotto nel 2006 dalla Case Western University di Cleveland è risultato che i pazienti che soffrivano di dolori cronici ascoltando musica hanno registrato una diminuzione del dolore fisico dal 12 al 21%.

Darsi da fare

La stimolazione sessuale e l’orgasmo comportano, a loro volta, il rilascio di endorfine e di altri agenti antidolorifici naturali, con benefici che possono arrivare a durare persino due giorni. E questo tipo di attività è particolarmente indicato per chi soffre di emicrania: nel corso di una ricerca condotta nel 2013, il 60% di coloro che ne soffriva ha infatti affermato di non avvertirne più i sintomi una volta sotto le lenzuola.

Ai VMA’s 2014 tutte imitano lo stile di Rihanna

Ai VMA’s 2014 le star sfilano sul red carpet, ma nei loro look sembra esserci qualcosa che non vada. Amber Rose, Miley Cyrus, Rita Ora e Kylie Jenner: bellissime ed emozionate davanti ai paparazzi che le immortalano prima della premiazione, ma i loro outfit sembrano ricordare qualcosa di “già visto”.

È apparsa poche ore fa, su alcune pagine Facebook, una foto “compromettente” che non lascia spazio a nessun tipo di giustificazione. Le star hanno illuminato il tappeto rosso con degli abiti che ricordano moltissimo alcuni già indossati in passato da Rihanna. Hanno voluto imitare il suo stile?

Ai VMA's 2014 tutte imitano lo stile di Rihanna

Si parte, a sinistra, con il magnifico e tanto discusso look di Rihanna ai CFDA Awards di New York: long-dress semi trasparente firmato Adam Selman, composto da 216 mila cristalli Swaroski, accompagnato da una stola di pelo. Ai VMA’s, Amber Rose ha indossato un vestito di Laura Dewitt molto simile a quello “scandalo” di Rih.

La seconda coppia di foto vede protagonista Rihanna agli AMA’s 2013 di Los Angeles con un vestito Jean Paul Gaultier’s Spring 2013 Couture Collection. Il total look black di Alexandre Vauthier indossato da Miley Cyrus sembra ricordare tantissimo l’outfit della bella Riri.

Alexandre Vauthier Couture ritorna – strane coincidenze? – anche nel vestito in seta gialla indossato da Rihanna per il Clive Davis Pre-Grammy Gala nel 2014. Lo stile di questo long dress viene ripreso anche da Kylie Jenner con il suo vestito di Alone Livne.

Per l’ultima coppia di abiti – copiati – troviamo Rih e la sua grande “imitatrice” per eccellenza, Rita Ora. Se la prima indossa un abito da sera lungo, di seta verde scuro, con profonda scollatura, di Giorgio Armani alla presentazione della collezione di Stella McCartney durante la Londra Fashion Week, l’altra si è presentata ai VMA’s con un abito disegnato da Donna Karan Atelier molto simile a quello di Rihanna, se non fosse per la differenza del colore.

Coincidenze?

Leggere Harry Potter fin da bambini fa bene alla salute

Leggere Harry Potter ai bambini è terapeutico. Fa bene alla salute di grandi e – soprattutto – piccini ed è davvero importantissimo per la crescita dei piccoli. É quanto hanno dimostrato alcuni ricercatori dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia: gli esperti hanno infatti analizzato i comportamenti di alcuni soggetti e hanno notato che leggere Harry Potter fin da bambini aiuta a ridurre i pregiudizi.

La ricerca è stata portata avanti insieme ai colleghi dell’Università di Greenwich ed è stato ripreso anche dal New York Magazine: leggere la grande saga di J.K. Rowling aiuterebbe i bimbi ad essere più empatici.

In particolare, i benefici della lettura sarebbero quelli di avere meno pregiudizi verso immigrati, omosessuali e rifugiati. Insomma, più tolleranza, fratellanza e spirito di gruppo. Nessuna discriminazione e mentalità molto più aperta nei confronti dell’altro e del “diverso”.
I bambini che, al contrario, non avevano mai letto i libri di Harry Potter mostravano una sorta di allontanamento e rifiuto nei confronti di questi oggetti.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology e condotto, nello specifico, dai professori Dino Giovannini ed Loris Vezzali del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, insieme ad altri studiosi delle Università di Greenwich, Padova e Verona. La sensibilità riportata dai bimbi presi in “esame” ha dimostrato come davvero la saga sia da considerare terapeutica e pedagogica. É stato inoltre dimostrato che anche chi aveva manifestato razzismo e xenofobia dopo la lettura ha completamente cambiato il suo modo di approcciarsi alla realtà, riducendo o annullando i propri pregiudizi.

“Queste ricerche oltre a fornire un contributo teorico rilevante alla ricerca internazionale, permettono di identificare strategie di intervento nelle scuole di facile applicazione, non costose e piacevoli per bambini e ragazzi”, ha dichiara il professor Dino Giovannini.

“La lettura di queste storie dovrebbe ridurre il pregiudizio perché il protagonista, Harry Potter, ha rapporti positivi con personaggi appartenenti a categorie sociali stigmatizzate: sebbene questi personaggi siano fantastici, essi sono umanizzati dall’autrice, in modo che le persone possano associarli a categorie reali, quali appunto immigrati, rifugiati, omosessuali”, ha aggiunto in fine il professor Loris Vezzali.