martedì, 28 Aprile 2026

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Il Piccolo Principe, l’amore e l’amicizia raccontati con semplicità

È stato tradotto in 253 lingue e dialetti e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo. Ora sta arrivando anche la sua trasposizione cinematografica, a cura di Mark Osborne, nelle sale i primi di dicembre. Il Piccolo Principe, insomma, ha catturato il cuore di grandi e piccini, divenendo un passaggio obbligato per gli amanti della narrativa. Così, letta e riletta dal 1943 ad oggi, l’opera di Antoine de Saint-Exupèry torna alla ribalta, costringendo a un appuntamento con il grande schermo, migliaia di lettori incuriositi.

Il senso della vita, l’amore, l’amicizia vengono ripresi con la stessa semplicità delle parole del libro, punto di riferimento e momento di riflessione e crescita per i piccoli così come per i grandi. E sono soprattutto questi ultimi a dover trarre maggiori insegnamenti dell’opera: andare oltre, ammettere che i sentimenti esistono nei piccoli gesti di ogni giorno e che ci si deve prendere cura di chi si ama donandogli tempo, il regalo più prezioso. “Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo. (capitolo IV, p. 23)” – tra le altre splendide perle che l’opera regala.

L’incontro con personaggi diversi, allegorie delle deformazioni che colgono l’uomo nel passaggio tra l’innocenza dei bambini e il cinismo degli adulti, rappresenta un modo efficace per immedesimarsi, interpretare, ricordare. E pagina dopo pagina Il Piccolo Principe ci ha insegnato che:

– La paura, il rancore e la negatività non cambiano la realtà.
Da milioni di anni i fiori mettono le spine. Da milioni di anni le pecore mangiano ugualmente i fiori. E non è forse una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanta pena per mettere spine che non servono a niente?” (Piccolo principe: capitolo VII, p. 36)

– È il tempo il dono più prezioso che tu possa fare.
Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante.” (Volpe: capitolo XXI, p. 98)

– Si deve sempre guardare oltre, si deve sempre cercare il lato positivo.
Ciò che fa bello il deserto”, disse il piccolo principe, “è che da qualche parte nasconde un pozzo…” (capitolo XXIV, p. 104)

– La curiosità è una dote pregevolissima.
Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda dopo che l’aveva fatta.” (capitolo VII, p. 35)

– Spesso i sentimenti cambiano il nostro modo di guardare. Ed è così che deve essere.
Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.” (Volpe: capitolo XXI, p. 97)

– I rapporti vanno coccolati. Ci si deve prendere cura delle persone che si amano.
Se per esempio verrai alle quattro del pomeriggio, già dalle tre io comincerò a essere felice. Più il tempo passerà e più mi sentirò felice. Finché alle quattro sarò tutta agitata e in apprensione: scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando capita, non saprò mai a che ora vestirmi il cuore…” (Volpe al piccolo principe: capitolo XXI, p. 95)

– I legami si creano, con fatica e attenzione.
Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano le cose già fatte nei negozi. Ma siccome non esistono negozi che vendono amici, gli uomini non hanno più amici. Se vuoi un amico, addomesticami!” (Volpe: capitolo XXI, p. 94)

– E che la nostalgia è davvero dolorosa, quando a mancarti è qualcuno che ami.
Si corre il rischio di piangere un po’, quando ci si è lasciati addomesticare…” (capitolo XXV, p. 110)

Un’Italia sempre più veg (loVeg)

Sempre più verdi le forchette di questi italiani: stando ai dati emersi dalla recente indagine GfK Eurisko-TreValli, condotta per analizzare quanto sono cambiate le abitudini alimentari in Italia da vent’anni a questa parte, si contano ben 2 milioni di persone che negli ultimi 9 anni hanno ridotto il consumo di carne, consumandone meno di una volta alla settimana, nonché più di un milione di italiani che al livello culinario si lasciano influenzare da valori vegani.

Quelli che si dichiarano aderenti a un vero e proprio regime alimentare sono il 16% del totale: i vegani risulterebbero il 3% degli intervistati, i vegetariani il 6%, subito seguiti dagli amanti del macrobiotico e dai crudisti (in una percentuale del 2%).

La ricerca ha messo, così, in luce come nell’arco di questi vent’anni la nostra cultura gastronomica siano sono aumentati gli italiani che in cucina fanno riferimento alla dieta mediterranea (nel 1995 erano il 41%, oggi il 62%). Un’abitudine ormai caduta in disuso è risultata essere il pasto completo, che si consuma sempre meno sia a pranzo (dal 68% al 48%) che a cena (dal 41% al 25%). In netto aumento, invece, la colazione (dall’87% al 70%), nuova abitudine a cui si affianca lo snack (36%), che negli anni novanta praticamente non esisteva.

Il dato relativo al 6% degli italiani che ha già scelto di rifiutare il consumo di prodotti di origine animale, ad ogni modo, viene spiegato dalla Lav, che dichiara: “spesso si crede che diventare vegetariani o vegani sia difficile, e che questa scelta possa creare degli squilibri nel nostro organismo”. Una credenza falsa eppure diffusa, anche tra i medici, che – partendo dall’assunto che la dieta debba essere quanto più varia – spesso discriminano questa scelta. Per sollecitare invece l’adesione a questo tipo di alimentazione veg, la Lav annuncia la creazione di Cambiamenu, sito dedicato a chi sceglie di mangiare in modo consapevole e senza causare sfruttamento e sofferenza.

L’organizzazione animalista, come tecnica di avvicinamento, ha quindi proposto il ‘mercoledì veg’, un giorno vegan a settimana: “Essere vegan – spiegano quelli della Lav – è un atto di responsabilità etica verso gli altri esseri viventi. Ogni anno, soltanto nel nostro Paese, vengono uccisi circa 700 milioni di animali terrestri e miliardi di animali acquatici da destinare al consumo alimentare. Gli animali vedono e sentono e, moltissime volte, sono consapevoli di ciò che li aspetta: una morte che spesso è indolore solo sulla carta. Mucche, vitelli, maiali, conigli e tantissimi altri vengono allevati per finire sulla nostra tavola o per essere sfruttati come macchine e quindi ‘rottamati’. E non dimentichiamo i pesci, o i crostacei e i molluschi, cotti o mangiati da vivi”.

Ma, oltre che per ragioni animaliste, questo tipo di alimentazione apporta innumerevoli vantaggi anche sul piano della sua sostenibilità: gli allevamenti intensivi e il ciclo della produzione della carne rappresentano la fonte del 18% delle emissioni di gas serra e dell’utilizzo di risorse in esaurimento, come l’acqua. Basti pensare che per ottenere un chilo di carne occorrono circa 15.000 litri di acqua.

Viaggiare può modificare la tua personalità

Lonely girl with suitcase at country road.

Viaggiare è una delle cose che la maggior parte della gente ama fare: visitare posti sconosciuti, ammirare l’arte e la cultura dei paesi lontani, assaggiare ogni tipo di cibo e imparare nuove realtà. Adesso, inoltre, viaggiare avrà un’altra caratteristica in più.

Secondo gli studiosi, infatti, viaggiare molto modificherebbe la nostra personalità: la dottoressa Julia Zimmermann e il ricercatore Franz Neyer l’hanno dimostrato in un articolo pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology. La coppia ha studiato due gruppi di studenti universitari tedeschi – un gruppo che viaggiava all’estero per 1-2 semestri, mentre il gruppo di controllo rimase fermo. Gli obiettivi specifici di questo studio erano di determinare “come e quanto questo periodo in viaggio potesse influenzare la personalità”.

Prima di partire per il viaggio, ad ogni partecipante è stato richiesto di fare un test per calcolare gli aspetti della personalità “Big Five”: apertura, amabilità, estroversione, stabilità emotiva e coscienziosità. Quando questi studenti sono tornati dai loro viaggi, hanno dovuto compiere di nuovo lo stesso test, ed i risultati sono stati confrontati. Gli studenti che si sono recati all’estero hanno ottenuto un punteggio superiore in estroversione e alto livello quando si trattava di interazioni sociali, al contrario di quelli che sono rimasti a casa, nella loro “sede base”. Inoltre, in confronto a quelli che non viaggiano, hanno ottenuto un punteggio superiore in coscienza, apertura all’esperienza, stabilità emotiva e piacevolezza.

Viaggiare – hanno dimostrato questi esperimenti – permette di ampliare le proprie vedute, migliorare di gran lunga la propria tolleranza nei confronti del diverso e la propria cultura, grazie al continuo confronto con popoli, religioni, usi e costumi così tanto lontani.

Accesi i riflettori su Sex and the City 3, ma non sulla città di New York

Lo sogniamo dagli ultimi dieci minuti di proiezione della seconda puntata cinematografica. Cosa? Sex and the City 3 ovviamente. Da allora, noi malate di SATC ci crogioliamo nella speranza che sì, arriverà davvero il grande annuncio, il divino trailer, la sponsorizzazione migliore di tutti i tempi. E i tweet di Carrie e Samantha sicuramente collaborano a mantenere viva l’attenzione e la curiosità dei followers. Ma le storie protagoniste non sono le uniche a evolversi: con loro, la splendida Manhattan degli ultimi anni ’90-inizi ’00, quella piena di fiori e semplicità che ricordiamo a fare da sfondo agli splendidi outfit delle quattro protagoniste, si è negli anni trasformata.

Palazzi lussuosi, catene di vendita al dettaglio, hanno preso il posto degli appartamenti intimi alla Carrie, anche se ci sono ancora un sacco di autobus turistici di SATC, per le tortuose strade di West Village. Ma mentre la città è disabitata, la protagonista twitta in un post: “Come al solito, vi terremo aggiornati su ogni dettaglio delle nostre possibilità. Ho l’ordine di restare imbavagliata fino ad allora“. Ma la Warner Bros non rilascia dichiarazioni, e non aiuta il fatto che il produttore esecutivo dello show, Michael Patrick King, abbia mantenuto le voci circa il progetto, in vita per tutti questi anni.

Così il dissidio interiore tra le fan, diventa sempre più consistente la dicotomia tra il sogno di un altro capitolo di Sex and the City, che ci faccia rivivere la fantastica vita delle quattro amiche, e l’incubo che questo sogno invece resti pura e semplice immaginazione. Un incubo che vede l’ex appartamento di Samantha, oggi sede di un museo. Un incubo che vede l’appartamento in affitto di Miranda, oggi a un prezzo d’affetto esorbitante.

Per noi i sogni restano desideri.